Il Maxi processo a Cosa Nostra

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Aula bunker del carcere dell’Ucciardone di Palermo durante il Maxiprocesso

Il 10 febbraio 1986, nell’aula bunker del carcere Ucciardone di Palermo, iniziava il Maxi processo contro Cosa Nostra, la storica risposta dello Stato contro l’organizzazione mafiosa. SCOPRI COSA C’E’ STASERA IN TV

Maxi processo, la risposta dello Stato a Cosa Nostra

Dopo decenni in cui l’organizzazione mafiosa Cosa Nostra era rimasta nell’ombra, con il Maxi processo si arrivò per la prima volta alla condanna di centinaia di imputati per associazione mafiosa. Ciò fu possibile grazie allo straordinario lavoro del Pool antimafia di Palermo che, guidato da Antonino Caponnetto, e al quale si affiancavano, tra gli altri, Paolo Borsellino e Giovanni Falcone, riuscì a studiare il fenomeno mafioso nel suo complesso e ad averne così una comprensione sistemica. Il clima che accompagnò l’inizio del processo fu caratterizzato da una forte tensione, sia all’interno di Cosa Nostra, sia tra la società civile, nonché dalla grande attenzione mediatica.

Non mancarono coloro i quali criticarono la nascita di una risposta così forte dello Stato nei confronti di Cosa Nostra. Cosa Nostra, pochi anni prima, era stata rivoluzionata dalla Seconda Guerra di Mafia, a seguito della quale il Clan dei Corleonesi aveva trucidato le allora reggenti famiglie della mafia palermitana. Ottenute le redini dell’organizzazione mafiosa, il Clan dei Corleonesi iniziò una vera e propria guerra ai rappresentanti delle istituzioni, uccidendo politici come Piersanti Mattarella e Pio La Torre, magistrati come Rocco Chinnici e poliziotti come Boris Giuliano.

Le condanne

Dopo quasi due anni, si arrivò alla storica sentenza di primo grado: il presidente del tribunale Alfonso Giordano, il 16 dicembre 1987, lesse le 54 pagine della sentenza e, pronunciando i diversi capi d’imputazione, pronunciò la condanna per 346 imputati, tra i quali figuravano Michele Greco, Totò Riina, Pippo Calò e Bernardo Provenzano. Tra le condanne furono pronunciati 19 ergastoli, per un totale di 2665 anni di carcere.

Cosa Nostra, che fino a prima della sentenza aveva posto una tregua agli spargimenti di sangue, tornò prepotentemente all’attacco, uccidendo la sera stessa della sentenza Antonino Ciulla, uno degli imputati assolti per insufficienza di prove.
La costruzione del Maxi processo e la sua storica sentenza furono il risultato, oltre che del magistrale lavoro del Pool antimafia, anche dell’utilizzo di pentiti come Tommaso Buscetta e Salvatore Contorno, per merito dei quali fu possibile ricostruire le trame dell’organizzazione mafiosa che fino ad allora aveva agito e dominato nell’ombra.

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