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Libertà in marcia: i moti del 1830-1831 in Europa
Nel 1830 alcune decisioni del re Carlo X di Francia accendono rapidamente la miccia della rivoluzione, prima in Francia e poi nel resto d’Europa, mettendo in crisi l’ordine stabilito dal Congresso di Vienna. Luigi XVIII di Francia muore nel 1824 senza eredi e gli succede il fratello Carlo X, che adotta una politica apertamente assolutista, revocando molte delle libertà concesse in precedenza. Tra i suoi primi provvedimenti vi è la Legge del Miliardo, con cui risarcisce gli aristocratici emigrati durante la Rivoluzione francese, favorendo nobiltà e clero a scapito della borghesia.
Per rafforzare questa linea, nomina primo ministro Jules de Polignac, esponente degli ultra-realisti. Lo scontento cresce rapidamente e raggiunge il culmine quando, il 26 luglio 1830, il re promulga le Ordinanze di Saint-Cloud, che limitano la libertà di stampa, sciolgono la Camera e restringono il diritto di voto. La reazione è immediata: il 27 luglio iniziano a Parigi le Tre gloriose giornate, che portano alla caduta di Carlo X. I liberali instaurano una monarchia costituzionale e affidano il trono a Luigi Filippo d’Orléans.
Sull’onda degli eventi francesi, anche il Belgio si solleva contro il dominio dei Paesi Bassi guidati da Guglielmo I. Il malcontento nasce da motivi politici, economici e religiosi: il Belgio cattolico è subordinato a uno Stato protestante e penalizzato nelle decisioni economiche. Nel 1830 scoppia una rivolta che il sovrano non riesce a reprimere. Con l’appoggio dell’Inghilterra, il Belgio ottiene l’indipendenza e nel 1831 diventa una monarchia costituzionale guidata da Leopoldo I del Belgio.

Dopo il Congresso di Vienna, anche la Germania è organizzata in una confederazione, poco definita, di 39 Stati. La Confederazione Germanica, dominata dall’Austria e dalla Prussia, appare variegata politicamente al suo interno: con la presenza di monarchie assolute o semi-assolute e richieste di riforme liberali e nazionali che vengono represse, soprattutto dopo i decreti di Karlsbad del 1819, che limitano la libertà di stampa e di associazione. Dopo la Francia e il Belgio, anche la Confederazione infatti viene attraversata da rivolte.
Negli Stati in cui i governi non hanno precedentemente concesso una costituzione o hanno perseguito una politica fortemente restauratrice, le rivolte scoppiano già nel settembre 1830. Questo accade, ad esempio, nell’Elettorato d’Assia, nel Ducato di Brunswick, nella Provincia prussiana del Reno e nei Regni di Sassonia e Hannover. In molti di questi Stati, a seguito dei moti, vengono concesse delle Costituzioni.
Differente appare la situazione in Polonia, sottoposta al controllo della Russia dove scoppia un’insurrezione guidata da militari e intellettuali che sperano nell’appoggio francese. Tuttavia, la Francia non interviene per evitare un conflitto con le potenze della Santa Alleanza e lo zar Nicola reprime duramente la rivolta, che si conclude nel 1831 con la sconfitta dei rivoluzionari. In Spagna, invece, la vera rivoluzione è rappresentata dalla riforma istituzionale denominata Prammatica Sanzione che prevedeva la successione al trono per le infante. Nel 1833, alla morte del Re Ferdinando VII, Isabella II di Spagna diventa la prima Regina Spagnola.
Rivolte e fermenti nell’Italia preunitaria
I moti rivoluzionari giungono anche in Italia e hanno origine nel Ducato di Modena, dove il duca Francesco IV d’Este sembra inizialmente sostenere i cospiratori, sperando di ampliare il proprio Stato. Egli entra in contatto con Ciro Menotti e con Enrico Misley. Quando comprende l’opposizione dell’Impero austriaco, il progetto viene abbandonato e, nel 1831, Menotti viene arrestato e successivamente condannato a morte. Nonostante ciò, la rivolta si estende a Bologna, Parma, nelle Romagne, nelle Marche e in Umbria, dove sorgono governi provvisori. Governi che, tuttavia, risultano fragili: mancano di un esercito, sono poco coordinati e confidano nel sostegno della Francia, che però non interviene.

Il cancelliere austriaco Klemens von Metternich interviene per difendere l’ordine europeo e nel 1831 l’esercito austriaco reprime le rivolte, ristabilendo i governi precedenti. Considerata centrale per l’equilibrio europeo definito dal Congresso di Vienna, la situazione italiana porta Metternich a respingere anche le pressioni francesi, temendo un allargamento del conflitto. Nel frattempo, alcuni tentativi rivoluzionari legati all’ambiente bonapartista, tra cui quelli della famiglia di Napoleone Bonaparte e del futuro Napoleone III, alimentano in Francia il timore di una possibile deriva politica.
Per questo motivo il governo francese, ormai su posizioni moderate, sceglie di non sostenere i rivoluzionari. Con l’intervento austriaco e l’occupazione dei ducati di Modena e Parma, le insurrezioni vengono definitivamente soppresse e vengono ristabiliti i vecchi governi e l’autorità pontificia. La Francia interviene solo in modo limitato occupando, senza modificare gli equilibri generali, Ancona. I moti del 1831 si concludono, quindi, con un fallimento e mettono in luce i limiti delle società segrete, evidenziando la necessità di forme di lotta più organizzate. Inoltre, mostrano come il principale ostacolo alla libertà della penisola sia il dominio austriaco e la frammentazione politica interna, mentre nel resto d’Europa il quadro politico segue dinamiche diverse.
Trasformazioni politiche e sociali tra Europa e America
Alla fine dei moti, l’Europa si presenta divisa tra due modelli di Stato, espressione del contrasto tra assolutismo (Austria, Prussia e Russia) e liberalismo (Francia e Inghilterra). A causa dell’isolamento internazionale in cui si trova, la Francia si avvicina alla politica reazionaria del principe Klemens von Metternich e perde prestigio nei confronti dell’opinione pubblica liberale europea. Sotto la presidenza di Andrew Jackson, la confederazione degli Stati dell’America del Nord conosce una significativa fase di democratizzazione; sebbene i forti contrasti tra le diverse aree dell’Unione acuiscono le differenze tra: il Nord-Est, a prevalente sviluppo industriale, e il Sud, caratterizzato da un’economia agricola. La questione della schiavitù inasprisce ulteriormente lo scontro: sostenuta fortemente dagli Stati del Sud, in quanto elemento fondamentale dell’economia basata sulla produzione del cotone. Questa contrapposizione rende sempre più evidente e concreto il rischio di una profonda spaccatura nel tessuto politico e sociale della nazione.

I cambiamenti politici investono anche il Regno Unito, pur non interessato direttamente ai moti insurrezionali. Le pressioni della borghesia e dei nuovi ceti industriali, emersi con la Rivoluzione industriale, portano all’approvazione del “Reform Act” nel 1832, una riforma elettorale che amplia il numero degli elettori, sebbene il suffragio universale rimane lontano, e ridistribuisce i seggi in Parlamento a favore degli industriali. Il “Great Reform Act” rappresenta, quindi, un passo significativo verso la democratizzazione della vita politica britannica, lasciando però esclusi dalla rappresentanza politica strati della popolazione come lavoratori e donne. In Inghilterra, l’ascesa al trono della regina Vittoria del Regno Unito coincide con una ripresa dell’espansione coloniale in Asia e in altri continenti: il Paese rafforza il controllo diretto sull’India ed estende la propria influenza su territori come Australia, Nuova Zelanda e Africa meridionale.
Gli effetti sociali dei moti rivoluzionari del 1830-31
Rispetto ai moti precedenti, nei quali sono protagonisti soprattutto militari (ufficiali e sottufficiali, spesso legati alla Carboneria) e la borghesia intellettuale e liberale composta da professionisti, funzionari e studenti che chiedono riforme costituzionali e maggiore partecipazione politica; le insurrezioni del 1830-31 coinvolgono una base sociale più ampia.
I moti del 1830-31, oltre a rappresentare una serie di rivolte politiche contro i governi assoluti, portano anche alcuni cambiamenti importanti sul piano sociale. In questo periodo cresce soprattutto il ruolo della borghesia, che diventa la protagonista principale dei movimenti rivoluzionari. Sono, infatti, studenti e professionisti – come avvocati e medici – e intellettuali a guidare le richieste di riforme, soprattutto, in favore di costituzioni e maggiori libertà politiche.
In questo contesto, aumenta il ruolo della borghesia cittadina, nella penisola italiana e in particolare in Emilia e nelle Legazioni pontificie, emergono per esempio richieste di cambiamenti politici più radicali. Rispetto al passato, partecipano in modo più attivo anche studenti e intellettuali di orientamento liberale e democratico, mentre iniziano a prendere parte ai moti anche alcuni ceti popolari urbani, soprattutto in città come Modena e Bologna. Questa partecipazione, seppur ancora limitata, segna un ampliamento importante della base sociale dei movimenti rispetto ai moti precedenti.

Dal punto di vista delle idee, si diffondono sempre più i principi liberali e nazionali, come la richiesta di libertà di stampa, di rappresentanza politica e di autonomia dei popoli. Queste idee trovano terreno fertile tra i giovani rivoluzionari di area mazziniana, portatori di posizioni più radicali rispetto ai moderati e destinati a influenzare le future fasi del movimento nazionale. Sebbene non riescano ancora a trasformare completamente la situazione, continuano a circolare e a rafforzarsi, preparando così il terreno alle rivoluzioni del 1848. Infine, anche se molte rivolte vengono represse, in alcuni Stati si arriva comunque alla concessione di costituzioni o a riforme parziali. Questo dimostra che, pur senza un successo immediato, i moti producono un cambiamento graduale nella società europea, contribuendo a indebolire progressivamente i regimi assolutisti.
Riassunto – Tra rivolte, speranze e repressione: I moti del 1830-31
Nel XIX secolo, nonostante il Congresso di Vienna del 1815 cerca di ristabilire l’ordine tradizionale, l’Europa vive una forte instabilità politica. Le idee di libertà, costituzione e autodeterminazione si diffondono e alimentano una serie di rivolte che si sviluppano nei moti del 1820-21 e soprattutto del 1830-31, contribuendo alla crescita del liberalismo e del nazionalismo, anche se spesso vengono represse dalle potenze conservatrici. Nel 1830, in Francia, la politica assolutista di Carlo X provoca un crescente malcontento: la revoca delle libertà e le Ordinanze di Saint-Cloud del 26 luglio 1830, che limitano stampa e diritto di voto, causano una reazione immediata.
Dal 27 al 29 luglio 1830 si svolgono le Tre Gloriose Giornate, che portano alla caduta del re e all’ascesa della monarchia costituzionale di Luigi Filippo d’Orléans. Questo evento provoca un effetto a catena in Europa. In Belgio, il malcontento contro il dominio dei Paesi Bassi esplode nel 1830: le differenze religiose, politiche ed economiche causano una rivolta che, grazie anche al sostegno britannico, porta all’indipendenza nel 1831 e alla monarchia costituzionale di Leopoldo I. Anche la Confederazione Germanica, creata nel 1815 e dominata da Austria e Prussia, è attraversata da rivolte nel settembre 1830. Le cause sono le restrizioni imposte dai decreti di Karlsbad del 1819 e la mancanza di costituzioni.
Le rivolte in Stati come Assia, Brunswick e Sassonia portano, come conseguenza, alla concessione di alcune costituzioni. In Polonia, controllata dalla Russia, l’insurrezione del 1830-31, guidata da militari e intellettuali, viene repressa duramente nel 1831 dallo zar Nicola I, anche a causa della mancata alleanza francese, che non interviene per evitare un conflitto con la Santa Alleanza. In Italia, i moti iniziano nel 1831 a Modena con il coinvolgimento di Ciro Menotti, ma falliscono quando il duca Francesco IV abbandona i cospiratori. La rivolta si diffonde in Emilia, Romagna e Marche, dove nascono governi provvisori, ma la mancanza di coordinamento e l’assenza dell’aiuto francese ne causano la debolezza. Per questo, nel 1831, l’intervento austriaco di Metternich reprime le rivolte e ristabilisce i vecchi governi.
Il fallimento dei moti è causato dalla frammentazione politica, dalla dipendenza dalle società segrete e dalla mancata cooperazione internazionale. Come conseguenza, emerge la necessità di organizzazioni politiche più moderne e si rafforza il ruolo dell’Austria come potenza di controllo dell’Italia. Sul piano sociale, tra il 1830 e il 1831 cresce il ruolo della borghesia, che diventa protagonista dei movimenti insieme a studenti, professionisti e intellettuali. Si amplia anche la partecipazione dei ceti popolari urbani, soprattutto in alcune città italiane, segno di una maggiore diffusione delle idee politiche. Le rivolte diffondono con forza i principi liberali e nazionali, come libertà di stampa e costituzioni, preparando il terreno alle rivoluzioni del 1848. Anche se represse, esse producono comunque cambiamenti graduali, come la concessione di alcune costituzioni e l’indebolimento dei regimi assolutisti in Europa.
Letture consigliate
- Indro Montanelli – M. Cervi, Storia d’Italia. L’Italia del Risorgimento (1831-1861), Rizzoli, Milano, 2018.
- Piero Pieri, Storia illustrata del Risorgimento nazionale. Le società segrete ed i moti degli anni 1820-21 e 1830-31, Vallardi, Milano, 1931.
- Indro Montanelli – Gervaso Roberto, Storia d’Italia. L’Italia dell’Ottocento, Rizzoli, Milano, 1967 (ristampe successive).
Contenuti audiovideo extra
- https://youtu.be/GmgS1DNMd34?si=FAJqoLgWJU2hw_Je
- https://www.youtube.com/watch?v=9Zfw–sUrAU
Descrizione: I moti del 1830-31, o moti rivoluzionari del 1830-1831, si sviluppano circa quindici anni dopo la fine del Congresso di Vienna e, quindi, dopo la caduta dell’impero di Napoleone Bonaparte, e a più di quarant’anni dalla Rivoluzione francese. La maggiore distanza temporale da questi eventi rispetto ai moti del 1820-21 assume un significato fondamentale: i giovani rivoluzionari degli anni Trenta sono nati nel pieno dell’età napoleonica e crescono all’interno di famiglie che hanno vissuto direttamente la Rivoluzione francese e le guerre napoleoniche. La generazione del 1830-31 è quindi profondamente influenzata dagli ideali rivoluzionari e napoleonici, che continuano a circolare nella società europea. Per questo motivo, questi giovani non esitano a prendere le armi per difendere i propri diritti e rivendicare libertà politiche e costituzionali.





