Operazione Barbarossa, la Germania invade l’URSS – 22 giugno 1941

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Alle prime luci dell’alba del 22 giugno 1941 scatta l’Operazione Barbarossa, il piano di invasione nazista dell’Unione Sovietica. Violando il patto Molotov-Ribbentrop e senza alcuna dichiarazione di guerra Hitler lancia la crociata anti-comunista. SCOPRI LA SEZIONE APPROFONDIMENTI

Verso l’Operazione Barbarossa

Grazie al patto Molotov-Ribbentrop la Germania può, nei primi mesi di guerra, concentrare i propri sforzi interamente sul fronte occidentale, mentre l’URSS accelera le operazioni di riarmo.


Nella mente di Hitler l’invasione dell’Unione Sovietica, elaborata a partire dal dicembre 1940, risponde a due esigenze cruciali.

Dal punto di vista ideologico serve a spazzare via “la barbarie bolscevica”, un impasto micidiale e degenerativo di marxismo e ebraismo. Da quello politico ed economico, invece, deve assicurare al Reich un enorme deposito di risorse per alimentare l’apparato bellico.

Nelle settimane che precedono l’attacco Hitler tenta di ingannare Stalin conducendo una politica fuorviante; in realtà è concentrato e convinto di riuscire nell’impresa nella quale hanno fallito precedentemente sia Carlo XII di Svezia che Napoleone Bonaparte:

“Quando attaccheremo l’Unione Sovietica tutto il mondo tratterrà il fiato!”.

La data dell’attacco è fissata inizialmente per il 15 maggio, ma i nazisti devono rinviarla a causa di alcune questioni da risolvere nei Balcani e in Africa settentrionale. Tuttavia sfruttano questo ritardo nel modo migliore: convincono, infatti, le riluttanti Romania e Finlandia a prendere parte alla spedizione russa per regolare una volta per tutte i propri conti con Mosca.

Operazione Barbarossa, 22 giugno 1941

Alle prime ore del 22 giugno 1941 l’esercito tedesco invade l’Unione Sovietica. Più di 3 mila velivoli della Luftwaffe attaccano immediatamente gli aeroporti russi più vicini ai confini distruggendo al suolo oltre 2 mila aerei.

Formato da più di 3 milioni di uomini l’esercito tedesco è diviso in tre gruppi di armate e dispone di 3.500 carri armati, 250 cannoni di assalto, 7.200 cannoni e 600 mila automezzi. A ciò si aggiungono le truppe rumene, finlandesi, ungheresi, spagnole e il corpo di spedizione italiano dell’ARMIR (Armata Italiana in Russia) per un totale di 690 mila unità.


L’attacco si sviluppa lungo tre direttrici: in Ucraina verso sud, al nord verso Leningrado e al centro verso Mosca. Il blitz ha l’obiettivo di spezzare le linee difensive sovietiche penetrando subito in profondità per sconvolgere le retrovie e il sistema di rifornimenti russo.

All’inizio il fattore sorpresa gioca un ruolo fondamentale e l’avanzata dell’Asse è travolgente, anche perché i sovietici adottano una tattica simile a quella usata dalle forze zariste contro Napoleone: invece di sfidare in campo aperto un nemico meglio armato e organizzato decidono di ritirarsi nel proprio paese immenso lasciando dietro di sé terra bruciata e una popolazione civile ostile che si organizza, quasi subito, in formazioni partigiane.

Stalin, che già da marzo ha ricevuto dai suoi agenti a Berlino informazioni precise sull’attacco tedesco, non tiene conto di tutti gli avvertimenti al riguardo e neanche delle considerazioni del proprio stato maggiore. Fino all’ultimo il dittatore sovietico ritene che sia possibile raggiungere un accordo con Hitler.

Colto totalmente impreparato dalla violenza e dalle caratteristiche dell’invasione tedesca, Stalin supera lo sbandamento dei primi giorni iniziando ad utilizzare gli stessi metodi spietati dell’antagonista nazista: alla crociata hitleriana egli oppone una guerra “popolar-patriottica”.


La travolgente avanzata tedesca

Il 14 luglio, tre settimane dopo l’aggressione, l’esercito tedesco è penetrato così profondamente nel cuore dell’URSS, lungo le tre direttrici, tanto che Hitler impartisce ordini affinché le forze armate ad est siano “considerevolmente ridotte in un prossimo futuro” per essere impiegate contro la Gran Bretagna. Il 18 settembre il Fuhrer ordina che Mosca venga cancellata dalla faccia della terra e il 5 ottobre annuncia trionfalmente al suo popolo:

“Io dichiaro senza riserve che il nemico ad est è stato schiacciato e che esso mai più si rialzerà”.

Non solo Hitler ma anche Churchill e Roosvelt credono in quelle settimane che l’Unione Sovietica abbia le ore contate. Le repubbliche baltiche, l’Ucraina, la Crimea settentrionale e la Bielorussia sono, infatti, già cadute e il fronte si stabilizza lungo una linea che da Sebastopoli arriva fino a Leningrado, passando a pochi km da Mosca.

In quel momento i tedeschi hanno già strappato ai russi il 36% dei loro territori, il 33% della produzione agricola, il 55% di carbone e il 60% di ferro e acciaio. Il sogno di Hitler, quello di annientare l’URSS sfruttandone l’immenso territorio con le sue infinite risorse, sembra sul punto di realizzarsi.

Sul più bello, però, l’avanzata nazista si blocca a nord a Leningrado, a sud nei pressi di Rostov e al centro alle porte di Mosca. Qui la resistenza russa, aiutata anche dalla pioggia, dal fango e dal freddo estremo che rallentano l’avanzata nemica, riesce a respingere l’attacco lanciato tra il 16 novembre  e il 5 dicembre dalle forze di occupazione tedesche.

La mancata conquista di Mosca rappresenta il fallimento dell’Operazione Barbarossa e un punto di svolta per le sorti della seconda guerra mondiale. Da quel momento, infatti, inizia la lenta ma inarrestabile controffensiva sovietica che si concluderà a Berlino nel maggio 1945.