CONTENUTO
La creazione del Tribunale Rivoluzionario
Per arrivare alla creazione del Tribunale Rivoluzionario francese, bisogna capire brevemente cosa è accaduto nella Francia alle fine del XVIII° Secolo. Dopo l’apertura degli Stati Generali e della Presa della Bastiglia del 14 luglio 1789, l’abolizione dei privilegi, l’emanazione della carta dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino, la marcia delle donne a Versailles per chiedere pane e il ritorno a Parigi della famiglia reale e della corte assente ormai dalla capitale da centocinquant’anni. Nel 1791 viene votata la Costituzione civile del Clero e il 21 giugno il tentativo di fuga della famiglia reale verso il Belgio colta in fragrante poi a Varennes e riportata sotto la scorta del Generale Lafayette a Parigi.
Il re e i monarchici per poter ristabilire il loro potere in Francia e spazzare via i nuovi decreti e i deputati, decisero di farsi aiutare dalla coalizione antifrancese composta da: Austria, Prussia e Inghilterra dichiarando loro guerra, in questo modo le potenze europee con l’ausilio degli emigrati francesi e dei Generali corrotti sarebbero riusciti ad entrare a Parigi e ristabilire la monarchia assoluta. Perciò, il 20 aprile 1792 la Francia entrò ufficialmente in guerra contro la coalizione.
La caduta della Monarchia e il processo a Luigi XVI
Il 10 agosto dello stesso anno, ci fu la presa delle Tuileries con la conseguente caduta della monarchia e reclusione del re e della sua famiglia nella prigione del Tempio, ed il mese successivo il 21 settembre, viene instaurata Repubblica. Con la scoperta dell’armadio di ferro fatto costruire da Luigi XVI, contenenti documenti e corrispondenze controrivoluzionarie, dopo le prove schiaccianti delle manovre contro il popolo francese, la Convenzione decide di processare il sovrano francese nel dicembre del 1792.
Il processo dura alcune settimane e poi arriva il verdetto finale, cioè la condanna a morte di Luigi XVI per alto tradimento. Il paese minacciato violentemente ai confini dalla coalizione e dalla guerra civile interna (Vandea, Tolone, Nimes e Lione), la giovane Repubblica sta temendo per la sua sopravvivenza. I processi sono aperti al pubblico e ai giornalisti. I giudici sono ora eletti dalla Convenzione (Non più da magistrati nominati dal potere politico del Re in base alla fedeltà ed alla fiducia che il sovrano riponeva in essi) gli imputati invece, ottengono il diritto di essere difesi gratuitamente in caso di mendicità.
La pena di morte venne persino discussa in Assemblea. La pena capitale non viene abolita, il metodo di esecuzione, però, si trasforma: la ghigliottina viene inventata dal medico gesuita Joseph-Ignace Guillotin per eliminare le sofferenze precedentemente causate dall’impiccagione o dall’ascia. La legge viene riformata per iscritto al fine di proteggere i cittadini dalle ingiustizie, dalla sfera familiare alla società nel suo insieme. Istituito il 10 marzo 1793, il «Tribunale Penale Straordinario» deve giudicare i più importanti crimini politici. Inizia così il periodo conosciuto come il «Terrore».
Cerchiamo di essere terribili per evitare che il popolo sia terribile
Questa famosa frase di Georges Danton si rifà all’idea di voler spezzare il ciclo della vendetta e contenere i rischi degli eccessi: spetta allo Stato, nell’ambito della legge, e non ai singoli, rendere giustizia. Dal 13 marzo la Convenzione procede all’elezione del Pubblico Ministero e dei suoi sostituti. Sono nominati: come Pubblico Ministero, l’avvocato Louis-Joseph Faure che aveva svolto le stesse funzioni presso il tribunale penale del dipartimento di Parigi; sostituti: Antoine-Quentin Fouquier-Tinville, sostituto del precedente nel tribunale penale, e Jean-Baptiste Lescot-Fleuriot, un attivista belga rifugiatosi a Parigi, beneficiario della protezione di Robespierre.
Faure, però, rifiuta il ruolo e al suo posto viene nominato Fouquier-Tinville. Quest’ultimo entra in carica e viene ricordato ancora oggi come «il terribile accusatore pubblico» che ha il diritto di vita e di morte sugli imputati. Ma ora si può notare che queste asserzioni non sono del tutto vere, anzi! I reati sono definiti con precisione e ad essi sono associate pene proporzionate. I cittadini devono essere uguali davanti alla legge, che ora è scritta e applicabile contro tutti. Nella gran maggioranza dei processi del tribunale di Parigi, una volta emesso il mandato d’arresto, l’individuo che ne è oggetto viene rinchiuso in un carcere.

Pochi giorni dopo la carcerazione, viene portato in tribunale, dove, alla presenza di un giudice, il pubblico ministero (il più delle volte uno dei suoi sostituti) e il cancelliere, viene sottoposto ad un interrogatorio al termine del quale viene nominato un difensore se ne è sprovvisto. Spesso e volentieri il ruolo di difensore dell’accusato viene svolto dal celebre avvocato d’ufficio di fede monarchica, Claude François Chauveau Lagarde, legale di Charlotte Corday (l’assassina di Marat), la regina di Francia Maria Antonietta, Madame Elisabeth, sorella di Luigi XVI, i Girondini, Madame Du Barry e la girondina Madame Roland. Oltre alla scelta di un difensore, al processo possono essere chiamati testimoni. I giurati deliberano e pronunciano le loro conclusioni ad alta voce.
Una volta che l’imputato viene fermato con un mandato d’arresto e imprigionato, viene poi tradotto in Tribunale e interrogato dal Presidente. Se dalle risposte dell’imputato si ritiene che non sussista motivo di procedere, si trasmette alla Camera di Consiglio dove il tribunale, riunito alla presenza del pubblico ministero, dichiara di non dare seguito all’accusa, ordinando così la scarcerazione dell’accusato. Se invece, le risposte di quest’ultimo sembrano giustificare il reato che gli è attribuito, questo interrogatorio necessita poi da base per redigere l’accusa.
Lo svolgimento dei processi del Tribunale rivoluzionario di Parigi
I processi avvengono nella Sala della Liberté, in fondo, sulla parete, sono posti su piedistalli i busti di Bruto e dei defunti martiri della Rivoluzione: Marat e Lepeletier. La scrivania del Presidente è situata su una piattaforma leggermente rialzata. Egli siede al centro, circondato dai suoi giurati, con in capo i famosi cappelli piumati neri. Di fronte a lui, in fondo, il tavolo dell’Accusatore Pubblico (Odierno Pubblico Ministero). A sinistra del Presidente, i giurati; a destra, il(i) difensore(i).
Dietro queste personalità, ci sono le tribune dove siedono gli imputati, alcuni dei quali, data la loro importanza, hanno diritto ad una poltrona (come nel caso della Regina Maria Antonietta). Una balaustra separa l’area del tribunale dall’area pubblica. L’imputato appare a mani libere, assistito dai suoi difensori, il Presidente lo interroga sul suo: nome, età, professione, ecc., e lo avverte di stare attento a tutto ciò che accadrà. L’impiegato legge l’atto di accusa e il presidente dice all’accusato: «Questo è ciò di cui sei accusato. Sentirai le accuse che verranno mosse contro di te.»
I testimoni depongono uno dopo l’altro le loro dichiarazioni. Quando l’elenco dei testimoni è esaurito e ciascuno di essi ha reso la propria deposizione, prende la parola l’Accusatore pubblico che riassume l’accusa. Poi la parola viene data al difensore. Il Presidente a sua volta riassume il caso, espone gli argomenti della difesa e quelli dell’accusa; poi pone una serie di domande su cui la giuria può deliberare e manda fuori dalla sala l’imputato. I giurati si ritirano nella sala delle deliberazioni. Mentre le domande vengono esaminate dalla giuria, la Corte rimane al suo posto in aula.
Una volta terminate le deliberazioni dei giurati, suona una campana che annuncia che sono pronti ad annunciare i risultati delle loro votazioni sulle domande loro sottoposte. Entrano nella stanza e, ad alta voce, ciascuno fa la propria dichiarazione individualmente. A questo punto viene ripresentato l’imputato. Il presidente lo informa della dichiarazione della giuria nei suoi confronti. Il pubblico ministero trae le sue conclusioni per l’applicazione della legge. I giudici poi votano, cominciando dal più giovane, ed esprimono ad alta voce il loro parere, il Presidente comincia la lettura del testo della legge e pronuncia il giudizio di assoluzione o di condanna. L’imputato, una volta condannato, viene riportato alla Conciergerie in attesa della condanna.
Il Presidente e il Cancelliere firmano il verbale dell’udienza e la seduta viene aggiornata. Una volta messi gli ingranaggi, il nuovo meccanismo giudiziario viene chiamato a funzionare per diciassette mesi consecutivi: dal 29 marzo 1793, giorno della prima udienza, fino al 27 luglio 1794. Potremmo distinguere tre epoche a cui corrispondono tre presidenze, nella prima (aprile-luglio 1793) il presidente Jacques Bernanrd Montané, avvocato di Tolosa, il quale, eletto terzo giudice della Corte, ne diviene Presidente perché i primi due eletti, uno dopo l’altro, rifiutano tale incarico.
Montané privo di autorità, si lascia condurre dagli accusati, facendo sì che i dibattiti si prolunghino all’infinito. Il più eclatante è nel processo contro Charlotte Corday, volendo salvarla dalla Ghigliottina, falsifica una delle domande poste alla giuria. Denunciato al Comitato di Pubblica Sicurezza e da Fouquier-Tinville, Montané viene licenziato e mandato in prigione (30 luglio 1793). Rimanendo in cella fino al 9 Termidoro. Al suo posto viene nominato, il 28 agosto successivo, su raccomandazione di Robespierre in quanto suo concittadino e giudicato come collega onesto, il Presidente del tribunale penale del Pas-de-Calais, Joseph Martial Herman.

Quest’ultimo ha un modo calmo e dignitoso di presiedere le sessioni (fu lui a occupare la presidenza durante i processi contro Maria Antonietta e i Girondini), sa imporsi e farsi rispettare dagli stessi accusati. Di fronte al rapido deterioramento della situazione del paese, le reali possibilità di difendere la sua causa sono sempre più scarse, la repressione aumenta e la giustizia rivoluzionaria diventava più esecutiva. Il 17 settembre 1793 viene adottata le leggi dei sospetti, le quali dichiarano il governo rivoluzionario, cioè eccezionale, fino alla pace.
Queste nozioni volutamente vaghe sopprimono alcune libertà democratiche e non possono contenere tutti gli eccessi. Un processo ha bisogno di tempo e le udienze sembrano avvolte troppo lunghe, soprattutto da quando i tribunali rivoluzionari di provincia sono stati cancellati con la legge proposta da Billaud-Varennes del 4 dicembre 1793 (loi de frimaire an II), provocando un’ostruzione delle prigioni parigine. In più, alcune personalità della Montagna e della Comune temono che dei traditori più abili rispetto ad altri si servino dell’eloquenza del loro avvocato e della difficoltà a produrre delle prove materiali il giorno G per scappare alla giustizia. Per questo che Georges Couthon, deputato e membro del Comitato di Salute Pubblica, propone la modifica della procedura in ciò che si chiamerà il decreto del 22 Pratile.
La legge di Pratile
Di seguito sono elencati gli articoli che concernano la celebre legge:
Art 1. Nel tribunale rivoluzionario ci saranno un presidente e quattro vicepresidenti, un pubblico ministero, quattro sostituti del pubblico ministero e dodici giudici.
Art 2. I giurati saranno cinquanta.
Art 3. Le varie funzioni saranno esercitate dai cittadini i cui nomi seguono Il tribunale rivoluzionario sarà diviso in sezioni, composte da dodici membri; vale a dire, tre giudici e nove giurati, che i giurati non possono giudicare in numero inferiore a sette.
Art 4. Viene istituito il tribunale rivoluzionario per punire i nemici del popolo.
Art 5. I nemici del popolo sono coloro che cercano di distruggere la libertà pubblica, sia con la forza che con l’inganno.
Art 6. Coloro che provocano il ristabilimento della regalità, o cercano di degradare o sciogliere la Convenzione Nazionale e il governo rivoluzionario e repubblicano di cui essa è al centro, sono considerati nemici del popolo : Coloro che hanno tradito la Repubblica nel comando di luoghi ed eserciti, o in qualsiasi altra funzione militare; mantenne informazioni presso i nemici della Repubblica, si adoperò per interrompere i rifornimenti o il servizio degli eserciti; Coloro che cercavano di impedire i rifornimenti da Parigi o di provocare penuria nella Repubblica; Coloro che avranno appoggiato i progetti dei nemici della Francia, sia favorendo la ritirata e l’impunità dei congiurati e dell’aristocrazia, sia perseguitando e calunniando il patriottismo, sia corrompendo i rappresentanti del popolo, sia abusando dei principi della rivoluzione, leggi o provvedimenti del Governo, con applicazioni false e perfide; Coloro che hanno ingannato il popolo o i rappresentanti del popolo, per indurli a compiere passi contrari agli interessi della libertà; Coloro che hanno cercato di ispirare lo scoraggiamento per favorire le imprese tiranniche e uniti contro la Repubblica; Coloro che diffondono notizie false per dividere o disturbare le persone: Coloro che hanno cercato di fuorviare l’opinione pubblica, di impedire l’educazione del popolo, di depravare la morale, di corrompere la coscienza pubblica, di alterare l’energia e la purezza dei principi rivoluzionari\ e repubblicani, né di arrestarne il progresso, sia con scritti controrivoluzionari o insidiosi, sia con qualsiasi altra macchinazione; Fornitori in malafede che compromettano la sicurezza della Repubblica, o dissipatori di beni pubblici diversi da quelli previsti dalla legge 7 Frimaire; Coloro che, investiti di pubbliche funzioni, ne abusano per servire i nemici della rivoluzione, per vessare i patrioti, per opprimere il popolo; Infine, tutti coloro che sono designati nelle leggi precedenti, relative alla punizione dei cospiratori e dei controrivoluzionari, e che, con qualunque mezzo e sotto qualunque aspetto si coprano, avranno attentato alla libertà, all’unità, alla sicurezza della Repubblica, o ha lavorato per impedirne il rafforzamento.
Art 7. La pena prevista per tutti i reati di cui è responsabile il tribunale rivoluzionario è la morte.
Art 8. La prova necessaria per condannare i nemici del popolo è qualsiasi tipo di documento, materiale, morale, verbale o scritto, che possa naturalmente ottenere il consenso di qualsiasi mente giusta e ragionevole; la regola del giudizio è la coscienza dei giurati illuminata dall’amore per la patria; il loro scopo, il trionfo della Repubblica e la rovina dei suoi nemici; la procedura, il mezzo semplice che il buon senso indica per giungere alla conoscenza della verità, nelle forme che la legge determina.
Art 9. Ogni cittadino ha il diritto di catturare e portare davanti ai magistrati cospiratori e controrivoluzionari. È tenuto a denunciarli non appena ne viene a conoscenza.
Art 10. Nessuno potrà portare nessuno davanti al tribunale rivoluzionario, eccetto la Convenzione Nazionale, il comitato di pubblica sicurezza, il comitato di sicurezza generale, i rappresentanti dei commissari del popolo della Convenzione e l’accusatore pubblico del tribunale rivoluzionario.
Art 11. Le autorità costituite in genere non possono esercitare tale diritto senza averne informato il Comitato di Pubblica Sicurezza e il Comitato di Sicurezza Generale, ed ottenuto la loro autorizzazione.
Art 12. L’imputato sarà interrogato in tribunale e in pubblico: è eliminata in quanto superflua la formalità del precedente interrogatorio segreto; essa può avvenire solo in particolari circostanze in cui sia ritenuto utile per la conoscenza della verità.
Art 13. Se esistono prove, materiali o morali, indipendenti dalla prova testimoniale, non verranno ascoltati testimoni, a meno che questa formalità non appaia necessaria, sia per scoprire complici, sia per altre considerazioni di rilevante interesse pubblico. Nel caso in cui tale prova sia motivata, il pubblico ministero chiamerà testimoni che possano far luce sulla giustizia, senza distinzione tra testimoni dell’accusa e della difesa. Tutte le deposizioni saranno rese pubbliche; e nessuna testimonianza scritta rimarrà delusa, a meno che i testimoni non siano in grado di recarsi in tribunale; e in tal caso sarà necessaria l’espressa autorizzazione dei comitati di pubblica incolumità e di incolumità generale.
La legge dà giurati patriottici come difensori dei patrioti calunniati: non ne concede nessuno ai cospiratori. Terminati i dibattimenti, i giurati formeranno le loro dichiarazioni, ed i giudici pronunceranno la sentenza nelle forme determinate dalle leggi. Il presidente porrà le domande con chiarezza, precisione e semplicità. Se fosse presentato in modo equivoco o impreciso, la giuria potrebbe chiedere che sia presentato in altro modo. Il pubblico accusatore non può, di sua propria autorità, rinviare un imputato che sia stato mandato in tribunale, o che egli stesso vi abbia fatto condurre; nel caso in cui non sussistano motivi di accusa davanti al tribunale, farà relazione scritta e motivata alla camera di consiglio, che si pronuncerà.
Ma nessun imputato può essere rilasciato dal processo prima che la decisione della camera sia stata comunicata alle commissioni di pubblica sicurezza e di sicurezza generale, che la esamineranno. Delle persone portate al tribunale rivoluzionario verrà redatto un doppio registro, uno per il pubblico ministero e l’altro presso il tribunale, nel quale verranno iscritti tutti gli imputati man mano che vengono portati. La Convenzione deroga a tutte quelle disposizioni di leggi precedenti che non concordano con questa legge, e non prevede che le leggi riguardanti l’organizzazione dei tribunali ordinari si applichino ai crimini di controrivoluzione e all’azione del tribunale rivoluzionario. La relazione della commissione sarà allegata al presente decreto come istruzione.
Analizzando l’articolo 8, stipula che una «prova morale o verbale» può essere sufficiente per condannare un uomo; inoltre, dichiara che se ci si dispone di una di queste prove, «non sarà ascoltato dai testimoni»; l’articolo XVI annuncia che la legge da come difensori ai patrioti calunniati dei giuristi patrioti. L’inserimento del decreto nel Bollettino equivarrà alla promulgazione. Molti deputati, si oppongono solo all’articolo che sembra permettere al Comitato di Salute pubblica di consegnare direttamente i deputati al Tribunale rivoluzionario, facendo a meno del voto preliminare della Convenzione.
Tutti i proconsoli corrotti e che si erano macchiati di crimini in Vandea, a Lione, ad Orange e a Bordeaux, i quali vengono richiamati dalle loro insanguinate missioni da Robespierre stesso e da alcuni membri del Comitato di Salute Pubblica per poter verificare e condannare i colpevoli del sangue e degli abusi commessi nelle città sopracitate. In quanto colpevoli e convinti che il CSP volesse decimare la Convenzione, tentano di votare un emendamento che consacri l’immunità parlamentare. Il 12 giugno Couthon e Maximilien Robespierre protestano contro questo emendamento, i quali giudicano L’emendamento fu respinto dalla Convenzione. Tra giugno e luglio del 1794, la repressione si fa feroce: giudicato come il periodo del Grande Terrore che porta alla caduta di Robespierre il 9 Termidoro Anno II della Repubblica.
Lo storico sorboniano Albert Mathiez nel volume La conferenza di Parigi, ci illustra un aspetto fondamentale della caduta del “regime di Robespierre”: “Quando la Francia rivoluzionaria, aggredita alle frontiere dall’Europa delle monarchie e lacerata all’interno della lotta contro chi voleva scendere a patti con il nemico, Il Comitato di Salute Pubblica capì che era giunto il momento di vincere o perire, concentrando le proprie forze in un estremo tentativo. Robespierre, dall’animo così mite e umano, ebbe un ruolo decisivo, nella messa in opera di un sistema di repressione che doveva far provare paura ai traditori e ridurli all’impotenza. L’uomo che all’epoca della costituente, quando la «pace» regnava, si era opposto alle prime leggi contro misure d’eccezione premature, che si era opposto alle prime leggi contro il clero e gli emigrati, che aveva assunto con coraggio la difesa di tutti i diritti e le libertà, aveva proposto invano l’abolizione della pena di morte, fu trascinato a poco a poco a dare la propria adesione al contributo della salvezza della Repubblica in pericolo da tutti i lati.
Nel 1793 la Francia dilaniata dalle fazioni, la guerra civile si sommava a quella esterna, un partito potente (Gironda) che si batteva apertamente per la vittoria del nemico, per poi creare una Francia federale e di arruolarvi un esercito, insieme al traditore Dumouriez. Dopo l’insurrezione del 10 agosto, che tolse dal trono la monarchia traditrice, nel momento dell’invasione prussiana della Champagne, Robespierre prese l’iniziativa di far istituire il primo Tribunale Straordinario, che avrebbe dovuto giudicare i crimini contro la Rivoluzione. I Girondini, uniti ai Realisti, fanno insorgere i dipartimenti, consegnando Toulon agli inglesi, Robespierre, Couthon, Collot d’Herbois, Billaud-Varennes, Danton e gli altri montagnardi, richiedono l’arresto dei responsabili. Il 31 maggio 1793 i deputati girondini vengono arrestati, processati tramite il Tribunale Rivoluzionario e condannati alla ghigliottina nell’ottobre 1793. Toulon nella fine del 93′ era ancora sotto agli inglesi, e il Comitato di Salute Pubblica temeva che la brusca soppressione delle misure rivoluzionarie, la liberazione in massa dei sospetti, potessero scatenare una reazione violenta, che avrebbe travolto la Repubblica.
Ad incutere imprudenza concorrevano poi le imprudenze e le manipolazioni dei Dantonisti, i loro loschi intrighi a favore di una pace prematura, i loro legami sospetti con uomini corrotti o addirittura con monarchici dichiarati. il Comitato proclamò che non era il momento di paralizzare le energie della nazione e fece fronte con decisione sia gli estremisti di destra, sia quelli di sinistra. Robespierre venuto a sapere dei gravi eccessi di alcuni membri del Comitato di Salute Pubblica, come i massacri fatti da Carrier a Nantes, il comportamento di Tallien a Bordeaux, le rapine e le stragi fatte da Barras e Fréron nel sud della Francia e gli eccessi di Fouché a Lione, Robespierre li fece tutti richiamare e cercò di bloccare la loro attività, togliendo il potere rivoluzionario dalle mani impure di chi ne aveva abusato. Tutti questi proconsoli richiamati a Parigi vi rientrarono con l’animo colmo di rancore organizzando insieme l’uccisione di Robespierre, di Saint-Just, Couthon, Lebas, Augustin Robespierre e Dumas.
Robespierre in verità cercava moderazione e indulgenza, la sua sollecitudine contro i pregiudizi religiosi del popolo, la festa dell’essere supremo, il 20 pratile per far riconciliare i cittadini credenti con la Repubblica, sono tutte prove che stava mettendo fine gradualmente ai provvedimenti di eccezione e con la pacificazione totale del paese. Si accusa infine Robespierre d’essere stato un dittatore, una specie di pontefice, senza la cui autorizzazione nulla poteva essere fatto. Troppo facile prendere i Termidoriani sulla parola. Nel Comitato di Salute Pubblica era in minoranza, all’epoca della sua presunta dittatura. Il Comitato di Sicurezza Generale, che manteneva il Tribunale Rivoluzionario sotto il proprio controllo gli era ostile quasi all’ unanimità. Dopo il processo ai Dantonisti, Herman venne eletto Ministro dell’interno e il suo posto da Presidente del Tribunale Rivoluzionario di Parigi fu il suo Vice René-François Dumas, soprannominato dai suoi detrattori «la tigre Dumas».
Egli in più occasioni sostituì in passato Herman, perciò era già in grado di poter ricoprire quell’oneroso posto. Durante la crisi di Termidoro si schierò risolutamente con Robespierre. La sera dell’8 si recò, come al solito, dai giacobini e attaccò furiosamente Collot d’Herbois e Billaud Varenne, presenti alla seduta. Il giorno dopo ritornò al suo posto in tribunale. Mentre stava interrogando l’imputato, gli agenti del Comitato di Pubblica Sicurezza si presentarono all’udienza, gli annunciarono che era stato ordinato il suo arresto e gli ordinarono di seguirli. Il giorno successivo accompagnò Robespierre al patibolo, sullo stesso carro dei condannati.
Dopo Termidoro, i vari Collot, i Billaud e i Barère furono perseguiti a loro volta dalla reazione che essi stessi avevano scatenato, pretesero che la legge di Pratile fosse stata l’opera dei soli Robespierre e Couthon, che l’avrebbero presentata alla Convenzione senza essere discussa preventivamente nel Comitato di salute pubblica. La legge di pratile non fece altro che estendere al Tribunale rivoluzionario di Parigi le disposizioni già decretate un mese prima per la commissione d’Orange. Questa commissione fu istituita, il 10 maggio, da un decreto del Comitato di Salute pubblica, recante le firme di Collot d’Herbois, di Barère, di Billaud Varenne, e, a parte, quelle di Robespierre e Couthon. Un’‘istruzione’, un regolamento, firmato da Carnot, da Billaud e da Couthon, completava il decreto. Vi si diceva che la Commissione doveva giudicare rivoluzionariamente, senza assistenza di difensori.”
Leicontre, Courtois e Saladin constatarono che questa istruzione servì da modello alla legge di Pratile. Stesse disposizioni, stesse espressioni, nell’una e nell’altra. Oltretutto, quando Leicontre gli rimproverò, il 30 agosto, di aver firmato i relativi atti.
Mathiez nel suo saggio continua: “Il 9 Termidoro non fu opera di uomini che volevano porre fine al terrore, ma al contrario gli uomini che del terrore avevano abusato e che avrebbero voluto portarlo all’infinito, per crearsi una copertura. Ma poiché questi uomini furono travolti dagli avvenimenti, non essendo riusciti a fermare la reazione che avevano innescato involontariamente, e dopo aver identificato per ragioni di tattica Robespierre, Saint-Just e Couthon con gli eccessi, si è formata la leggenda che quest’ultimi siano stati la personificazione del Terrore”.
Il Comitato sa perfettamente quali disposizioni he preso prima del deposito della legge alla Convenzione. Lo studioso M. Aulard stesso, sottolinea che la definizione di ‘nemici della patria’, come figura nella legge, è quasi uguale a quella che ha già formulato Carnot nel suo discorso del 1° aprile. Si può confrontarla anche ad alcune definizioni simili facilmente rintracciabili nei discorsi di Barère del 26 dicembre e del 4 maggio e nel discorso di Saint Just del 13 marzo.
Se Robespierre fosse rimasto ucciso, il 23 maggio, sotto i colpi di pistola di Henri Admiral, forse non sarebbe rimasto vittima della leggenda nera del “tagliatore di teste” che gli viene attribuita dai suoi detrattori dopo il colpo di Stato di Termidoro e dopo la Restaurazione monarchica. Perciò se fosse rimasto vittima nell’attentato, per i posteri sarebbe oggi, il più grande uomo di Stato della Rivoluzione. Robespierre per sua fortuna o sfortuna, sfugge all’attentato e, tre settimane più tardi, egli prepara con Couthon la legge che necessita da pretesto per offuscare la sua memoria e per destinarla alle Scale Gemonie della storia, cioè la legge del 22 Pratile (10 giugno) sul Tribunale rivoluzionario.
Questo provvedimento sopprime i difensori, permette ai giurati di accontentarsi delle prove morali in mancanza di quelle materiali, amplia la definizione degli accusati sottoposti alla giustizia rivoluzionaria, infine riorganizzava il Tribunale il cui personale viene in parte rinnovato. Prendendo la parola dopo Couthon, Robespierre ricorda che da due anni la Convenzione è sotto il pugnale degli assassini, alludendo anche agli omicidi commessi contro Le Pelletier e Marat e ai recenti attentati falliti diretti contro egli stesso. «Noi ci esponiamo, disse, agli assassini particolari per perseguire gli assassini pubblici. Vogliamo ben morire, ma che la Convenzione e i patrioti siano salvati».
Per analizzare questa legge terribile, bisogna immergersi nell’atmosfera dell’epoca. La cosa è facile per noi che viviamo in un’epoca diversa, (Mathiez ricorda molto bene come cambiò la legge penale francese durante la Prima guerra mondiale) “quando abbiamo visto funzionare, dopo Charleroi, le Corti marziali organizzate senza possibilità di revisione, senza ricorso alla grazia, senza appello, mediante un semplice decreto firmato da Millerand”. Lo scrittore francese Anatole France, che si lascia trasportare senza affanno in questo recente passato, a lui così familiare, chiede in questi termini eccezionali l’indulgenza per Robespierre:
«Non si può renderlo responsabile di tutto quello che fu fatto allora, più dello spirito pubblico e dei costumi. La legge di pratile, ci fu detto, ecco la sua colpa! Suvvia, non facciamo gli ipocriti. Noi oggi ci rivolteremmo contro una legge che sopprimesse i difensori e i testimoni in tribunale, questo è fuor di dubbio; testimoni, difesa, ecco le garanzie sacre per l’imputato, ovvio; ma noi sappiamo molto bene che in pieno Terrore queste garanzie erano solo apparenti e il difensore era allora la piaga dell’accusato e che i testimoni non gli servivano a niente. La legge di pratile sopprime dei fantasmi!».

Le cifre e dati del Tribunale rivoluzionario
«La Rivoluzione è come Saturno, divora i propri figli», come ci dice il deputato girondino Pierre Vergniaud poco prima di morire sotto la lama della ghigliottina. Bisogna verificare quanti cittadini ha divorato il tribunale. Gli atti del Tribunale rivoluzionario di Parigi ci rivela con precisione il bilancio dettagliato Donald Greer nell’opera certosina, The incidence of the Terror during the French Revolution: a statistical interpretation, Cambridge (MT.), Harvard University Press, 1935.
Di tutte le procedure tra l’aprile del 1793 e il 9 Termidoro, In questa data, con la caduta di Robespierre i deputati e suoi detrattori gli attribuiscono tutti gli eccessi sulle spalle. Le statistiche del Tribunale rivoluzionario sono sorprendenti. Per molto tempo, il numero delle assoluzioni è largamente superiore rispetto alle condanne a morte. In aprile 1793, su 26 procedure, 16 sospetti vengono reputati innocenti, nove condannati a morte. Se il volume dei processi va crescendo, la pena capitale è ancora largamente minoritaria nel mese di Piovoso dell’anno II (cioè, tra il 20 gennaio e il 18 febbraio 1794): su 198 giudizi, 68 sono le pene di morte pronunciate, 106 assoluzioni, 12 deportazioni, otto inviati in prigione e quattro riqualificati verso un altro tribunale27.
A partire del mese successivo, le sentenze sono più intense e le condanne a morte sono maggioritarie: 116 su 206 processi. Il massimo del periodo del Terrore, in Messidoro dell’anno II (fine giugno e metà di luglio 1794), le cifre fanno girare la testa e caderne di altre: non meno di 1.005 giudizi per 796 condanne a morte, 208 rilasci28. Tra la creazione del tribunale rivoluzionario e l’arresto di Robespierre, 4.021 giudizi sono resi al tribunale rivoluzionario di Parigi. 1.306 sono le assoluzioni, 72 pene di prigionia, 36 deportazioni e 22 rinviati. 2.585 sono le condanne a morte (delle quali 1.647 negli ultimi tre mesi). Alla soppressione del tribunale rivoluzionario alla fine della primavera del 1795, si contano più di duecento esecuzioni supplementari, per un bilancio definitivo di 2.807 sentenze capitali. 80% dei condannati a morte sono il risultato di ciò che si chiamava il Terzo-Stato, con il 31% degli artigiani e 28% di paesani. 20% sono aristocratici o religiosi.
Consigli di lettura: clicca sul titolo e acquista la tua copia!
- Mathiez Albert, Carovita e lotte sociali sotto il Terrore, Einaudi Editore, Torino 22 marzo 1949.
- Biard Michel, Les politiques de la Terreur 1793-1794, Société des Etudes Robespierristes, Paris, 2008.
- Stefania Di Pasquale, La funzionalità del Tribunale Rivoluzionari di Parigi sotto al “Terrore”, Independently published, 2025.







