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Home Storia Contemporanea

Miss inaffondabile: la donna sopravvissuta a tre naufragi

Violet Constance Jessop è un’infermiera e cameriera di bordo inglese di origini argentine, che sopravvisse a tre disastri navali: il naufragio del Titanic, quello del Britannic e la collisione dell’Olympic con la nave da guerra Hawke. Per questo fu soprannominata “la signora inaffondabile”.

di Jessica Ravanelli
30 Gennaio 2026
TEMPO DI LETTURA: 10 MIN
Violet_Jessop_in_Voluntary_Aid_Detachment_Uniform

Violet Constance Jessop in uniforme da infermiera volontaria durante la Prima guerra mondiale.

CONTENUTO

  • Introduzione alla figura di Violet Constance Jessop
  • L’Olympic Class
  • Le origini di Violet Constance Jessop
  • La White Star Line
  • A bordo del Titanic
  • Il naufragio del Titanic
  • Il naufragio del Britannic
  • La vita dopo le disavventure
  • Gli altri “inaffondabili”

Introduzione alla figura di Violet Constance Jessop

La maggior parte degli appassionati di storia conosce la storia del Titanic, la nave “inaffondabile” che salpò il 10 aprile 1912 da Southampton, in Inghilterra, per il suo primo e unico viaggio. Dopo una breve sosta a Cherbourg e a Queenstown, l’11 aprile l’imponente transatlantico riparte per New York. Sfortunatamente, il suo attesissimo viaggio inaugurale sarà interrotto bruscamente a causa della collisione con un iceberg, a circa 400 miglia dalla costa di Terranova. Il naufragio del Titanic è considerato ancora oggi uno dei peggiori disastri marittimi della storia moderna: circa 1.500 delle 2.208 persone a bordo, tra passeggeri ed equipaggio, moriranno nelle gelide acque dell’Atlantico del Nord.

I sopravvissuti non hanno mai dimenticato la scena che si svolse davanti ai loro occhi in quella fatidica notte: le loro storie riecheggiano ancora oggi dagli archivi storici di tutto il mondo. Tra tutti i passeggeri, però, ce n’è una con una storia così straordinaria che potrebbe essere considerata la più affascinante di tutti i sopravvissuti. Sì, perché sopravvivere a un naufragio è un miracolo, ma sopravvivere a tre incidenti navali è un record. A detenerlo è Violet Constance Jessop, infermiera e cameriera di bordo inglese: soprannominata “la signora inaffondabile”, è scampata al naufragio del Titanic, a quello del HMHS Britannic e a un incidente potenzialmente fatale a bordo del RMS Olympic. Le tre navi facevano parte di una speciale categoria, l’Olympic Class, di proprietà della stessa compagnia di navigazione: la White Star Line.

L’Olympic Class

Olympic Class liners
Planimetrie dei tre transatlantici della Olympic Class: Olympic, Titanic e Britannic

L’idea di costruire tre giganteschi transatlantici nasce durante una conversazione del 1907 tra il presidente della compagnia White Star Line, Joseph Bruce Ismay, e il finanziere americano J. P. Morgan, controllore della IMMC, la holding che possedeva la White Star. La principale rivale della White Star nel mercato del trasporto transatlantico, la Cunard, ha da poco varato il Lusitania e il Mauretania, le navi da crociera più veloci e moderne al mondo. In un colpo solo, questi due colossi rendono obsolete le principali navi passeggeri della White Star, il Majestic e il Teutonic. Ciò che serve è una nuova classe di transatlantici, che rappresenti l’ultima parola in fatto di lusso. Durante quella conversazione, nell’elegante salotto della residenza londinese di William James Pirrie, presidente dei cantieri navali irlandesi Harland & Wolff, nasce il concetto del transatlantico di classe Olympic.

Per progettare e costruire queste navi di prestigio, la White Star Line si rivolge, come fa ormai dalla sua fondazione, alla Harland & Wolff, la cui stella nascente in ambito di architettura navale è l’ingegnere Thomas Andrews. L’incarico è semplice, almeno a parole: creare i transatlantici più lussuosi che il mondo abbia mai visto. Insieme ai colleghi Alexander Carlisle ed Edward Wilding, Andrews si mette al lavoro. Appena un anno dopo la conversazione tra Ismay e Morgan, i progetti per l’Olympic, il Titanic e il Britannic sono completati. I lavori di costruzione iniziano tre mesi dopo l’approvazione dei progetti da parte della White Star. Il loro destino si intreccerà a quello di Violet Jessop in modi che nessuno dei progettisti avrebbe mai potuto immaginare.

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Le origini di Violet Constance Jessop

Anche prima di lavorare come cameriera su una nave da crociera, Violet Jessop non è estranea a sfuggire alla morte. Nata il 2 ottobre 1887 nella pampa argentina, vicino a Bahía Blanca, Violet è la primogenita dei nove figli di una famiglia di immigrati irlandesi, William e Katherine Jessop. Suo padre è un allevatore di pecore e la famiglia vive in condizioni economiche dignitose. Quella di Violet, tuttavia, è un’infanzia difficile: in tenera età contrae la tubercolosi e il suo caso viene definito incurabile da tutti i medici che la famiglia consulta. Contro ogni aspettativa, però, la bambina guarisce.

Alla morte del padre nel 1903, a Mendoza, le mutate condizioni economiche costringono la famiglia Jessop a rientrare in Gran Bretagna, dove la madre Katherine trova lavoro come cameriera a bordo delle navi della Royal Mail Line. Violet e i suoi fratelli vengono educati in conventi, ma quando la salute della madre inizia a declinare, la ragazza è costretta ad abbandonare la scuola per trovarsi un’occupazione. Segue le orme della madre e diviene anche lei cameriera sulle navi da crociera. Anche se in un primo momento è considerata troppo giovane per il ruolo, la sua personalità piacevole e la sua dimestichezza con le lingue – parla inglese, spagnolo e francese – la aiutano a ottenere il suo primo lavoro a bordo del RMS Orinoco, una nave passeggeri che fa la spola tra l’Inghilterra e i Caraibi.

La White Star Line

MS_Olympic_Sea_Trials_in_1911
Il RMS Olympic durante le prove in mare a Belfast, 1911

Dopo una prima esperienza sulle navi della Royal Mail Line, la stessa compagnia per cui ha lavorato sua madre, all’età di 23 anni Violet viene assunta dalla White Star Line. In un primo momento, non vorrebbe accettare: non le piace l’idea di navigare sulla rotta dell’Atlantico del Nord a causa delle condizioni meteorologiche piuttosto rigide. Inoltre, i colleghi le hanno raccontato molti aneddoti che dimostrano quanto siano esigenti i facoltosi passeggeri che percorrono generalmente quella rotta.

Ciononostante, con i suoi capelli ramati, gli occhi grigio-azzurri e l’accento irlandese, Violet diventa cameriera per la White Star, lavorando 17 ore al giorno per una paga di 2 sterline e 10 scellini al mese. Nel suo nuovo ruolo sale a bordo del RMS Olympic, la prima delle navi della Olympic Class a essere varata e completata. Entrata in servizio il 21 giugno 1911, l’Olympic è alla sua quinta traversata quando, il 20 settembre 1911, lascia Southampton ed entra in collisione con l’incrociatore da battaglia della Marina inglese, HMS Hawke. Mentre scende lungo il canale del Solent, il grande transatlantico viene speronato improvvisamente sul lato di dritta, appena sotto il ponte di poppa.

La prua dell’Hawke si conficca per quasi due metri e mezzo nello scafo dell’Olympic, penetrando la doppia copertura e provocando uno squarcio di 12 metri sotto la linea di galleggiamento. Questo causa l’allagamento di due dei sedici compartimenti stagni in cui è divisa la chiglia, nonché la deformazione dell’albero dell’elica di dritta. Nonostante i danni, l’Olympic rimane a galla e riesce a tornare a Southampton senza aiuti, spinto solo dalla propulsione dei motori ancora funzionanti. La collisione, tuttavia, ha come conseguenza il rientro della nave nei cantieri di origine a Belfast, dove le riparazioni necessarie richiedono di ritardare il completamento della nave gemella dell’Olympic, il Titanic.

Olympic Hawke collision
Il danna provocato all’Olympic dalla collisione con l’HMS Hawke, settembre 1911.

A bordo del Titanic

Violet è felice dell’esperienza vissuta a bordo dell’Olympic, ma la pausa forzata dal servizio lo obbliga a prendere in considerazione il trasferimento sul Titanic. Non vorrebbe imbarcarsi sul nuovo transatlantico, ma amici e colleghi la convincono che sarà un’esperienza meravigliosa. Così, con indosso un nuovo abito marrone lungo fino alle caviglie, come ricordato da lei stessa nella sua autobiografia, Violet Jessop sale su una carrozza a cavalli per raggiungere la nave nuova di zecca al suo ormeggio a Southampton. Prende ufficialmente servizio alle 6 del mattino del 10 aprile 1912; la nave partirà per il suo viaggio inaugurale sei ore più tardi.

RMS Titanic
Fotografia (in seguito ricolorata) del RMS Titanic, 1912

A bordo del Titanic, tra le persone che Violet ricorda nelle sue memorie, c’è anche Thomas Andrews, il progettista della classe Olympic. Come tutti i membri dell’equipaggio, Violet lo ammira molto. Oltre a essere irlandese come lei, il signor Andrews è l’unico che sembra ascoltare le richieste dell’equipaggio per alcuni miglioramenti negli alloggi loro dedicati. Gli steward e le cameriere di bordo sono, infatti, molto soddisfatti degli alloggi aggiornati che trovano ad attenderli a bordo del Titanic.

“Spesso, durante i nostri giri di bordo, incontravamo il nostro amato progettista che si aggirava con discrezione, con un’espressione stanca ma un’aria soddisfatta,” scrive Violet nella sua autobiografia. “Non mancava mai di fermarsi per una parola allegra, il suo unico rammarico era che ci stessimo ‘allontanando da casa’. Conoscevamo tutti l’amore che nutriva per la sua casa irlandese e sospettavamo che desiderasse tornare alla pace della sua atmosfera per un meritato riposo e per dimenticare per un po’ la progettazione navale.” Violet afferma anche di essere stata amica del violinista scozzese Jock Hume, uno dei pochi lavoratori della nave che identifica con il suo nome completo.

Il naufragio del Titanic

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Il canotto D, l’ultima scialuppa lanciata con successo dal Titanic, 15 aprile 1912. Foto di un passeggero del Carpathia.

Nel corso del viaggio, nei momenti di calma dopo le lunghe ore di servizio, diventa sua abitudine prendere una boccata d’aria fresca sul ponte prima di ritirarsi per la notte. Lo fa anche la sera di domenica 14 aprile, della quale ricorda il sole luminoso e il clima particolarmente freddo, che le rende piacevole il ritorno al tepore degli ambienti interni, copiosamente illuminati da centinaia di lampade elettriche.

Quella fatidica sera, prima di coricarsi, Violet ritrova una copia di una preghiera ebraica tradotta in inglese che le ha regalato un’anziana irlandese. Dopo essersi sistemata nella sua cuccetta, la legge e la mostra anche alla sua compagnia di stanza, probabilmente la cameriera Elizabeth Leather. Formulata in un linguaggio piuttosto ermetico, la preghiera dovrebbe proteggere chi la recita dal fuoco e dall’acqua. Da devota cattolica, che porta sempre un rosario nel grembiule dell’uniforme da cameriera, Violet crede profondamente nel potere della preghiera. È così che la collisione la sorprende: piacevolmente assonnata dopo una giornata di frenetico lavoro, ma non completamente addormentata.

Alle 23:40 di quella notte terribile sente un rumore basso, poi uno scricchiolio lacerante. L’iceberg sta strisciando contro la fiancata di tribordo del Titanic, aprendo una serie di falle per una lunghezza di 90 metri sotto la linea di galleggiamento. In un primo momento, quando gli steward e le cameriere vengono svegliati di soprassalto, Violet pensa a un’esercitazione: dopotutto, l’“inaffondabile” Titanic non può certo essere in pericolo di inabissarsi. Ben presto, tuttavia, la realtà diventa chiara e Violet viene portata sul ponte lance, il più alto della nave, con indosso un giubbotto di salvataggio, per mostrare agli altri passeggeri – soprattutto quelli che non parlano inglese – come comportarsi durante l’emergenza.

Infine, Violet viene imbarcata sulla scialuppa di salvataggio numero 16, una delle ultime a lasciare la nave. Nelle sue memorie ricorda che, appena prima che la fragile imbarcazione venga calata, qualcuno le mette un neonato tra le braccia. Meno di tre ore dopo aver udito l’impatto con l’iceberg, quindi, la venticinquenne hostess di bordo si ritrova alla deriva su una scialuppa di salvataggio e guarda con orrore il grande transatlantico scomparire sotto la superficie gelida dell’Atlantico settentrionale. “Sicuramente è tutto un sogno”, continua a pensare. Ma non lo è. Dopo otto ore sulla scialuppa, alle prime luci del 15 aprile, Violet e gli altri sopravvissuti vengono recuperati dalla Carpathia, la nave più vicina ad aver risposto ai disperati SOS inviati dai marconisti del Titanic. Mentre è in piedi sul ponte della nave di soccorso, il bambino che le era stato affidato prima di lasciare il Titanic le viene strappato dalle braccia da una donna sconosciuta.

Il naufragio del Britannic

Britannic a colori
Fotografia (in seguito ricolorata) del HMHS Britannic durante la Prima guerra mondiale.

Si potrebbe supporre che due disastri marittimi siano sufficienti a far perdere a chiunque ogni desiderio di lavorare a bordo di una nave da crociera. Ma Violet Jessop non è una donna qualunque. Allo scoppio della Prima guerra mondiale nel 1914, l’intraprendente e coraggiosa cameriera si offre volontaria come infermiera. Dopo un periodo trascorso negli ospedali militari sulla terraferma, eccola di nuovo a bordo di una nave della White Star Line: l’HMHS Britannic. L’ultima delle navi della Olympic Class è stata requisita dall’Ammiragliato nel 1915 per fungere da nave ospedale e trasportare i feriti della disastrosa campagna di Gallipoli, in Turchia, dalla Grecia all’Inghilterra.

Durante il suo quarto viaggio, il 16 novembre 1916, il Britannic urta una mina tedesca al largo dell’isola greca di Kea. L’esplosione fa allagare la nave e la fa inclinare su un fianco, portandola sul fondo del Mar Egeo in soli 55 minuti. Violet e i colleghi dell’equipaggio si radunano sul ponte, in attesa dell’ordine del capitano di abbandonare la nave. Anche se l’ordine non verrà mai ufficialmente impartito, le scialuppe di salvataggio iniziano a essere calate. Quella di Violet, però, viene trascinata in un gorgo dalle eliche ancora in funzione del transatlantico agonizzante. L’acqua si tinge di rosso, mentre uomini, donne e scialuppa vengono fatti a pezzi dagli enormi motori.

Violet si getta prontamente in mare, ma viene risucchiata sotto la chiglia, riportando una grave frattura cranica e un profondo taglio a una gamba. Per la seconda volta in quattro anni, Violet assiste alla scomparsa di uno dei grandi transatlantici della White Star Line sotto le onde. Più tardi, a bordo di un cacciatorpediniere britannico giunto in soccorso dei superstiti, vede due volti familiari chini su di lei: due medici accanto ai quali si era inginocchiata a messa quella mattina presto. Anni dopo, Violet attribuirà la sua salvezza alla sua folta chioma ramata: andando dal medico a causa dei suoi numerosi mal di testa, scoprirà solo allora che sono dovuti al fatto che l’incidente del Britannic le ha procurato una grave frattura cranica.

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I sopravvissuti al naufragio del Britannic a bordo del cacciatorpediniere HMS Scourge, 21 novembre 1916.

La vita dopo le disavventure

Violet Jessop trascorre i tre anni successivi al naufragio del Britannic a riprendersi dalle ferite. Nel frattempo, la Prima guerra mondiale giunge alla sua conclusione e i transatlantici riprendono ad attraversare l’Atlantico in un clima di pace. Nel 1920, anche Violet torna in servizio, imbarcandosi sull’Olympic, restaurato dopo il servizio militare. Nel 1923, sposa John James Lewis, suo collega alla White Star Line. Il matrimonio è breve e burrascoso e i due si separano meno di un anno dopo, senza aver avuto figli.

Dopo i primi e movimentati sei anni della sua carriera, Violet continua a lavorare come cameriera fino al pensionamento nel 1950, all’età di 63 anni. A quel punto, si ritira in un cottage del XVI secolo con il tetto di paglia a Great Ashfield, nel Suffolk, ma riempie la sua casa di ricordi dei suoi quarantadue anni in mare. Ormai vicina agli ottant’anni, Violet riceve una misteriosa telefonata, non a caso durante una notte tempestosa. All’altro capo del filo c’è una donna, che le chiede se sia stata lei a salvare un neonato la notte in cui il Titanic è affondato. Violet conferma l’informazione. La donna ride e le dice di essere lei la bambina di cui Violet si è presa cura.

Quando racconterà l’accaduto al suo amico e biografo, John Maxtone-Graham, lui penserà che si sia trattato di uno scherzo da parte di uno dei bambini della cittadina in cui vive Violet, ma la nostra eroina risponderà: “Tu sei il primo a cui racconto questa parte della storia”. I registri riportano che l’unico neonato a bordo della scialuppa numero 16 è As’ad Tannūs, noto anche come Assad Thomas, che però è stato affidato a Edwina Troutt e in seguito riunito alla madre sul Carpathia. Tannūs è morto il 12 giugno 1931, quindi non è possibile che sia stato lui a telefonare a Violet Jessop due decenni dopo. La nostra straordinaria eroina scompare, infine, per insufficienza cardiaca congenita nel 1971, all’età di 83 anni.

Gli altri “inaffondabili”

Molti ignorano che Violet Constance Jessop non è l’unica a essere sopravvissuta a più di un naufragio di navi della Olympic Class. Anche il fuochista Arthur Priest è stato a bordo di tutte e tre le navi; non solo è sopravvissuto per raccontare la sua incredibile storia, ma è scampato anche all’affondamento della SS Donegal durante la Prima guerra mondiale e ad altre due gravi collisioni.

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Il fuochista Arthur Priest, sopravvissuto a quattro naufragi: RMS Titanic, RMS Alcantara, HMHS Britannic e SS Donegal.

Tra l’equipaggio del Titanic c’è anche la vedetta Archie Jewell. Sopravvissuto al Titanic e al Britannic, purtroppo Archie è scomparso nell’affondamento della SS Donegal, colpita da un siluro tedesco durante la Prima guerra mondiale.

Fonti

  • Violet Jessop, Titanic Survivor: The Newly Discovered Memoirs of Violet Jessop who Survived Both the Titanic and Britannic Disasters, Sheridan House, 2004.
  • Hugh Brewster, Le luci del Titanic, Piemme, 2012
  • Walter Lord, Titanic. La vera storia, Garzanti, 1998.
  • Claudio Bossi, Titanic. Storia, leggenda e superstizioni sul tragico primo e ultimo viaggio del gigante dei mari, De Vecchi, 2024.
  • Simon Mills, Olympic Titanic Britannic: The anatomy and evolution of the Olympic Class, Adlard Coles, 2022.
  • Tad Fitch, On a Sea of Glass: The Life & Loss of the RMS Titanic, Amberley Publishing, 2015.
  • Gareth Russell, The ship of dreams: The Sinking of the “Titanic” and the End of the Edwardian Era, William Collins, 2020.
  • https://www.encyclopedia-titanica.org/titanic-survivor/violet-constance-jessop.html
  • https://www.titanicdiclaudiobossi.com/

Documentari consigliati sul tema

  • Focus, Miss Inaffondabile: https://www.youtube.com/watch?v=WfScHtjCkUE

Consigli di lettura: clicca sul titolo e acquista la tua copia!

  • Violet Jessop, Titanic Survivor: The Newly Discovered Memoirs of Violet Jessop who Survived Both the Titanic and Britannic Disasters, Sheridan House, 2004.
  • Hugh Brewster, Le luci del Titanic, Piemme, 2012.
  • Walter Lord, Titanic. La vera storia, Garzanti, 1998.
  • Claudio Bossi, Titanic. Storia, leggenda e superstizioni sul tragico primo e ultimo viaggio del gigante dei mari, De Vecchi, 2024.
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Tags: Belle Epoque
Jessica Ravanelli

Jessica Ravanelli

Dopo la Laurea triennale in Relazioni internazionali presso l'Università degli Studi di Milano, ha conseguito la Laurea magistrale in Marketing e Comunicazione d'Impresa, sempre a Milano. Attualmente studia Scrittura creativa ed Editing, e spera di pubblicare presto i suoi romanzi storici. Appassionata di storia fin da bambina, ha un interesse particolare per la storia anglosassone, le biografie reali e la storia del Titanic.

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