La morte di Maria Antonietta, 16 ottobre 1793

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La morte di Maria Antonietta

Il 16 ottobre 1793 è una giornata grigia a Parigi. Verso le 11 di mattina Maria Antonietta d’Asburgo-Lorena, vedova Capeto, viene condotta in piazza della Rivoluzione per essere ghigliottinata. Con la morte dell’ex regina di Francia cala definitivamente il sipario sull’Ancien Régime.

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Maria Antonietta d’Asburgo-Lorena regina di Francia

Maria Antonietta d’Asburgo-Lorena, la penultima dei sedici figli dell’imperatrice Maria Teresa d’Austria, varca per la prima volta il cancello della reggia di Versailles il 21 aprile 1770. Dopo il matrimonio del 16 maggio con Luigi XVI Maria Antonietta si scontra immediatamente con la rigida etichetta di corte francese, assai diversa da quella viennese.


Il matrimonio non consumato tra i due giovani diventa nei primi tempi oggetto di pettegolezzo per poi trasformarsi in un caso politico-diplomatico. L’unione reale subisce una svolta in meglio nel 1777, quando Giuseppe II, imperatore del Sacro Romano Impero e fratello maggiore di Maria Antonietta, si reca in Francia con l’intenzione di aggiustare le cose.

Giuseppe II persuade il re Luigi XVI a sottoporsi ad intervento chirurgico per facilitare le proprie prestazioni coniugali e striglia la giovane sorella, esortandola ad assumersi le proprie responsabilità di regina e di moglie, per il bene delle strategie internazionali della famiglia. Il successo dell’imperatore è clamoroso: ben cinque gravidanze seguono nei successivi otto anni.

Nonostante la nascita dei figli la regina non riesce a cancellare, però, nell’opinione pubblica, l’immagine negativa acquisita nei primi anni di regno di “donna frivola, irresponsabile e assetata di lusso”. Per sopperire alla solitudine, alla noia e a un matrimonio deludente, Maria Antonietta si chiude sempre più nel privato riunendo attorno a sé solo un ristretto numero di persone, tra cui il conte Alex von Fersen, con il quale diventa particolarmente intima.

Maria Antonietta e la Rivoluzione

Durante la rivoluzione francese, Maria Antonietta si mostra ostile verso ogni compromesso con le idee liberali e con i rivoluzionari, che disprezza notevolmente. Diventa, per questo motivo, un’accesa sostenitrice del diritto divino dei re. Tenta da quel momento di salvare la monarchia assoluta attraverso i continui contatti con gli aristocratici emigrati e stringendo amicizia con alcuni moderati come Mirabeau e Barnave.

Si sente insomma investita da una sorta di missione:

“Quanto alle nostre persone, la felicità è finita per sempre, qualunque cosa accada. So che è dovere di un re soffrire per gli altri, e noi ben lo adempiamo. Possano un giorno riconoscerlo!”


In seguito al fallito tentativo di fuga del giugno 1791, l’ostilità popolare nei confronti della regina aumenta ancora di più. L’intera famiglia reale viene messa in stato di arresto e successivamente la monarchia viene dichiarata decaduta  in Francia.

La morte di Maria Antonietta, 16 ottobre 1793

Dopo la morte del marito, il 21 gennaio 1793, Maria Antonietta, divenuta per tutti la “vedova Capeto”, vive per alcuni mesi in isolamento al Tempio, assieme alla figlia Maria Teresa, alla cognata Elisabetta e al delfino. Quest’ultimo viene separato dalla madre il 3 luglio e affidato a Antoine Simon, un ciabattino analfabeta.

Il 3 agosto l’ex regina viene trasferita nella prigione della Conciergerie, dove trascorre tra sofferenze fisiche e materiali le ultime settimane di vita. Quando il 14 ottobre appare in Tribunale per il processo la 38enne Maria Antonietta è quasi irriconoscibile: i capelli sono bianchi, il viso scavato e il fisico esile.

La donna è processata per alto tradimento con tre capi d’accusa:

  • esaurimento del tesoro nazionale
  • cospirazioni contro la sicurezza nazionale ed estera dello Stato
  • intrattenimento di rapporti e corrispondenza segreti

La regina si difende con vigore e intelligenza anche quando il deputato Jacques-René Hébert le muove l’infamante accusa di incesto verso il giovane delfino. Visibilmente spiazzata Maria Antonietta si alza in piedi esclamando:


“Se non ho risposto, è perché la Natura stessa si rifiuta di rispondere a una simile accusa lanciata contro una madre! Mi appello a tutte le madri che sono presenti!”

Dopo aver sentito la sentenza del Tribunale che la condanna alla pena di morte, la vedova Capeto torna in prigione dove ha il tempo di scrivere un’ultima lettera per la cognata Elisabetta:

“È a voi cara sorella che scrivo per l’ultima volta, sono stata condannata a una morte terribile destinata solo ai criminali, andrò a raggiungere vostro fratello, come lui innocente. La cosa che mi rattrista è quella di lasciare i miei figli, sapevate che vivevo solo per loro, che mio figlio non dimentichi le ultime parole di suo padre e che non cerchi di vendicare la nostra morte. Avevo degli amici; il solo pensiero di separarmi da loro mi spezza il cuore conserverò il vostro ricordo fino all’ultimo. Vi abbraccio con tutto il cuore così come abbraccio i miei cari adorati figli; mio Dio quanto è straziante doverli lasciare per sempre. Addio.”

La mattina del 16 ottobre 1793 Maria Antonietta, alla quale viene vietato di vestirsi di nero, indossa un abito bianco: in passato è stato il colore del lutto per le regine di Francia. Dopo il taglio dei capelli l’ex-regina viene portata fuori dalla prigione e fatta salire sulla carretta dei condannati a morte.

In realtà ha sperato fino all’ultimo di poter godere dello stesso trattamento del marito, ovvero quello di essere condotta sul patibolo in una carrozza coperta, ma purtroppo non è così e lungo il tragitto la folla si accanisce su di lei ricoprendola di insulti e minacce. Una volta giunta nella piazza Maria Antonietta sale rapidamente i gradini del patibolo e involontariamente pesta un piede del boia, al quale dice: “Pardon, Monsieur. Non l’ho fatto apposta”.

Verso le 11 la lama cade sul suo collo. Il boia prende la testa sanguinante e la mostra al popolo parigino che urla: “Viva la Repubblica!”. Poco tempo dopo Napoleone Bonaparte mette per iscritto una propria riflessione sulla morte di Maria Antonietta:

“Una donna che non aveva se non gli onori senza il potere; una principessa straniera, il più sacro degli ostaggi; trascinarla dal trono al patibolo, attraverso ogni sorta d’oltraggi… Vi è in ciò qualcosa di peggio del regicidio.”