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La rivoluzione khomeinista in Iran: dalla monarchia alla teocrazia sciita

La rivoluzione khomeinista ha influenzato non soltanto l'Iran ma tutto il Medio Oriente e le sue ripercussioni sono visibili anche attualmente. La rivoluzione del 1979 basata sui principi religiosi, rivendicati con forza dal clero sciita rappresentato dall'ayatollah Khomeini, ha avuto seguito in tutto l'Iran. Questo ci fa capire come la figura di Khomeini non è soltanto una figura religiosa e spirituale ma anche una figura carismatica capace di mobilitare le masse popolari.

di Daniele Martinelli
8 Settembre 2025
TEMPO DI LETTURA: 9 MIN
4 novembre 1978, Students and the Army, University of Tehran

4 novembre 1978, Students and the Army, University of Tehran

Un ritratto dell’ayatollah Ruhollah Khomeini

Prima di passare all’analisi delle varie fasi che portano alla teocrazia sciita in Iran è doveroso fare un piccolo passo indietro e parlare del protagonista indiscusso della rivoluzione: Ruhollah Khomeini. L’ayatollah Ruhollah Khomeini, considerato il padre della Repubblica islamica dell’Iran, nasce a Khomeyn il 24 di settembre; tuttavia, l’anno rimane incerto in quanto non vi sono uffici comunali nell’Iran del tempo.

Le fonti più accreditate e veritiere sostengono che l’anno di nascita sia il 1902 e non il 1900. Se ci sono dubbi sulla data di nascita certa è invece la data di morte, ovvero il 3 giugno del 1989. Dopo un breve cenno biografico va detto che Khomeini rappresenta la minoranza dei musulmani, cioè gli sciiti, poiché la maggioranza è composta dalla branca sunnita. Per dare un quadro più completo bisogna ricordare che lo sciismo si suddivide a sua volta in tre branche:

  1. Sciiti duodecimani
  2. Sciiti settimani
  3. Sciiti zayditi

L’ayatollah aderisce al primo filone che è il maggioritario dello sciismo. Khomeini lavora sin da giovane e si dedica politicamente affinché nel territorio persiano possa nascere un governo improntato nella tradizione, nelle usanze e nei costumi dello sciismo duodecimano. L’obiettivo, come vedremo più avanti, si concretizza nel 1979 con la nascita della Repubblica teocratica. L’Iran dell’infanzia di Khomeini è un luogo travagliato da rivolte e proteste; infatti, fra il 1906 ed il 1911 esplodono dei moti rivoluzionari contro la monarchia. Le spinte rivoluzionarie, a cui partecipa anche il clero sciita, comportano un passaggio da una monarchia assoluta ad una monarchia costituzionale.

Ruhollah Khomeini

I punti principali del pensiero khomeinista

Il pensiero di Khomeini è difficile da analizzare e comprendere perché in esso convivono principi laici, propri di uno stato, e principi religiosi, tipici invece della religione. In questa convivenza assume centralità la regola secondo cui la sovranità dello stato appartiene a Dio, gli imam ed i religiosi sciiti fanno politica solo per indirizzare la società che altrimenti vive in uno stato di anarchia. Dato che la sovranità appartiene a Dio ed esso è l’unico legislatore, seguendo il pensiero khomeinista, l’unica legge possibile e perseguibile è quella della sharia.

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Nella convivenza fra principi laici e religiosi ricopre particolare importanza la teoria della velayat- e faqih, che tradotto significa il governo del giureconsulto, essa sostiene che il diritto a governare viene concesso direttamente da Dio. Questa teoria è abilmente usata da Khomeini per far si che il clero sciita, che non ricopriva ruoli politici perché in attesa del dodicesimo imam, possa governare senza violare i principi cardine dello sciismo.

Il principio della velayat- e faqih entra in Costituzione e Khomeini lo vede come uno strumento necessario in quanto voluto direttamente da Dio. La velayat- e faqih si scompone in due interpretazioni, una politica ed una religiosa. L’interpretazione religiosa si limita ad una rigorosa applicazione dei precetti dell’Islam, in questo caso l’interpretazione del singolo è ridotta al minimo. La velayat “sciaraitica” si occupa quindi del culto, delle questioni penali e giudiziarie, delle faccende finanziarie e di quelle militari.

La velayat politica invece ha ad oggetto tutto il resto, quindi tutto ciò che riguarda la gestione e l’amministrazione della società e dei consociati. Secondo Khomeini la realizzazione della teoria della velayat- e faqih e la convivenza di principi laici e religiosi è possibile tramite la nomina, da parte di scienziati religiosi, di un sovrano appartenente al clero sciita. La struttura ideata da Khomeini prevede:

  • L’Assemblea costituente composta da scienziati religiosi che, come anticipato, hanno il ruolo di nominare il sovrano;
  • Il sovrano identificato come colui che, guidato da Dio, ha il compito di amministrare la società; la massima autorità statale coincide con l’autorità religiosa ed è la guida suprema;
  • Il parlamento composto da esperti della legge della sharia con il compito di coadiuvare il sovrano nella corretta applicazione della legge;
  • Il Presidente della Repubblica ovvero la seconda carica dello Stato.

Il giusto faqih, quindi il giusto legislatore, si dedica dunque al controllo delle attività del parlamento, del Presidente della Repubblica e dell’esercito, esso in Iran è al di sopra della legge. Nessuno può contestare e contraddire il giusto legislatore in quanto voluto da Dio per evitare che gli organi precedentemente menzionati sbaglino e compiano errori.

Le tappe della rivoluzione iraniana

Secondo alcuni studiosi la data fondamentale in cui nascono i malumori, che sfociano nella rivoluzione del 1979, è addirittura il 1921. Quest’anno segna la prima tappa della rivoluzione. In questa prima fase lo scià di Persia, Mohammad Reza Pahlavi, si ispira alla laicizzazione turca portata avanti dal generale e Capo di Stato Mustafa Kemal, meglio conosciuto come Ataturk, si scaglia contro il clero sciita.

Lo scià invita la popolazione a indossare abiti occidentali, a togliere l’hijab, istituisce l’università di Teheran e nello stesso periodo nascono molti teatri e cinema, al contempo si lavora per rafforzare l’esercito e la burocrazia. Queste sono soltanto alcune delle innovazioni che lo scià porta avanti con veemenza e fermezza. La laicizzazione e l’occidentalizzazione del paese riscuotono un importante successo nelle grandi città e nei centri urbani mentre non sono ben accolte nelle zone rurali. Lo scià attua tre cambiamenti importanti:

  1. Il patto di Cento, Central Treaty Oganization, ovvero un patto militare stipulato con il Pakistan, l’Iraq, la Turchia ed il Regno Unito, esso è una vera e propria organizzazione di collegamento con la Nato. Il patto, stipulato in chiave anticomunista, è fondamentale per gli Stati Uniti d’America che intanto diventano la nuova potenza regionale;
  2. La forte repressione delle proteste tramite mezzi non democratici con l’uso della Savak;
  3. La cosiddetta rivoluzione bianca che comporta la vendita delle terre da parte dei contadini.

La rivoluzione bianca ha un forte impatto in Iran perché contribuisce al cambiamento strutturale del paese con la migrazione di molti contadini verso le città. Al cambiamento strutturale si accompagna di pari passo il cambiamento sociale che riguarda i già visti fenomeni di laicizzazione ed occidentalizzazione, dato che come visto essi sono ben accolti nei centri urbani. Alla rivoluzione bianca si oppone con decisione il clero sciita capitanato da Ruhollah Khomeini con la rivoluzione nera. La rivoluzione nera segna l’inizio della seconda tappa dell’ascesa al potere dell’ayatollah Khomeini. Essa inizia nel 1963 e questa data è significativa perché è proprio in questo anno che inizia la rivoluzione khomeinista.

Official portrait of Mohammad Reza Pahlavi

Khomeini dall’esilio al potere: l’instaurazione della teocrazia sciita in Iran

Khomeini è identificato come il responsabile delle proteste di piazza ed è arrestato per la prima volta. La detenzione dura soltanto un anno perché lo scià teme che protrarre a lungo la carcerazione possa far passare Khomeini come un martire agli occhi della folla, tutto ciò può scatenare ancor di più le piazze. Dopo la scarcerazione l’attività di Khomeini continua ed anzi ci sono attacchi diretti allo scià, come ad esempio l’accusa di dipendenza dagli Stati Uniti, con essi l’ayatollah conquista un maggior seguito che prima si limitava al clero sciita.

Questa attività anti-scià gli costa il secondo arresto nel 1964; le rivolte continuano ed il 14 di novembre dello stesso anno la Savak, ovvero la polizia politica dello scià, preleva Khomeini dalla sua casa a Qom, lo porta a Teheran e poi lo esilia in Turchia. L’esilio turco segna l’inizio del lungo girovagare che prosegue con lo spostamento nella città di Najaf in Iraq dove rimane stabilmente per tredici anni. La condizione affinché l’ayatollah possa rimanere in Iraq, che, come sappiamo, non è rispettata, è quella di non fare politica.

La condizione non è rispettata in quanto è proprio da Najaf che la guida suprema registra su nastri i suoi sermoni che sono poi diffusi in tutto l’Iran. Infine, l’ultimo luogo dell’esilio, prima di far ritorno a Qom, è Neauphle-le-Chateau, vicino la capitale francese Parigi. L’ultima tappa della rivoluzione khomeinista è fra il 15 ed il 16 di gennaio del 1979 quando lo scià Reza Pahlavi lascia l’Iran per curare un grave tumore in stato avanzato. Lo scià si reca prima in Egitto, precisamente al Cairo, poi in Marocco, nelle Bahamas ed infine negli Stati Uniti d’America per cercare di risolvere una situazione medica irreversibile.

Lo scià muore il 27 luglio del 1980 in Egitto. Quando Khomeini torna in Iran è accolto come una celebrità dalla popolazione e fra i suoi sostenitori ci sono anche persone che in futuro verranno accusate di essere contro la rivoluzione islamica e la teocrazia. Il lavoro svolto in tanti anni da Khomeini culmina nella primavera del 1979 quando ad aprile si approva, tramite voto del popolo, la nuova Costituzione del paese. Il 98% della popolazione che si reca alle urne vota a favore della nuova costituzione e della nascita della Repubblica islamica. Il processo rivoluzionario ha una serie di conseguenze profonde:

  • Il già citato principio della velayat- e faqih con cui la guida suprema è al di sopra di tutti gli organi dello stato;
  • La legge della sharia, essa comporta il vivere secondo i dettami rigidi delle norme islamiche. Le donne, che tutt’ora protestano, vedono una serie di restrizioni ai loro diritti e alle loro libertà come ad esempio l’imposizione dell’hijab, il divieto di recarsi nelle spiagge, il divieto di diventare giudici o di ricoprire delle cariche pubbliche;
  • Il processo sommario agli agenti della Savak, ai funzionari ed agli esponenti di rilievo del precedente governo, questo porta, secondo fonti come Amnesty International, a 6.027 persone giustiziate con metodi sommari e non democratici.

Assalto all’ambasciata Usa a Teheran

Un evento emblematico con un forte impatto che segna il territorio persiano e la fine delle relazioni diplomatiche fra Iran e Stati Uniti riguarda l’assalto all’ambasciata statunitense a Teheran da parte degli studenti seguaci della linea dell’imam. L’occupazione della sede diplomatica avviene come atto di ribellione verso la scelta degli Stati Uniti d’America di ospitare nel paese lo scià per le sue cure mediche. La crisi diplomatica termina il 19 di gennaio del 1981, tramite un accordo segretato fra le due parti, dopo 444 giorni di prigionia dei diplomatici statunitensi. Nonostante questo accordo, di cui non conosciamo il contenuto, la crisi diplomatica comporta il rafforzamento della linea antioccidentale ed antistatunitense avviata da Khomeini.

La guerra fra Iran e Iraq

Un ulteriore evento che necessariamente va menzionato è la guerra fra Iran e Iraq. Essa inizia il 22 di settembre del 1980 quando l’Iraq, guidato da Saddam Hussein, attacca il sud dell’Iran. Il pensiero del leader iracheno è quello di approfittare dello scompiglio posto dalla rivoluzione khomeinista per colpire il vicino Iran. I primi due anni di guerra vedono un’avanzata dell’Iraq in territorio iraniano, solo nel 1982 parte la controffensiva sciita, ad essa fa seguito un periodo di stallo in cui ricompaiono delle trincee simili a quelle della Prima guerra mondiale. Questo evento è rilevante nella nostra narrazione per due ragioni:

  1. Molti interpreti e studiosi di geopolitica sostengono che il conflitto poteva portare alla caduta della teocrazia sciita;
  2. L’ascesa della classe militare: i militari hanno un ruolo centrale in Iran basti pensare al binomio ayatollah-pasdaran, definiti anche come i guardiani della rivoluzione, che è la base su cui si fonda la Repubblica islamica

Dopo otto anni, nel 1988, termina la guerra; essa non ha avuto un vero e proprio vincitore in quanto la risoluzione Onu numero 598 stabilisce il ripristino dei territori per guerra, gli unici sconfitti della guerra sono i civili; infatti, si stima siano morte circa un milione di persone.

Da Khomeini ad Ali Khamenei, la guida suprema dell’Iran

L’ayatollah Khomeini, dopo circa un anno dal termine della guerra con l’Iran, nel 1989, muore per via di un cancro incurabile all’intestino. A seguito della morte di Khomeini assume particolare importanza il suo testamento spirituale nel quale Ali Khamenei viene indicato chiaramente come il suo successore. Il testamento spirituale, per produrre i suoi effetti e nominare ufficialmente il nuovo ayatollah, sarà successivamente ratificato dal Consiglio dei saggi. Khamenei, prima di essere guida suprema della rivoluzione, ricopre il ruolo di Presidente della Repubblica iraniana per ben otto anni; quindi, prima partecipa attivamente alla rivoluzione sciita e dalla morte di Khomeini guida l’Iran fra crisi interne, rivolte e tensioni costanti con Israele e con gli Stati Uniti.

La rivoluzione iraniana khomeinista del 1979, riassunto

La rivoluzione iraniana del 1979 rappresenta una delle svolte più significative di tutto il XX secolo. Alla base c’è il malcontento diffuso verso lo scià Mohammad Reza Pahlavi, percepito dal popolo come troppo legato agli Stati Uniti e incapace di rispondere alle istanze sociali e religiose del Paese. Le riforme modernizzatrici degli anni ’60 e ’70, pur introducendo cambiamenti economici, acuiscono le disuguaglianze e alienano parte del clero sciita, che vede minacciata la propria autorità. In questo contesto emerge la figura di Ruhollah Khomeini, ayatollah carismatico che, dall’esilio, diffonde un messaggio politico-religioso di resistenza allo scià e di speranza per il futuro.

Le manifestazioni popolari si intensificano tra il 1977 e il 1978, represse con crescente violenza, fino al massacro del “Venerdì nero” del settembre 1978, che provoca un’ulteriore radicalizzazione della protesta. L’alleanza fra studenti, intellettuali, commercianti e clero crea un fronte unitario che indebolisce irreversibilmente la monarchia. Nel gennaio 1979 lo scià abbandona l’Iran e il mese successivo Khomeini rientra trionfalmente a Teheran dove viene accolto e acclamato da milioni di sostenitori in delirio. Il crollo dell’esercito filo-monarchico segna la fine della dinastia Pahlavi e l’avvento della Repubblica Islamica, la cui nascita è sancita ufficialmente dal referendum che si tiene il 30 e il 31 marzo del 1979. La rivoluzione inaugura un nuovo modello politico, quello della teocrazia, in cui religione e potere si fondono indissolubilmente sotto la guida del clero sciita.

L’Iran degli Ayatollah: Khomeini e la rivoluzione islamica iraniana (1979)

Consigli di lettura: clicca sul titolo e acquista la tua copia!

  • Marcella Emiliani, Marco Ranuzzi De Bianchi, Erika Atzori, Nel nome di Omar. Rivoluzione, clero e potere in Iran, Odoya, 2025.
  • Abdolmohammadi Pejman, La Repubblica islamica dell’Iran: il pensiero politico dell’ayatollah Khomeini, Genova, De Ferrari, 2009.
  • Abdolmohammadi Pejman, Il repubblicanesimo islamico dell’ayatollah Khomeini, Istituto per l’Oriente C.A. Nallino, 2009.
  • Ruhoallah Khomeini, Il governo islamico. O l’autorità spirituale del giuriconsulto, Il Cerchio, prefazione Franco Cardini, 2007.
Letture consigliate
Tags: Storia del Medio Oriente
Daniele Martinelli

Daniele Martinelli

Sono laureato in giurisprudenza presso l’università degli studi di Roma tre e sto seguendo un master di II livello in criminologia clinica. Ho deciso di iniziare a scrivere per condividere la mia passione per la storia ed in particolar modo per la storia contemporanea e per gli eventi, spesso considerati secondari, che hanno avuto un grande impatto sulla società.

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