Robespierre: la fine dei Giacobini e del Grande Terrore, 28 luglio 1794

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Il 28 luglio 1794 Maximilien de Robespierre viene ghigliottinato, senza essere sottoposto a processo, insieme a ventidue dei suoi più stretti collaboratori tra cui il fedelissimo Saint-Just. Con la liquidazione del gruppo dei giacobini si conclude la fase della Rivoluzione francese passata alla storia come “Grande Terrore“.

Il Grande Terrore

Con l’eliminazione di Danton e degli Indulgenti inizia la dittatura di Robespierre e dei Giacobini all’interno del Comitato di salute pubblica, l’organo centrale dell’attività rivoluzionaria. La fase del Grande Terrore ha una svolta il 10 giugno 1794 quando viene emanata la “legge dei sospetti“, che cancella qualsiasi parvenza di legalità.


Attraverso questa legge il Tribunale rivoluzionario può decretare, solo sulla base della convinzione dei giudici e senza nessun ricorso a prove, centinaia di condanne a morte. Nel corso di quei mesi, infatti, si contano circa 50 mila esecuzioni in tutta la Francia.

Dal punto di vista di Robespierre si tratta di estirpare il vizio e la corruzione che si annidano all’interno della Nazione e della Convenzione, per far trionfare la virtù che per lui significa disinteresse personale e amore per la patria e per le sue istituzioni repubblicane. Per sradicare l’immoralità diffusa è, dunque, necessario l’utilizzo del terrore:

“Se la forza del governo popolare in tempo di pace è la virtù, la forza del governo popolare in tempo di rivoluzione è contemporaneamente la virtù e il terrore: la virtù, senza la quale il terrore è funesto; il terrore, senza il quale la virtù è impotente. Il terrore non è altro che la giustizia pronta, severa, inflessibile: è dunque un’emanazione della virtù. Esso è una conseguenza del principio generale della democrazia applicato ai bisogni gravi ed urgenti della patria.”

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La Convenzione rovescia Robespierre

La dittatura rivoluzionaria è giustificata dalla necessità della difesa nazionale, ma quando le vittorie militari della Repubblica francese scongiurano il pericolo della controrivoluzione, il Grande Terrore non viene più tollerato. Stanca del controllo del governo sull’economia la borghesia sente il bisogno del ritorno alla libertà di produzione e di scambio.

Il 26 luglio Robespierre denuncia all’Assemblea quelli che definisce “i suoi avversari”, ma si rifiuta di fare i nomi di coloro che sta accusando. Il giorno seguente, per evitare la propria proscrizione, i deputati della Palude, che rappresentano la maggioranza dell’Assemblea, mettono in atto una tattica precisa.

Quando la seduta si apre i deputati impediscono a Robespierre e Saint-Just di parlare; nella confusione che si genera i giacobini vengono messi sotto accusa. Riescono tuttavia ad uscire e a rintanarsi nell’Hotel de Ville, storica sede del municipio di Parigi, dove si dichiarano in stato di insurrezione.


La fine di Robespierre e dei Giacobini

Qualche ora dopo, però, le forze della Convenzione riescono ad entrare nell’edificio; Robespierre, persa ogni speranza, tenta di suicidarsi con una pistolettata ma riesce soltanto a fracassarsi la mascella. Gli occupanti del municipio vengono così tutti arrestati.

Il pomeriggio del 28 luglio 1794 (10 termidoro) Robespierre, suo fratello Augustin, Saint-Just e altre venti persone salgono sul patibolo in piazza della Rivoluzione. Il giorno seguente cadono le teste di altri settantuno giacobini e quelli salvati dalla ghigliottina vengono proscritti.

La morte di Robespierre e dei suoi seguaci viene accolta con soddisfazione dalla maggioranza della nazione che intravede in essa la fine del governo rivoluzionario. La fine del Grande Terrore rappresenta un momento cruciale per la Francia, quello in cui la Rivoluzione rientra nei binari della legalità borghese.