CONTENUTO
Otto Skorzeny: l’uomo che (non) salvò Mussolini
Da giovane si dilettava in duelli di scherma da bendato. Lo testimoniano le profonde cicatrici sul volto. È stato definito “il soldato preferito del Führer”, oltre che “l’uomo più temuto d’Europa”. Otto Skorzeny ha condotto una vita all’insegna della violenza. Ha preso parte all’Operazione Quercia, contribuendo a liberare Benito Mussolini nel 1943. Ha rapito il presidente ungherese Miklós Horthy. Ha creato scompiglio tra le fila degli Alleati durante lo sbarco in Normandia.
È stato arrestato, processato, dichiarato innocente, processato nuovamente ed è evaso. Ha addestrato l’esercito egiziano e i rifugiati palestinesi. Ma soprattutto ha lavorato per i servizi segreti israeliani, per conto dei quali è stato spia, sabotatore e perfino sicario. La sua storia – il cui unico filo logico sembra essere l’azione – è una delle più singolari del ventesimo secolo e merita di essere raccontata.
Gli anni della giovinezza di Otto Skorzeny
Otto Skorzeny nasce nel 1908 a Vienna. Appartiene al ceto medio e la sua famiglia serve l’esercito austro-ungarico da generazioni. Durante l’infanzia mostra un’indole carismatica e brutale, guadagnandosi il rispetto dei coetanei con la violenza. Quando inizia a studiare ingegneria meccanica all’università, si unisce a una confraternita. I giovani viennesi del periodo inter-guerra soffrono la sconfitta del primo conflitto mondiale. Cercano di riabilitare le vecchie glorie imperiali attraverso dimostrazioni di forza e audacia.
Proprio nelle confraternite universitarie prendono piede i duelli di scherma da bendati. Lo scopo non è allenare la tecnica, ma quello di ostentare virilità. Gli schermisti riportano profonde cicatrici sul corpo e sul volto. Questo gli permette di riconoscersi, di rispettarsi, di dimostrare il coraggio che – per motivi anagrafici – non hanno potuto mostrare in trincea. Otto Skorzeny, alto più di un metro e novanta e pesante più di centodieci chili, partecipa a decine di questi duelli, dai quali riporta diverse profonde cicatrici.
In quegli anni, Adolf Hitler sta conquistando le masse della fragilissima Repubblica di Weimar, cavalcando una narrazione anticomunista e antisemita. Le azioni squadriste, l’esaltazione della violenza, l’esoterismo e la volontà di riscatto conquistano il giovane, già vicino a posizioni nazionaliste e militariste. Nel 1931 aderisce quindi alla costola austriaca del Partito Nazional-Socialista e alla sua milizia, le SA. Nel 1933 Adolf Hitler diventa cancelliere di Germania. Nel 1938 si verifica l’Anschluss e l’Austria viene annessa al Terzo Reich.
Otto Skorzeny nella seconda guerra mondiale
Nel 1939 l’esercito tedesco invade la Polonia. Skorzeny lascia il suo lavoro di ingegnere meccanico e si arruola nella Leibstandarte SS Panzerdivision, unità corazzata alle dirette dipendenze del Führer. Nella sua autobiografia minimizza il ruolo della sua truppa: racconta di come le sue missioni si limitassero a perlustrare territori occupati in Polonia, Paesi Bassi e Francia. Tuttavia, altre fonti riportano incendi di villaggi e massacri di civili e prigionieri di guerra. Il giovane ufficiale dimostra leadership e temerarietà e per questo scala rapidamente le gerarchie delle SS; nel 1943 si presenta la sua grande occasione.

In Italia, il 24 luglio il Gran Consiglio del Fascismo sfiducia Mussolini. I poteri esecutivi vengono trasferiti a Re Vittorio Emanuele III e al Maresciallo Badoglio. Il Duce viene detenuto all’Hotel Campo Imperatore, nei pressi del Gran Sasso, per poco più di tre mesi. Il Regno d’Italia, intanto, dichiara la resa incondizionata agli Alleati. Hitler percepisce il fatto come un tradimento e, per motivi che oscillano tra lo strategico e il personale, ordina la liberazione di Mussolini. L’Operazione Quercia consiste nell’esfiltrazione dell’ex dittatore italiano. Il comando è affidato al capo dei paracadutisti Kurt Student. Skorzeny non dovrebbe nemmeno partecipare alla spedizione. Tuttavia, per ragioni politiche, al commando viene incorporato un piccolo gruppo di SS capitanati proprio da lui.
Il blitz è un successo e l’alleato del Führer viene liberato quasi senza resistenze. L’imponente ufficiale delle SS ha avuto un ruolo marginale nell’operazione, eppure coglie l’occasione per rimanere nella storia. Prima di ripartire viene scattata una foto e l’uomo, enorme e pieno di cicatrici, posa al centro, vicino a Mussolini. È Skorzeny, con la sua stazza e il sorriso sornione, il vero protagonista dell’immagine: accanto a lui, con lo sguardo vacuo e depresso, figura il dittatore italiano.
Tornato in Germania, Skorzeny ottiene la promozione a Tenente Colonnello e lo stesso Hitler lo premia con la Croce di Ferro, massima onorificenza del Terzo Reich. Da quel momento, il leader tedesco riceverà a più riprese il gigante nazista, tanto che la stampa definirà quest’ultimo “l’uomo preferito del Führer”. Intanto, la seconda guerra mondiale sta definitivamente volgendo a favore degli Alleati. In questo quadro di disfatta generale il colonnello ottiene altri due successi.
Il primo è nel 1944 in Ungheria. Il Reggente Miklós Horthy – alleato dell’Asse – è ormai prossimo a firmare una resa con l’Unione Sovietica. Skorzeny guida l’Operazione Panzerfaust. Le SS rapiscono il figlio di Horthy e minacciano di ucciderlo qualora il dittatore non ceda il potere. Quest’ultimo accetta le condizioni imposte e abdica in favore di Ferenç Szálasi, il capo delle Croci Frecciate ungheresi, gruppo nazista ciecamente fedele al Terzo Reich. Con questa impresa Skorzeny guadagna l’appellativo di “uomo più temuto d’Europa”. La sua ultima grande impresa nella seconda guerra mondiale è in Francia.
Le truppe Alleate sono sbarcate in Normandia e l’Armata Rossa è sempre più vicina a Berlino. L’ufficiale nazista viene posto a comando di un’unità di SS anglofone. Il compito è quello di vestire uniformi statunitense e seminare scompiglio nelle retrovie nemiche. Anche questo incarico viene portato a termine: il gruppo di Skorzeny compie azioni di sabotaggio e ruba alcuni carri armati americani. Nonostante i successi personali, la Germania Nazista perde la seconda guerra mondiale. Nel 1945 Otto Skorzeny si trova a Vienna e si arrende agli Stati Uniti.

Prigionia, processi e fuga di Skorzeny
Combattere indossando uniformi nemiche è un crimine di guerra, talvolta punito con la morte. Per questo motivo Skorzeny è imputato al processo di Dachau del 1947. Ciononostante, le accuse sono troppo fragili e viene assolto. Continua però ad essere prigioniero, in attesa di un nuovo processo. Ma nel 1948, durante un trasferimento di prigione, alcuni ex soldati nazisti riescono a liberarlo. L’uomo trova rifugio a Madrid, dove Francisco Franco offre protezione a molti nazisti.
Qui diventa un imprenditore di successo in ambito ingegneristico. Saltuariamente, svolge anche incarichi per il governo argentino di Juan Domingo Perón e quello di Nasser in Egitto, dove addestra truppe egiziane ed esuli palestinesi. Siamo a cavallo tra gli anni Cinquanta e Sessanta. Lo Stato d’Israele si è ormai consolidato e il Mossad è sempre più efficienti. Inoltre il “cacciatore di nazisti”, l’ebreo viennese Wiesenthal, rintraccia indefessamente tutti coloro che sono scampati alla guerra e ai processi. Otto Skorzeny finisce nel mirino.
Skorzeny e il Mossad: un’alleanza improbabile
L’intelligence israeliana scopre che l’ex colonnello vive nella capitale spagnola. Il piano originale è quello di assassinarlo. Tuttavia, in quegli anni il Mossad è ossessionato dal programma missilistico egiziano. Molti ex scienziati nazisti stanno collaborando con l’esercito arabo e il primo razzo in è vicino alla realizzazione. Gli 007 scoprono che Skorzeny, per via dei suoi incarichi in Egitto, è in contatto con la diaspora tedesca locale. Alla luce di ciò, decidono di provare ad assoldare l’ex soldato nazista.
L’incarico spetta all’agente Yosef “Joe” Raanan (il quale ha fornito una preziosa testimonianza). Si tratta di un ebreo viennese scampato all’Olocausto. A seguito dell’Anschluss, infatti, i suoi genitori sto mandano a vivere nel Mandato Britannico di Palestina; loro, invece, moriranno nei campi di sterminio. Nonostante Raanan abbia ovvi e legittimi motivi per desiderare la morte di Skorzeny, porta a termine il suo incarico con diligenza. Lo trova in un bar di lusso a Madrid, dove sta bevendo con la sua giovane moglie, la nipote dell’ex ministro delle finanze Hjalmar Schacht.
Anche Raanan è accompagnato da una donna, privata cittadina assunta per aumentare la credibilità della sua copertura. I due si presentano come una coppia austriaca in viaggio in Spagna; secondo la loro versione, durante la permanenza hanno subito una rapina. Sentita la loro storia, Skorzeny li invita a trascorrere la notte nella sua villa. Una volta accomodati, il padrone di casa punta una pistola contro Raanan. Fin dall’inizio aveva capito cosa avessero in mente. Impassibile, l’agente israeliano afferma che, se lui li ucciderà, altri verranno a cercarlo, e che si trova lì per fare un accordo. Gli propone di fornire informazioni d’intelligence in cambio d’una grande quantità di denaro.
Skorzeny accetta a metà: è d’accordo ad aiutare Israele, ma non vuole i soldi, bensì vuole essere rimosso dalla lista di Wiesenthal. Il cacciatore di nazisti è contrario all’accordo, ma il Mossad falsifica una sua lettera in cui assicura a Skorzeny la cancellazione del suo nome. Ci si continua a interrogare sulle ragioni che abbiano spinto Skorzeny a lavorare per Israele, e la più convincente sembra essere la più banale: da amante dell’avventura e del rischio, una vita da uomo d’affari a Madrid non l’avrebbe soddisfatto; semplicemente, Israele rappresentava la migliore opportunità.
Otto Skorzeny passa dall’essere un soldato nazista a un collaboratore del Mossad. Si trasferisce in Egitto e inizia a fornire nomi e indirizzi di individui e aziende coinvolte nel programma missilistico. Col tempo gli vengono assegnati incarichi sempre più sporchi. Inizia a spedire diversi pacchi bomba. Uno di questi esplode in una fabbrica e uccide cinque soldati egiziani. Il lavoro più importante che Skorzeny svolge per conto d’Israele è l’omicidio di Heinz Krug. L’undici settembre 1962 l’ex scienziato nazista scompare misteriosamente.
Finita la seconda guerra mondiale, Krug aveva seguito uno dei suoi comandanti in Egitto, dove aveva iniziato a progettare razzi per conto di Nasser. Ma Krug è sempre più paranoico: in particolare, il celebre rapimento di Adolf Eichmann da parte del Mossad lo convince che, presto o tardi, anche lui sarà catturato. Lo scienziato chiede aiuto proprio al gigante dal volto sfigurato, al quale implora di aiutarlo a trovare un posto sicuro dove rifugiarsi. I due si incontrano a Monaco di Baviera e salgono su un auto che li accompagna in un bosco. Scendono, fanno qualche passo, poi Skorzeny estrae la pistola e spara, uccidendo Krug.
Nonostante il soldato nazista abbia dimostrato una certa affidabilità al Mossad, la collaborazione tra lui e Israele è destinata a interrompersi entro poco. Nel 1963 il capo dei servizi segreti Isser Harel e il primo ministro David Ben-Gurion entrano in conflitto. L’ossessione per il programma missilistico egiziano sta giustificando operazioni sempre più violente, con conseguente indignazione internazionale. Nel 1962, due agenti del Mossad vengono arrestati in Svizzera mentre minacciano la figlia di uno scienziato tedesco. A seguito di questo evento, Ben-Gurion costringe Harel a interrompere la sua campagna di intimidazioni, rapimenti e omicidi.
La morte di Skorzeny
Per protesta, Harel lascia il Mossad. L’intera catena di comando cambia e Skorzeny inizia a svolgere ruoli sempre più marginali, fino a interrompere la collaborazione e tornare a Madrid. Qui, nel 1975, muore da uomo libero. A dimostrazione dell’ambiguo e inspiegabile rapporto che si era creato tra lui e Raanan, quest’ultimo vola a sue spese in Spagna per assistere alla cremazione dell’uomo.
Un secondo funerale si svolge a Vienna nello stesso anno: qui non mancano gesti, rituali e simboli nazisti. La parabola di Otto Skorzeny si conclude così, lontano dai campi di battaglia che lo avevano reso celebre. Pochi protagonisti del Novecento hanno attraversato frontiere politiche e ideologiche tanto diverse, lasciando dietro di sé un’eredità altrettanto controversa.
Riassunto della vita di Otto Skorzeny
Otto Skorzeny nasce a Vienna nel 1908 in una famiglia legata alla tradizione militare austro-ungarica. Durante gli anni universitari aderisce a confraternite nazionaliste e partecipa ai caratteristici duelli di scherma che gli lasciano profonde cicatrici sul volto. L’affermazione del nazionalsocialismo in Germania lo avvicina alle idee di Adolf Hitler e nel 1931 entra nel Partito Nazionalsocialista austriaco.
Con lo scoppio della Seconda guerra mondiale (1939) si arruola nelle Waffen-SS e si distingue per capacità organizzative e spirito d’iniziativa, ottenendo rapide promozioni. La svolta della sua carriera arriva nel 1943. Dopo la caduta e l’arresto di Benito Mussolini il 25 luglio 1943, Hitler ordina la sua liberazione perché considera il nuovo governo italiano un traditore dell’alleanza con la Germania. Il 12 settembre 1943 Skorzeny partecipa all’Operazione Quercia, che permette di liberare Mussolini dal Gran Sasso. Sebbene il suo ruolo operativo sia limitato, la propaganda nazista lo presenta come il principale artefice dell’impresa. Di conseguenza ottiene fama internazionale e la fiducia personale di Hitler.
Nel 1944, poiché il reggente ungherese Miklós Horthy tenta di uscire dalla guerra, Skorzeny guida l’Operazione Panzerfaust: il figlio di Horthy viene rapito e il leader ungherese è costretto ad abdicare. Questo permette alla Germania di mantenere il controllo dell’Ungheria. Nello stesso anno viene inviato sul fronte occidentale. Durante la Battaglia delle Ardenne guida un reparto di soldati travestiti da militari americani con il compito di sabotare le retrovie alleate e diffondere confusione.
Con la sconfitta della Germania nel 1945, Skorzeny si arrende agli Stati Uniti. Nel 1947 viene processato a Dachau per l’utilizzo di uniformi nemiche, ma viene assolto. Rimane comunque detenuto e nel 1948 riesce a fuggire grazie all’aiuto di ex militari tedeschi. Rifugiatosi nella Spagna di Francisco Franco, lavora come imprenditore e consulente militare. Negli anni Cinquanta collabora con il governo egiziano di Nasser e con ambienti palestinesi.
All’inizio degli anni Sessanta, il Mossad decide di sfruttare i suoi contatti con gli ex scienziati nazisti impegnati nel programma missilistico egiziano. Per questo motivo Skorzeny accetta di collaborare con i servizi segreti israeliani, fornendo informazioni e partecipando ad attività di sabotaggio contro il progetto. Secondo diverse ricostruzioni, nel 1962 avrebbe anche preso parte all’uccisione dello scienziato tedesco Heinz Krug. Nel 1963, a seguito del cambio di leadership del Mossad e delle polemiche internazionali sulle sue operazioni clandestine, la collaborazione con Skorzeny perde importanza e viene progressivamente abbandonata. Otto Skorzeny muore a Madrid nel 1975. La sua vicenda rimane una delle più controverse del Novecento perché lo vede passare da ufficiale delle SS e simbolo della propaganda nazista a collaboratore dei servizi segreti dello Stato d’Israele.
Consigli di lettura: clicca sul titolo e acquista la tua copia!
- M. Afiero, Otto Skorzeny: la liberazione di Mussolini e altre Operazioni, Ritterkreuz, 2018.
- Skorzeny, My Commando Operations: The Memoirs of Hitler’s most Daring Commando, Greenhill Books, 1997.
- Skorzeny, Vivere pericolosamente. Edizioni del Borghese, 1970







