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Ritratto di Simonne Evrard
Simonne nacque a Tournus, una cittadina della Borgogna, nei primi di febbraio del 1764 (fu battezzata il 6 dello stesso mese). Le sue origini erano umili ma dignitose: era figlia di Nicolas Evrard, un carpentiere locale, e della sua seconda moglie, Catherine Large. La sua infanzia venne bruscamente interrotta dalla tragedia: all’età di soli 12 anni, Simonne rimase orfana. Insieme alle sorelle (tra cui si ricordano Catherine ed Etiennette), si trovò giovanissima a dover fare affidamento sul proprio istinto di sopravvivenza. Probabilmente ricevette una prima educazione di base presso un istituto di carità locale a Tournus, ma la mancanza di una rete familiare solida la spinse presto a cercare fortuna altrove.
L’arrivo a Parigi e la svolta
Come molti giovani della provincia francese in cerca di emancipazione, Simonne con le sorelle decisero di lasciare la Borgogna per trasferirsi a Parigi. Nella capitale, le ragazze trovarono un impiego presso una sartoria, gestita da una loro concittadina di Tournus. Allo scoppio della Rivoluzione francese, una delle sue sorelle di Simonne cominciò una relazione amorosa con il tipografo Jean-Antoine Corne e i due convolarono a nozze i primi di gennaio del 1794.
Fu proprio questo legame con il mondo della stampa e con il giovane Corne a rivelarsi decisivo. E fu proprio attraverso l’attività tipografica del cognato che, all’inizio del 1791, Simonne incontrò Jean-Paul Marat, all’epoca un giornalista popolarissimo, ma costretto alla clandestinità costante e braccato in tutta la Francia dalle autorità governative. Quell’incontro con Jean-Paul Marat segnò la fine della giovinezza anonima di Simonne e l’inizio di una vita eroica e tormentata, in cui la ragazza di Tournus non esitò a investire i propri risparmi e a rischiare la vita per proteggere l’uomo che amava più della sua vita e per le idee in cui credeva. L’impegno di Simonne Evrard andò ben oltre il semplice sostegno personale a Marat. Ella svolse un ruolo cruciale nella logistica e nella sopravvivenza del L’ami du Peuple.
Il ruolo nella Rivoluzione Francese

Simonne utilizzò la propria fortuna personale per finanziare la pubblicazione del celebre giornale di Jean-Paul Marat, L’Ami du peuple (L’amico del popolo). Gestì la logistica della tipografia clandestina e aiutò Marat a nascondersi nelle stanze sotterranee di Parigi per sfuggire ai suoi oppositori politici. Dopo l’assassinio di Marat nel 1793 per mano di Charlotte Corday, Simonne si batté strenuamente per proteggere l’eredità e gli scritti del compagno, venendo riconosciuta dai giacobini come la sua legittima vedova (“Veuve Marat”). Il paragone con una “staffetta” come scritto nel titolo di questo articolo, descrive perfettamente il tipo di attivismo operativo e logistico che Simonne Evrard svolse durante la Rivoluzione Francese, in particolare dal 1791 al 1793.
Il termine “staffetta” è nato secoli dopo per descrivere le donne della Resistenza partigiana. Le mansioni e i rischi corsi da Simonne furono esattamente gli stessi. Ecco in quali aspetti il suo ruolo coincise con quello di una vera staffetta. Le staffette durante la Seconda Guerra mondiale muovevano messaggi, armi e stampe clandestine eludendo i posti di blocco ove stazionavano le milizie tedesche e fasciste.
Simonne sotto questo punto di vista faceva lo stesso, quando Marat era perseguito dal generale La Fayette, il ministro Necker e da vari uomini della monarchia assoluta e Costituzionale. Ella trasportava personalmente le bozze scritte da Marat dai rifugi sotterranei in cui lui si nascondeva fino ai luoghi in cui si trovavano i torchi tipografici. Prendeva i fogli freschi di stampa del L’Ami du peuple e si occupava di farli arrivare ai distributori che li diffondevano nelle strade.
La gestione dei rifugi e delle informazioni
Come le staffette partigiane garantivano i contatti tra le brigate e i rifugi sicuri, Simonne era il vero “centro di comando” logistico di Marat. Era l’unica a conoscere l’esatta posizione di tutti i covi e delle stamperie mobili. Filtrava i contatti esterni, decidendo chi poteva incontrare il giornalista e chi rappresentava un pericolo (cercò persino di bloccare sulla porta la sua futura assassina, Charlotte Corday, perché insospettita dalla sua insistenza).
Nessuna stamperia clandestina poteva funzionare senza carta, piombo per i caratteri e inchiostro.
Simonne si muoveva nell’ombra acquistando questi materiali in piccole quantità o attraverso intermediari fidati per non attirare l’attenzione delle spie e delle guardie della Guardia Nazionale di La Fayette. Proprio come le staffette del XX secolo, Simonne non agiva per semplice “devozione sentimentale”, ma per una profonda convinzione politica. Sapeva che essere scoperta a trasportare quei fogli o a nascondere una pressa clandestina significava l’arresto immediato e, nel periodo più duro della rivoluzione, la condanna a morte. Torniamo in momento sulla figura di Marat.

Egli di la voce degli oppressi: Marat fu il più fedele e intransigente difensore dei diritti dei poveri, degli operai e dei piccoli artigiani parigini (i sanculotti). Auspicava all’uguaglianza sostanziale: a differenza dei rivoluzionari “moderati”, non chiedeva solo l’uguaglianza davanti alla legge, ma pretendeva cibo a basso costo, pane per tutti, istruzione gratuita e laica, diritti per le donne e diritto alla sopravvivenza economica per ogni cittadino. Marat credeva nel potere sovrano del popolo e nel suo diritto di controllare e punire i governanti traditori o corrotti che dimenticavano i bisogni delle masse. Cl Elfo era un uomo di una coerenza assoluta: Rinunciò alla ricchezza, vivendo in povertà e nella clandestinità, dimostrando con i fatti che la sua unica priorità era la difesa della Repubblica. I suoi scritti: la verità senza filtri.
Verità e lungimiranza: nei suoi scritti, raccolti principalmente ne L’Ami du peuple, Marat mostrava una straordinaria capacità di anticipare le mosse dei nemici della Rivoluzione, svelando in anticipo i complotti e i tradimenti di nobili e generali corrotti. Il suo linguaggio era popolare e accessibile: scriveva in modo chiaro, diretto e appassionato, permettendo anche ai cittadini meno istruiti di comprendere i complessi meccanismi politici e di partecipare alla vita pubblica. Coraggio della denuncia: Non ebbe mai paura dei potenti; le sue parole erano armi di carta usate per smascherare l’ipocrisia della ricca borghesia che voleva escludere il popolo dal voto e dal potere.

La sua giovanissima compagna Simonne Evrard, lottava anch’essa per tutto ciò, come Marat, Ella non si risparmiò, finendo ben due volte in carcere sia nel 1795 che nel 1800 per accusa di sovversione ed essere nemica del governo. Simonne morì all’età di 60 anni per una caduta dalle scale e lasciò tutta la sua eredità documentativa storica alla cognata Albertine (sorella minore di Jean-Paul Marat) la quale sopravvisse all’amata cognata per altri diciotto anni.
Bibliografia:
- Madame Marat, una vita eroica nella tormenta della Rivoluzione francese, Di Pasquale Stefania, MReditori, 2021
- Simonne Evrard l’ange gardien de Marat- Une tournousienne dans la Révolution française, Amazon Kindle Publisher, 2025.
- Oeuvres Politiques de Jean-Paul Marat, Tome I-X, Polenordgroup Bruxelles, 1995.
Risorse in rete
- Link Youtube: della presentazione del libro su Madame Marat: https://youtu.be/tinij-wY_dcsi=prxhYtHjzpMxoLXZ
- Altri siti: www.marat-jean-paul.org







