CONTENUTO
“La storia ha un enorme vantaggio, un vero e proprio privilegio rispetto ad altre discipline: allargando lo sguardo, andando indietro nel tempo, si restituisce a ciò che si analizza – vale a dire un territorio, delle istituzioni politiche, dei percorsi biografici, una società – la sua complessità e le sue tante inevitabili sfaccettature, ricostruendo i cambiamenti che sono avvenuti nel lungo periodo e che rischiano, invece, di essere schiacciati da uno sguardo concentrato solo sull’oggi”.
Storia di Gaza. Terra, politica, conflitti
Che cos’è Gaza, al di là delle immagini di distruzione che scorrono nei telegiornali? È solo un campo di rovine e una prigione a cielo aperto, oppure è anche una città viva, con una sua storia, la sua gente, le sue speranze? A queste domande prova a rispondere Arturo Marzano nel suo nuovo libro Storia di Gaza. Terra, politica, conflitti, pubblicato dalla casa editrice Il Mulino. Storico del Medio Oriente e docente all’Università di Pisa, Marzano affronta la sfida di raccontare Gaza nel lungo periodo, soffermandosi sugli eventi dell’ultimo secolo, che hanno generato la realtà contemporanea segnata da un conflitto che appare allo stato attuale quasi impossibile da risolvere in maniera definitiva.
Un viaggio cronologico nella storia del Novecento di Gaza
Il libro segue un filo cronologico che parte dall’antichità per arrivare agli sviluppi storici più recenti dell’Ottocento e del Novecento, fino agli ultimissimi eventi del conflitto israelo-palestinese, attraversando tutte le fasi cruciali della storia di Gaza: il dominio ottomano, il mandato britannico, la guerra del 1948 e la drammatica Nakba (esodo), il periodo di amministrazione egiziana, l’occupazione israeliana dopo il 1967, le due sanguinose Intifade e i falliti processi di pace.
È una storia complessa e ingarbugliata, ma Marzano la racconta con chiarezza e senza tecnicismi, tentando di ricostruire sia i grandi eventi politici che la vita quotidiana delle persone comuni. Gaza, scrive l’autore, è “condannata a essere simbolo del dolore universale e, nello stesso momento, teatro di una quotidianità che ha cercato a lungo di resistere, fragile e indistruttibile”. In poche parole, questo esiguo territorio baciato dal mare è un luogo che vive costantemente tra tragedia e normalità, tra conflitto e resistenza.
Obiettivo principale dello studio di Marzano è “far emergere la pluralità di Gaza” ricordando ai più che nella Striscia durante il Novecento “non sono nate soltanto organizzazioni armate che hanno utilizzato anche il terrorismo, ma pure realtà che hanno portato avanti proposte di non violenza, resilienza, tolleranza, rispetto dei diritti umani, sfida al patriarcato”. Nel progetto di ricerca non viene trascurato un altro elemento importante, cioè il punto di osservazione di testimoni diretti delle vicende; infatti il volume “ambisce a ricostruire le vicende di Gaza a partire dalla sua popolazione, gli uomini e le donne gazawi, con un impianto che metta insieme storia politica e storia sociale, che tenga presente il ruolo di governi, Stati, imperi, organizzazioni internazionali e pertanto un approccio top-down”[1].

Gaza e la Cisgiordania
Uno dei meriti principali del volume è quello di smontare gli stereotipi più diffusi. Gaza non è solo “il regno di Hamas” o “una striscia di macerie”: è anche una società complessa, costituita da donne, giovani, insegnanti, imprenditori, artisti, attivisti. Marzano lo ribadisce con forza: “Gaza non può essere identificata esclusivamente con la desolazione e la sua popolazione non può essere ridotta a Hamas.” Nel libro trovano spazio le forme di resistenza non armata, le esperienze di solidarietà, i tentativi di costruire o condurre una vita “normale” sotto l’assedio. Ci sono le scuole dell’UNRWA, i campi profughi, le reti civili che cercano di sopravvivere ai blocchi militari forzati. Tutto questo contribuisce a ridare umanità a un territorio troppo spesso raccontato solo attraverso la violenza.
Altro aspetto da evidenziare riguarda il fatto che l’autore riesce a ricostruire e analizzare efficacemente la storia della Striscia di Gaza senza trascurare del tutto l’altra parte del territorio palestinese rappresentata dalla Cisgiordania, quasi dimenticata dall’opinione pubblica internazionale di fronte alla gravità degli eventi che, a partire dal 7 ottobre 2023, si stanno verificando nella zona finita sotto i riflettori dell’attenzione mondiale. Nonostante il disinteresse che appare quasi generale “Gaza e la Cisgiordania sono strettamente legate perché, nonostante la specificità delle due realtà, si tratta di un unico territorio palestinese che dal 1967 ha sperimentato l’occupazione militare israeliana”.
Un racconto storico che parla al presente
“La violenza che Gaza ha subito dalla Nakba del 1948 a oggi – i massacri durante l’occupazione temporanea tra il novembre del 1956 e il marzo del 1957, la repressione durissima dei primissimi anni Settanta, la progressiva chiusura delle sue frontiere a partire dal 1991 e culminata nel 2007, le guerre sempre più distruttive dal dicembre del 2008 fino a quella in corso – è certamente stata più devastante di quella che ha interessato la Cisgiordania. Questo, tuttavia, non significa che l’occupazione israeliana non sia stata portata avanti anche in questo territorio con estrema durezza: si pensi agli attacchi compiuti dalla ricordata Unità 101 nei primi anni Cinquanta, alla repressione dopo il 1967 (…)”.
La Storia di Gaza non è un libro “solo per specialisti”. Lo stile è chiaro e divulgativo, sostenuto da una apprezzabile qualità di fonti, ma sempre attento alla leggibilità. Marzano evita il tono accademico e costruisce un racconto che scorre quasi come un reportage storico: denso di dati, ma anche di volti, nomi e storie. Il lettore seguendo il filo cronologico della storia si ritrova a comprendere come Gaza sia diventata, nel corso del Novecento, un microcosmo della questione palestinese: un luogo in cui si concentrano tutte le contraddizioni della geopolitica, le disuguaglianze economiche, le tensioni esasperate e le speranze identitarie di un intero popolo.

Quale storia si cela dietro la parola “Gaza”?
Il principale merito del libro piò essere individuato nel fatto di riuscire a restituire complessità senza cedere alla retorica. Marzano da buono storico si impegna a raccontare, a spiegare, senza scadere nei facili e, fin troppo, semplicistici giudizi; senza schierarsi da una parte o dall’altra. Non cerca e non identifica colpevoli, ma analizza le cause storiche alle quali bisogna necessariamente risalire per capire l’attualità. La sua è una ricostruzione che non trascura la storia “dal basso”, in quanto si mostra attento anche alle esperienze vissute dalle persone comuni e non solo alle azioni, spesso umanamente deprecabili, dei leader politici.
Nelle pagine finali, dedicate agli eventi post 2007 del conflitto israelo-palestinese, l’analisi è logicamente più rapida, perché la materia è ancora troppo recente per essere storicizzata. La Storia, scritta così, con coscienza e onestà intellettuale, diventa uno strumento fondamentale di comprensione di cui tutti possono usufruire. Dietro la parola Gaza si cela una storia segnata profondamente negli ultimi decenni da violenze, ingiustizie, sofferenze, lotta per la sopravvivenza. E’ possibile una svolta in senso positivo per il futuro dei palestinesi? E’ difficile dare una risposta, ma probabilmente l’analisi del passato potrebbe rappresentare un punto dal quale ripartire per tentare nell’impresa di impostare un dialogo stabile e duraturo tra le due parti, tra interlocutori che oggi sembrano lontanissimi tra loro e che non prendono minimamente sul serio la possibilità di lavorare insieme verso una riconciliazione.
Vi è un genocidio in corso a Gaza?
La parola “genocidio” deriva dal greco antico ghénos (γένος), che significa “stirpe” o “razza”, e dal latino caedo, che significa “uccidere”. Il termine è stato coniato nel 1944 dal giurista polacco Raphael Lemkin, nel suo libro “Axis Rule in Occupied Europe” (1944). Dopo che la parola è stata usata pubblicamente per la prima volta durante il processo di Norimberga contro i gerarchi nazisti alla sbarra, il genocidio è stato poi ufficialmente riconosciuto come un crimine internazionale a partire dal 1948.
Sul tema specifico, del genocidio in corso a Gaza, se ne discute da diversi mesi sia all’interno dell’opinione pubblica italiana che a livello internazionale e se inizialmente, nelle prime fasi della guerra, iniziata dopo l’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023, molti si erano dimostrati cauti nell’utilizzare il termine per descrivere la situazione presente nella striscia di Gaza, ebbene negli ultimi tempi, invece, sono molte le personalità intellettuali e accademiche (anche di origine israeliana) che si sono espresse in modo chiaro sulla questione, constatando amaramente che il governo e le autorità militari israeliane si stiano macchiando di un vero e proprio “genocidio” perpetrato con piena consapevolezza nei confronti della popolazione palestinese.
L’autore riporta nell’ultimo paragrafo del volume alcune di queste posizioni (su tale questione si è espressa in maniera limpida da tempo anche una realtà umanitaria internazionale quale Emergency) per poi chiudere la sua lunga ricostruzione storica con la seguente riflessione: “La questione se quanto sta accadendo a Gaza sia o meno un genocidio ha risvolti di vario tipo. Innanzitutto, politico. Ma, al contempo, morale. Come vari giuristi sottolineano, lo Statuto della Corte penale internazionale stabilisce che, nel caso di genocidio, ogni Stato sia tenuto a collaborare attivamente con la Corte per assicurare che i responsabili del genocidio siano perseguiti e puniti, e a prevenire tali crimini attraverso misure legislative e giudiziarie.
Quale paese sta agendo in linea con quanto appena detto? Come mai i membri dell’Unione europea non riescono ad avere una posizione comune su questo tema? Sono tutte domande che vedono la dimensione politica intrecciarsi con quella morale. Quanto sta accadendo a Gaza, infatti, pone questioni rilevanti di coscienza individuale, perchè ciascuno di noi, indistintamente, dovrà rispondere a una domanda ancora più importante: che cosa come singoli abbiamo fatto per porre fine al genocidio in corso a Gaza? Questa domanda ci verrà posta in futuro e, come si legge spesso sui social, <Per quelli che non hanno difeso la Palestina…Gaza vi darà la caccia per sempre>.”
NOTE:
[1] A. Marzano, Storia di Gaza. Terra, politica, conflitti, Il Mulino, 2025, pag. 11. [2] Ibidem, pag. 392.Consigli di lettura: clicca sul titolo e acquista la tua copia!
- Arturo Marzano, Storia di Gaza. Terra, politica, conflitti, Il Mulino, 2025.







