CONTENUTO
Introduzione al libro
Questo libro si struttura con la cronologia dei Papi dell’epoca; un’introduzione; sette capitoli; l’albero genealogico di alcune famiglie importanti (i Medici, i della Rovere ed i Borgia); le piantine della Roma dell’epoca; la bibliografia; l’indice analitico; l’indice del libro. Le seguenti parole dell’autore fungono da premessa del testo inquadrando il periodo storico che si va a trattare:
“A lungo assenti dall’Urbe, da cui li avevano in un certo senso cacciati le guerre civili, o quanto meno le lotte di fazioni, insediati ad Avignone nel 1307 e rimasti per circa settantacinque anni in condizioni di dipendenza dalla monarchia capetingia, i Papi rientrano effettivamente a Roma nel 1378 con Gregorio XI e successivamente con Urbano VI. Ma si tratta di un falso ritorno: infatti i cardinali francesi eleggono un altro Papa, che si insedia ancora una volta ad Avignone; si produce così il grande scisma d’Occidente che sarà risolto soltanto – e non senza difficoltà – al Concilio di Costanza, nel 1417, con l’elezione di Martino V. Con l’insediamento di questo Papa a Roma inizia una vera politica di restaurazione, in un primo tempo timida, successivamente feconda di straordinari risultati: Roma si risveglia, si trasforma, si rinnova nel trionfo di una raffinata vita intellettuale e dell’amore del bello”.
Nella seconda di copertina le seguenti parole riassumono l’essenza del libro.
“[…]. Jacques Heers ci porta dietro le quinte della città papale in un secolo pieno di ombre, […], e non manca di indicarci anche le luci: da un lato i vizi di una politica sfrenata, fondata su favoritismi e sprechi, dall’altro un’epoca di fervore e rinnovamento, che ci ha lasciato in eredità i grandi monumenti del cristianesimo, e quella bellezza sfarzosa che fa ancora brillare Roma in tutto il mondo”.
Trama del libro: “La vita quotidiana nella Roma pontificia ai tempi dei Borgia e dei Medici”
All’inizio del libro s’inquadra la struttura amministrativa del papato trasferitosi da poco a Roma da Avignone. In questo scenario, il Papa ritrova l’indipendenza ed è in grado d’intervenire nello scacchiere politico europeo ed imporsi su di esso. Il pontefice però deve conquistarsi il potere governativo effettivo, cioè far riconoscere la sua autorità, a Roma e soprattutto sui suoi abitanti. Questo in una città che per anni viveva quasi nell’anarchia, sia urbana che sociale, piena di fazioni di famiglie nobili rivali in continua lotta tra loro. Pertanto la presenza del Papa finisce per essere determinante.
Per imporre la propria autorità sulla città e nel mondo il papato usa molti mezzi. Ad esempio un nuovo sistema di giustizia e di polizia nelle strade per cercare di far rispettare le leggi e gestire meglio i disordini. Oltre a sottrarre il più possibile spazi all’autorità delle famiglie nobili. Inoltre grazie allo sfoggio del lusso, del fasto, dello spettacolo e dei rituali in occasione soprattutto di cerimonie e feste pubbliche ma anche di banchetti privati presso la corte papale dell’epoca, spesso con spese vergognose, come dimostrazione di potere. Oltre alla vita mondana scandalosa, alla corruzione ed ai favoritismi parentali dilaganti nella corte papale. A parte la dissolutezza, tutto ciò serve come affermazione del potere pontificio. Nel libro si espongono rari casi di morigeratezza da parte di alcuni Papi e della sua corte.
La città di Roma, oltre ad accogliere i pellegrini in cerca dell’indulgenza, inizia a diventare cosmopolita grazie alla tolleranza papale verso gli stranieri o di chi è di un’altra religione diventando anche rifugio politico per coloro che scappano, per varie ragioni, dalla propria Patria. Roma necessita di una nuova sistemazione urbanistica, in quanto è devastata a causa delle guerre civili e dal deterioramento. Pertanto i Papi per affermare il loro potere ordinano la realizzazione d’importanti opere edili. A questo si accodano anche i membri ecclesiastici ed i notabili laici ricchi dell’epoca. Così nell’Urbe nascono e si sviluppano nuovi quartieri e strutture che si sovrappongono al tessuto preesistente.
Sorgono nuovi palazzi e ricche dimore che rivaleggiano con quelli di un tempo ma abbellendo e conferendo a Roma un aspetto più raffinato. Infatti gradualmente l’Urbe si pacifica dalle rivalità familiari e si riordina assumendo un aspetto diverso e diventando una città nuova sia urbanisticamente che socialmente. Assume l’aspetto di una città di corte in fermento, modellata soprattutto dal papato e dai grandi principi e che si offre più liberamente ai lavori degli artisti e al fasto. Cosi l’Urbe consolida il suo nuovo potere politico e sociale.
Tutte le costruzioni che testimoniano lo splendore dell’Antica Roma subiscono delle rielaborazioni, trasformazioni e conversioni. Nessun edificio mantiene il suo aspetto originario e spesso anche la sua funzione passata. L’Urbe diventa un cantiere continuo, si scava, si demolisce e si distrugge per prendere i materiali allo scopo di ricostruire e facendo scomparire gli antichi spazi edili, seppure spesso in fase di deterioramento. Tutto ciò però ha consentito anche di fare nuove scoperte archeologiche sull’Antica Roma.
In questo periodo si diffonde l’amore per l’antico e si afferma l’Umanesimo. La città vive soprattutto il gusto del collezionismo di opere del passato che diventa di gran moda tra i ricchi e gli speculatori. Molti artisti e letterati traggono ispirazione o imitano l’antico. Quando i Papi scoprono delle nuove opere dell’Antichità le espongono in musei oppure in luoghi pubblici che diventano dei punti di riferimento e d’orgoglio per il popolo, oltre che simboli di prestigio del potere papale.

Si collezionano anche libri ed in questo periodo nasce la Biblioteca Vaticana dove accanto a libri religiosi si affiancano quelli profani. Molti sono gli uomini di cultura che vengono attirati a/da Roma, che diventa uno dei più importanti centri della vita intellettuale d’Europa e così, ad esempio, nascono circoli letterari e l’Università. Inoltre Roma diviene un centro d’arte. Il mecenatismo soprattutto nei confronti degli artisti da parte dei cardinali e dei Papi diventa una moda e questi rivaleggiano fra loro per trasmettere ai posteri il loro nome attraverso i lavori dei loro pupilli. Inoltre i protetti, seppur mal pagati, ricevono una grande opportunità di prestigio e di reputazione e perciò competono tra loro. Alcuni artisti aprono nell’Urbe le proprie botteghe, spesso con i propri discepoli. Così la città diventa anche un centro formatore di nuovi talenti sconosciuti che partono come apprendisti di artisti celebri che stanno a Roma.
Certo l’infatuazione per la Roma Antica non è realmente spontanea perché ideologicamente consente di abbattere il prestigio delle grandi famiglie nobili romane e di affermare in tutto l’Occidente l’autorità dei Papi, signori della Città Eterna che sono decisi a vincere, a creare uno Stato forte e una capitale degna di questo nome, più prestigiosa di qualsiasi altra. I Papi, i principi, i notabili ed il popolo dell’epoca – anche se ordiscono terribili intrighi e conducono vite dissolute – sono molto devoti.
Essi provano riverenza e curiosità per il passato cristiano dell’Urbe e hanno una grande venerazione per i luoghi religiosi soprattutto per quelli dei primi cristiani. Più di ogni altra città si riconosce a Roma la protezione divina e la gloria antica quale ricompensa per il sangue versato dai martiri e i flagelli che la colpiscono si considerano dei castighi. In conclusione dopo cinquant’anni di lavori e di sistemazioni grazie al papato è come se Roma rinascesse dalle sue ceneri, come se riannodasse un legame con tutte le sue glorie antiche. Tutti diffondono ed acclamano la fama, la cultura, la santità dell’Urbe ed il ruolo di potere del Papa.
Recensione del volume di Jacques Heers
Questo libro, con uno stile di scrittura scorrevole e leggero, pone sotto un’altra luce la Roma papalina. Infatti solitamente pensando a quell’epoca viene in mente solo la dissolutezza della città oppure il cosmopolitismo, il fermento intellettuale, artistico e culturale della città. La storia però è più complicata di così. In questo testo si evidenziano gli avvenimenti e gli interventi positivi e negativi compiuti dai Papi che si sono susseguiti in quel periodo, talvolta facendo anche dei riferimenti ad avvenimenti precedenti il Quattrocento o successivi al 1520.
Inoltre il testo fa presente che molte delle informazioni negative dell’epoca pervenuteci propongono solo un punto di vista parziale che spesso è quello dei nemici e degli avversari del Papa in questione e che non sempre corrisponde alla realtà. Quindi bisogna filtrare le informazioni per capire la veridicità degli eventi. Questo libro si propone di raccontare a tutto tondo, in maniera imparziale, la storia di quel periodo e le ragioni alla base di tali comportamenti assunti dal papato, dalla sua corte e dal suo popolo. Ad esempio Papa Alessandro VI Borgia, nell’immaginario collettivo è famoso perché simbolo per antonomasia di dissolutezza, d’intrighi politici e familiari ma – come emerge nel libro – la sua figura ha anche dei lati positivi, come quello d’essere promotore di riforme ecumeniche.
Inoltre questo saggio mostra la vita quotidiana degli abitanti della Roma di quel periodo, anche attraverso dei casi esemplificativi. Infatti attraverso di essi si raccontano gli aspetti negativi come le difficoltà, le lotte, le delinquenze, i malcontenti, i dissidi e le argomentazioni di discussione dei cittadini nella loro vita quotidiana. Nel contempo però se ne mostrano anche gli aspetti positivi come i momenti di gaudio, di festa e di divertimento per gli abitanti d’allora, con le dovute spiegazioni. Infine, nel libro si riportano anche leggende, aneddoti, citazioni, episodi, curiosità e vicissitudini di alcune persone. Tutto ciò aiuta a comprendere meglio la vita quotidiana della Roma papalina di quel periodo e stimola il lettore ad andare a visitare la città sotto un’altra prospettiva.
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- Jacques Heers, La vita quotidiana nella Roma pontificia ai tempi dei Borgia e dei Medici (1420-1520), Rizzoli Editore, 2017.







