Storia dei NAR, i Nuclei Armati Rivoluzionari simbolo del terrorismo nero

NAR - Fioravanti e Mambro

Giuseppe Valerio Fioravanti e Francesca Mambro

I NAR

Il gruppo originario dei NAR (Nuclei Armati Rivoluzionari) nasce verso la fine del 1977 intorno alla sede del Movimento Sociale Italiano di Monteverde, a Roma, e comprende: Valerio Fioravanti, suo fratello Cristiano, Franco Anselmi, Alessandro Alibrandi. Subito a ridosso delle prime azioni, si unisce a loro anche Francesca Mambro, una militante neofascista frequentatrice della sede romana del FUAN (Fronte universitario d’azione nazionale) di via Siena, nel quartiere Nomentano, che da lì a breve, diviene la sua fidanzata e poi la moglie.

I NAR segnano un punto di svolta nell’ambito dell’eversione nera. Si comincia a mettere in discussione


  • l’immobilismo del Msi,
  • il passato golpista e stragista degli altri gruppi neofascisti (Ordine Nuovo, Avanguardia Nazionale, Ordine Nero, ecc.),
  • le logiche di sterile contrapposizione ai giovani militanti di sinistra.

Si esamina la concreta possibilità di intraprendere un percorso di lotta armata capace di destabilizzare la struttura portante dello Stato riprendendo la lezione dei gruppi eversivi della sinistra extraparlamentare. Per la prima volta nella destra eversiva, i NAR impugnano apertamente le armi contro lo Stato.

L’ideologia dei NAR

I NAR rinunciano ad una struttura ben definita e un’organizzazione stabile e gerarchicamente rigida. Sono, piuttosto, una sorta di sigla aperta messa a disposizione dello spontaneismo armato. Un movimento identitario nel quale transitano, nel corso del tempo, diversi militanti provenienti dalla galassia dell’estrema destra fascista.

Contrariamente al resto dei movimenti dell’eversione di destra, i NAR si staccano dal Movimento Sociale Italiano. Perseguono una strada assolutamente differente che li porta a riconoscere ben presto l’importanza dell’abbandono delle ideologie contrapposte e del tentativo di superare l’aspra contrapposizione tra destra ed sinistra. Ciò porta alla violenza armata tra le due opposte fazioni radicali, tipica di quel periodo e figlia dell’estremizzazione della dialettica politica. L’obiettivo primario del gruppo diviene portare a termine una vera e propria lotta contro il potere costituito, ossia contro lo Stato, attraverso lo spontaneismo armato.

Le prime azioni terroristiche

Le primissime azioni del nucleo storico dei NAR sono degli attentati contro obbiettivi pianificati in maniera del tutto estemporanea. Il battesimo del fuoco avviene il 30 dicembre del 1977 quando attaccano, a colpi di molotov l’entrata del quotidiano Il Messaggero in via dei Serviti, a Roma.

Il 4 gennaio 1978 un commando di 5 persone entra nella redazione romana del Corriere della Sera minacciando con le pistole gli impiegati e lanciando poi tre molotov, una delle quali, tirata da Franco Anselmi, colpisce per sbaglio in testa il portiere dello stabile che ne rimane gravemente ustionato. La rivendicazione vedrà comparire per la prima volta la sigla che segnerà la loro storia: NAR – Nuclei Armati Rivoluzionari.

Il primo omicidio del gruppo è invece compiuto a seguito della strage di Acca Larentia. Il 7 gennaio del 1978, a Roma, davanti ad una sezione dell’MSI del quartiere Tuscolano, un commando (mai identificato ma molto probabilmente formato da militanti di estrema sinistra) uccide due giovani militanti missini: Franco Bigonzetti di 19 anni e Francesco Ciavatta di 18 anni. Un terzo missino, Stefano Recchioni di 19 anni, perderà la vita quello stesso giorno, ucciso da un carabiniere negli scontri che seguono tra attivisti e forze dell’ordine. Acca Larentia segna un momento di rottura completa tra una parte dei giovani neofascisti ed il partito. La violenza dei gruppi di destra, infatti, da quel momento aumenta ulteriormente e dopo quel giorno, molti giovani missini decideranno di impugnare la armi. Per la prima volta i fascisti romani spareranno contro la polizia. Successivamente, alcuni detenuti di destra fanno circolare una “voce” secondo la quale a commettere la strage di Acca Larentia sarebbero stati i comunisti della casa occupata di Via Calpurnio Fiamma, nel quartiere di Cinecittà.


Il 28 febbraio 1978, spinti da propositi di vendetta, oltre che per celebrare il terzo anniversario della morte di Miki Mantakas. Partono in otto: i due fratelli Fioravanti, Franco Anselmi, Alessandro Alibrandi, Dario Pedretti, Francesco Bianco, Paolo Cordaro e Massimo Rodolfo. A bordo di tre auto raggiungono la casa occupata ignorando però che, da qualche ora, era stata sgomberata dalla polizia. A quel punto, invece che ritirarsi strategicamente, decidono di perlustrare il quartiere puntando in direzione della vicina piazza San Giovanni Bosco, i cui giardinetti sono spesso da ritrovo per molti compagni della zona. Nei pressi del parco, scendono dall’auto e, a volto scoperto, fanno fuoco su un capannello radunato intorno ad una panchina: il gruppo di compagni tenta di darsi alla fuga ma i proiettili feriscono i fratelli Nicola e Roberto Scialabba. Mentre Nicola riesce a fuggire e mettersi in salvo, Roberto, un operaio elettricista e militante di sinistra, viene raggiunto da Valerio che lo fredda da distanza ravvicinata.

Altri episodi efferati

Per il primo anniversario della strage di Acca Larentia, i NAR decidono di assaltare una radio di estrema sinistra, Radio Onda Rossa ma non per uccidere. La provocazione che il gruppo ha in mente è finalizzata ad una strategia politica: unificare il movimento di contestazione giovanile e abbandonare la logica degli opposti estremismi tra destra e sinistra. L’idea sarebbe quella di leggere ai microfoni dell’emittente un messaggio provocatorio: «Se volete giocare pesante, lo sappiamo fare anche noi. Vi abbiamo appena dimostrato che, volendo, vi veniamo a prendere a casa. Quindi smettiamola di spararci addosso e combattiamo insieme contro lo Stato.» All’ultimo momento, però, il gruppo decide di cambiare obiettivo puntando su un’altra radio del movimentoRadio Città Futura, causa una battuta riferita ad un giovane missino ucciso ad Acca Larentia («I fascisti hanno perso una Ciavatta») pronunciata dai microfoni di questa radio. Il 9 gennaio del 1979, quindi, un commando formato da Valerio Fioravanti, Alessandro Alibrandi, Patrizio Trochei, Alessandro Pucci, Dario Pedretti, Livio Lai, Gabriele De Francisci e Paolo Pizzonia arrivano con le auto nei pressi della radio. In tre (Fioravanti, Pucci e Pedretti) assaltano poi gli studi durante la registrazione della trasmissione femminista Radio Donna, dando fuoco ai locali e sparando alle quattro conduttrici che, raggiunte da colpi di mitra e pistola, rimangono ferite.

Il 6 marzo 1978 lo stesso gruppo rapina l’armeria dei fratelli Centofanti nella zona di Monteverde a Roma, la più grande della città, portando via 8 pistole oltre ai documenti e agli orologi dei presenti. Qualcosa però va storto: mentre il commando si dà alla fuga, subito dopo la rapina, Franco Anselmi si attarda all’interno dell’armeria. Ne nasce un conflitto a fuoco nel quale Anselmi viene colpito alla schiena dal proprietario Daniele Centofanti, che nel mentre riesce a liberarsi. Morirà sul colpo sulla porta dell’armeria e la sua uccisione ne fa una sorta di eroe-martire per il resto dei NAR che, in futuro, celebreranno (ogni inizio marzo degli anni successivi) la sua perdita con altrettante rapine ad armerie, firmando i colpi con la sigla Gruppo di fuoco Franco Anselmi.

Il 16 giugno 1979 il gruppo assalta la sezione del PCI dell’Esquilino, a Roma durante un’assemblea congiunta del quartiere e dei ferrovieri, con oltre cinquanta persone presenti. I terroristi entrano nei locali lanciando due bombe a mano Srcm e sparando alcuni colpi di arma da fuoco che feriscono ventisette persone, di cui tre gravemente.


L’omicidio Amato e la strage di Bologna

Durante i quattro anni di attività i NAR sono ritenuti responsabili di 33 omicidi. Il più conosciuto avviene il 23 giugno 1980 quando uccidono a Roma il sostituto procuratore Mario Amato. Mentre attende l’autobus per recarsi al lavoro, alla fermata posta all’incrocio tra Viale Jonio e Via Monte Rocchetta, Amato viene raggiunto alle spalle da Gilberto Cavallini che lo fredda con un colpo di rivoltella alla nuca, per poi fuggire in sella alla moto guidata da Luigi Ciavardini. Osteggiato e denigrato dai suoi stessi colleghi della Procura di Roma, oggetto di continui attacchi da parte del suo diretto superiore, il giudice istruttore Antonio Alibrandi (padre di Alessandro, componente degli stessi NAR), il quale lo accusava di “dare la caccia ai fantasmi”, da circa due anni Amato conduceva le principali inchieste sui movimenti eversivi di destra in assoluto isolamento.

Giudice Mario Amato

Il 2 agosto 1980, una bomba piazzata nella sala d’aspetto di 2ª classe, provoca una vera e propria strage alla stazione centrale di Bologna, affollata di turisti e di persone in partenza o di ritorno dalle vacanze, causando 85 morti e oltre 200 feriti. Le indagini vengono indirizzate immediatamente negli ambienti dell’eversione neofascista e, il 26 agosto, la Procura della Repubblica di Bologna emette ventotto ordini di cattura nei confronti di militanti gravitanti negli ambienti dell’estrema destra, tra cui Francesca Mambro, Valerio Fioravanti e altri appartenenti ai NAR.

Strage di Bologna - 2 agosto 1980

Arresti e processi

Verso la fine della loro storia, decimati dagli arresti, i NAR abbandonano in gran parte la strategia della lotta spontaneista armata contro lo Stato e si dedicano quasi esclusivamente alle vendette e ai regolamenti di conti all’interno dell’ambiente della destra eversiva: una serie di omicidi contro delatori, traditori e approfittatori.

Il 13 dicembre 1984 si apre, nell’aula di corte di assise del carcere di Rebibbia di Roma, presieduta dal dottor Feliciangeli, il processo contro 57 persone accusate di militanza nei Nuclei Armati Rivoluzionari e che, tra il 1977 ed il 1981  si rendono responsabili di una lunga serie di delitti: associazione sovversiva, banda armata, omicidio e tentato omicidio, furto e rapine in armerie, negozi e istituti di credito, incendio doloso, aggressioni e incursioni in sezioni di partito e negli studi di Radio Città Futura.

Il processo si conclude il 2 maggio del 1985 con 53 condanne: a Giusva Fioravanti sono comminati 22 anni e 8 mesi di carcere, a Francesca Mambro 11 anni e 7 mesi.

La discussa vicenda giudiziaria legata alla strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980 è, invece, l’altro procedimento giudiziario nodale che interessa alcuni dei componenti dei NAR. Dopo una lunga e complicata vicenda giudiziaria, il 23 novembre del 1995, con sentenza definitiva, Fioravanti e la Mambro vengono condannati dalla Corte di cassazione di Bologna all’ergastolo perché ritenuti responsabili, come esecutori materiali, della strage. La posizione di Ciavardini venne stralciata (in quanto minore all’epoca della strage) e l’11 aprile del 2007, la Seconda Corte Penale di Cassazione conferma la sentenza della sezione minori della Corte d’Appello di Bologna, condannandolo per lo stesso reato a 30 anni di reclusione.

Riguardo alle responsabilità accertate dalla magistratura, Valerio Fioravanti e Francesca Mambro, pur avendo ammesso tutti i delitti per i quali sono stati giudicati in via definitiva, hanno sempre negato il loro coinvolgimento nella strage di Bologna, affermando di trovarsi effettivamente insieme quel giorno ma a Padova e non nella città emiliana. Nel mese di aprile del 2009, dopo 26 anni scontati dietro le sbarre, Fioravanti è tornato a essere un uomo libero, la Mambro il 16 settembre 2013.