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La vita quotidiana dei Longobardi ai tempi di re Rotari

“La vita quotidiana dei Longobardi ai tempi di re Rotari” è il titolo del saggio scritto da Dario Pedrazzini e pubblicato dall’Editore Gabriele Angelini. Esso tratta della storia, dell’ambiente, della cultura, delle abitudini, delle tradizioni e delle consuetudini longobarde focalizzandosi soprattutto sull’Italia del VII secolo d.C. all’epoca di re Rotari.

di Giulia Cesarini Argiroffo
25 Gennaio 2026
TEMPO DI LETTURA: 7 MIN
King Rotari promulgated Lombard law (edict) in front of Pavia cathedral, 22-23 November 643

King Rotari promulgated Lombard law (edict) in front of Pavia cathedral, 22-23 November 643

CONTENUTO

  • Introduzione al libro “La vita quotidiana dei Longobardi ai tempi di re Rotari”
  • Trama del libro
  • Recensione del libro

Introduzione al libro “La vita quotidiana dei Longobardi ai tempi di re Rotari”

“La vita quotidiana dei Longobardi ai tempi di re Rotari” è un saggio dalle piccole dimensioni. Esso, dopo la prefazione scritta da Manuela Catarsi e seguita dall’introduzione dell’autore, si struttura in dieci capitoli e si conclude con la citazione delle fonti bibliografiche consultate. Nella quarta di copertina del libro si legge quanto segue e che riassume l’essenza dell’argomento che si affronta all’interno del testo.

“Sono stati dipinti solo come dei rozzi barbari guerrieri, nemici della grande cultura greco-romana. Secoli di tradizione storiografica a loro avversa hanno consegnato un’immagine dei Longobardi non corrispondente al vero. In realtà essi furono un orgoglioso popolo guerriero nordico che si adattò molto bene alla vita nella penisola italica, nel fatidico momento del trapasso dall’età tardo-antica all’alto medioevo. Questo libro è un interessante ed avvincente viaggio nella cultura, nei costumi, nella storia e nell’ambiente dell’Italia longobarda del VII secolo”.

Inoltre, l’obiettivo che si prefigge l’autore con questo saggio, si esprime con le sue seguenti parole nell’introduzione. 

“Il progetto di questo libro è quello di affrontare questo periodo storico attraverso lo studio della vita quotidiana e della mentalità dell’Italia longobarda, nella speranza che ciò aiuti ad entrare in maggiore intimità con un’epoca tanto decisiva nel determinare il destino dell’Italia, quanto poco conosciuta. In particolare il periodo del regno di re Rotari è una fase importantissima del processo di transizione dal mondo tardo-antico a quello più propriamente medievale, in cui la componente etnica longobarda e quella italica iniziano quel processo di reciproca integrazione che porterà alla formazione dell’identità nazionale italiana”.

King Rotari promulgated Lombard law (edict) in front of Pavia cathedral, 22-23 November 643

Trama del libro

Premettendo che i Longobardi nel VI secolo si stabiliscono in Pannonia, come federati dei Romano-Bizantini ed entrano così in contatto con la loro cultura. Poi nel 568 decidono di stabilirsi nella penisola italiana e senza trovare grande opposizione conquistano rapidamente l’Italia settentrionale, poi si spingono più a Sud creando i ducati di Spoleto e Benevento. Nonostante i ripetuti tentativi di completare la conquista della penisola non raggiungono lo scopo soprattutto per la grande opposizione perpetuata dai Bizantini e dal Papato.

A metà del VII secolo i Longobardi sono stanziati in Italia da diverso tempo e re Rotari, approfittando di un momento favorevole, continua con il processo di conquista della penisola ottenendo nuovi territori, ad esempio la Liguria. I Longobardi sono un popolo seminomade e guerriero che diventa stanziale in Italia. Inizialmente introducono le loro consuetudini e leggi ma poi finiscono per prendere in prestito anche delle usanze di altri popoli soprattutto dai Romano-Bizantini creando una commistione delle tradizioni.

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Infatti il diritto longobardo originariamente e fino al 643 è consuetudinario e tramandato oralmente. Re Rotari introduce una straordinaria innovazione cioè fa scrivere un testo di norme giuridiche valide per tutto il Regno, in latino, non classico ma il più vicino al parlato. Il 22 Novembre 643 il sovrano, come da usanza, sottopone l’Editto costituito da 388 articoli all’assemblea di guerrieri riunita a Pavia, l’allora capitale del Regno, perché venga ufficialmente approvato; cosa che avviene. Alcune norme sono prese in prestito dal diritto dell’Antica Roma, ad esempio la regolamentazione della proprietà privata che prima di giungere in Italia ai Longobardi è sconosciuta perché sono un popolo seminomade e tutto ciò che possiedono è collettivo mentre con lo stanziamento le esigenze cambiano.

Il cosiddetto Editto di Rotari, volto a portare maggiore pace e coesione nel Regno, resterà in vigore anche dopo la dissoluzione del Regno, fino al XII secolo. Della lingua dei Longobardi si sa pochissimo, le parole che si conoscono sono tutte contenute all’interno dei testi redatti in latino o desunte da nomi, ma non ci sono pervenute frasi intere. Si ritiene che fosse una lingua appartenente al ramo germanico occidentale, usata soprattutto oralmente. Per questo non stupisce la scelta del latino per redigere l’Editto, seppure in molti capitoli il caso specifico s’introduce con espressione germanica originaria e poi affiancata nella spiegazione dal termine equivalente in latino.

Anche dal livello di mentalità e di forma in cui è scritta traspare l’usanza linguistica germanica, pure s’è scritto in latino. Infatti a metà del VII secolo i Longobardi sono praticamente tutti bilingue, nonostante la maggior parte della popolazione sia analfabeta o magari sa leggere ma non scrivere. Molti sono i monasteri diffusi nel Regno Longobardo che si dedicano alla ricopiatura di testi antichi.

L‘antica religione dei Longobardi è originariamente quella dei popoli germanici incentrata sulla figura di Odino, considerato il dio guerriero per eccellenza. In riferimento alla lunga barba del dio – quale simbolo di virilità, di coraggio e di saggezza – uno dei suoi epiteti è Langbardr, “dalla lunga barba”, che dà il nome al popolo. In seguito, quando si stabiliscono in Pannonia, come espediente politico per dare maggiore fiducia ai Romani si convertono ufficialmente al Cristianesimo. Prima d’invadere l’Italia, per ottenere l’appoggio dei Goti, aderiscono all’Arianesimo – una dottrina cristiana più semplice che sosteneva che la natura di Gesù fosse solo umana e non divina e che il Concilio di Nicea (325) condanna come eresia.

Nel VII secolo i Longobardi si dichiarano cristiani trovando in san Michele un sostituto di Odino, che considerano loro patrono. Soprattutto all’epoca del re Rotari c’è un clima di tolleranza religiosa seppure le credenze pagane restano radicate nella popolazione. La società longobarda è costituita dal re, dai principi, dai duchi che sono capi militari ed allo stesso tempo autorità giudiziarie all’interno del loro territorio, il ducato. Poi ci sono i dignitari che ruotano intorno al re o ai duchi. Il popolo è suddiviso in tre classi sociali. Gli arimanni, uomini liberi con pieni diritti politici che costituiscono l’esercito permanente e l’assemblea dei guerrieri, la “fara”. Gli aldi, uomini semiliberi privi di diritti politici che non possono far parte dell’esercito, possono avere servi ma devono rendere conto ad un loro protettore ch’è un arimanno. Infine i servi, uomini né liberi né con diritti giuridici. 

Tra i Longobardi c’è la poligamia ed il concubinaggio, soprattutto tra le classi ricche. Gli eredi sono i figli legittimi ma si riconoscono anche i figli naturali seppure abbiano diritto ad una quota inferiore del patrimonio familiare. La società dell’Italia longobarda si caratterizza nel VI secolo principalmente per il contrasto etnico tra Longobardi e Romani mentre nel corso del VII secolo soprattutto per il dissidio tra il re ed il potere autonomistico dei duchi.

Quando i Longobardi giungono nel territorio italiano, lungamente provato dalle battaglie e con campi abbandonati o in rovina, ci sono molti spazi selvaggi dove si trovano a loro agio. Dagli alberi ricavano molta materia prima e danno molta importanza all’allevamento di bestiame e alla caccia di selvaggina, tipiche attività dei popoli nomadi. La pesca d’acqua dolce è molto diffusa perché molti sono i corsi d’acqua a disposizione, rara quella marittima. All’agricoltura, attività stanziale ereditata dai Romani, danno minore rilevanza. 

I Longobardi sono un popolo seminomade che tradizionalmente vive in villaggi o fattorie isolate. Quando giungono in Italia scoprono le città; le più importanti delle quali, malgrado la loro decadenza ed il loro spopolamento per la caduta dell’Impero Romano d’Occidente, mantengono il ruolo di sedi amministrative, politiche, economiche, artigianali, commerciali e che decidono di conservare. Le città longobarde in Italia sono eterogenee ed accanto ad edifici dell’Antica Roma sorgono nuove costruzioni in legno. Solo dal VII secolo per stabilire nuove simbologie regie decidono di far costruire nuovi edifici importanti in pietra. In generale nell’Editto di Rotari si distinguono due tipi di centri urbani: le vere e proprie città rilevanti per estensione e numero d’abitanti ed i piccoli centri urbani che sono città antiche ridotte oppure borghi fortificati situati in luoghi strategicamente fondamentali. 

Il calendario all’epoca di re Rotari è quello giuliano, cioè quello in uso durante l’Impero Romano, a cui si aggiungono le festività cristiane. Comunque i calcoli calendariali sono soprattutto appannaggio degli ecclesiastici e di una ristretta cerchia di funzionari pubblici. Il tempo quotidiano e delle stagioni è ovviamente diverso a seconda delle classi sociali d’appartenenza e delle loro attività da svolgere. L’originario sistema longobardo d’alimentazione (basato soprattutto sulla carne, i latticini, i derivati animali e da loro tipiche tipologie di preparazione dei piatti) e dell’abbigliamento (soprattutto quello femminile) in Italia viene molto influenzato e contaminato da quello Romano-Bizantino per cui finisce per cambiare ed evolversi. 

Recensione del libro

Questo piccolo libro, scritto in maniera scorrevole, racconta la storia di un popolo spesso trascurato o ridotto in modo troppo semplicistico ed incompleto. Talvolta si dà voce solo ad un punto di vista, negativo e parziale, ch’è quello dei suoi detrattori e nemici. In realtà, come dimostra questo saggio, la storia è più complessa. Molte sono state le cose positive compiute dai Longobardi in Italia che solitamente non si prendono in considerazione. Invece questo testo illustra la vita quotidiana, le abitudini, la cultura e la mentalità di questo popolo rendendo più chiara la loro storia. 

Questo saggio mostra un quadro sui Longobardi a tutto tondo e completo, seppur in maniera sintetica e divulgativa. Infatti molte sono le novità introdotte dai Longobardi in Italia e che si sono applicate anche dopo la caduta del loro Regno, durato fino al 774 d. C con la conquista da parte dei Franchi di Carlo Magno. Tuttora tracce dell’eredità longobarda nella cultura italiana sono visibili a testimonianza della loro importante presenza in Italia. In conclusione ritengo che l’obiettivo che l’autore, espresso nell’introduzione, intendesse raggiungere con questo libro l’abbia ottenuto.

Consigli di lettura: clicca sul titolo e acquista la tua copia!

  • Dario Pedrazzini, La vita quotidiana dei Longobardi ai tempi di re Rotari, Editore Angelini, 2007.
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Giulia Cesarini Argiroffo

Giulia Cesarini Argiroffo

Si è laureata magistrale in Teorie della Comunicazione presso l’Università degli Studi di Roma Tre, dalla sua tesi è stato tratto un saggio pubblicato su una rivista accademica specializzata in semiotica. Successivamente ha frequentato presso l’Università LUISS Guido Carli-Business School un Master in Marketing Management ed un Master in Digital Marketing & Social Media Communication. Lavora nell’ambito della comunicazione, del marketing, della divulgazione culturale e dell’editoria. La storia la incuriosisce, l’affascina e l’appassiona. Questo, soprattutto perché “historia magistra vitae” (la storia [è] maestra di vita) ed in quanto “non si finisce mai di imparare”, tanto più sull’umanità.

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