I Patti Lateranensi, 11 febbraio 1929: l’accordo tra Santa Sede e fascismo

Firma dei Patti Lateranensi

L’11 febbraio 1929 vengono stipulati i Patti Lateranensi. Con tale atto la Santa Sede riconosce il regno d’Italia e viene quindi ricomposta la cosiddetta questione romana.  SCOPRI LA SEZIONE APPROFONDIMENTI

Antefatti

Quando Roma era divenuta la capitale del Regno d’Italia nel 1870, il governo italiano diede una soluzione unilaterale alla questione romana con la legge delle guarentigie del 1871, respinta tuttavia dalla Santa Sede.

Con il passare del tempo, la Chiesa si preoccupò di ottenere garanzie per la propria libertà e la propria presenza nella vita del Paese mediante strumenti giuridici. Obiettivo del fascismo era riplasmare dalle fondamenta la società italiana, facendo leva soprattutto sui giovani. In un paese di dichiarata fede cattolica, la Chiesa costituiva l’ostacolo maggiore per questo fine. Consapevole di ciò, Mussolini profittò della disponibilità manifestata dalle gerarchie ecclesiastiche nei confronti del regime. Si avviò così a definitiva composizione il contrasto fra Stato e Chiesa che aveva segnato la nascita del Regno d’Italia.

La trattativa

Le trattative tra governo e Santa Sede cominciarono nell’estate del ’26 nel più assoluto segreto. Designarono ufficiosamente e informalmente due incaricati: Domenico Barone dal governo Mussolini e l’avvocato concistoriale Francesco Pacelli quale plenipotenziario per il Vaticano, fratello di Eugenio Pacelli, futuro segretario di Stato prima e papa Pio XII po da parte di papa Pio XI.

L’11 febbraio 1929 Mussolini e il segretario di Stato vaticano cardinal Gasparri stipularono i patti che presero il nome dal Palazzo di San Giovanni in Laterano, a Roma, in cui avvenne la firma degli accordi.

Struttura dei Patti Lateranensi

I Patti Lateranensi si articolavano in tre parti:

  1. un trattato internazionale, con cui la Santa Sede poneva fine ufficialmente alla “questione romana” riconoscendo lo Stato italiano e la sua capitale. Essa si vedeva riconosciuta la sovranità sullo Stato della Città del Vaticano;
  2. una convenzione finanziaria, con cui l’Italia si impegnava a pagare al papa una forte indennità a titolo di risarcimento per la perdita dello Stato pontificio
  3.  un concordato, che regolava i rapporti interni fra la Chiesa e il Regno d’Italia e garantiva alla Chiesa il riconoscimento del cattolicesimo quale religione di Stato in Italia. Stabiliva che i sacerdoti fossero esonerati dal servizio militare, che i preti spretati fossero esclusi dagli uffici pubblici. Il matrimonio religioso aveva effetti civili e l’insegnamento della dottrina cattolica era considerato “fondamento e coronamento” dell’istruzione pubblica. Le organizzazioni dipendenti dall’Azione cattolica potevano continuare a svolgere la propria attività, purché sotto il controllo delle gerarchie ecclesiastiche e al di fuori di ogni partito politico.

Gli effetti

Per il regime fascista i Patti Lateranensi rappresentarono un notevole successo propagandistico. Mussolini si presentò come l’artefice della conciliazione, consolidando il consenso ed estendendola anche a strati della popolazione rimasti fino allora ostili o indifferenti.

In cambio della rinuncia al potere temporale, irrevocabilmente perso da quasi sessant’anni, la Chiesa acquistò una posizione di privilegio nei rapporti con lo Stato e rafforzò la sua presenza nella società. Mantenne l’Azione cattolica, seppur limitata nelle sue attività, e si assicurava un largo margine di autonomia.

I Patti Lateranensi durante la Repubblica

Gli accordi raggiunti nel 1929 furono inseriti nella Costituzione italiana del 1947. Nel 1984 un nuovo accordo per rimuovere la clausola riguardante la religione di Stato della Chiesa cattolica in Italia. La revisione dei Patti Lateranensi portò al nuovo Concordato. La firma avvenne a Villa Madama, a Roma, il 18 febbraio dall’allora presidente del Consiglio Bettino Craxi e dal cardinale Agostino Casaroli, segretario di Stato  della Santa Sede.

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