L’arresto di Valerio Fioravanti, leader dei Nuclei Armati Rivoluzionari

Il 5 febbraio 1981 a Padova viene arrestato Valerio Fioravanti, leader dei Nar, i Nuclei armati rivoluzionari, poche ore dopo un conflitto a fuoco con le forze dell’ordine in cui muoiono i carabinieri Enea Codotto e Luigi Maronese. SCOPRI LA SEZIONE APPROFONDIMENTI

Fioravanti fin da bambino apparve in alcuni caroselli pubblicitari. Proseguì la carriera da attore che gli diede un’enorme notorietà alla fine degli anni ’60 con la partecipazione in serie televisive e in alcuni film spaghetti western.

La militanza politica

Intorno al 1972, incominciò la militanza politica nei gruppi giovanili del Movimento Sociale Italiano, non per passione politica ma per stare vicino al fratello più piccolo Cristiano.
Assieme ad altri militanti, i fratelli Fioravanti presero parte a piccoli e grandi episodi di violenza nei cortei e nelle strade contro i militanti di sinistra.
Dopo i primi anni di attivismo politico, la politica sempre più conservatrice dell’apparato dell’MSI li portò, assieme a una parte del movimento giovanile neofascista, verso una politica maggiormente interventista che li avrebbe spinti, di li a poco, a diventare terroristi.
Nel 1977 decise di abbracciare la lotta armata fondando i NAR, sodalizio con cui sarà protagonista di una stagione di violenze terminata solo con il suo arresto.

I NAR

Il gruppo originario dei NAR nacque verso la fine del 1977 intorno alla sede del Movimento Sociale Italiano di Monteverde, a Roma, e comprendeva: Valerio, suo fratello CristianoFranco AnselmiAlessandro Alibrandi. Subito a ridosso delle prime azioni, si unì a loro anche Francesca Mambro, una militante neofascista frequentatrice della sede romana del FUAN di via Siena, nel quartiere Nomentano, che da lì a breve, divenne la sua fidanzata e poi la moglie.

I NAR segnarono un punto di svolta nell’ambito dell’eversione nera. Si cominciò a mettere in discussione

  • l’immobilismo dell’Msi,
  • il passato golpista e stragista degli altri gruppi neofascisti (Ordine NuovoAvanguardia NazionaleOrdine Nero, ecc.),
  • le logiche di sterile contrapposizione ai giovani militanti di sinistra.

Si esaminò la concreta possibilità di intraprendere un percorso di lotta armata capace di destabilizzare la struttura portante dello Stato riprendendo la lezione dei gruppi eversivi della sinistra extraparlamentare. Per la prima volta nella destra eversiva, i NAR avrebbero impugnato apertamente le armi contro lo Stato.

L’ideologia dei NAR

I NAR rinunciarono ad una struttura ben definita e un’organizzazione stabile e gerarchicamente rigida. Furono, piuttosto, una sorta di sigla aperta messa a disposizione dello spontaneismo armato. Un movimento identitario nel quale transitarono, nel corso del tempo, diversi militanti provenienti dalla galassia dell’estrema destra fascista.

Contrariamente al resto dei movimenti dell’eversione di destra, i NAR si staccarono dal Movimento Sociale Italiano. Perseguirono una strada assolutamente differente che li portò a riconoscere ben presto l’importanza dell’abbandono delle ideologie contrapposte e del tentativo di superare l’aspra contrapposizione tra destra ed sinistra. Ciò portava alla violenza armata tra le due opposte fazioni radicali, tipica di quel periodo e figlia dell’estremizzazione della dialettica politica. L’obiettivo primario del gruppo divenne portare a termine una vera e propria lotta contro il potere costituito, ossia contro lo Stato, attraverso lo spontaneismo armato.

L’arresto di Fioravanti

Il 5 febbraio 1981 Valerio, insieme ad altri militanti NAR (il fratello Cristiano, Francesca Mambro, Gigi Cavallini, Giorgio Vale e Gabriele De Francisci) stavano tentando di ripescare un borsone di armi nel canale Scaricatore, alla periferia di Padova. Durante l’operazione, però, una pattuglia di Carabinieri scoprì il gruppo.

Ne nacque un violento conflitto a fuoco al termine del quale Valerio, simulando la resa e approfittando di una distrazione dei militi, sparò uccidendo i due militari: Enea Codotto di 25 anni e Luigi Maronese di 23 anni. Prima di essere uccisi, i Carabinieri riuscirono a colpire lo stesso Fioravanti. Gravemente ferito a entrambe le gambe, fu riportato dal resto del gruppo nell’appartamento usato come base e, poco dopo, arrestato.

Processato e riconosciuto colpevole di diversi reati, tra cui l’omicidio di 93 persone (85 nella strage di Bologna, da lui negata, più altri 8, di cui 4 come esecutore materiale con altri, di cui si assunse la piena responsabilità e colpevolezza). Venne condannato, complessivamente, a 8 ergastoli, 134 anni e 8 mesi di reclusione. Nell’aprile del 2009, è tornato a essere un uomo libero.

 

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