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Una giornata particolare: il viaggio di Hitler in Italia

Il 3 maggio del 1938 Adolf Hitler giunge in Italia in visita ufficiale. Durante la sua permanenza nella penisola il Fuhrer del Terzo Reich fa tappa a Roma, Napoli e Firenze. Il 6 maggio è il giorno della solenne parata militare in onore dell'ospite tedesco ed è proprio questo l'evento che fa da sfondo alle vicende di  "Una giornata particolare", il celebre film di Ettore Scola.

di Mirko Muccilli
3 Maggio 2026
TEMPO DI LETTURA: 7 MIN
Roma in attesa della visita di Hitler in un disegno di Vellani Marchi

Roma in attesa della visita di Hitler in un disegno di Vellani Marchi

CONTENUTO

  • Il viaggio di Hitler in Italia: 3-9 maggio 1938
  • Una giornata particolare, trama
  • Vita quotidiana: Antonietta e Gabriele, due solitudini a confronto
  • Una giornata particolare, cast
  • Una giornata particolare, curiosità
  • Elementi storici nel film
  • Lo stile cinematografico di Scola
  • La radio, voce costante del fascismo
  • Una giornata particolare, scena finale

“Piangere si può farlo anche da soli ma per ridere bisogna essere in due“.

Gabriele (Marcello Mastroianni)

Il viaggio di Hitler in Italia: 3-9 maggio 1938

La visita di Adolf Hitler in Italia si svolge dal 3 al 9 maggio del 1938. Alle ore 20.30 del 3 maggio il treno speciale del Fuher arriva a Roma, alla stazione Ostiense, dove lo attendono il re Vittorio Emanuele III, Benito Mussolini e il conte Galeazzo Ciano. Attraversando le strade della capitale fastosamente adornate per l’occasione dal segretario del Partito Nazionale Fascista (PNF) Achille Starace, il corteo di carrozze reali accompagna gli ospiti al Quirinale. Il giorno seguente, dopo una visita al Pantheon e all’altare della Patria, i due dittatori si recano ad un pranzo di gala offerto dal sovrano, al quale partecipano circa duecento persone.

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Mussolini, Hitler, Vittorio Emanuele III a Roma

Seguono il 5 maggio una rivista navale a Napoli e il 6 la parata militare a Roma. Il viaggio nella penisola si conclude il 9 dopo una breve sosta a Firenze. Il clima generalmente cordiale che accompagna il soggiorno italiano di Hitler è, però, intaccato dalla freddezza, che non passa inosservata, del re il quale è determinato nel voler esercitare fino in fondo il ruolo di capo di Stato, senza capire, come scriverà più tardi Mussolini, che “Hitler voleva soprattutto visitare la Roma del Duce“.

Il sovrano, inoltre, non nasconde ai propri intimi la sua impressione personale che il Fuhrer sia una sorta di “degenerato psicofisico” dedito alle droghe e all’alcool. Dal canto loro i capi nazisti lo ricambiano con battute altrettanto velenose sulla sua statura; pare che il ministro della propaganda Joseph Goebbels passando davanti al trono abbia esclamato: “Quello lì è troppo piccolo, metteteci sopra il Duce“.

Hitler vorrebbe sempre Mussolini al fianco durante le parate, ma il duce tende a defilarsi e a distrarsi con altre personalità presenti. L’ospite deve constatare, toccandolo con mano e con un certo disappunto, che in Italia il capo di Stato non è il suo fidato amico ma il re di bassa statura, figlio, nipote e pronipote di quei sovrani di casa Savoia che hanno contribuito a fare l’Italia una e indipendente.

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Dal punto di vista dei risultati politici la visita in Italia si conclude con un nulla di fatto. Mentre Hitler e i suoi collaboratori cercano di affrontare specifiche questioni politiche, mirando a raggiungere un trattato di alleanza militare, Mussolini e Galeazzo Ciano divagano sulle diverse questioni, sottraendosi a qualsiasi possibile trattativa. Per questo sono anche aiutati dal programma ufficiale, talmente denso di impegni da lasciare ben poco spazio a colloqui privati.

Una giornata particolare, trama

I protagonisti del film sono: Antonietta, casalinga, madre di sei figli e fervente fascista, e Gabriele, un ex radiocronista dell’EIAR (Ente Italiano per le Audizioni Radiofoniche). I due si conoscono il 6 maggio 1938, giorno della storica parata militare in onore di Adolf Hitler a Roma. Mentre l’intero caseggiato romano si svuota per recarsi con spirito entusiasta all’evento, Antonietta rimane a casa a svolgere le proprie mansioni.

Nella palazzina semi-deserta la donna si accorge della presenza di un uomo nell’appartamento di fronte al suo, al quale chiede aiuto per riprendere l’uccello domestico scappato dalla finestra. Gabriele, che fino ad un attimo prima stava meditando il suicidio, aiuta la sua vicina e, improvvisamente sollevatosi d’animo per quella visita inaspettata, inizia a scherzare con lei. Tra i personaggi nasce una strana complicità che li spinge a trascorrere insieme l’intera giornata nel corso della quale è onnipresente in sottofondo la voce del radiocronista che commenta le varie fasi della parata militare.

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Una giornata particolare: Sophia Loren e Marcello Mastroianni.

Vita quotidiana: Antonietta e Gabriele, due solitudini a confronto

Il 6 maggio 1938, giorno in cui è ambientato il film, rappresenta uno dei momenti più emblematici della propaganda del regime fascista: la visita di Adolf Hitler a Roma, accolto da Benito Mussolini con una spettacolare parata. Mentre la città si riempie di bandiere, gente euforica e celebrazioni, “Una giornata particolare” sceglie di raccontare ciò che accade lontano dai riflettori. Ettore Scola ribalta così la prospettiva tradizionale: invece di mostrare il potere nella sua dimensione pubblica, lo osserva nei suoi effetti sulla vita privata. Il risultato è un racconto che svela il volto più silenzioso e pervasivo del fascismo, fatto di solitudine, controllo e conformismo.

I protagonisti del film incarnano due forme diverse di emarginazione. Antonietta è una donna completamente assorbita dal ruolo di madre e moglie, educata a identificare la propria realizzazione con il modello diffuso dal regime. Gabriele, al contrario, è un ex radiocronista escluso dalla società a causa della sua omosessualità e delle sue posizioni non allineate con le direttive provenienti dai vertici. Il loro incontro mette in luce una verità profonda: pur vivendo condizioni diverse, entrambi sono vittime dello stesso sistema che mostra il suo volto oppressivo. La loro relazione, breve ma intensa, diventa uno spazio di autenticità in cui emergono fragilità, desideri e consapevolezze normalmente repressi.

Una giornata particolare, cast

Il film, prodotto nel 1977, vede alla regia Ettore Scola, uno dei registi italiani più amati e apprezzati, il quale è autore insieme a Ruggero Maccari e Maurizio Costanzo anche del soggetto e della sceneggiatura. A calarsi nella parte dei protagonisti della pellicola sono due giganti del cinema italiano: Marcello Mastroianni e Sophia Loren premiata con il David di Donatello, il Nastro d’Argento e il Globo d’oro. Tra gli altri interpreti è presente anche Alessandra Mussolini, nella parte di Maria Luisa, una dei sei figli di Antonietta. Il responsabile delle musiche è Armando Trovajoli mentre la fotografia è affidata a Pasqualino De Santis.

Una giornata particolare, curiosità

  • Il film  è stato quasi interamente girato a Roma in una delle case di Viale XXI Aprile, i cosiddetti palazzi Federici, il più grande edificio di case popolari costruito in Italia negli anni trenta. Nello stesso stabile è stato girato anche il film Romanzo di un giovane povero.
  • Ettore Scola e Ruggero Maccari, legati da una profonda amicizia, lavoravano insieme già da tanti anni. Per il primo l’idea iniziale era di ambientare il film durante un derby calcistico degli anni ’70, mentre per Maccari l’obiettivo prioritario era che fosse ambientato durante il fascismo.
  • Le riprese del film durarono circa otto settimane, tra il novembre 1976 e il gennaio 1977 e la pellicola viene presentata a Cannes nel maggio dello stesso anno mentre l’uscita nelle sale italiane avvenne nell’agosto del 1977.
  • Il responsabile della fotografia De Santis ha ricordato successivamente le divergenze tra la regia e la produzione riguardo all’uso del colore, risolte alla fine da un compromesso: la pellicola è stata infatti desaturata per dare un effetto di colore spento che rimandasse al periodo.

Elementi storici nel film

I primi minuti della pellicola si aprono con il cinegiornale dell’epoca che mostra l’arrivo di Hitler alla stazione Ostiense di Roma e la calorosa accoglienza riservata a lui e alla sua cerchia. Questo, però, è solo il primo elemento storico presente all’interno del film. Il celebre piano sequenza iniziale, della durata di 10 minuti, presenta l’ambiente domestico di una famiglia “modello” fascista negli anni trenta e il momento in cui il palazzo si svuota per accorrere all’evento vuole rimarcare il fatto che quelli sono gli anni di maggior successo per il fascismo: sono “gli anni del consenso“, come li ha definiti lo storico Renzo De Felice.

Altri chiari riferimenti che sono presenti nel lungometraggio e che rimandano a quel periodo sono: l’introduzione del saluto romano in sostituzione della stretta di mano considerata anti-igienica, l’abolizione del “lei” sostituito dal “voi“, la divisa dei Figli della Lupa; lo stesso Scola, inquadrato nella parata come Figlio della Lupa, aveva partecipato quel giorno allo storico evento. Il personaggio di Gabriele è ispirato a Nunzio Filogamo un presentatore della radio, anche egli omosessuale, costretto in quegli anni ad andare in giro con addosso un certificato in cui si attestava che non era un pederasta.

Per quel che riguarda le musiche, invece, il famoso brano di rumba utilizzato in una delle scene del film pare sia stato voluto da Marcello Mastroianni mentre il resto delle fonti sonore che accompagnano i protagonisti sono vere e proprie fonti storiche: la radiocronaca dell’evento, i canti fascisti del periodo e l’Inno del Partito Nazionalsocialista, meglio ricordato come Horst Wessel Lied.

Lo stile cinematografico di Scola

Uno degli elementi più significativi del film è la scelta stilistica di limitare quasi completamente l’azione a un unico spazio: il palazzo in cui vivono i protagonisti. Questa ambientazione chiusa contribuisce a creare un senso di isolamento e oppressione, riflettendo la condizione interiore dei personaggi. Anche la fotografia, caratterizzata da toni spenti e polverosi, rafforza l’atmosfera malinconica e sospesa. Scola evita spettacolarità e grandi scene di massa, concentrandosi invece sui dettagli quotidiani e sui silenzi, che diventano strumenti fondamentali per raccontare l’intimità e la tensione emotiva.

La radio, voce costante del fascismo

Nel film, la radio svolge un ruolo centrale all’interno della trama del film pur restando sempre fuori campo. Attraverso le sue trasmissioni, lo spettatore percepisce la grandiosità dell’evento storico senza mai vederlo direttamente. Questo espediente narrativo non è casuale: la radio diventa il simbolo della propaganda fascista, una presenza continua che invade lo spazio domestico e condiziona la percezione della realtà. In contrasto con il silenzio e l’intimità dell’incontro tra Antonietta e Gabriele, la voce ufficiale del regime appare distante, impersonale e onnipresente.

Una giornata particolare, scena finale

Nonostante il profondo legame che nasce tra i due protagonisti, il film si conclude senza offrire una vera via di fuga; la pellicola si caratterizza per essere un racconto lucido e disincantato di una presa di coscienza. La giornata finisce e con essa anche quel breve momento di autenticità e comprensione reciproca. Antonietta è destinata a tornare alla sua vita di sempre, mentre Gabriele viene definitivamente allontanato.

Nella sequenza finale, infatti, il protagonista viene prelevato a casa da agenti fascisti per essere portato al confino (“accompagno” usando la terminologia dell’epoca). La musica di quest’ultima scena è una brillante idea di Scola e di Trovajoli: il brano di rumba viene sovrapposto all’inno nazista. Tale scelta aumenta notevolmente l’effetto drammatico della scena trasmettendo allo spettatore tristezza e malinconia; gli stessi Scola e Trovajoli hanno affermato di essere rimasti entrambi commossi e colpiti dall’effetto creato.

Consigli di lettura: clicca sul titolo e acquista la tua copia!

  • George Mosse, Sessualità e nazionalismo. Mentalità borghese e rispettabilità, Laterza, 1996.
  • Franco Cardini, Roberto Mancini, Hitler in Italia. Dal Walhalla a Pontevecchio, maggio 1938, Il Mulino, 2020.
Letture consigliate
Tags: Fascismo
Mirko Muccilli

Mirko Muccilli

Ha conseguito la laurea magistrale in Scienze Storiche. Medioevo, Età Moderna, Età Contemporanea presso l'Università degli studi di Roma La Sapienza, con tesi di laurea in Storia Contemporanea dal titolo "Abortire o partorire? La questione dei figli del nemico durante la Grande Guerra" e, successivamente, il Master di II livello "Esperto in comunicazione storica: televisione e multimedialità'" presso l'Università degli studi di Roma Tre. Ha collaborato con il programma televisivo di Rai Storia "Il tempo e la storia" e con il portale ministeriale "14-18 Documenti e immagini della Grande guerra". Ha svolto per diversi anni attività di documentazione televisiva per la Rai. E' docente nelle scuole superiori e periodicamente svolge attività di ricerca storica. Caporedattore di Fatti per la Storia, gestisce la linea editoriale e cura i rapporti con l'esterno.

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