Una nuova stagione di moti rivoluzionari si apre in Europa tra Gennaio e Aprile 1848; si anticipa già che anche questi, come i precedenti, culmineranno con un fallimento generale, eppure questa terza ondata di moti rivoluzionari, che di fatto sconvolge l’Europa in misura maggiore dei precedenti, può dirsi un evento spartiacque per la Storia europea giacché pone fine all’età della Restaurazione e inaugura una nuova stagione, quella degli Stati nazionali e industriali.
La stagione rivoluzionaria del 1848, tale da essere chiamata “primavera dei popoli”, non riguarda tutti i Paesi europei: ne sono esclusi Belgio, Grecia, Russia, Inghilterra, penisola iberica e penisola scandinava; protagonisti sono invece Germania, Francia, Ungheria, Austria e, naturalmente, Italia (per la quale i moti del 1848 aprono la stagione risorgimentale).
Le cause dei moti del 1848 riguardano vari aspetti e ambiti. In primis cause politiche e legate a quel residuo di assolutismo che stava per essere di nuovo contrastato con Costituzioni e governi provvisori; poi cause sociali, dovute soprattutto alla posizione degli operai nei confronti della società e della borghesia; cause economiche, dovute principalmente a una sovrapproduzione industriale dovuta a un calo della domanda e di una debolezza generale del mercato; a ciò si aggiunge perfino una crisi agricola (in Europa tra 1845 e 1846), dovuta ad arretratezza tecnologica, crisi di produzione, carestia e fame; e infine cause indipendentiste, perché ovunque continuano a dilagare desideri di indipendenza nazionale e sentimenti patriottici di libertà e di liberazione dall’invasore straniero. Il primo moto a scoppiare è quello di Palermo, su cui torneremo.
In Francia la “monarchia di luglio” di re Luigi Filippo d’Orléans vede salire il governo del conservatore Guizot: la borghesia liberale chiede quindi l’ampliamento della rappresentanza elettorale (le proteste vennero dette “campagna dei banchetti”) ma Guizot respinge le loro richieste e vieta le manifestazioni politiche. Seguono moti in cui borghesi e lavoratori scendono in piazza protestano assieme. Il 24 febbraio 1848 il re abdica e il potere viene assunto da un governo repubblicano (liberali, democratici, socialisti) che attua varie riforme (tra cui importanti riforme sociali: orario lavorativo a 10 ore, suffragio universale maschile, abolizione della pena di morte e della schiavitù nelle colonie). Seguono tuttavia nuovi moti e, per paura di ulteriori capovolgimenti, il governo della Repubblica venne affidato a Luigi Bonaparte (nipote di Napoleone I) che prese il nome di Napoleone III e nel 1852 si fa nominare imperatore instaurando un governo di tipo autoritario (che venne detto “Secondo Impero”).
I moti si diffondono poi in Ungheria dove il 3 marzo 1848 il governo di Budapest chiede l’indipendenza dall’Austria (questi sollevamenti, quindi, avevano finalità indipendentistiche e di emancipazione dal governo austriaco). È infatti anche in Austria che giunge il fuoco dei moti, nello specifico a Vienna, il 13 marzo 1848: qui borghesi, operai e studenti scendono in piazza e cacciano il ministro Metternich e l’imperatore Ferdinando I d’Asburgo-Lorena; quest’ultimo, per cercare di tamponare la situazione, concede un’Assemblea Costituente a suffragio universale e una Costituzione. Tutti i Paesi sottomessi all’Austria ne approfittano, leggendo nelle concessioni dell’imperatore austriaco un momento di debolezza, e scoppiano altri moti nel mese di marzo: il 15 a Praga, il 17 a Venezia e il 18 a Milano. In seguito Ferdinando I abdica e sale il nipote Francesco Giuseppe il quale, facendo leva sulle discordanze interne, riconquista Praga, Vienna e Budapest (con l’aiuto dei russi, nel 1849) ponendo un importante freno alla guerra per l’indipendenza nazionale ungherese.
Negli stessi giorni è la volta della Prussia e della Confederazione germanica; tra il 15 e il 18 marzo ci sono rivolte a Berlino e re Federico Guglielmo IV affida il potere a un governo liberale con Assemblea costituente (poi sciolta in brevissimo tempo) in cui i rappresentanti degli Stati tedeschi discutono sull’unità nazionale della Germania (che sarà raggiunta solo nel 1871).
Per quanto riguarda il caso specifico italiano, si è già detto che i moti del 1848 possono essere considerati il primo passo del Risorgimento italiano. Il primo moto italiano a scoppiare è quello di Palermo (Sicilia), dove il 12 gennaio 1848 gli insorti democratici battono le truppe borboniche e formano un governo provvisorio emanando una Costituzione liberale (sul modello di quella del 1812). È un’esperienza forte, nella quale l’isola chiede anche la tanto agognata secessione, e ben presto i moti si estendono da Sud al resto della Penisola: nel Regno di Napoli, nello Stato pontificio e nel Granducato di Toscana. Ovunque si emanano Costituzioni per tentare di placare le sommosse. Nel dettaglio, a Firenze re Leopoldo II viene cacciato (ed è instaurato un governo provvisorio) e a Roma la situazione è ancora più complessa.
Papa Pio IX, dopo un inizio liberale che aveva fatto illudere i patrioti circa un’unificazione italiana benedetta dal papa, cambia la sua linea politica e questo provoca sollevamento popolare. Il pontefice lascia Roma e viene instaurata la Repubblica dietro decisione dell’Assemblea costituente a suffragio universale. A capo della Repubblica viene nominato un triumvirato repubblicano e democratico composto da Giuseppe Mazzini, Saffi e Armellini (mentre Garibaldi viene chiamato a guidare le truppe). Anche Venezia e Milano, come detto, si ribellano alla dominazione austriaca: a Venezia viene proclamata la Repubblica veneta il 17 marzo 1848 mentre a Milano il malessere economico e sociale della popolazione si tramuta nei moti passati alla storia come le cinque giornate di Milano (18-22 marzo) che, anche se in modo un po’ caotico, riescono a cacciare le truppe austriache dalla città e a instaurare un governo provvisorio.
Seguirà la Prima guerra d’Indipendenza italiana. I moti investirono anche il Piemonte dove dal 1831 regna Carlo Alberto di Savoia che concede subito una Costituzione, lo Statuto Albertino (4 marzo 1848). È una Costituzione flessibile, ma nella quale si possono scorgere i diritti del cittadino. In essa si descrive la composizione dello Stato: il potere legislativo è affidato al Parlamento, diviso tra una Camera dei Deputati elettiva e una Camera del Senato eletta dal re. Quest’ultimo manteneva dei poteri molto ampi come l’esecutivo e la nomina dei ministri. Lo Statuto Albertino non viene abrogato dopo la fine dei moti, e resterà in vigore di fatto fino al 1948.
Anche i moti del 1848 falliscono, ma come detto ormai l’età dell’Assolutismo è finita. Tra i motivi di questa fine senz’altro i conflitti sociali tra operai e borghesi, che si andranno a sommare ai timori per la nascita dell’ideologia comunista (il comunismo viene teorizzato da Karl Marx in quegli anni) e la debolezza dei governi provvisori. È in questa fase però che si iniziano a gettare le basi per quella che sarà definita l’Europa contemporanea.
A cura di Giulia Boccardi, Docente di Storia e Filosofia, autrice di due saggi storici pubblicati con la Newton Compton Editori: “I perché del Medioevo” e “Forse non tutti sanno che il Medioevo“.
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