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Military Deception, Inganno Militare
L’Operazione Mincemeat rappresenta la quintessenza della Military Deception, così come codificata nella dottrina britannica nella pubblicazione JDP 3-10. Invece di tentare una complessa distorsione della realtà, gli strateghi britannici del Naval Intelligence Division e dell’MI5 agirono sulla gestione della percezione (Perception Management), sfruttando i pregiudizi cognitivi dell’Alto Comando tedesco. Come previsto dai manuali del Ministry of Defense, l’inganno non fu fine a se stesso, ma mirò a una specifica inazione nemica: la mancata fortificazione della Sicilia, ottenuta confermando ciò che l’avversario era già psicologicamente predisposto a credere, ovvero che gli Alleati sarebbero sbarcati in altri luoghi, sì da permettere loro di conquistare l’isola in soli 38 giorni invece dei 90 previsti.
L’archetipo storico dell’inganno bellico è certo rappresentato dal “cavallo di Troia”, allorquando secondo la leggenda, dopo dieci anni di guerra, i Greci guidati da Ulisse costruirono un immenso cavallo di legno, apparentemente un’offerta votiva a Minerva (Atena), per ottenere la sua benevolenza. All’interno del cavallo si acquattarono guerrieri scelti, mentre il resto dell’esercito greco si nascondeva sull’isola di Tenedo.

I Troiani, convinti dal greco Sinone, un traditore fintosi fuggitivo, si fecero persuasi che il cavallo fosse un innocuo dono finale e che i Greci se ne fossero finalmente andati. A poco valse il sospetto del sacerdote Laocoonte, che tentò di avvertire i concittadini, ma fu ucciso insieme ai suoi figli da due serpenti marini inviati dagli dèi. Questo evento convinse definitivamente i Troiani che il cavallo fosse sicuro, tanto da portarlo dentro le mura. Durante la notte, i guerrieri nascosti uscirono dal cavallo, aprirono le porte della città e diedero il segnale all’ esercito a Tenedo, e Troia fu distrutta.
Nonostante la fama del mito greco, molti esperti ritengono che l’Operazione Mincemeat della Seconda Guerra Mondiale sia stato l’inganno militare più spettacolare e di successo mai realizzato. L’influenza del cavallo di Troia fu però all’epoca persistente tanto che, quando Charles Cholmondeley delineò per la prima volta il piano che sarebbe diventato Mincemeat, lo battezzò proprio Operazione Trojan Horse.
Una scelta strategica. Colpire il “ventre molle”
In seguito alla conclusione decisiva delle campagne del Nord Africa nel maggio 1943, che avevano ottenuto la totale espulsione delle forze dell’Asse dal continente, l’alleanza anglo-americana doveva affrontare una scelta strategica decisiva. Il Mediterraneo era diventato la via principale attraverso la quale gli Alleati potevano colpire il “ventre molle” dell’Europa occupata dall’Asse. Il Primo Ministro britannico Winston Churchill considerava la regione la chiave per il crollo del regime fascista italiano e per distogliere le riserve tedesche dal fronte orientale, dove l’Unione Sovietica stava subendo il peso maggiore della potenza della Wehrmacht.
Alla Conferenza di Casablanca del gennaio 1943, i pianificatori alleati formalizzarono la scelta della Sicilia come prossimo obiettivo principale. La conquista della Sicilia (nome in codice Operazione Husky) avrebbe garantito la sicurezza delle rotte marittime del Mediterraneo, fornito basi aeree essenziali per la successiva invasione dell’Italia continentale e facilitato la liberazione finale dell’Europa continentale attraverso l’Italia. Si trattava però di una logica sin troppo trasparente. Come Churchill disse in una sua celebre frase sulla scelta del luogo ove concentrare le forze: “chiunque, tranne un perfetto idiota, saprebbe che si tratta della Sicilia“. L’Alto Comando tedesco, Hitler in testa, era ugualmente consapevole dell’importanza dell’isola, sebbene la paranoia strategica del Führer fosse contemporaneamente diretta verso i Balcani, per altro fonte vitale di materie prime per la macchina bellica tedesca, tra cui rame, bauxite, cromo e petrolio.
La sfida. Ideare l’inganno
La sfida per l’intelligence alleata era quindi quella di architettare un inganno così convincente da indurre a credere i vertici dell’Asse che la spinta principale degli Alleati si sarebbe concentrata altrove, nello specifico in Grecia e Sardegna o negli stessi Balcani. Questa esigenza diede vita all’Operazione Barclay, un ampio piano “ombrello” ingannatore. Gli Alleati istituirono al Cairo, in Egitto, il quartier generale di una formazione del tutto inesistente, la Dodicesima Armata, composta sulla carta da dodici divisioni. Per rendere credibile la presenza di queste truppe, furono condotte manovre militari in Siria utilizzando carri armati fasulli e veicoli blindati gonfiabili per ingannare gli osservatori nemici.
Inoltre, gli Alleati iniziarono a accumulare mappe e valuta greca, reclutando massicciamente interpreti di lingua greca per suggerire un’imminente invasione in quell’area. Venne generato un intenso traffico radio dal finto quartier generale della Dodicesima Armata. Al contrario, il vero centro di comando dell’invasione della Sicilia a Tunisi ridusse drasticamente il traffico radio, utilizzando linee terrestri ovunque possibile per evitare intercettazioni. Tuttavia, la componente più audace di questa campagna sarebbe stata l’Operazione Mincemeat, una missione che mirava a diffondere disinformazione di alto livello direttamente nelle mani dell’intelligence tedesca attraverso l’uso di un corriere deceduto.
Un passo indietro: nel 1939, il contrammiraglio John Godfrey, direttore della Divisione di Intelligence Navale britannica (NID), aveva emanato il “Memo della Trota” (Trout Memo), un documento che paragonava l’arte dell’inganno in tempo di guerra alla tecnica della pesca a mosca. Proprio come un pescatore lancia esche diverse e cambia posizione per attirare il pesce, così i servizi segreti avrebbero dovuto “lanciare” storie false per ingannare il nemico. Sebbene emanato sotto l’autorità di Godfrey, il memorandum fu in gran parte redatto dal suo assistente personale, il tenente comandante Ian Fleming, colui che – ispirandosi anche al suo lavoro nell’intelligence britannica – creerà il personaggio di James Bond, Agente 007.

Tra i 54 stratagemmi ingannevoli proposti nel memorandum, il numero 28, dal titolo allusivo “Un suggerimento (non molto piacevole)”, postulava il posizionamento di documenti falsi su un cadavere, che sarebbe poi stato lasciato approdare sulle coste nemiche. L’ispirazione di Fleming per questa idea “macabra” proveniva dal romanzo poliziesco del 1937 The Milliner’s Hat Mystery di Basil Thompson, già capo della Divisione Investigativa Criminale di Scotland Yard. La comunità dell’intelligence britannica si basava anche sulla tradizione dello “stratagemma della borsa”, utilizzato nel 1942 nella battaglia di Alam el Halfa, dove un corpo fu posizionato in un campo minato con una mappa che mostrava false posizioni di mine britanniche, conducendo i carri armati tedeschi nella sabbia soffice dove furono successivamente sbaragliati.
La fattibilità dell’utilizzo di un corriere deceduto fu ulteriormente rafforzata da un vero e proprio incidente aereo al largo di Cadice nel settembre 1942. Qui un velivolo britannico dal Regno Unito diretto verso Gibilterra precipitò in mare, causando la morte di tutte le persone a bordo, compreso il Paymaster-Lieutenant James Hadden Turner, un corriere che trasportava documenti top-secret. Il suo corpo fu trascinato dalle correnti sulla spiaggia vicino a Tarifa e recuperato dalle autorità spagnole. Turner aveva con sé una lettera del generale Mark Clark che informava il governatore di Gibilterra dell’imminente arrivo del generale Eisenhower per l’Operazione Torch.
Sebbene la lettera fosse stata restituita dai “neutrali” spagnoli ai britannici apparentemente ancora sigillata, i servizi segreti alleati scoprirono che un taccuino appartenente ad un agente francese pure perito nell’incidente era stato invece fotografato e analizzato dai tedeschi, cosa che induceva a ritenere che pure la busta riconsegnata esteriormente sigillata fosse stata in realtà aperta. Fu la prova definitiva per i pianificatori britannici che i corpi dei naufraghi potevano finire sulle coste spagnole e che le autorità della Spagna, pur essendo ufficialmente neutrali, avrebbero passato le connesse informazioni riservate all’Abwehr, l’intelligence tedesca.
Dalle parole ai fatti
La trasformazione del suggerimento del Memorandum Trout in un piano operativo attuabile spettò al Comitato dei Venti (Comitato XX), un organismo di intelligence interforze responsabile della gestione del “Sistema del Doppio Gioco”. Sotto la presidenza di Sir John Masterman, storico e romanziere di Oxford, il comitato era riuscito a neutralizzare quasi tutte le spie tedesche inviate in Gran Bretagna, trasformandone molte in doppi agenti che fornivano all’Abwehr informazioni “farlocche”, accuratamente selezionate.

Nel novembre 1942, Charles Cholmondeley, un eccentrico tenente della RAF distaccato all’MI5, alto un metro e novanta, con piedi taglia 47 e una vista così debole da impedirgli il volo (motivo per cui fu assegnato all’intelligence), propose “Operazione Cavallo di Troia”, un piano per utilizzare un cadavere di un paracadutista caduto, portatore di documenti falsi. Il comitato inizialmente respinse il piano in quanto irrealizzabile, notando che l’intelligence tedesca era a conoscenza dei protocolli alleati che vietavano il trasporto di documenti sensibili sul territorio nemico tramite paracadutisti. Tuttavia, Masterman riconobbe il potenziale del concetto e incaricò Ewen Montagu, il rappresentante della Marina nel comitato (avvocato di successo nella vita civile ed universalmente apprezzato come ufficiale di fiducia, pur avendo il fratello Ivor monitorato dall’MI5 poiché noto comunista), di perfezionare l’operazione.

Montagu e Cholmondeley spostarono la narrazione da un incidente con il paracadute a una sciagura aerea in mare, il che avrebbe giustificato la presenza di documenti (naturalmente verosimili ma falsi) di alto livello di segretezza. Montagu pescò il nome in codice “Mincemeat” da un elenco di vocabolii operativi disponibili, una scelta che attribuì al suo personale senso dell’umorismo “macabro”, poiché la traduzione letterale in italiano significa “carne tritata” ed indica, tra l’altro, il suo utilizzo come esca per pesci, soprattutto in acque fluviali o stagnanti. La collaborazione tra l’imbranato e brillante Cholmondeley e il sofisticato e meticoloso Montagu si sarebbe rivelata essenziale per creare un personaggio fittizio in grado di resistere all’esame forense e psicologico della macchina da guerra nazista.
Costruire l’inganno: verso l’attuazione dell’operazione Mincemeat
La fase più delicata riguardò l’acquisizione di un cadavere adatto. Il corpo doveva essere quello di un uomo di circa trent’anni, la cui morte non avrebbe destato sospetti e che non avesse parenti noti che potessero reclamarlo. Con l’aiuto di un medico legale, la squadra identificò all’ospedale di St. Pancras il corpo di Glyndwr Michael, un gallese di 34 anni morto il 28 gennaio 1943 dopo aver ingerito veleno per topi. Il certificato indicava come causa ufficiale del decesso “avvelenamento da fosforo. Ha ingerito veleno per topi – ha tentato di suicidarsi mentre era in stato di infermità mentale“.
Si trattava di un “senza-fissa-dimora”, trovato cadavere in un magazzino abbandonato vicino a King’s Cross a Londra, che con ogni probabilità aveva ingerito il veleno sotto forma di una pasta a base di fosforo, spesso spalmata sulle croste di pane, e che gli aveva causato un accumulo di liquidi nei polmoni, una condizione che, durante un’autopsia superficiale, poteva passare per annegamento o polmonite derivante dall’esposizione in mare. Fu il patologo Sir Bernard Spilsbury, una vera “star” dei processi criminali che per le sue teatrali testimonanze in udienza aveva raggiunto una ragguardevole fama, che validò la compatibilità forense del cadavere.
Poiché questo avrebbe resistito solo circa tre mesi in frigorifero senza mostrare segni di congelamento che avrebbero messo in dubbio la narrazione dell’annegamento accaduto da poco, i pianificatori dovettero agire con notevole rapidità. Inoltre la transizione da Glyndwr Michael al maggiore William Martin (questo il nome scelto per il fittizio ufficiale che sarebbe dovuto essere rinvenuto con i documenti “segreti” indosso) richiese non solo un cambio di nome ma la fabbricazione su vasta scala di una vita (ciò che nel gergo dei servizi segreti viene definito “leggenda”), un processo che comportò una meticolosa attenzione ai dettagli.
Montagu e Cholmondeley crearono la figura del capitano (maggiore facente funzioni) William Martin dei Royal Marines segliendo il grado strategicamente: era abbastanza alto da poter essere incaricato del trasporto di documenti top secret, ma non così prominente dacché la sua assenza da circoli sociali o militari sarebbe stata immediatamente notata dagli agenti tedeschi. Il personaggio fu costruito attraverso “oggetti di scena”, tra questi una fotografia di una fidanzata fittizia di nome “Pam”, che in realtà era l’impiegata dell’MI5 Jean Leslie.

Ad accompagnare la foto c’erano due lettere d’amore (scritte da una segretaria dell’MI5, Hester Leggett) nonché una fattura di un gioielliere per un anello di fidanzamento con diamante, a suggerire una vita romantica interrotta dalla guerra. Per aggiungere un livello di stress finanziario e realismo, il team incluse una lettera del padre di Martin e un avviso severo della Lloyds Bank riguardante un debito di 79 sterline. Tra gli altri oggetti c’erano biglietti per uno spettacolo al Prince of Wales Theatre, un invito al Cabaret Club e una ricevuta per una nuova camicia. Il team fornì persino a Martin biancheria intima di alta qualità, trafugata dal defunto Rettore del New College di Oxford, poiché il razionamento rendeva rari tali articoli di lusso. Per simulare l’inevitabile usura di una vera uniforme, Cholmondeley indossò la divisa da combattimento per settimane per creare pieghe autentiche, mentre Montagu strofinò la carta d’identità di Martin contro i suoi pantaloni per darle un aspetto “usato”.
Il perno dell’intera operazione era naturalmente la serie di documenti ingannatori contenuti in una valigetta nera ammanettata al polso del maggiore Martin, che furono scritti dagli ufficiali superiori da cui pretendevano di provenire, garantendo che il tono, lo stile e le sfumature professionali fossero inattaccabili. Il principale documento di inganno era una lettera personale del tenente generale Sir Archibald Nye, vice capo dello Stato Maggiore Imperiale, al generale Sir Harold Alexander, comandante del 18° Gruppo d’Armate in Nord Africa. La lettera, che si rivolgeva ad Alexander come “Mio caro Alex”, discuteva di nomine militari delicate prima di rivelare il piano strategico: suggeriva che “Operazione Husky” (il vero obiettivo, la Sicilia) fosse in realtà un piano di copertura per un’invasione primaria della Grecia e della Sardegna (indicata come “Operazione Brimstone”). Insomma, l’inganno nell’inganno.
Per rafforzare la narrazione, fu inclusa una lettera del viceammiraglio Lord Louis Mountbatten all’ammiraglio della flotta Sir Andrew Cunningham, che presentava il maggiore Martin come un esperto di guerra anfibia in prestito alla flotta del Mediterraneo. La lettera di Mountbatten conteneva anche una “goffa battuta” sulle sardine, che Montagu inserì nella specifica speranza che l’intelligence tedesca la interpretasse come un lapsus di riferimento alla Sardegna.
Che l’operazione Mincemeat abbia inizio!

Il 17 aprile 1943, il corpo del “Maggiore Martin” fu rimosso dalla cella frigorifera e trasportato in Scozia in un contenitore speciale riempito con ghiaccio secco per impedirne la decomposizione. Il contenitore fu caricato sul sottomarino HMS Seraph, già distintosi in altre operazioni segrete, comandato dal tenente Bill Jewell, che salpò il 19 aprile dalla base navale di Greenock, sull’estuario del Clyde, trasportando il contenitore segreto come carico di coperta.

Solo gli ufficiali a bordo furono informati della natura della missione; l’equipaggio fu indotto a credere che il contenitore contenesse un dispositivo meteorologico top secret. Nelle prime ore del 30 aprile 1943, il Seraph emerse al largo della costa di Huelva, in Spagna, scelta come punto di sbarco a causa dei suoi specifici modelli di marea e, soprattutto, perché era noto per essere un centro di attività per gli agenti dei servizi segreti tedeschi, in particolare Adolf Clauss. Jewell e i suoi ufficiali gonfiarono il giubbotto di salvataggio di Martin, attaccarono la valigetta alla sua cintura e lasciarono il corpo in mare.
Jewell lesse quindi il Salmo 39 ( tradizionalmente associato alla riflessione sulla brevità e fragilità della vita umana, temi che riflettono la tragica storia personale di Glyndwr Michael, l’uomo trasformato nel Maggiore Martin) mentre il corpo andava alla deriva verso la costa, un atto che segnò la fine del periodo in mani britanniche e l’inizio del suo ruolo di agente di disinformazione. Il sottomarino poi si immerse e si diresse verso Gibilterra, mentre Jewell trasmise via radio il segnale convenuto.
Il successo dell’Operazione Mincemeat e dell’inganno
ll corpo del maggiore Martin fu scoperto la mattina del 30 aprile da un pescatore spagnolo e portato a Huelva. Sebbene la Spagna fosse ufficialmente neutrale, il governo di Franco era profondamente infiltrato da simpatizzanti dell’Asse, in particolare all’interno dell’esercito e della polizia segreta. Il viceconsole britannico locale, Francis Haselden, svolse un ruolo importante, fingendo un interesse ossessivo per la valigetta “altamente segreta”, per garantire che il suo valore fosse riconosciuto dagli osservatori spagnoli e tedeschi. La Marina spagnola prese in custodia la valigetta, mentre il corpo fu sottoposto a un’autopsia superficiale. I medici spagnoli conclusero che la causa della morte era l’asfissia per immersione e il maggiore Martin fu sepolto nel cimitero cattolico romano di Huelva il 2 maggio 1943.
Nel frattempo, Karl-Erich Kühlenthal, l’agente anziano dell’Abwehr in Spagna, collaborò con i funzionari spagnoli che – come atteso dagli inglesi – permisero ai tedeschi di fotografare il contenuto della valigetta. Per evitare di rompere i sigilli di cera, gli agenti spagnoli e tedeschi usarono una sonda per arrotolare strettamente i fogli umidi ed estrarli da sotto le alette della busta. I documenti fotografati furono poi inviati d’urgenza a Berlino, dove furono analizzati dal colonnello Alexis von Roenne, capo delle Forze Armate Straniere dell’Ovest, che li ritenne autentici. Per altro, oltre alla finzione del corpo del maggiore, i britannici utilizzarono anche messaggi radio intercettabili e agenti doppiogiochisti che confermavano le stesse false informazioni, creando un’ “eco” che rendeva la prova fisica del cadavere indiscutibile.
Gli inglesi furono in grado di monitorare il successo dell’inganno grazie al lavoro della Scuola di Codici e Cifratura del Governo (GC&CS) a Bletchley Park, utilizzando le decrittazioni Ultra delle comunicazioni Enigma tedesche, che consentivano agli Alleati di tracciare la diffusione delle false informazioni attraverso l’Alto Comando tedesco. Il 14 maggio 1943, un messaggio intercettato fornì la prova definitiva: l’Oberkommando der Wehrmacht (OKW) aveva accettato i documenti come autentici. Adolf Hitler si convinse che l’invasione alleata avrebbe colpito altre aree, con la Sicilia che sarebbe servita solo da diversivo. Un grave errore di valutazione dell’intelligence tedesca; nonostante un certo scetticismo interno da parte di alcuni ufficiali, l’enorme quantità di prove “personali” – le lettere d’amore, la ricevuta del gioielliere e l’avviso bancario – superò il naturale sospetto di una scoperta “troppo bella per essere vera”.
L’impatto strategico di questa convinzione fu profondo. Hitler emanò la Direttiva n. 0, che stabiliva che la difesa dei Balcani e del Mediterraneo orientale fosse la massima priorità. L’esercito tedesco iniziò un massiccio ridispiegamento di forze lontano dalla Sicilia, che fu lasciata a essere difesa principalmente da unità italiane mal equipaggiate e da alcune divisioni tedesche che stavano già pianificando un’evacuazione nel caso in cui la situazione fosse peggiorata. Il movimento più significativo fu quello della 1ª Divisione Panzer, che venne spostata dalla Francia alla Grecia indebolendo le difese nell’Europa occidentale, ed assicurando agli Alleati che una delle formazioni corazzate più potenti della Germania fosse posizionata lontano dal luogo effettivo dell’invasione. Hitler dirottò circa un quinto dell’intero esercito tedesco dal fronte orientale per contrastare una minaccia che, nei Balcani, non si concretizzò mai.
Quando gli Alleati lanciarono l’Operazione Husky il 9 luglio 1943, la forza d’invasione era composta da oltre 150.000 soldati di terra supportati da 3.000 navi e 4.000 aerei. Lo sbarco ottenne una totale sorpresa tattica. Anche quattro ore dopo che le truppe alleate avevano stabilito le loro teste di ponte in Sicilia, i segnali tedeschi intercettati da Bletchley Park mostravano che 21 aerei dell’Asse venivano ancora inviati in Sardegna, poiché la leadership tedesca rimaneva convinta che gli sbarchi in Sicilia fossero solo un diversivo per il “vero” attacco altrove.
Il rapido successo della campagna di Sicilia, che vide l’isola conquistata in soli 38 giorni invece dei 90 potenzialmente stimati, ebbe conseguenze politiche immediate e catastrofiche per l’Asse. Gli inglesi liberarono la parte sud-orientale dell’isola in tre giorni, mentre le forze americane presero Palermo entro il 22 luglio. La liberazione della Sicilia e la successiva caduta di Mussolini aprirono la strada all’invasione alleata dell’Italia continentale, segnando la prima grande breccia nel perimetro europeo dell’Asse da sud.
Dal dossier segreto al palcoscenico musicale
L’intera attività dell’ MI5 e del NID e l’identità dell’uomo utilizzato nell’Operazione Mincemeat sono rimasti tra i segreti meglio custoditi della guerra per oltre mezzo secolo. Prima ancora che la guerra fosse finita, la storia invero iniziò a trapelare, portando al romanzo del 1950 Operazione Cuore Spezzato di Duff Cooper. A questo seguirono il bestseller di uno dei protagonisti, Ewen Montagu, del 1953, The Man Who Never Was, che rese popolare la storia, ma mantenne la narrazione romanzata di un uomo morto di polmonite. Una narrazione non completa che servì a proteggere l’anonimato di Glyndwr Michael e a prevenire qualsiasi potenziale controversia legale o etica riguardante l’uso del suo corpo. Nel 1956 ne fu tratto un film hollywoodiano. Nel 1996, Roger Morgan, uno storico dilettante, scoprì nel Public Record Office delle prove che identificarono finalmente il corpo come quello del gallese.
Il trailer del film Operation Mincemeat (in Italia L’arma dell’inganno – Operation Mincemeat)
Nel 2010, lo storico Ben Macintyre ha pubblicato un’opera definitiva sulla storia dell’operazione, che è servita da base per il film del 2021 con Colin Firth e Matthew Macfadyen. L’Operazione Mincemeat ha subito una serie di trasformazioni culturali che riflettono il fascino del pubblico per la “stranezza” e l'”audacia” dell’operazione. L’adattamento più recente e insolito è infatti il musical britannico Operation Mincemeat, che ha debuttato nel 2019 e ha raggiunto Broadway. La canzone di maggior successo dello spettacolo, “Dear Bill”, offre una prospettiva agrodolce sulla lettera d’amore fittizia trovata addosso a Martin.
La dottrina dell’inganno strategico
Il successo dell’Operazione Mincemeat sottolinea diversi principi fondamentali del lavoro di intelligence moderno. In primo luogo, dimostra che l’inganno strategico è più efficace quando rafforza i pregiudizi cognitivi esistenti del nemico. La “Regola di Magruder”, spesso citata nei contesti di intelligence britannici e americani, sostiene che: “è più facile mantenere una convinzione esistente che presentarne una nuova“. L’ossessione di Hitler per i Balcani ha fornito un terreno psicologico fertile per far attecchire la narrativa “Sicilia come diversivo”.
In secondo luogo, dimostra che i segreti di maggior successo sono quelli costruiti su una base di dettagli esaustivi e banali. Gli oggetti e gli effetti personali utilizzati per creare il Maggiore Martin erano essenziali per l’inganno quanto le lettere di alto livello di generali ed ammiragli. L’uso del corpo di un cittadino deceduto è stata una decisione radicale e certo legalmente complessa, ma ha portato a una vittoria strategica che ha accorciato significativamente la guerra nel Mediterraneo e ha salvato migliaia di vite. Come caso di studio sull’inganno militare, Mincemeat rimane ineguagliabile per la sua audacia.
La resurrezione storiografica

Il disvelamento dei particolari dell’Operazione ha consentito al governo britannico di riconoscere ufficialmente il contributo di Michael allo sforzo bellico. Nel 1997, il suo nome fu aggiunto alla lapide del maggiore William Martin a Huelva, in Spagna. L’iscrizione ora recita correttamente: “Glyndwr Michael; servì come maggiore William Martin, RM”. Un monumento ai caduti nella città natale di Michael, Aberbargoed, in Galles, lo commemora con la frase “l’uomo che non è mai stato” (in gallese/Cymraeg: Y Dyn Na Fu Erioed). Michael, la cui vita era stata caratterizzata da povertà ed esclusione sociale, fu arruolato senza il suo consenso e trasformato in Maggiore Martin, venendo impiegato in una missione che secondo gli storici militari salvò circa 40.000 vite alleate.
Bibliografia:
- UK Ministry of Defence, Joint Doctrine Publication 3-10: Information Actions.
- Sir Michael Howard, Strategic Deception in the Second World War.
Consigli di lettura: clicca sul titolo e acquista la tua copia!
- Ewen Montagu, The Man Who Never Was: The Remarkable Story of Operation Mincemeat, (English Edition), The History Press.
- Ben Macintyre, Operation Mincemeat: The True Spy Story that Changed the Course of World War II, (English Edition), Bloomsbury Publishing.






