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New York: nuova capitale dell’arte

Gli USA escono dalla Seconda guerra mondiale come la principale potenza vincitrice, in ambito economico, militare e politico. Questa supremazia ha influenze anche nell’ambito artistico, con l’emergere già durante gli anni della guerra, dell’espressionismo astratto di Jackson Pollock, Mark Rothko o De Kooning. Sono anche decenni in cui l’arte viene sovvenzionata direttamente dallo stato federale come durante il New Deal, ad esempio con la PWAP (public works art projects) con l’obiettivo di stimolare la nascita di una cultura artistica nazionale, con una propria specificità. Tuttavia, tale esperienza finirà durante la guerra per timori di infiltrazioni di membri dell’estrema sinistra.
Negli stessi anni gli artisti sono sostenuti da ricchi mecenati come Peggy Guggenheim, negli anni Quaranta, con il suo pupillo Jackson Pollock, od il figlio di Henry Ford che finanzia delle opere di Diego Rivera. L’arte statunitense riceve inoltre un forte sostegno dall’emigrazione europea di artisti, intellettuali e non solo, che scappano prima dalle dittature autoritarie o totalitarie e successivamente dalla guerra. Tutti questi fattori creano nell’insieme un’atmosfera di effervescenza artistica molto elevata, che rompe con il solido realismo di inizio secolo con i quadri come American Gothic di

Grant Wood del 1930 o di Edward Hopper ed i suoi quadri di elementi tipicamente americani (come una pompa di benzina, di Gas, 1940). Non vanno anche dimenticate le nascite di numerosi musei, in particolare a New York, come il MoMA (1929) o il Solomon R. Guggenheim Museum (1939), e di gallerie come quella della già citata Peggy Guggenheim. Questo insieme di motivi porteranno New York ad essere la nuova capitale mondiale dell’arte, sostituendo di fatto o comunque contestando il ruolo assegnato precedentemente a Parigi.
Espressionismo astratto
Nel 1949, secondo la rivista Life, Jackson Pollock è considerato come “il più grande pittore vivente degli Stati Uniti”. Jackson Pollock nasce in Wyoming nel 1912 ed avrà una vita molto tormentata per via del suo vizio con l’alcolismo, morendo a soli 44 anni in un incidente stradale ubriaco. L’artista diventa famoso per l’uso del Dripping, cioè una tecnica in cui il colore viene versato in modo apparentemente casuale sulla tela così da creare opere astratte; nel suo caso non viene usato il pennello ma tramite bacchette, lame o spatole crea lunghi filamenti. Il colore usato era in barattoli di smalto industriale che potevano anche essere bucati al fondo ed il colore che usciva veniva lasciato cadere su enormi tele distese a terra, su superfici dure, rinunciando di fatto al cavalletto.
Con l’uso di bacchette il colore veniva anche lanciato sulla tela e in base alla velocità, alla violenza, alla direzione del gesto, ogni volta diverso ed influenzato dalle emozioni provate in quel momento, il risultato era sempre diverso. Nel compiere questo gesto e grazie al fatto che la tela era posizionata sul pavimento, Jackson poteva entrare ed uscire dal quadro mentre lavorava, in una sorta di danza ipnotica in cui perdeva la concezione di ciò che faceva. Questo modo di operare non era premeditato o calcolato a priori ma anzi era spontaneo e poteva subire correzioni in corso d’opera.
Inoltre, tutta la tela veniva riempita, realizzando degli All-Over, cioè “tutto-pieni” in cui veniva a mancare un centro, un punto da cui iniziare la visione dell’opera, senza un principio o una fine; ciò comporta anche la mancanza di una storia, di una narrazione nell’opera. Durante le realizzazioni dell’opera potevano cadere, volutamente o no, pezzi fisici oltre al colore, come chiodi, frammenti di vetro o bottoni. Tutti questi piccoli oggetti che poi rimanevano intrappolati nel colore davano l’idea che anche la realizzazione fosse parte del risultato finale. Anche il luogo ha un significato importante per l’artista, essendo il suo studio situato vicino a New York, ad East Hampton, poiché gli permetteva di realizzare le sue opere sul pavimento, senza disturbi.
Questo modo di operare permetteva all’artista di poter esprimere al meglio le proprie emozioni, il proprio “Io” interiore, volgendo in immagine i propri tormenti più profondi. In Jackson Pollock vediamo quindi alcuni dei tratti distintivi della New York School, tra cui il gigantismo delle opere e l’esaltazione della parte espressiva a scapito della razionalità. Il nome di questo gruppo di artisti risale a Robert Motherwell, pittore ed esponente, in una conferenza del 1949 in risposta alla mancanza di tali artisti ad una mostra del 1950 organizzata dal Metropolitan Museum of Art sull’arte contemporanea americana.

Mark Rothko

Altri artisti famosi, in cui non è il gesto impetuoso alla Pollock a prevalere ma sono la calma ed il colore sono Mark Rothko e Clyfford Still. Era la corrente cosiddetta “fredda”, ribattezzata Color Field Painting, in contrapposizione all’action painting, in cui conta l’atto fisico. Nei quadri di Mark Rothko, ebreo lituano emigrato negli USA, vediamo fasce orizzontali di colori diversi, con profili mai definiti e che sfumano nello sfondo, su enormi tele verticali di diversi metri. Si veda ad esempio Number 3/Number 13, datato 1949. Rothko è famoso anche per la commissione della coppia Menil negli anni ‘60 di 14 dipinti (7 neri e 7 viola), installati nella Cappella Rothko, inaugurata nel 1971. Un monumento dallo spirito ecumenico, aperta a tutti, per volere dei due magnati.
New Dada
Negli anni ‘50, con la perdita di vitalità dell’espressionismo astratto, si può osservare una rinascita, un ritorno dell’oggetto in chiave nuova, in un movimento ribattezzato New Dada, anche grazie a mostre come “Dada 1916-1923″, con opere esposte anche di Duchamp, o a pubblicazioni come The Dada Painters and Poets: an Anthology” di Robert Motherwell. I protagonisti di questo movimento erano insofferenti verso la pittura astratta, verso l’io interiore lontano dalla realtà. Possiamo ricordare due artisti fondamentali: Jasper Johns e Robert

Rauschenberg. Il primo è famoso per l’opera “Three Flags”, del 1958, in cui la bandiera degli Stati Uniti viene ripetuta 3 volte, una sopra l’altra, occupando tutto il quadro fino al margine. L’artista è conosciuto per l’uso della tecnica Encausto, poco usata nella contemporaneità. Il suo modo di operare può sembrare freddo, impersonale, ed insiste sull’uso di elementi semplici quali appunto bandiere, lattine, barattoli. Il secondo, Robert Rauschenberg viaggiò diversi anni in Italia con l’amico Cy Twombly, dove conobbe Lucio Fontana. L’artista è famoso per le opere “Bed”, 1955, e “Monogram”, 1959. Sono due opere in cui la pittura e la scultura si fondono, rendendo difficile capire dove inizi una e dove finisca l’altra. Si tratta del Combine Painting, assegnato dallo stesso Rauschenberg, in cui venivano usati oggetti di vita quotidiana, incollati sulla tela ed infine pitturati.
Andy Warhol
Questi sono i decenni del boom economico, i cosiddetti 30 gloriosi, anni di rapida crescita e profonde trasformazioni economiche e poi sociali. Anni di lotte per i diritti civili da parte dei neri, come il caso di Rosa Parks a Montgomery, e di proteste di massa da parte degli studenti, contro la società gerarchica e consumistica americana. Sono anni in cui il benessere economico porta all’esplosione della società dei consumi, iniziata negli USA già negli anni Venti ma diffusasi ora a più ampie fasce di popolazione.
Pubblicità di nuovi oggetti, come gli elettrodomestici, auto, TV e di nuovi consumi in generale. Emerge così una nuova corrente, definita Pop Art (da Popular Art) che lavora sull’iconografia della cultura di massa, usando marchi, personaggi famosi o fumetti, tramite collage, serigrafie o pitture. Si tratta di una corrente fredda e con colori piatti, lontana dalla gestualità dell’Espressionismo Astratto, in cui i simboli della società industriale vengono manipolati. Le prime mostre sono inglesi, come “This is Tomorrow” del 1956 e diffondendosi poi negli USA negli anni ‘60 grazie a Lawrence Alloway, divenuto nel 1962 curatore del Guggenheim Museum.
Il più famoso in assoluto, e non solo nella Pop Art, fu sicuramente Andy Warhol, con il suo stile freddo e basato sull’uso di oggetti pubblicitari o dei consumi. Ricordiamo “Brillo box” del 1964, “Lavender Marilyn” del 1962 o “Orange Disaster” del 1963. L’uso intensivo della serigrafia per poter ripetere all’infinito le sue opere, ricercando l’impersonalità, come se fosse una macchina, porta Warhol ad avere uno stile unico radicalmente diverso da Jackson Pollock. Il suo laboratorio si trovava su 47 Street di New York, rinominata “Factory”. Andy era anche un regista, con lunghi film della durata di diverse ore. Negli anni ‘60 prova anche a lavorare sui fumetti ma qua il campo è già occupato da Roy Lichtenstein e si trova costretto a rinunciarvi. Lichtenstein è un altro famoso artista della corrente Pop e basato sull’uso di scene tratte da fumetti, solitamente donne o supereroi.
Minimal Art

Nel 1966 al Jewish Museum of New York viene aperta la mostra “Primary Structures” in cui sono mostrate opere di giovani artisti come Donald Judd, Carl Andre e Richard Serra. Ciò che accomuna tutti loro è l’appartenenza alla corrente del minimalismo, chiamata anche Minimal Art o Abc Art. L’opera è ridotta al minimo, anonima, spersonalizzata, austera, non ci sono richiami a filosofie o spiriti come nelle precedenti correnti. Si tratta di un rifiuto della Pop Art contemporanea ad essa o del romanticismo astratto degli anni ‘40. Il gesto, l’azione o l’energia vengono abbandonati in favore del controllo.
Si lavora sulla geometria e sulla verticalità, ad esempio, vedasi “Untitled” del 1969 di Donald Judd. Sempre nel 1966 a New York Lawrence Alloway, lo stesso che aveva cercato di diffondere la Pop Art negli Usa dalla Gran Bretagna, organizza la mostra “Systemic Painting”, dove vengono esposti quadri in stile minimalista. Sono opere in cui non ci sono riferimenti al mondo esterno, ma al sistema di pittura, cioè solo alla pittura. Una frase di Frank Stella rappresenta alla perfezione questo concetto: “ciò che vedi è ciò che vedi”.
Anni Sessanta e Settanta
Gli anni Sessanta sono conosciuti come il culmine delle lotte sociali e per i diritti civili iniziati nel decennio precedente. Ricordiamo l’occupazione di Berkeley oppure le marce di Martin Luther King per la richiesta della fine della segregazione dei neri, annunciata nel 1954 con la sentenza della Corte Suprema Brown v. Board Education. Anche l’arte viene colpita da questi eventi. Land Art è il nome di un documentario trasmesso sulla tv tedesca nel 1969 ed è anche il nome di una nuova corrente artistica che si svilupperà per tutto il decennio successivo. Si tratta di un’arte ben lontana da musei e gallerie, poiché si integra direttamente con la natura stessa e gli Stati Uniti si rivelarono uno dei luoghi più adatti essendo poco urbanizzato e selvaggio per gran parte di esso. Una delle opere più famose è “Spiral Jetty” del 1970 realizzata nel Grande Lago Salato dello Utah.

L’artista che realizzò l’opera fu Robert Smithson grazie ad una squadra di tecnici, ingegneri ed operai che lavorarono con l’uso di escavatori e di camion, spostando 6’500 tonnellate di terra e rocce per realizzare un enorme spirale nel lago. L’artista durante i lavori realizzò un documentario per spiegare l’esecuzione tramite l’uso di un elicottero. Altra opera famosa fu di Walter de Maria con “The Lightning Field” del 1977, in New Mexico, caratterizzata dall’uso di quattrocento barre d’acciaio appuntite disposte a 66 metri l’una dall’altra su una superficie di miglio quadrato. Si tratta in entrambi i casi di opere complesse che difficilmente possono essere realizzate senza ingenti capitali iniziali ed in alcuni casi possono stravolgere un ambiente naturale, causando critiche da parte dei detrattori.
Negli anni Settanta la Pop Art si “evolve” per certi versi entrando in quella che può essere definita la corrente dell’Iperrealismo. Si tratta di rivaleggiare con la tecnica fotografica, mimando la realtà, cioè di copiarla il più fedelmente possibile. L’artista esegue una fotografia di un paesaggio che viene successivamente proiettato su una tela, ricalcando il disegno e poi riempiendolo di colore. Nello decennio successivo viene a maturare un’altra tendenza, nata nella New York degli anni ‘60, chiamata Subway Art o Aerosol Art. Partendo dall’uso di semplici tags o firme personali fatte tramite l’uso di bombolette spray si arriva ad opere più complesse come quelle di Jean-Michel Basquiat, “Two Heads” del 1982, con cui viene celebrata la collaborazione con il precedentemente citato Andy Warhol.
Conclusioni
Abbiamo potuto vedere l’arte contemporanea del secondo dopoguerra subire profondi cambiamenti come la società stessa. Mentre quest’ultima si trasforma in senso più libero e meno gerarchico e tradizionale, l’arte diviene più astratta e meno legata ai canoni tradizionali, che non vuol dire che gli artisti non frequentino delle scuole, ma che ci sono generalmente meno regole da rispettare. Lo possiamo notare da come i quadri e le opere siano in molti casi frutto dell’inconscio dell’artista, che è libero di esprimere sé stesso come meglio crede.
Dall’espressionismo astratto americano, ispirato dal richiamo interiore dell’artista chiaramente libero di sperimentare, fino all’Iperrealismo, ovvero il tentativo di gareggiare con la tecnica che ormai ha superato l’uomo in molti campi, passando per la Pop Art che prende in giro i simboli del consumismo, ritenuto sfrenato e senza senso in molti casi. Il percorso dell’artista diviene anch’esso più sfumato, poiché si fonde con altri lavori, come nel caso di Walter de Maria e la sua opera nel deserto, che senza la supervisione di operai specializzati ed ingegneri difficilmente avrebbe potuto essere realizzata. Altra caratteristica dell’arte contemporanea in questi decenni è l’aumento delle quotazioni di molte opere, esplose poi negli ultimi anni, a cifre sbalorditive, come le opere di Jackson Pollock, numero 5 1948 e numero 7A 1948, arrivate rispettivamente all’asta a 140 e 180 milioni di dollari circa.
Bibliografia consigliata
- Tony Godfrey, L’arte contemporanea, un panorama globale, Einaudi, Torino 2020.
- Tomaso Montanari, Salvatore Settis, Arte. Una storia naturale e civile, Einaudi scuola, Milano 2019, vol. 5.
Consigli di lettura: clicca sul titolo e acquista la tua copia!
Tony Godfrey, L’arte contemporanea, un panorama globale, Einaudi, Torino 2020
Tomaso Montanari, Salvatore Settis, Arte. Una storia naturale e civile, Einaudi scuola, Milano 2019, vol. 5







