Titanic, 15 aprile 1912: il tragico naufragio nell’oceano Atlantico

Titanic

Il transatlantico RMS Titanic

Alle 2:20 del 15 Aprile 1912, 2 ore e 40 minuti dopo la collisione con un iceberg che ha provocato l’apertura di alcune falle sotto la linea di galleggiamento, il transatlantico britannico RMS Titanic si inabissa nelle oscure e gelide acque dell’Oceano Atlantico. Nel naufragio della nave considerata “inaffondabile” dei 2.223 passeggeri imbarcati perdono la vita 1522 persone. SCOPRI LA SEZIONE APPROFONDIMENTI

I transatlantici durante la Belle époque

I transatlantici negli anni della “Belle époque” sono concepiti come vere e proprie città galleggianti. La loro progettazione risente dell’influsso dell’architettura degli alberghi dell’epoca: le navi, infatti, offrono ai passeggeri di prima classe gli stessi servizi di comfort, divertimento e lusso.


Queste grandi imbarcazioni in servizio sulle rotte oceaniche all’inizio del novecento trasportano nel lusso della prima classe gente altolocata, frivola e spensierata, mentre stipati in terza classe, all’interno del cosiddetto “interponte”, vi sono gli emigranti diretti verso l’America in cerca di fortuna.

Un’interessante testimonianza sulle attività che si svolgono a bordo dei transatlantici di quest’epoca è stata lasciata dal giornalista e viaggiatore svizzero Alexis Gregory:

“La regolamentare separazione delle classi era in parte almeno doppiata dalla segregazione dei sessi. Fumoir e bar erano una riserva maschile, giardino d’inverno e sala di lettura, invece, di spettanza delle signore. Se una donna non sposata voleva fare la conoscenza di uno scapolo, non poteva farlo a tavola, perché il capo cameriere metteva tutti i celibi da un lato e le nubili dall’altro, riservando una tavola-ghetto alle signore sole.

A cena il caviale era di rigore e servito a volontà. Il pane veniva sfornato quotidianamente e tutto quanto non era consumato finiva in mare. Lo spreco aveva dimensioni stupefacenti. Unica eccezione: i migliori avanzi venivano mandati ai fuochisti che in sala macchine versavano sudore e sangue.

L’abbigliamento rispondeva anche esso a un preciso rituale. L’abito da sera era di rigore, eccezion fatta per la prima e ultima notte, quando bisognava aprire gli enormi bauli o rifare i bagagli. (…) Le parures più ricche erano riservate per la cena del capitano, che aveva luogo la penultima sera. Il menù era allora più raffinato del solito e i gentlemen che prendevano posto alla tavola del comandante non di rado sfoggiavano le loro decorazioni appuntate sugli abiti da cerimonia.”

Il viaggio inaugurale del Titanic

Il comandante del Titanic Edward J. Smith

Il transatlantico RMS Titanic, il più grande e lussuoso costruito sino ad allora, simbolo per eccellenza della “modernità trionfante”, del progresso e della tecnica. salpa per il suo viaggio inaugurale il 10 aprile 1912 da Southampton, alle ore 12:00, diretto a New York. Al comando della nave vi è l’esperto sessantaduenne Edward John Smith, al suo ultimo viaggio da capitano dopo una carriera durata oltre 40 anni.

Il 14 aprile, dopo quattro giorni di navigazione, verso l’ora di pranzo il comandante Smith consegna a Bruce Ismay, direttore della compagnia navale White Star Line, un messaggio appena ricevuto da un’altra nave che segnala la presenza di ghiaccio a 400 km sulla rotta del Titanic. Entrambi non danno eccessivo peso alla cosa e dopo un consulto decidono di mantenere il funzionamento delle macchine al massimo poiché l’obiettivo principale della White Star Line è quello di battere ogni record di velocità nella traversata dell’oceano.

Alle ore 23.40 le due vedette Frederick Fleet e Reginald Lee, sprovviste di binocoli, vedono un iceberg proprio di fronte la nave. Fleet suona tre volte la campana e telefona alla plancia di comando gridando: “Iceberg dritto a prua! Iceberg dritto a prua!.

Il comandante Edward John Smith è sceso nella sua cabina da circa mezz’ora e al comando della nave si trova in quel momento il primo ufficiale William Murdoch il quale comanda di virare immediatamente a sinistra, ordinando anche di mettere le macchine “indietro tutta“. La nave, però, viaggia alla velocità massima di 21 nodi e non ha il tempo necessario per rallentare ed evitare l’impatto.


L’urto violentissimo con la massa di ghiaccio provoca nella fiancata destra del transatlantico l’apertura di sei falle sotto la linea di galleggiamento.

L’affondamento del Titanic

Mentre l’acqua inizia subito a penetrare dallo squarcio che si è creato il comandante Smith ordina di chiudere le porte stagne e di scandagliare la nave. La chiusura istantanea delle paratie non permette, però, di rallentare il flusso d’acqua nei compartimenti stagni di prua.

Dopo aver analizzato la situazione Thomas Andrews, il progettista del Titanic, afferma che il transatlantico si sarebbe inabissato nel giro di un’ora e mezza o di due ore al massimo. Secondo gli studi compiuti durante la progettazione, infatti, la nave sarebbe potuta rimanere a galla anche con quattro compartimenti allagati in successione, ma non con cinque.

Mentre vengono lanciati segnali telegrafici per chiedere aiuto alle navi in zona, sul Titanic iniziano le operazioni per riempire e calare le 16 scialuppe (insufficienti per salvare tutti i passeggeri), rispettando l’ordine di Smith di “far salire prima le donne e i bambini”.


Nel panico che si crea si verificano gesti di eroismo e di egoismo; finiti nelle acque gelide dell’Atlantico diverse persone tentano di salire su scialuppe già piene, ma vengono respinte da chi è già a bordo. Molti uomini, invece, decidono di morire da veri gentlemen rinunciando anche al tentativo di salvarsi la vita.

Alle 2.2o del 15 aprile, dopo essersi spezzato in due tronconi, l’inaffondabile Titanic si inabissa nelle acque dell’Atlantico insieme a 1522 persone. I 705 superstiti del naufragio sono salvati alcune ore dopo dalla nave Carpazia giunta in soccorso.

Il tragico naufragio del transatlantico, considerato da tutti inaffondabile, oltre a suscitare sgomento e impressione sull’opinione pubblica mondiale, rappresenta il sogno infranto della “Belle époque” e il fallimento della modernità trionfante:

“L’affondamento del Titanic era il simbolo tragico del fallimento di una civiltà dominata dal materialismo, votata esclusivamente ad accumulare ricchezze, primati, conquiste, dominio, del tutto indifferente alle vite umane che venivano sacrificate. Cristiani e cattolici videro nel disastro del Titanic un ammonimento divino contro la modernità, il culto del progresso tecnologico, la credenza nell’onnipotenza della scienza.” (L’apocalisse della modernità, Emilio Gentile)

Titanic, film

Il celebre film Titanic del 1997, scritto e diretto da James Cameron, ha contribuito sensibilmente a tramandare nella cultura popolare la leggenda sulla tragica fine del famoso transatlantico. Per il colossal storico e drammatico, il più costoso mai realizzato fino ad ora, si è tenuto conto delle diverse testimonianze dei superstiti raccolte subito dopo il disastro per ricostruisce in maniera accurata l’intera vicenda.

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