L’abdicazione di Nicola II Romanov, 15 marzo 1917

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Nicola II nel marzo 1917

Il 15 marzo del 1917 lo zar Nicola II abdica nel vagone del suo treno personale, nei pressi del quartier generale di Pshow. E’ la fine della monarchia dei Romanov la famiglia che per trecento anni ha governato la Russia. SCOPRI LA SEZIONE ACCADDE OGGI

La Rivoluzione di febbraio 1917

Nel 1917 la Russia era un paese in fermento, esausto dalla Prima Guerra mondiale e dalla conseguente miseria galoppante. Nel mese di febbraio le strade di Pietrogrado furono il teatro della seconda Rivoluzione russa, che a parere ormai concorde degli storici fu il frutto di una mobilitazione di massa spontanea.


Il popolo insorse per la mancanza di rifornimenti alimentari, abbattendo i simboli della monarchia. Quando la polizia zarista venne chiamata a ristabilire l’ordine si rifiutò di sparare sulla folla e fraternizzò coi dimostranti

Mentre la Duma esautorava il vecchio Governo Imperiale allo zar veniva inviato il seguente telegramma: “E’ sonata l’ora estrema nella quale si decide il destino della Patria e della Vostra dinastia. Tutta la responsabilità degli ulteriori avvenimenti ricadrà sul Capo dello Stato che gioca coi destini della Patria”.

Nel suo diario Nicola II annotò il 10 marzo:

“A Pietrogrado alcuni giorni fa sono cominciati i disordini. Anche le truppe, purtroppo, hanno cominciato a prendervi parte. È una sensazione terribile sentirsi così lontani e ricevere soltanto notizie brutte e frammentarie!”

L’abdicazione di Nicola II

Dopo aver consultato alcuni ufficiali, deputati e generali, stanco e rassegnato Nicola II decise di abdicare il 15 marzo, nel suo vagone privato e in presenza di due deputati della Duma. Così il periodico “Pasqua Rossa: cronistoria completa della rivoluzione russa” ha ricostruito l’avvenimento:

“Lo Zar si trovava al quartiere generale di Pshow e alloggiava nel suo treno di lusso. Egli stava prendendo le misure per reprimere l’insurrezione. Ma i rivoluzionari vigilavano. Il binario fu sbarrato dinanzi alla stazione di Pshow.

Il treno imperiale fu immobilizzato e circondato dalle forze degli insorti. Lo Zar era livido dal terrore e non aveva la forza di pronunciare parola. I delegati del Comitato esecutivo lo fecero scendere senza che egli opponesse alcuna resistenza.
-Maestà, gli disse il capo della delegazione, voi state per commettere un delitto contro la Patria.
-Io? E come mai, signore?
-Vi recate a Mosca a raccogliere forze per la guerra civile.
-Insomma, che volete da me?
-Voi lo capite bene. Non potete più restare sul trono. Dovete abdicare.
Lo Zar cavillò e tentò di opporre un rifiuto. Ma l’oratore dei delegati gli disse:
-Maestà, voi non avete nulla da temere per voi e per i vostri se vi arrendete alla volontà del popolo. Vi si useranno tutti i riguardi.
-Abdicare! – esclamò con accento d’angoscia lo Zar. Egli rifletté, fissò gli astanti con sguardo stanco, e disse:
-Va bene, abdicherò.
-Abdicherete qui. Nel vostro treno. Esso rappresenta la reggia.

Lo Zar risalì nel suo vagone-salon accompagnato dai delegati del governo provvisorio, e si accinse a scrivere. Il capo della delegazione gli dettò la formula dell’abdicazione, e arrivato al nome del successore, il delegato nominò lo Zarevich. Nicola II ebbe un sussulto:
-No, signori, mio figlio non si staccherà mai da me. Abdicherò a favore di mio fratello Michele Alexandrowitsch“.

L’atto di abdicazione

Quella sera stessa l’ormai ex zar di Russia scriveva nel suo diario:

“Una penosa sensazione, mi sentivo un sopravvissuto. Attorno a me tradimento, viltà e inganno.

L’atto di abdicazione fu consegnato ai rappresentanti del popolo e poche ore dopo veniva pubblicato dal governo provvisorio, mentre lo Zar partiva per Tsarskoje Selo scortato dai rivoluzionari:

“Durante la grave lotta contro il nemico esterno, che da tre anni sta cercando di assoggettare la nostra patria,Dio ha voluto sottoporre la Russia ad un’altra prova. Lo scoppio di disordini popolari, minaccia di produrre un effetto disastroso sulla futura condotta di questa dura guerra. Il destino della Russia, l’onore del suo eroico esercito, il benessere del popolo e tutto il futuro della nostra amata Patria, richiedono che la guerra – qualunque ne sia il costo – si avvii ad una conclusione decorosa. In questi giorni decisivi per la vita della Russia, noi consideriamo nostro dovere – verso la nazione – di unire tutte le forze del paese per un rapido conseguimento della vittoria. D’accordo con la Duma abbiamo ritenuto opportuno rinunciare al trono dello Stato russo e cedere l’autorità suprema. Non desiderando separarci dal nostro amato figlio, trasmettiamo la nostra successione al nostro fratello, il Gran Duca Michail Aleksandrovič Romanov e gli diamo la nostra benedizione perché ascenda al trono dello Stato russo.  

Che Dio aiuti la Russia!”

(Atto di abdicazione di Nicola II)


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