Fatti per la Storia
  • Contemporanea
  • Moderna
  • Medievale
  • Antica
  • Storia in TV
  • Libri
SUPPORTA ORA
Nessun risultato
Guarda tutti i risultati
Fatti per la Storia
  • Contemporanea
  • Moderna
  • Medievale
  • Antica
  • Storia in TV
  • Libri
SUPPORTA ORA
Nessun risultato
Guarda tutti i risultati
Fatti per la Storia
SUPPORTA Ora
Nessun risultato
Guarda tutti i risultati
  • Contemporanea
  • Moderna
  • Medievale
  • Antica
  • Storia in TV
  • Libri
Home Storia Contemporanea

Il Totocalcio nella storia italiana: nascita e diffusione della schedina

Il 5 maggio 1946, nell'Italia della ricostruzione postbellica, viene giocata la prima schedina del concorso pronostici ideato dal giornalista Massimo Della Pergola. Nato come Sisal e ribattezzato Totocalcio nel 1948 con il passaggio al CONI, il gioco a premi basato sull'1, X, 2 diventa in pochi anni un rito collettivo che attraversa classi sociali e generazioni, segnando profondamente la cultura popolare italiana dal miracolo economico fino al declino degli anni Novanta.

di Redazione
23 Marzo 2026
TEMPO DI LETTURA: 7 MIN

CONTENUTO

  • Le origini: Massimo Della Pergola e l’idea nata in un campo profughi
  • Il 5 maggio 1946: la prima schedina
  • Dal concorso Sisal al Totocalcio: la nazionalizzazione del 1948
  • La schedina come rito collettivo: dall’Italia della ricostruzione al miracolo economico
  • Il Totocalcio e la nascita della cultura del pronostico sportivo
  • La crisi del Totocalcio e il tramonto della schedina
  • L’eredità storica del Totocalcio nella cultura italiana

Nel corso del Novecento, il calcio si afferma come uno dei principali fenomeni sociali in Italia, capace di attraversare classi, territori e generazioni. Non si tratta soltanto di uno sport, ma di un linguaggio condiviso, un collante culturale che trova nei rituali collettivi una delle sue espressioni più riconoscibili. Tra questi, il pronostico occupa un ruolo centrale: prevedere l’esito delle partite diventa nel tempo un esercizio diffuso, capace di rafforzare il legame tra tifosi e competizioni. In questo contesto si inserisce il Totocalcio, destinato a diventare molto più di un semplice gioco: un fenomeno sociale capace di segnare profondamente la cultura italiana del secondo dopoguerra.

Le origini: Massimo Della Pergola e l’idea nata in un campo profughi

La storia del Totocalcio comincia lontano dall’Italia, in un campo di internamento svizzero. Il suo ideatore, Massimo Della Pergola (Trieste, 1912 – Milano, 2006), è un giornalista sportivo della Gazzetta dello Sport, espulso dall’albo professionale nel 1938 in seguito alle leggi razziali fasciste perché ebreo. Nel dicembre 1943, insieme alla moglie Adele e al figlio Sergio – di appena un anno – cerca rifugio a Firenze, dove viene nascosto da Livia Sarcoli, un’anziana docente che per il suo coraggio sarà insignita nel 2014 del titolo di Giusto tra le Nazioni dallo Yad Vashem. Da quel rifugio provvisorio la famiglia riesce ad espatriare clandestinamente in Svizzera, dove giunge il 4 febbraio 1944.

È proprio durante la permanenza nel campo profughi elvetico che Della Pergola matura l’idea di un concorso a premi legato ai risultati delle partite di calcio, ispirandosi a modelli già esistenti in Gran Bretagna, dove i football pools sono diffusi sin dagli anni Venti del Novecento. L’obiettivo è duplice: offrire un intrattenimento popolare fondato sulla passione calcistica e, al contempo, finanziare la ricostruzione dello sport italiano uscito a pezzi dal conflitto mondiale.

Il 5 maggio 1946: la prima schedina

Rientrato in Italia al termine della guerra, Della Pergola mette a punto il progetto insieme ai colleghi Fabio Jegher e Geo Molo. I tre fondano nel 1946 la SISAL (acronimo di Sport Italia Società A responsabilità Limitata), una società con un capitale iniziale di 300.000 lire. Il meccanismo del concorso è semplice e intuitivo: pronosticare i risultati di una serie di partite di calcio segnando 1 per la vittoria della squadra di casa, X per il pareggio, 2 per la vittoria della squadra ospite.

SULLO STESSO TEMA

Mussolini e Claretta Petacci

La storia tra Benito Mussolini e Claretta Petacci

Karl Marx

Karl Marx, le radici di un pensiero rivoluzionario

Intervista esclusiva ad Antonio Parodi, testimone del tempo

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Il linguaggio dei fiori dalle civiltà antiche al Medioevo

La prima schedina viene giocata il 5 maggio 1946, una data che cade in un anno cruciale per la storia italiana: lo stesso anno del referendum istituzionale tra Monarchia e Repubblica, del primo voto alle donne, della terza vittoria al Giro d’Italia di Gino Bartali, del deposito del brevetto della Vespa e dell’amnistia per i reati politici concessa dal guardasigilli Palmiro Togliatti. Il concorso inaugurale prevede dodici partite – il tredicesimo incontro sarà introdotto soltanto nel gennaio 1951 – selezionate tra la Divisione Nazionale, la Serie B-C Alta Italia e la Coppa Alta Italia. Il costo di una singola colonna è di 30 lire, corrispondente all’incirca al prezzo di un litro di latte.

Della Pergola, convinto del successo dell’iniziativa, fa stampare cinque milioni di schedine, ma ne vengono giocate soltanto 34.423. Le rimanenti, secondo un aneddoto tramandato dalla cronaca dell’epoca, vengono distribuite ai barbieri di tutta Italia per pulire le lamette da barba. Il primo vincitore è Emilio Biasotti, un impiegato romano che, centrando tutti e dodici i pronostici, si aggiudica 462.846 lire – quasi l’intero montepremi – una cifra pari a circa quattro anni di stipendio di un operaio o impiegato dell’epoca, la cui paga oscilla fra le 11.000 e le 13.000 lire mensili.

Dal concorso Sisal al Totocalcio: la nazionalizzazione del 1948

Il successo della schedina cresce rapidamente, concorso dopo concorso. Già all’ottavo appuntamento si registra il primo vincitore milionario, e nel 1947 la vincita più alta supera i 60 milioni di lire. Questa crescita non passa inosservata allo Stato. Con un decreto firmato dal presidente della Repubblica Luigi Einaudi, alla cui stesura contribuisce il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giulio Andreotti, nel 1948 la gestione del concorso viene sottratta alla SISAL e affidata ai Monopoli di Stato, che la consegnano al CONI (Comitato Olimpico Nazionale Italiano).

Da quell’anno il concorso assume il nome ufficiale di Totocalcio, abbreviazione di totalizzatore calcistico. I tre inventori intentano causa al Ministero dell’Interno per il passaggio forzato e la ottengono, ma soltanto dopo sette anni di contenzioso giudiziario. Nel frattempo, sotto la presidenza di Giulio Onesti (1944-1978), il CONI fa del Totocalcio il principale strumento di finanziamento dello sport italiano: gli introiti delle giocate permettono la costruzione e il rinnovamento di impianti sportivi in tutta la penisola e il sostegno economico alle federazioni, contribuendo in maniera determinante ai successi dell’Italia nelle competizioni internazionali del secondo dopoguerra.

La schedina come rito collettivo: dall’Italia della ricostruzione al miracolo economico

Il cuore del Totocalcio è la schedina, costruita attorno al sistema dell’1, X, 2: vittoria della squadra di casa, pareggio o vittoria della squadra in trasferta. Una formula semplice, ma capace di coinvolgere milioni di persone e di generare un rituale collettivo che scandisce le domeniche italiane per quasi mezzo secolo.

Le ricevitorie e le tabaccherie diventano luoghi centrali di aggregazione. Compilare la schedina non è un gesto isolato, ma un rito condiviso: si discute, si confrontano opinioni, si ascoltano consigli, si fanno pronostici tra amici e colleghi. Nei bar e nelle osterie, il momento della giocata si trasforma in un’esperienza sociale che unisce operai e professionisti, contadini e impiegati. Nel 1951 viene introdotta la seconda colonna e la giocata massima sale a 100 lire; nel 1963 vengono autorizzate le doppie e le triple – pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale del 5 luglio – permettendo ai tifosi di coprire più risultati senza tradire la fede nella propria squadra.

Tra gli anni Cinquanta e Sessanta, il Totocalcio conosce una diffusione capillare che lo rende inscindibile dalla cultura popolare italiana. La schedina si intreccia con altri rituali della domenica: la partita allo stadio, l’ascolto di «Tutto il calcio minuto per minuto» – la celebre trasmissione radiofonica di Rai Radio 1 inaugurata il 10 gennaio 1960 con le voci di Nicolò Carosio, Sandro Ciotti e Enrico Ameri – e le accese discussioni del lunedì mattina nei luoghi di lavoro. Nel 1951 il cinema coglie prontamente il fenomeno con il film Ho fatto 13!, mentre nel 1962 la giovanissima Rita Pavone incide La partita di pallone, una canzone che fotografa con ironia la centralità del calcio domenicale nella vita degli italiani: «Perché, perché, la domenica mi lasci sempre sola, per andare a vedere la partita di pallone».

Il contesto storico è determinante per comprendere questa diffusione. L’Italia è impegnata nella ricostruzione economica e sociale dopo la fascistizzazione avvenuta nel ventennio precedente e il conflitto mondiale, e il bisogno di evasione si intreccia profondamente con quello di speranza. La possibilità di vincere, anche con una piccola giocata da 30 lire, rappresenta una prospettiva concreta di riscatto per milioni di italiani. Durante gli anni del miracolo economico, quando il Paese «svolta» verso un’inedita prosperità, il Totocalcio accompagna l’ascesa di una società dei consumi dove il sogno di «fare tredici» incarna l’ottimismo di un’intera generazione.

Il Totocalcio e la nascita della cultura del pronostico sportivo

Il Totocalcio contribuisce alla nascita di una vera e propria cultura del pronostico in Italia. Con il tempo, il gioco cessa di essere percepito come una questione di pura fortuna: sempre più giocatori iniziano ad analizzare statistiche, stato di forma delle squadre, precedenti storici tra le formazioni e andamento dei campionati. Le discussioni si moltiplicano nei bar, nei circoli ricreativi e nei luoghi di lavoro. Il calcio viene letto e interpretato attraverso una lente analitica, trasformando il tifoso in un osservatore attivo e, in qualche modo, «analista» ante litteram.

Con il passare dei decenni, la passione per il pronostico calcistico non è scomparsa insieme alla schedina del Totocalcio, ma si è semplicemente trasformata. Se per generazioni di italiani il rito settimanale consisteva nel compilare la colonna dell’1, X e 2 nelle ricevitorie o nei bar di quartiere, oggi l’analisi delle partite passa anche attraverso strumenti digitali, i siti scommesse elencati da Superscommesse nella pagina appena linkata ne sono un esempio, rappresentando l’evoluzione contemporanea di quella stessa cultura del pronostico nata nel secondo dopoguerra.

La crisi del Totocalcio e il tramonto della schedina

A partire dagli anni Novanta, il Totocalcio inizia a perdere la propria centralità nella vita degli italiani. Paradossalmente, il decennio si apre con i suoi record più alti: il 7 novembre 1993, una schedina giocata in una ricevitoria di Crema frutta al vincitore una somma di 5.549.756.245 lire – oltre 5 miliardi di lire – mentre il 5 dicembre dello stesso anno si registra il montepremi più alto della storia del concorso, con 34.470.967.370 lire.

Tuttavia, le condizioni strutturali del mercato stanno cambiando rapidamente. Nel 1994 al Totocalcio vengono affiancati nuovi concorsi come il Totogol, il Totosei e il Totobingol, che frammentano il pubblico dei giocatori. L’introduzione del Superenalotto (1997), con montepremi molto più elevati, attrae una fetta crescente di scommettitori. Soprattutto, la legge del 27 giugno 1998 che regolarizza il gioco d’azzardo in Italia apre la strada alla liberalizzazione delle scommesse sportive, introdotte ufficialmente in occasione dei Mondiali di Francia di quell’anno. Le scommesse a quota fissa, più immediate, personalizzabili e accessibili, soppiantano progressivamente il totalizzatore calcistico.

Il cambiamento tecnologico accelera questo processo: la dimensione digitale sostituisce gradualmente quella fisica delle ricevitorie. Nella stagione 2003-2004 il Totocalcio subisce una profonda riformulazione – le partite passano da 13 a 14 con l’introduzione del «Tredicissimo», vengono inserite gare di campionati esteri e coppe europee, e si aggiungono concorsi infrasettimanali – ma la riforma non basta ad arginare il declino. Una nuova ristrutturazione nel gennaio 2022 abolisce il Totogol e ridisegna il formato del concorso, ma ormai la schedina, un tempo simbolo di partecipazione collettiva, ha perso definitivamente terreno di fronte a modalità di gioco più rapide e personalizzate.

L’eredità storica del Totocalcio nella cultura italiana

Nonostante il declino, il Totocalcio resta un elemento fondamentale della storia culturale italiana. Ha contribuito a costruire un linguaggio condiviso, fatto di simboli semplici come l’1, la X e il 2, entrati stabilmente nell’immaginario collettivo al punto che l’espressione «fare tredici» è diventata un modo di dire della lingua italiana per indicare un colpo di fortuna straordinario. Il 14 aprile 1997, il CONI premia i cinquant’anni del concorso con la Stella d’oro al merito sportivo, riconoscendo il ruolo che il Totocalcio ha svolto nel finanziamento e nello sviluppo dello sport nazionale.

I suoi rituali hanno lasciato un segno profondo nella memoria collettiva: dalla compilazione della schedina alle discussioni nei bar, dall’attesa febbrile dei risultati alla radiolina incollata all’orecchio per «Tutto il calcio minuto per minuto». Tutti elementi che hanno definito un’epoca e che, come scrive la Rivista Il Mulino, hanno rappresentato «una liturgia del moderno per tanti tifosi e appassionati».

Oggi la cultura del pronostico sopravvive in forme nuove, spostandosi dal bar alla dimensione digitale. Ma alla base resta lo stesso meccanismo: interpretare il calcio, prevederne gli esiti e, soprattutto, condividere questa esperienza con altri. In questo senso, il Totocalcio continua a vivere come matrice culturale di un modo tutto italiano di vivere lo sport.

Redazione

Redazione

DELLA STESSA CATEGORIA

Mata Hari nel 1910
Storia Contemporanea

Vita di Mata Hari, storia della ballerina al servizio delle spie

Storia Contemporanea

Amedeo Guillet, vita del Comandante Diavolo

Stefano Mele, giudicato responsabile del delitto nei tre gradi di giudizio
Storia Contemporanea

Il Mostro di Firenze. Una intricata vicenda giudiziaria

Fatti per la Storia

© 2019-2025 Fatti per la Storia - La Storia di Tutto, per tutti.

Fatti per la Storia è il portale per gli appassionati di Storia. Spunti, approfondimenti e video-lezioni su personaggi storici ed eventi che hanno segnato le varie epoche del passato (antica, medievale, moderna e contemporanea).

  • CHI SIAMO
  • NOTE E CONDIZIONI
  • METODOLOGIA E COMITATO SCIENTIFICO
  • COLLABORA CON NOI
  • CONTATTI
  • COOKIE POLICY
  • PRIVACY POLICY

Seguici su

Nessun risultato
Guarda tutti i risultati
  • I PIÙ CERCATI
    • Seconda Guerra Mondiale
    • Guerra Fredda
    • Fascismo
    • Nazismo
  • STORIA E CULTURA
    • Libri
    • Film di Storia
    • Serie TV
  • RUBRICHE
    • History Pop
    • La Storia di Tutto

© 2019-2025 Fatti per la Storia - La Storia di Tutto, per tutti.