Il Boston Tea Party: la rivolta del tè delle colonie americane innesca la Rivoluzione

Boston Tea Party

Una rappresentazione della distruzione del tè nel porto di Boston ad opera del litografo Nathaniel Currier, 1846

A seguito delle crescenti imposizioni fiscali delle autorità coloniali britanniche, il 16 dicembre 1773 alcuni patrioti americani, travestiti da indiani Mohawk, salgono a bordo di alcune navi della East India Company attraccate nel porto di Boston ed iniziano a gettare in mare le casse di tè da esse trasportate. E’ l’inizio della rivolta conosciuta col nome di Boston Tea Party.

La tassazione britannica delle colonie americane

Con la ritirata francese dal nord America a seguito delle guerre franco-indiane, che furono parte della Guerra dei Sette Anni, i coloni americani iniziano a percepire sempre meno necessaria la dipendenza dalla corona britannica per la loro sicurezza. La vittoria della Gran Bretagna contro i francesi facilita così l’espansionismo verso Ovest dei coloni, dove questi ultimi incontrano la resistenza solamente delle popolazioni native. La decisione di allargare i confini occidentali delle colonie però non viene vista positivamente dalla corona britannica, la quale, al fine di porvi un freno, emana nel 1763 la Royal Proclamation che fissa una linea immaginaria – conosciuta come Proclamation Line – ad ovest degli Appalachi; oltre questa linea, che sancisce anche il confine con i territori indiani, non è permesso espandersi.


Proclamation Line

La Proclamation Line del 1763

Se con la Proclamation Line la Gran Bretagna intende garantire la sua autorità anche nei territori occidentali, per i coloni questa decisione viene vista come un tentativo illegale di frenare la loro espansione, peraltro riconosciuta dagli statuti coloniali.
Le guerre tra nativi e anglo-americani – che nel frattempo continuano a svolgersi – iniziano a pesare sul bilancio della corona inglese e pertanto, al fine di coprire le ingenti spese, Londra inizia ad imporre nuove tasse sui coloni. Ovviamente, lo scopo degli inglesi è quello di far pagare ai coloni il costo della loro espansione e della loro sicurezza, ragione che però non viene gradita da questi ultimi, i quali iniziano ad irritarsi anche a seguito della pesante situazione economica causata dalla recessione.

Le nuove leggi come lo Sugar Act (1763), la tassa sullo zucchero importato dai Caraibi, il Quartering Act (1763), la tassa pagata dai coloni per il mantenimento dei soldati britannici stanziati nelle colonie, lo Stamp Act (1765), la tassa imposta sui giornali, i libri e qualsiasi materiale stampato, nonché l’obbligo dell’uso di bolli a fini fiscali, e il Townshend Act (1767), un insieme di nuove tassazioni imposte anche sui piccoli coltivatori, fanno esplodere la rabbia della grande maggioranza dei coloni, molti dei quali iniziano a pensare di uscire dal sistema economico e fiscale della corona.

La rabbia e il malcontento, però, andavano ben oltre la questione dell’ingiustizia di tali provvedimenti; andavano ad intaccare anche la loro legittimità. Infatti, in molti iniziano a ritenerli incostituzionali perché nel parlamento inglese i coloni non sono rappresentati. E’ da questa mancanza di rappresentanza politica che tra gli abitanti delle colonie inizia a diffondersi sempre più prepotentemente il famoso slogan “No Taxation Without Representation” (Nessuna tassazione senza rappresentanza).

Il Tea Act del 1773

Il Townshend Act con le sue nuove imposizioni fiscali provoca un’ondata di proteste tale tra gli abitanti delle colonie nord-americane che nel 1770 il Parlamento inglese decide in parte di abrogarle. Una tassa che, però, non viene toccata è quella sul tè. Questo prodotto, esportato dalla East India Company nelle colonie, a causa delle nuove tasse subisce notevoli aumenti di prezzo che portano i coloni ad organizzarne il boicottaggio attraverso l’acquisto, di contrabbando, di tè venduto da commercianti olandesi. La East India Company, che importa il tè in Gran Bretagna dall’India, si trova così con enormi surplus di prodotto invenduto ed inizia a fronteggiare una pesante crisi finanziaria con la paura della bancarotta.

In soccorso alla East India Company arriva nel 1773 il Parlamento britannico con il Tea Act, una legge che garantisce alla compagnia:

  • il monopolio nel commercio di tè nelle colonie;
  • l’esenzione dal pagamento delle tasse per la vendita del tè;
  • il rimborso delle imposte dovute per il surplus di prodotto.

Grazie al Tea Act la East India Company riesce ad abbattere pesantemente il prezzo del tè venduto nelle colonie, ridimensionandone pesantemente il contrabbando e, con esso, la forza dei mercanti locali.
In questo contesto caratterizzato dal duro scontro tra la corona britannica ed i coloni, che nel frattempo avevano conferito legittimità solamente alle loro assemblee e non più alle autorità coloniali, il Tea Act è la fiamma che incendia la rivolta.


Il Boston Tea Party

A Boston, il governatore coloniale Thomas Hutchinson è determinato a far rispettare la legge britannica. Tre navi, con il loro carico di tè, sono attese nel porto della città: la Dartmouth, la Eleanor e la Beaver. Nella notte del 16 dicembre, decine e decine di uomini, di cui moltissimi facenti parte dell’organizzazione Sons of Liberty guidata dal radicale Samuel Adams, si travestono da indiani Mohawk e si dirigono al Griffin’s Wharf, il pontile dov’erano ancorate le navi. Una volta saliti, nel giro di poche ore più di 300 casse di tè vengono distrutte e gettate in mare, provocando danni per quasi 20 mila sterline.

Da quella notte, dal Boston Tea Party, l’atteggiamento dei coloni cambia radicalmente. La rabbia nei confronti della corona si trasforma in rivendicazioni d’indipendenza. La libertà inizia a divenire più di un’idea astratta per coloro che stanno resistendo all’autorità britannica; è una vera e propria passione civile. Come sostiene il famoso storico americano Eric Foner, con il proseguire del conflitto e delle battaglie – come quelle di Lexington e Concord – la resistenza dei coloni non è più una lotta contro una specifica legge ma si trasforma in un conflitto tra libertà e dispotismo. Un conflitto che il 4 luglio 1776 giungerà alla Dichiarazione d’Indipendenza delle 13 colonie dalla corona britannica, uno tra i più grandi eventi della storia moderna.