CONTENUTO
Vita e morte di Riccardo III di York
“Slave, I have set my life upon a cast,
And I will stand the hazard of the die”
Shakespeare, Riccardo III, Atto 5, Scena 4
Riccardo di York nasce il 2 ottobre 1452 nel castello di Fotheringhay, nella verde campagna del Northamptonshire, in una Inghilterra attraversata da una crisi dinastica ormai cronica, figlio minore di Riccardo, duca di York, e di Cecilia Neville; appartiene alla casata degli York, ramo cadetto della nobile e antica stirpe dei Plantageneti, che da decenni si contende il trono contro i Lancasteriani nella lotta senza quartiere nota come Guerre delle Due Rose. Dopo la morte del padre e del fratello maggiore Edmondo nella fase più aspra del conflitto, Riccardo sopravvive come membro di una dinastia decimata, ma destinata a risalire.
Con l’usurpazione ai danni di Enrico VI di Lancaster e la successiva ascesa al trono del fratello Edoardo IV nel 1461 — e poi definitivamente nel 1471 — Riccardo ottiene il titolo di duca di Gloucester e viene progressivamente coinvolto nella gestione militare e amministrativa del regno, in particolare nelle regioni settentrionali. Le fonti lo presentano come uomo d’ordine e di disciplina, capace di esercitare l’autorità con rigore. Il Croyland Chronicle Continuation, una delle testimonianze più importanti dell’epoca, osserva che Riccardo «governava il Nord con mano ferma e senza indulgenza», lasciando intravedere un profilo di efficienza più che di clemenza.
Anche il suo aspetto fisico entra precocemente nel discorso cronachistico. John Rous, canonico di Warwick, lo descrive come «di corporatura minuta, con una spalla più alta dell’altra», ma aggiunge che «era audace in battaglia e pronto di mente», offrendo un ritratto che mescola osservazione anatomica e giudizio morale. La deformità, reale o enfatizzata, diventa presto elemento simbolico, caricato di significati etici e politici.

Il punto di svolta nella sua vita avviene nel 1483, quando la morte improvvisa di Edoardo IV apre una fase di transizione delicatissima. Il trono spetta al giovane Edoardo V, ma Riccardo assume il ruolo di Lord Protector. In poche settimane, tuttavia, la protezione si trasforma in sovranità. Attraverso il Titulus Regius, approvato dal Parlamento, i figli di Edoardo IV vengono dichiarati illegittimi per presunti vizi matrimoniali del padre e Riccardo è incoronato re il 6 luglio 1483.
La sorte dei due principi, rinchiusi nella Torre di Londra e mai più apparsi in pubblico, diventa subito oggetto di sospetto. Polidoro Virgilio, scrivendo negli anni iniziali del regno tudoriano, afferma che «si diffuse tra il popolo la convinzione che fossero stati eliminati per ordine del loro zio», ma non fornisce prove dirette. Altri cronisti contemporanei, come la Croyland Chronicle, registrano l’evento con estrema cautela, limitandosi a constatare che «dopo l’estate del 1483 non si ebbero più notizie certe dei figli del re Edoardo». L’assenza di documentazione definitiva trasforma l’episodio in uno dei nodi centrali della storiografia riccardiana, sospesa tra accusa, dubbio e revisione.
Il regno di Riccardo III, breve e politicamente fragile, si svolge sotto il segno dell’insicurezza. La ribellione del duce di Buckingham, già suo alleato, rivela la debolezza delle basi su cui poggia il nuovo potere. Intanto Enrico Tudor, erede lontano ma tenace della causa lancasteriana, raccoglie consensi tra i nobili scontenti e prepara l’invasione dall’esilio. Il 22 agosto 1485 si consuma lo scontro finale e Riccardo III muore nella Battaglia di Bosworth Field, combattuta nei pressi di Leicester, in un’area che le fonti chiamano Redemore o Sandeford.

Riccardo dispone di un esercito probabilmente più numeroso di quello del rivale Enrico VII, ma la lealtà di alcuni grandi signori — in particolare i fratelli Stanley — resta incerta fino all’ultimo. Nella fase culminante dello scontro, il re guida personalmente una carica contro Enrico Tudor, tentando di colpire direttamente il pretendente e decidere così la battaglia. L’intervento delle forze di Sir William Stanley a favore di Enrico spezza però l’equilibrio e isola Riccardo, che cade sul campo. La Crowland Chronicle riferisce che il re riceve molte ferite mortali e muore “mentre combatte e non in fuga”, sottolineandone il coraggio personale.
È in questo contesto che si colloca la tradizione gallese raccolta dal poeta Guto’r Glyn, il quale, in un panegirico dedicato a Rhys ap Thomas, allude all’uccisione del “cinghiale”, emblema araldico di Riccardo. L’espressione “uccise il cinghiale, gli rase il capo” è stata a lungo interpretata come attribuzione diretta del colpo fatale; tuttavia, l’analisi linguistica suggerisce che il soggetto grammaticale del passo sia Enrico Tudor e che la rasatura alluda piuttosto a un gesto rituale compiuto sul cadavere, assimilato simbolicamente alla preparazione di un animale abbattuto. Ne emerge l’immagine di una morte violenta, collettiva, seguita da atti di umiliazione postuma.
Riccardo III muore dunque combattendo, circondato dai nemici, ultimo sovrano inglese a perdere la vita sul campo di battaglia. Le cronache insistono sull’accanimento delle ferite, concentrate soprattutto al capo, segno di una violenza simbolica che travalica la necessità militare. Le fonti raccontano che Riccardo viene spogliato, caricato su un cavallo con le membra pendenti e condotto in città con un cappio al collo. Qui è esposto pubblicamente per ordine del nuovo sovrano, affinché tutti possano avere contezza della sua morte.
Alcuni manoscritti indicano che il corpo viene deposto “nel Newarke”, generalmente identificato con St Mary-in-the-Newark, probabilmente come luogo dell’esposizione. La sepoltura definitiva avviene tuttavia presso il convento francescano (Greyfriars) di Leicester. John Rous afferma infatti che Riccardo è “infine sepolto nel coro dei Frati Minori di Leicester”, mentre Polydore Vergil precisa che l’inumazione ha luogo due giorni dopo la battaglia sine ullo funere honore, cioè “senza alcuna solennità funebre”: non manca il rito cristiano, ma mancano le cerimonie solenni dovute a un re consacrato. Con Bosworth si chiude il regno dei Plantageneti e si apre l’era Tudor.
La sepoltura modesta, quasi anonima, suggella una vicenda segnata dalla rapidità dell’ascesa e dalla brutalità della caduta. È su questo silenzio materiale che, negli anni successivi, si innesta la costruzione letteraria e storiografica del personaggio. La tragedia shakespeariana, “Richard III”, fissando l’immagine del tiranno deforme e machiavellico, consolida una lettura morale della storia, in cui il corpo diventa metafora dell’anima e il potere si risolve in colpa. Tra cronaca, propaganda e teatro, Riccardo III resta così una delle figure più problematiche della monarchia inglese.
Il destino della tomba del sovrano e il mito del “Body in the River”
La vicenda della tomba di Richard III non si fonda su tradizione vaga, ma su un tessuto documentario preciso, che attraversa secoli di memorie, errori e riletture. La sepoltura di Richard III avviene a Leicester, nella chiesa dei Frati Grigi, entro pochi giorni dalla sua caduta. Non siamo più nel tempo della battaglia, ma in quello, più silenzioso e decisivo, della terra che si richiude. Le testimonianze più antiche convergono su questo punto: il corpo è deposto nel coro della chiesa francescana, in luogo riconoscibile e degno, sebbene privo, inizialmente, di un monumento adeguato alla dignità regale.
Negli anni immediatamente successivi, la memoria del sito è viva e non ancora controversa. Alla fine del Quattrocento la sepoltura è indicata con precisione; e quando, tra il 1535 e il 1543, John Leland visita Leicester, annota senza esitazione che presso i Greyfriars “fu sepolto re Riccardo III”. Ma già prima di Leland, un atto politico aveva trasformato quella sepoltura in monumento. Nel 1494–1495, Enrico VII ordina la costruzione di un sepolcro per il predecessore. Il gesto non è soltanto pietoso: è anche calcolato, per neutralizzare la memoria del re sconfitto. L’esecuzione dell’opera è affidata a Reynold Bray, Thomas Lovell e all’alabastriere di Nottingham Walter Hylton.
Un documento di cancelleria parla esplicitamente di un monumento da erigersi “nella chiesa dei frati nella città di Leicester dove riposano le ossa del re Riccardo”. La formula è inequivocabile: non solo si conferma il luogo, ma si attesta che le ossa vi giacciono stabilmente quando l’ordine viene impartito. Il materiale scelto è l’alabastro e Raphael Holinshed ricorderà un’immagine del re, mentre George Buck parla di un monumento ornato e corredato di epitaffio.
Quando negli anni Trenta del Cinquecento Enrico VIII sopprime le case religiose, anche il convento dei Greyfriars è colpito. I frati vengono espulsi nel 1538; il tetto è spogliato del piombo, il legname venduto, le strutture lasciate al degrado. Tuttavia, non tutte le tombe vengono distrutte sistematicamente. Non esiste alcuna testimonianza coeva che descriva una profanazione violenta della tomba di Riccardo o una dispersione delle sue ossa in quel frangente. All’inizio del Seicento il luogo della sepoltura appare ancora noto. Nel 1612 Christopher Wren riferisce di aver visto un pilastro di pietra con l’iscrizione che indicava il punto dove giaceva il corpo del re.
È in questo stesso periodo che inizia a prendere forma una narrazione diversa. John Speed, nella sua “History of Great Britaine” del 1611, afferma che il monumento era stato distrutto e che il corpo era stato deposto sotto un’estremità del Bow Bridge. Tuttavia, nel tempo, il racconto si trasforma: nel tardo Settecento John Throsby introduce particolari drammatici, come la folla schernente e le ossa trascinate fino al fiume Soar. La leggenda del “body in the river” si consolida per stratificazione, non per testimonianza contemporanea. Un’antica bara di pietra, una lapide ottocentesca presso il Bow Bridge e persino un teschio rinvenuto nel Soar vengono interpretati come reliquie di Riccardo, prima che analisi successive ne dimostrino l’incompatibilità storica.

L’origine di questa tradizione appare legata a un errore topografico. Sulla sua mappa di Leicester, John Speed colloca erroneamente il sito dei Greyfriars, confondendolo con quello dei Blackfriars domenicani. Cercando nel luogo sbagliato e non trovando traccia della tomba, conclude che essa sia stata rimossa. Da una localizzazione errata nasce l’ipotesi della traslazione e dall’ipotesi prende vita la leggenda.
Così la storia della tomba di Riccardo III si dispiega secondo una progressione limpida: sepoltura attestata e riconosciuta; erezione di un monumento ufficiale; soppressione del convento senza prova di profanazione; persistenza della memoria topografica; infine deformazione narrativa fondata su un equivoco cartografico, alimentata da una coeva e costante denigrazione storico-letteraria.
“Looking for Richard”
L’interesse concreto per il luogo di sepoltura di Riccardo III nasce all’interno della Richard III Society, fondata per rivalutare la reputazione del re, storicamente considerato un tiranno. Già nel 1975, l’articolo di Audrey Strange nel giornale della società suggerisce che le sue spoglie possano essere sepolte sotto il parcheggio del Leicester City Council, ipotesi ripresa negli anni successivi da storici come David Baldwin, che immagina la possibilità, seppur remota, che un giorno un escavatore possa rivelare i resti del re. Tuttavia, né università né archeologi locali intraprendono ricerche concrete, convinti che il sito sia stato distrutto o che le ossa siano disperse.

Nel 2004 e 2005, Philippa Langley, segretaria della filiale scozzese della Richard III Society, conduce ricerche a Leicester per un progetto cinematografico su Riccardo III e individua nel parcheggio la chiave della possibile sepoltura. Contemporaneamente, John Ashdown-Hill identifica due discendenti matrilineari di Anna di York, sorella di Riccardo, e ricava la sequenza del DNA del re, confermando che i resti non erano stati distrutti o spostati.
Langley propone di contattare Channel 4 per un documentario, ma il progetto supera i limiti temporali della trasmissione. In seguito, lo scrittore Annette Carson conferma la possibilità che il corpo sia sotto il parcheggio, unendo le forze con Langley e Ashdown-Hill. Langley scopre infine una mappa medievale che indica la posizione della chiesa dei Greyfriars, proprio sotto il parcheggio moderno, considerata una prova schiacciante.
Nel febbraio 2009 nasce ufficialmente il progetto “Looking for Richard: In Search of a King”, con l’obiettivo di trovare e riesumare i resti di Riccardo III, rispettandone la dignità e raccontandone la vera storia. Il progetto ottiene il sostegno del Leicester City Council, della Leicester Promotions, dell’Università di Leicester, della Leicester Cathedral, della Richard III Society e della Darlow Smithson Productions per il documentario televisivo. Il finanziamento iniziale arriva dalla Richard III Society e dai membri del progetto, mentre Leicester Promotions copre le spese per lo scavo. L’Università di Leicester Archaeological Services viene incaricata dei lavori archeologici.
A partire dal marzo 2011, il sito dei Greyfriars viene valutato per determinare la fattibilità dell’escavazione. Vengono effettuate ricerche d’archivio e un’indagine con radar a penetrazione del terreno (GPR), che mostra presenza di infrastrutture moderne ma non evidenze chiare della chiesa. Si identificano tre possibili aree di scavo: il parcheggio del Leicester City Council, un cortile abbandonato della scuola Alderman Newton e un parcheggio su New Street. Si decide di scavare principalmente nel parcheggio del Consiglio, limitandosi a solo l’1% dell’area originaria del convento.
I lavori iniziano nell’agosto 2012, 527 anni dall’agosto in cui Richard III aveva perso la vita. Nel primo giorno di ricerca, vengono trovate due ossa umane, in posizione parallela, a circa cinque metri dall’inizio della trincea, in un contesto integro. Successivamente emergono resti di muri medievali, confermando l’area della chiesa. Il 4 settembre, le ossa vengono completamente riesumate: mancano i piedi, il cranio è inclinato in modo insolito e la colonna vertebrale mostra una scoliosi a S. Gli arti sono in una posizione che suggerisce fossero legati, probabilmente per l’umiliazione post-mortem. Viene trovato un oggetto di ferro sotto la colonna vertebrale, probabilmente un chiodo romano.

L’analisi osteologica rivela un maschio adulto di 30–34 anni, con scoliosi e numerose ferite da battaglia sul cranio e sul corpo, compatibili con fonti storiche sulla morte di Riccardo III nella battaglia di Bosworth. Analisi isotopiche indicano una dieta ricca di pesce d’acqua dolce e uccelli esotici, oltre a grandi quantità di vino, confermando lo status reale. La datazione radiocarbonica è inizialmente imprecisa a causa della dieta, ma l’analisi Bayesiana colloca la morte tra il 1450 e il 1540, coerente con il 1485.
Il confronto del DNA mitocondriale con Michael Ibsen, discendente diretto matrilineare di Anna di York, mostra una corrispondenza perfetta, confermata anche da un secondo parente. L’analisi del cromosoma Y, invece, rivela discrepanze dovute a eventi di paternità non documentati. Nonostante alcune critiche, la combinazione di prove genetiche, osteologiche, isotopiche e documentarie convince gli studiosi a identificare i resti come quelli di Riccardo III.
Nel 2013, la scoperta viene ufficialmente annunciata e documentata nel programma Channel 4 “Richard III: The King in the Car Park”. Il sito viene successivamente riesaminato per studiare ulteriormente il presbiterio e il coro della chiesa dei Greyfriars. Vengono identificate altre sepolture, inclusi due individui in bare di legno, uno dei quali precedente alla costruzione della chiesa. La ricostruzione facciale del re, guidata da Caroline Wilkinson, completa il ritratto scientifico del sovrano, mentre il genoma di Riccardo III diventa il primo caso di genoma sequenziato per una figura storica con identità certa.
Il progetto “Looking for Richard” non solo conferma la posizione e l’identità del re, ma ridefinisce il modo in cui storia, archeologia e genetica possono collaborare per riportare alla luce figure storiche con rigore scientifico e narrativa moderna. La riscoperta di Riccardo III trasforma un parcheggio urbano in un luogo di memoria storica, unendo la passione dei ricercatori e dei volontari alla precisione della scienza moderna.
Dal ritrovamento alla nuova sepoltura: l’ultima dimora di Riccardo III
Nel marzo 2015, dopo oltre cinque secoli, il re Riccardo III trova finalmente la sua ultima dimora nella Cattedrale di Leicester, in un evento che unisce solennità, devozione e partecipazione pubblica senza precedenti. La sepoltura dei resti, coordinata dall’Università di Leicester secondo le norme britanniche sui ritrovamenti archeologici di resti cristiani, avviene nel terreno consacrato più vicino alla sepoltura originale. La decisione sulla località di sepoltura, tuttavia, è oggetto di vivace controversia: alcuni sostengono che il re, cattolico e Yorkista, avrebbe meritato una tomba in York Minster, nella cappella di una cattedrale cattolica come Arundel o addirittura in Westminster Abbey insieme agli altri sovrani inglesi.
Un gruppo che si definisce “Plantagenet Alliance”, rappresentando presunti discendenti dei fratelli di Riccardo III, avvia azioni legali per far valere il loro punto di vista, chiedendo un giudizio pubblico su dove il re dovesse riposare. La corte conferma però che non vi è alcun obbligo di consultazione e autorizza la sepoltura a Leicester, stabilendo un precedente per la gestione dei resti storici di sovrani riesumati.

Sabato 22 marzo 2015, il corteo funebre parte dall’Università di Leicester e percorre le strade delle campagne circostanti, passando per il sito della battaglia di Bosworth e i villaggi di Dadlington, Sutton Cheney e Market Bosworth, dove la comunità accoglie il re con rose bianche e vessilli della Casa di York. La città di Leicester è gremita: le strade del centro e del Quartiere della Cattedrale si riempiono di migliaia di spettatori e giornalisti, mentre le code davanti alla cattedrale superano le cinque ore per rendere omaggio al sovrano. Il feretro in quercia inglese, rivestito da un pall ricamato con scene della vita di Riccardo III e ornato dalla corona appositamente commissionata, viene trasportato su un carro trainato da soldati e accompagnato da un’invocazione di preghiere, letture e musiche sacre.
La cerimonia prevede la benedizione del feretro, la lettura di testi religiosi e contemporanei, e la musica di Leonel Power, Philip Moore e Judith Bingham, tra cui l’inno “Ghostly Grace” composto appositamente per l’occasione. L’attore Benedict Cumberbatch, discendente collaterale del re, recita la poesia di Carol Ann Duffy “Richard”:
“My bones, scripted in light, upon cold soil,
a human braille. My skull, scarred by a crown,
emptied of history. Describe my soul
as incense, votive, vanishing; your own
the same. Grant me the carving of my name.
These relics, bless. Imagine you re-tie
a broken string and on it thread a cross,
the symbol severed from me when I died.
The end of time – an unknown, unfelt loss –
unless the Resurrection of the Dead …
or I once dreamed of this, your future breath
in prayer for me, lost long, forever found;
or sensed you from the backstage of my death,
as kings glimpse shadows on a battleground”.
La regina Elisabetta II invia un messaggio che riconosce l’evento come di “grande significato nazionale e internazionale” e celebra la fede cristiana che sostenne Riccardo III. Il 27 marzo la tomba viene finalmente svelata: un masso di calcare fossile di Swaledale di due tonnellate, poggiato su un plinto di marmo di Kilkenny, recante croce incisa, nome, date, motto e stemma reale. Il feretro riceve terra proveniente da Fotheringhay, Middleham e Bosworth. La settimana dedicata alle esequie del sovrano si conclude con l’accensione di 8.000 candele nella Jubilee Square e nei giardini della cattedrale, accompagnata da uno spettacolo pirotecnico e proiezioni luminose che illuminano la facciata del tempio con le lettere “RIII”, consacrando la memoria del re ritrovato e restituendogli l’onore e la dignità negati per oltre cinque secoli.

Conclusioni
Dopo la scoperta dei resti di Riccardo III, il Leicester City Council allestisce una mostra temporanea nella sala medievale della città e annuncia la creazione di un’attrazione permanente; compra St Martin’s Place, adiacente al parcheggio dove il re è stato ritrovato, e lo trasforma nel King Richard III Visitor Centre, un centro che racconta la vita, la morte, la sepoltura e la riscoperta del re, con reperti del ritrovamento come gli stivali Wellington di Philippa Langley e il casco e il giubbotto indossati dall’archeologo Mathew Morris. I visitatori possono osservare la tomba sotto un pavimento di vetro e il centro si prepara ad accogliere centinaia di migliaia di persone ogni anno.
La notizia e il fascino della scoperta oltrepassano i confini del Regno Unito: in Norvegia l’archeologo Øystein Ekroll spera che l’attenzione rivolta al re inglese stimoli nuovi scavi per ritrovare i monarchi medievali sepolti in tombe anonime, come Harald Hardrada a Trondheim. La storia si riflette anche nella città: pochi giorni dopo la sepoltura, il Leicester City F.C. inizia una striscia vincente che li porta dalla parte bassa della Premier League fino alla vittoria del titolo l’anno successivo. Il sindaco Peter Soulsby dichiara che, finalmente, la città di Leicester entra sotto i riflettori internazionali, grazie al re ritrovato e ai successi dei Foxes.
La vicenda ispira cultura e immaginazione: Michael Morpurgo pubblica il racconto per bambini The Fox and the Ghost King mentre Stephen Frears dirige il film The Lost King, che racconta la ricerca dei resti del sovrano. La scoperta di Riccardo III diventa così non solo un evento archeologico, ma un fenomeno culturale, un ponte tra passato e presente che mostra come la storia possa sorprendere, affascinare e continuare ad influenzare il mondo contemporaneo.
Riassunto sull’esumazione e sepoltura di Riccardo III
Nel settembre 2012, a Leicester, sotto un parcheggio sorto sull’antico convento dei Greyfriars, gli archeologi riportano alla luce uno scheletro con evidenti ferite da battaglia e scoliosi: le analisi genetiche e osteologiche dimostrano che appartiene a Riccardo III d’Inghilterra. La scoperta è possibile perché ricerche archivistiche correggono un errore cartografico seicentesco che aveva alimentato la leggenda del “body in the river”.
Nel 2013 l’identificazione viene annunciata ufficialmente: la convergenza tra fonti storiche, radiocarbonio e DNA mitocondriale conferma che il re, morto nel 1485, è rimasto sepolto a Leicester. La prova scientifica riapre il dibattito storico sulla sua figura.
L’origine dell’oblio risale al 22 agosto 1485, quando Riccardo cade nella Battaglia di Bosworth Field contro Enrico VII d’Inghilterra. Il tradimento degli Stanley provoca l’accerchiamento del sovrano; la sua morte sul campo causa la fine della dinastia Plantageneta e l’inizio dell’età Tudor. Il corpo viene esposto e sepolto senza onori solenni nel convento dei Greyfriars: proprio la sepoltura modesta favorisce, nei secoli successivi, incertezze e miti.
Nel 1494–1495 Enrico VII ordina la costruzione di un monumento funebre per legittimare il nuovo potere attraverso un gesto di apparente riconciliazione. Nel 1538, con la soppressione dei monasteri voluta da Enrico VIII d’Inghilterra, il convento viene demolito; l’assenza di testimonianze di profanazione mantiene però viva la memoria topografica del luogo che però si perde nei decenni successivi tra leggende ed equivoci.
Dopo oltre cinque secoli di silenzio, la riesumazione del 2012 conduce alla solenne ri-sepoltura: il 26 marzo 2015 il feretro viene tumulato nella Cattedrale di Leicester, vicino al luogo originario. La decisione, confermata dall’Alta Corte contro le richieste di trasferimento, stabilisce un precedente giuridico sulla gestione dei resti reali. Così il “re ritrovato” passa dall’oblio materiale alla memoria condivisa, dimostrando come l’archeologia e la genetica possano correggere secoli di narrazione controversa.
Bibliografia e sitografia
- Ashdown-Hill, J. (2015), The Mythology of Richard III, Regno Unito: Amberley Publishing.
- Carson, A., Ashdown-Hill, J., Johnson, D., Langley, P., Johnson, W. (2018), Finding Richard III: The Official Account of Research by the Retrieval and Reburial Project, Regno Unito: Imprimis Imprimatur.
- Langley, P., Jones, M. (2013), The King’s Grave: The Search for Richard III, Regno Unito: John Murray.
- Prenderghast, G. (2016), Richard III and the Princes in the Tower: The Possible Fates of Edward V and Richard of York, Stati Uniti: McFarland, Incorporated, Publishers;
- Shakespeare, W. (2014), The Tragedy of Richard III Regno Unito: Simon & Schuster;
- Looking for Richard Project, all’URL: https://www.philippalangley.co.uk/looking-for-richard.html (consultato il 12/02/2026);
- Richard III Society, all’URL: https://richardiii.net/ ((consultato il 09/02/2026);
- Carol Ann Duffy, Richard, all’URL: https://genius.com/Carol-ann-duffy-richard-annotated (consultato il 15/01/2026);
- An Incredible discovery, all?URL: https://kriii.com/about-kriii/an-incredible-discovery/ (consultato il 12/02/2026);
- Richard III’s tomb unveiled at Leicester Cathedral, all’URL: https://www.bbc.com/news/uk-england-leicestershire-32085532 (consultato il 29/01/2026);
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Per comprendere davvero la figura di Riccardo III d’Inghilterra è utile partire da due opere che rappresentano due momenti fondamentali della sua interpretazione.
- Il primo passaggio obbligato è Riccardo III di William Shakespeare: la tragedia che, tra XVI e XVII secolo, fissa nell’immaginario occidentale l’immagine del sovrano deforme, astuto e spietato. Pur non essendo una fonte storica in senso moderno, il testo diventa il caposaldo di una narrazione potente, influenzata dalla propaganda tudoriana, che per secoli condiziona la percezione del re più della documentazione d’archivio.
- A questa tradizione letteraria si contrappone oggi una rilettura storica aggiornata. In Riccardo III. Il re più amato (2022) di Maria Grazia Leotta, la figura del sovrano viene riesaminata alla luce delle ricerche contemporanee e soprattutto del ritrovamento dei suoi resti nel 2012. Il libro propone un ritratto meno stereotipato, distinguendo tra costruzione teatrale, propaganda politica e dati storici verificabili.
Leggere prima Shakespeare e poi Leotta permette di cogliere il passaggio decisivo: dalla rappresentazione simbolica e drammatica del “tiranno” alla ricostruzione critica del personaggio storico, oggi riconsiderato attraverso nuove prove scientifiche e una diversa sensibilità storiografica.







