STORIA DEI MOTI DEL 1848: RIASSUNTO, ARTICOLI, TIMELINE CON DATE CHIAVE

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12/01/1848
Inizio dei moti a Palermo
Insurrezione a Palermo dei democratici siciliani contro i Borbone
24/02/1848
Abdicazione di Luigi Filippo in Francia
Rivolte popolari a Parigi, abdicazione del re e nascita della Seconda Repubblica
04/03/1848
Lo Statuto Albertino
Promulgazione dello Statuto Albertino, la Costituzione del Regno di Sardegna
13/03/1848
Insurrezione di Vienna
Fuga dalla capitale del cancelliere Metternich in seguito all'insurrezione popolare
17/03/1848
La Repubblica di Venezia
Sollevazione e proclamazione della Repubblica di San Marco guidata da Daniele Manin
18/03/2025
Le Cinque Giornate di Milano
Insurrezione dei milanesi contro gli austriaci del maresciallo Radetzky

La primavera dei popoli: panoramica dei moti del 1848 in Europa

La stagione rivoluzionaria del 1848, tale da essere chiamata “primavera dei popoli”, non riguarda tutti i Paesi europei: ne sono esclusi Belgio, Grecia, Russia, Inghilterra, penisola iberica e penisola scandinava; protagonisti sono invece Germania, Francia, Ungheria, Austria e, naturalmente, Italia (per la quale i moti del 1848 aprono la stagione risorgimentale).

Le cause dei moti del 1848: politica, economia, società e indipendenza

Le cause dei moti del 1848 riguardano vari aspetti e ambiti. In primis cause politiche e legate a quel residuo di assolutismo che stava per essere di nuovo contrastato con Costituzioni e governi provvisori; poi cause sociali, dovute soprattutto alla posizione degli operai nei confronti della società e della borghesia; cause economiche, dovute principalmente a una sovrapproduzione industriale dovuta a un calo della domanda e di una debolezza generale del mercato; a ciò si aggiunge perfino una crisi agricola (in Europa tra 1845 e 1846), dovuta ad arretratezza tecnologica, crisi di produzione, carestia e fame; e infine cause indipendentiste, perché ovunque continuano a dilagare desideri di indipendenza nazionale e sentimenti patriottici di libertà e di liberazione dall’invasore straniero. Il primo moto a scoppiare è quello di Palermo, su cui torneremo.

I moti del 1848 in Francia: dalla monarchia di luglio al Secondo Impero

In Francia la “monarchia di luglio” di re Luigi Filippo d’Orléans vede salire il governo del conservatore Guizot: la borghesia liberale chiede quindi l’ampliamento della rappresentanza elettorale (le proteste vennero dette “campagna dei banchetti”) ma Guizot respinge le loro richieste e vieta le manifestazioni politiche. Seguono moti in cui borghesi e lavoratori scendono in piazza protestano assieme. Il 24 febbraio 1848 il re abdica e il potere viene assunto da un governo repubblicano (liberali, democratici, socialisti) che attua varie riforme (tra cui importanti riforme sociali: orario lavorativo a 10 ore, suffragio universale maschile, abolizione della pena di morte e della schiavitù nelle colonie). Seguono tuttavia nuovi moti e, per paura di ulteriori capovolgimenti, il governo della Repubblica venne affidato a Luigi Bonaparte (nipote di Napoleone I) che prese il nome di Napoleone III e nel 1852 si fa nominare imperatore instaurando un governo di tipo autoritario (che venne detto “Secondo Impero”).

La rivoluzione in Austria e Ungheria: crollo del sistema asburgico e reazione imperiale

I moti si diffondono poi in Ungheria dove il 3 marzo 1848 il governo di Budapest chiede l’indipendenza dall’Austria (questi sollevamenti, quindi, avevano finalità indipendentistiche e di emancipazione dal governo austriaco). È infatti anche in Austria che giunge il fuoco dei moti, nello specifico a Vienna, il 13 marzo 1848: qui borghesi, operai e studenti scendono in piazza e cacciano il ministro Metternich e l’imperatore Ferdinando I d’Asburgo-Lorena; quest’ultimo, per cercare di tamponare la situazione, concede un’Assemblea Costituente a suffragio universale e una Costituzione. Tutti i Paesi sottomessi all’Austria ne approfittano, leggendo nelle concessioni dell’imperatore austriaco un momento di debolezza, e scoppiano altri moti nel mese di marzo: il 15 a Praga, il 17 a Venezia e il 18 a Milano. In seguito Ferdinando I abdica e sale il nipote Francesco Giuseppe il quale, facendo leva sulle discordanze interne, riconquista Praga, Vienna e Budapest (con l’aiuto dei russi, nel 1849) ponendo un importante freno alla guerra per l’indipendenza nazionale ungherese.

I moti del 1848 in Prussia e nella Confederazione germanica: il sogno dell’unità tedesca

Negli stessi giorni è la volta della Prussia e della Confederazione germanica; tra il 15 e il 18 marzo ci sono rivolte a Berlino e re Federico Guglielmo IV affida il potere a un governo liberale con Assemblea costituente (poi sciolta in brevissimo tempo) in cui i rappresentanti degli Stati tedeschi discutono sull’unità nazionale della Germania (che sarà raggiunta solo nel 1871).

I moti del 1848 in Italia: l’inizio del Risorgimento

Per quanto riguarda il caso specifico italiano, si è già detto che i moti del 1848 possono essere considerati il primo passo del Risorgimento italiano. Il primo moto italiano a scoppiare è quello di Palermo (Sicilia), dove il 12 gennaio 1848 gli insorti democratici battono le truppe borboniche e formano un governo provvisorio emanando una Costituzione liberale (sul modello di quella del 1812). È un’esperienza forte, nella quale l’isola chiede anche la tanto agognata secessione, e ben presto i moti si estendono da Sud al resto della Penisola: nel Regno di Napoli, nello Stato pontificio e nel Granducato di Toscana. Ovunque si emanano Costituzioni per tentare di placare le sommosse. Nel dettaglio, a Firenze re Leopoldo II viene cacciato (ed è instaurato un governo provvisorio) e a Roma la situazione è ancora più complessa.

Papa Pio IX, dopo un inizio liberale che aveva fatto illudere i patrioti circa un’unificazione italiana benedetta dal papa, cambia la sua linea politica e questo provoca sollevamento popolare. Il pontefice lascia Roma e viene instaurata la Repubblica dietro decisione dell’Assemblea costituente a suffragio universale. A capo della Repubblica viene nominato un triumvirato repubblicano e democratico composto da Giuseppe Mazzini, Saffi e Armellini (mentre Garibaldi viene chiamato a guidare le truppe). Anche Venezia e Milano, come detto, si ribellano alla dominazione austriaca: a Venezia viene proclamata la Repubblica veneta il 17 marzo 1848 mentre a Milano il malessere economico e sociale della popolazione si tramuta nei moti passati alla storia come le cinque giornate di Milano (18-22 marzo) che, anche se in modo un po’ caotico, riescono a cacciare le truppe austriache dalla città e a instaurare un governo provvisorio.

Seguirà la Prima guerra d’Indipendenza italiana. I moti investirono anche il Piemonte dove dal 1831 regna Carlo Alberto di Savoia che concede subito una Costituzione, lo Statuto Albertino (4 marzo 1848). È una Costituzione flessibile, ma nella quale si possono scorgere i diritti del cittadino. In essa si descrive la composizione dello Stato: il potere legislativo è affidato al Parlamento, diviso tra una Camera dei Deputati elettiva e una Camera del Senato eletta dal re. Quest’ultimo manteneva dei poteri molto ampi come l’esecutivo e la nomina dei ministri. Lo Statuto Albertino non viene abrogato dopo la fine dei moti, e resterà in vigore di fatto fino al 1948.

Le conseguenze dei moti del 1848: un fallimento che segna la fine dell’assolutismo

Anche i moti del 1848 falliscono, ma come detto ormai l’età dell’Assolutismo è finita. Tra i motivi di questa fine senz’altro i conflitti sociali tra operai e borghesi, che si andranno a sommare ai timori per la nascita dell’ideologia comunista (il comunismo viene teorizzato da Karl Marx in quegli anni) e la debolezza dei governi provvisori. È in questa fase però che si iniziano a gettare le basi per quella che sarà definita l’Europa contemporanea.

A cura di Giulia Boccardi, Docente di Storia e Filosofia, autrice di due saggi storici pubblicati con la Newton Compton Editori: “I perché del Medioevo” e “Forse non tutti sanno che il Medioevo“.