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Storia del Pacifico Statunitense: la politica egemonica degli USA

Come è evidente dalla politica statunitense degli ultimi anni l’oceano Pacifico ha ripreso un'attenzione particolare a Washington; tuttavia, essa è stata sovente al centro della sua politica estera, anzi una vera e propria ossessione, e come vedremo fra poco non si tratta di una novità nella politica estera USA.

di Daniele Bianco
25 Febbraio 2026
TEMPO DI LETTURA: 7 MIN
Sbarco sull'isola di Saipan

Sbarco sull'isola di Saipan

CONTENUTO

  • Dalla costa atlantica a quella pacifica
  • L’espansione politico-militare nel Pacifico
  • L’espansione economica nel Pacifico
  • XX secolo
  • XXI secolo

Dalla costa atlantica a quella pacifica

Gli Stati Uniti nascono nel 1776 dall’indipendenza delle 13 colonie inglesi affacciate sull’oceano Atlantico ma fin da subito hanno indirizzato la loro politica estera nell’entroterra americano, spingendosi sempre più ad ovest, conducendo di fatto una guerra contro i Nativi, portandoli quasi all’estinzione. Tra i primi interventi militari statunitensi di nota nell’Oceano Pacifico risaliamo al 1812, nell’ambito della guerra con la Gran Bretagna, e si trattava di una spedizione contro le isole Marquesas per l’instaurazione di una base militare, Fort Madison. Nella spedizione dell’esploratore Joseph Ingraham si tentò di reclamare per conto degli USA la più grande delle isole, Nuku Hiva, senza successo poiché il congresso non ratificò l’annessione.1

Gli Stati Uniti raggiungono le coste pacifiche nel 1846 con il trattato dell’Oregon2 durante l’amministrazione Polk, un accordo bilaterale con la Gran Bretagna, che allora controllava il Canada, per dividere in due l’Oregon country lungo il 49° parallelo. Tale accordo metteva fine di fatto ai contenziosi che risalivano al 1818 con trattato di Londra, in cui furono decisi oltre ai confini, le politiche di pesca lungo le coste le Labrador e di Terranova sul lato atlantico.  Durante la stessa amministrazione Polk, gli Stati Uniti firmano il trattato di Hidalgo-Guadalupe con il Messico, che pone fine al conflitto messico-statunitense per il controllo del Texas. Con tale trattato gli Stati Uniti ottengono ampie zone dell’allora impero messicano, comprendenti l’attuale California (ammesso nell’unione come 31° stato nel 1853, il primo affacciato sull’oceano Pacifico), New Mexico, Colorado, Nevada ed Utah. 3

L’espressione “Destino Manifesto” nasce in questi anni, coniata dal giornalista Sullivan, in riferimento all’annessione del Texas come stato membro dell’Unione (causa del conflitto messico-statunitense menzionato precedentemente) in cui si indica la volontà ed il destino degli Stati Uniti di espandersi in nome della civilizzazione. Di fatto con questi due trattati per gli Stati Uniti si apre il commercio e l’esplorazione dell’oceano Pacifico, con la possibilità di poter arrivare nei mercati di Cina, Giappone e paesi limitrofi.

L’espansione politico-militare nel Pacifico

Nel 1859 furono scoperte le isole dell’atollo Midway ed annesse nel 1867, divenendo il primo possesso effettivo statunitense nel Pacifico. Le rivendicazioni di tali isole poterono essere effettuate grazie all’approvazione da parte del congresso USA il Guano Islands Act del 1856, che permetteva l’occupazione temporanea di isole abitate da indigeni o disabitate per poter raccogliere il guano.

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Dalla dottrina Monroe all’interventismo americano: alcuni fallimenti

La guerra civile americana di fatto fermo l’espansione che riprese immediatamente dopo nel 1867 con l’acquisto per circa 7,000,000 di dollari da parte del segretario William H. Seward delle zone costiere dell’Alaska dall’impero Russo. Le trattative non furono ben viste dall’opinione pubblica americana, percepito come un territorio distante, povero di risorse e probabilmente dovuto al fatto che il bilancio federale si stava riprendendo dalla guerra civile appena finita. La scoperta dell’oro nel 1898 cambiò la visione verso questo territorio ed il governo incentivò la sua colonizzazione.

Tuttavia, il vero evento che proiettò gli Stati Uniti come nuova potenza pacifica e non solo fu la guerra ispano-americana del 1898, segnando una svolta importante per la politica imperialistica statunitense. L’intervento americano, per certi versi fu il primo extra continentale, durò meno di due anni ed il costo in termini umani fu molto contenuto. I risultati furono notevoli per gli Stati Uniti poiché si impossessò di Cuba, Guam, Porto Rico e delle Filippine, dove iniziò una guerriglia da parte degli indipendentisti locali, ponendo fine all’impero spagnolo o a quello che ne rimaneva.

Negli anni ‘90 del XIX sec gli Usa ottennero anche il controllo delle Hawaii tramite un colpo di stato da parte dei latifondisti che depose l’ultima regina del regno. Le isole divennero una repubblica sotto protezione statunitense. Nel 1898, negli stessi mesi della guerra ispano-americana, l’arcipelago finì per essere annesso direttamente come territorio, divenendo poi il 50° stato nel 1959. Nel 1899 un accordo con la Germania divise le Samoa tra le due potenze, con la Convenzione tripartita a cui partecipò anche la Gran Bretagna. Le Samoa Americane sono ancora oggi sotto controllo statunitense e da esso amministrate.

Attacco aereo nel pacifico

L’espansione economica nel Pacifico

Fino a questo momento abbiamo visto essenzialmente un’espansione militare in senso stretto, ma numerosi furono anche i trattati tra gli Stati Uniti ed i numerosi regni asiatici. Il primo di tali trattati fu quello di Wanghia firmato il 3 luglio del 1844 tra la Cina della dinastia Qing ed i rappresentanti degli Stati Uniti. Fu poi ratificato dal Senato nel gennaio successivo, sotto l’amministrazione Tyler. Di fatto il trattato era quasi una copia di quello firmato alcuni anni prima tra Cina e Gran Bretagna, all’indomani della prima guerra dell’Oppio. Tale trattato viene inserito nella lunga lista di trattati ineguali tra Cina e le potenze occidentali.

Sempre con la Cina abbiamo il trattato di Tientsin, nel 1858, e firmato nell’omonima cittadina ed a cui parteciparono anche Gran Bretagna, Francia e Russia. Gli Stati Uniti ottennero l’apertura di diverse concessioni, porti commerciali, la possibilità di poter esplorare il territorio interno e di poter occupare Shanghai che però rifiutarono di fare poiché considerato poco vantaggioso. Il trattato di Wanghia tra Impero cinese ed USA rimase sostanzialmente in vigore fino alla Seconda guerra mondiale, quando subì delle variazioni come la revoca del diritto di extraterritorialità statunitense in Cina. 4

Inoltre, dobbiamo anche considerare un intervento armato diretto, insieme ad altri 7 stati europei inclusa l’Italia, sempre in Cina durante la rivolta dei Boxer nel 1900/1901, e finita con una forte repressione dei ribelli. L’8 luglio 1853 il comandante Mattew Perry, durante l’amministrazione Fillmore, entrò con 4 navi nel porto di Edo (attuale Tokyo), costringendo di fatto il Giappone ad aprirsi al commercio internazionale, in particolare agli Stati Uniti con l’apertura dei porti di Shimoda  (in cui fu anche insediato un console americano) e Hakodate. Nel 1858, su pressione inglese, il Giappone firmò ulteriori accordi, passati alla storia come Trattato di amicizia e di commercio o come Trattato di Harris. 5 6

Negli stessi anni avvenne l’apertura del Siam agli Stati Uniti e nel 1871 una missione diplomatica cercò di aprire la Korea ma fini in un intervento armato vinto dalle forze statunitensi di supporto alla loro delegazione. Tuttavia, ci vollero quasi dieci anni per arrivare alla firma del “trattato di pace, amicizia, commercio e navigazione”. L’accordo prevedeva le solite clausole, tra cui i diritti extraterritoriali per i cittadini statunitensi in Corea e lo status commerciale di nazione più favorita. Come si può notare dalla cartina, sul finire del XIX secolo, gli Stati Uniti erano a tutti gli effetti una potenza mondiale con notevoli interessi nell’oceano Pacifico, apertura forzata di alcuni mercati, protettorati, avamposti e controllo diretto di diversi territori, al centro con le Hawaii, al nord con l’Alaska, fino alle porte della Cina con le Filippine.

XX secolo

L’inizio del XX secolo vedono l’amministrazione Roosevelt (il primo dei due Roosevelt) ed i suoi successori effettuare vari interventi nel centro America, in particolare Nicaragua e Panama con l’intento di aprire un canale che permettesse il collegamento diretto tra oceano Pacifico ed Atlantico, senza dover effettuare il passaggio fino alla Terra del Fuoco. Il primo intervento tocco a Panama, con il sostegno alle forze indipendentiste locali nel 1903 ed in cambio gli USA ottennero, con il Trattato Hay-Bunau Varilla, la piena sovranità sulla zona del futuro canale (di fatto divenne territorio statunitense). Panama rientrerà in possesso del canale solo nel 1999, con la possibilità di intervento americano per “sicurezza nazionale”. 7

Diversi interventi in America Latina e Centrale, in molti paesi che si affacciano sia sull’Oceano Atlantico che Pacifico, di cui ci stiamo occupando. Diversi interventi, diretti ed indiretti, in Panama, Guatemala, El Salvador, Nicaragua, Panama, Colombia, Costa Rica, Messico e Cile (tutti affacciati sul Pacifico). Come si è potuto vedere si tratta di una lunga lista di interventi militari in difesa degli interessi delle corporation americane, come nel 1954 in Guatemala, giustificati il più delle volte in nome della sicurezza nazionale. Famoso è anche l’intervento in Siberia, durante la guerra civile russa in sostegno delle forze bianche, con l’occupazione di Vladivostock, insieme ad altre potenze.

La guerra del Pacifico contro il Giappone, che minacciava gli interessi statunitensi ed iniziata dopo l’attacco a Pearl Harbor, si conclude con l’uso di due ordigni atomici (Hiroshima e Nagasaki) che ne sancisce il dominio. In seguito alla guerra del Pacifico gli USA amministrano gli ex territori dell’impero giapponese, divenendo il Territorio fiduciario delle Isole del Pacifico (Trust Territory of the Pacific Islands), per circa 40 anni fino all’indipendenza delle Isole Marshall, di Palau e della Micronesia. Il resto del territorio è rimasto legato a Washington, chiamato Commonwealth delle Isole Marianne Settentrionali, che si amministra indipendentemente a livello locale ma che dipende per politica estera, moneta e difesa dagli Stati Uniti. Durante la Guerra Fredda abbiamo l’intervento in Corea dal 1950 al 1953, con cui sono ancora presenti oggi con circa 35’000 uomini, e nell’Indocina negli anni ’60 e ‘70, da cui ne usciti pesantemente sconfitti.

Sbarco sull’isola di Saipan

XXI secolo

Attualmente gli Stati Uniti dispongono di diverse centinaia di basi militari nell’Oceano Pacifico, dalle coste della California e dell’Oregon fino al Giappone (oggi presenti con circa 60’000 uomini ed un aumento della diffidenza da parte della popolazione locale 8), passando per Corea, Australia, Guam e Filippine (divenute indipendenti nel 1945). Importanti sono anche le presenze ad Okinawa e Taiwan, che di fatto limitano l’accesso della Cina ai mari. Difficile sapere il numero esatto delle basi poiché alcuni sono semplici avamposti o magazzini di difficile catalogazione ed altri sono più segreti e di cui non si ottengono facilmente informazioni in merito. Sulle acque pacifiche solcano le decine di navi della III e della VII flotta, con sede rispettivamente a San Diego ed a Yokosuka in Giappone, Assicurando il commercio ed il controllo degli stretti, come quello di Malacca. Le due flotte sono raggruppate nella Pacific Fleet. 9

Visto il numero di interventi militari (qui abbiamo visti solamente alcuni, in particolare nel XIX sec, in cui si gettano le basi per il dominio americano del  XX sec), il volume degli scambi commerciali10 11, il dispiegamento di decine di migliaia di uomini e navi si può tranquillamente considerare l’oceano Pacifico come un enorme “lago” americano, il “mare nostrum” degli USA (oltre 170 milioni di km2, circa un terzo del pianeta). Pertanto, ogni eventuale pericolo, che sia reale o meno, viene visto da Washington come una minaccia al suo dominio o, cambiando punto di vista, alla sua sicurezza nazionale. Questo naturalmente continuerà ad influenzare la loro politica estera.

Fonti:

  • A List of Treaties and Other International Agreements of the United States in Force on November 1, 2007
  • Instances of Use of United States Armed Forces Abroad, 1798-2023

Sitografia:

  • Britannica.com
  • Ilpost.com
  • www.archives.gov/

Consigli di lettura: clicca sul titolo e acquista la tua copia!

  • Arnaldo Testi, La formazione degli Stati Uniti, Il Mulino, 2013.
  • Arnaldo Testi, Il secolo degli Stati Uniti, Il Mulino, 2022.
Letture consigliate
Tags: Storia degli USA
Daniele Bianco

Daniele Bianco

Nato nel 1991, diplomato in agraria nel 2010 ed attualmente studente all'ultimo anno di scienze storiche all'università di Torino. Nutro una forte passione anche per lo spazio, geopolitica e tutto ciò che riguarda la storia nord-americana, che intendo approfondire nei miei studi. Lavoro da circa tredici anni nel settore logistico di un e-commerce farmaceutico.

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