Valerio “Giusva” Fioravanti, biografia e arresto del leader dei NAR

Il 5 febbraio 1981 viene arrestato a Padova Giuseppe Valerio Fioravanti detto “Giusva”, fondatore ed esponente del gruppo eversivo di estrema destra Nuclei Armati Rivoluzionari (NAR). Nel tentativo di recuperare un borsone con armi nel canale Scaricatore, avviene uno scontro armato con una pattuglia di carabinieri in cui due militari muoiono e Fioravanti rimane ferito alle gambe. Portato nell’appartamento che funge da base, Valerio Fioravanti viene arrestato poco dopo.

 

La storia di Valerio Fioravanti

Fin da bambino appare in alcuni caroselli pubblicitari. Prosegue la carriera da attore che gli dà un’enorme notorietà alla fine degli anni ’60 con la partecipazione in serie televisive e in alcuni film spaghetti western e commedie.
Intorno al 1972, incomincia la militanza politica nei gruppi giovanili del Movimento Sociale Italiano, non per passione politica ma per stare vicino al fratello più piccolo Cristiano. Negli ambienti dei circoli missini fa la conoscenza di Franco Anselmi e Alessandro Alibrandi. Assieme ad altri militanti, i fratelli Fioravanti prendono parte a piccoli e grandi episodi di violenza nei cortei e nelle strade contro i militanti di sinistra.
Dopo i primi anni di attivismo politico, la politica sempre  più conservatrice dell’apparato dell’MSI li porta, assieme a una parte del movimento giovanile neofascista, verso una politica maggiormente interventista che li spinge, di li a poco, a diventare terroristi.
Nel 1977 decide di abbracciare la lotta armata fondando i NAR, sodalizio con cui è protagonista di una stagione di violenze terminata solo con il suo arresto.

I NAR

Il gruppo originario dei NAR nasce verso la fine del 1977 intorno alla sede del Movimento Sociale Italiano di Monteverde, a Roma, e comprendeva: Valerio, suo fratello Cristiano, Franco Anselmi, Alessandro Alibrandi. Dopo le prime azioni, si unisce a loro anche Francesca Mambro, una militante neofascista frequentatrice della sede romana del FUAN (Fronte universitario d’azione nazionale) di via Siena, nel quartiere Nomentano, che da lì a breve, diviene la sua fidanzata e poi la moglie.


Le prime azioni del gruppo sono alcuni attentati a colpi di molotov contro sedi di giornali della capitale: il 30 dicembre del 1977 in via dei Serviti, contro Il Messaggero e il 4 gennaio 1979 alla redazione del Corriere della Sera.

Il gruppo dei NAR si contraddistingue per l’assalto alla sede di Radio Città Futura ( 9 gennaio 1979) e alla sezione del PCI dell’Esquilino (16 giugno 1979) e per varie rapine e omicidi. Il 23 giugno 1980 assassinano a Roma il sostituto procuratore Mario Amato che ha ereditato i fascicoli d’indagine del giudice Vittorio Occorsio e da due anni conduceva le principali inchieste sui movimenti eversivi di destra. Poco tempo prima di essere assassinato, Amato aveva chiesto l’uso di un’auto blindata che però gli era stato negato. All’indomani dell’omicidio, i NAR lo rivendicano con un volantino recapitato ai principali quotidiani.

Il processo per l’omicidio di Amato si conclude con la condanna di Valerio Fioravanti e Francesca Mambro come mandanti e di Luigi Ciavardini e Gilberto Cavallini come esecutori materiali.

L’arresto di Fioravanti

Il 5 febbraio 1981 Valerio, insieme ad altri militanti NAR (il fratello Cristiano, Francesca Mambro, Gigi Cavallini, Giorgio Vale e Gabriele De Francisci) sta tentando di ripescare un borsone con armi nel canale Scaricatore, alla periferia di Padova. Durante l’operazione, però, una pattuglia di Carabinieri scopre il gruppo.

Ne nasce un violento conflitto a fuoco al termine del quale Valerio, simulando la resa e approfittando di una distrazione dei militi, spara uccidendo i due militari: Enea Codotto di 25 anni e Luigi Maronese di 23 anni. Prima di essere uccisi, i Carabinieri riescono a colpire lo stesso Fioravanti. Gravemente ferito a entrambe le gambe, viene riportato dal resto del gruppo nell’appartamento usato come base e, poco dopo, arrestato.

Fioravanti libero

Processato e riconosciuto colpevole di diversi reati, tra cui l’omicidio di 93 persone (85 nella strage di Bologna, da lui negata, più altri 8, di cui 4 come esecutore materiale con altri, di cui si assume la piena responsabilità e colpevolezza), viene condannato, complessivamente, a 8 ergastoli, 134 anni e 8 mesi di reclusione.


Il 23 novembre 1995, con sentenza definitiva, la Corte di Cassazione condanna Fioravanti in quanto esecutore materiale della strage di Bologna, insieme a Francesca Mambro e Luigi Ciavardini. Dopo aver scontato 26 anni, nell’aprile del 2009 è tornato a essere un uomo libero.

 

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