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Le origini di Margherita Sarfatti
Margherita Sarfatti e’ passata alla storia come l’amante piu’ importante del duce ma anche come una delle prime donne europee ad ottenere spazio nella difficile galassia della critica dell’arte, di cui e’ stata essa stessa grande collezionista e scopritrice di talenti. Il suo cognome da nubile e’ Grassini , nasce a Venezia l 8 Aprile 1880 , ed è pertanto di tre anni più anziana di Mussolini.
La famiglia Grassini e’ di origine ebrea, molto ricca e socialmente in vista : il padre Amedeo e’ figura di altissimo spicco nel capoluogo veneto , è avvocato ed amico personale del patriarca di Venezia Giuseppe Sarto, ( il futuro papa Pio X) ma e’ anche abile imprenditore essendo il fondatore e proprietario della prima societa’ di vaporetti con i proventi della quale trasforma il Lido di Venezia in un polo di attrazione turistica che fara’ della citta’ lagunare quel gioiello internazionale che e’ tutt’oggi. Nel 1894 la fortuna economica dei Grassini e’ cosi’ luminosa da permettere loro di lasciare il ghetto per trasferirsi nello storico Palazzo Bembo sul Canal Grande diventando cosi’ la famiglia piu’ in vista della citta’ e facendo di Margherita una affascinante e colta ereditiera .
La giovane Margherita e’ intellettualmente vivace ed arriva a studiare contemporaneamente il francese, l’inglese ed il tedesco che parlera’ perfettamente , mentre svolge i propri studi tra le pareti domestiche potendosi avvalere, grazie agli ingenti mezzi familiari, di istitutori di primissimo ordine ed ha modo di interloquire con letterati del calibro di Gabriele D’Annunzio ed Antonio Fogazzaro , amici personali del padre. Da parte di madre Margherita Sarfatti e’ imparentata con lo scienziato Giuseppe Levi, padre di Natalia Ginzburg e pur essendo cugine le due intellettuali vivranno vite diametralmente opposte sotto il profilo degli ideali politici : si incontrano raramente in occasioni mondane e quando succede si ignorano.
Il contesto socio culturale
Proprio Antonio Fogazzaro agisce sull’animo della giovane Margherita e la convince ad avvicinarsi al Cristianesimo . Con filosofiche discussioni lo scrittore vicentino riesce a fare breccia nel curioso animo della Sarfatti e anni piu’ tardi, ella abbandona l’ebraismo in favore della fede cristiana anche se, come dichiarera’, mantiene ’ il proprio ebraismo “ come eredità’ culturale e tradizione familiare”. Le idee cfristiano sociali di Fogazzaro quindi la allontanano dal giudaismo ortodosso e la avvicinano i al “ socialismo filantropico “ che sara’ alla base del suo orientamento politico e che cerchera’ di instillare anche in Benito Mussolini. Questa sua presa di distanza la porta inevitabilmente in rotta di collisione con la propria famiglia, e la frattura con i genitori e ’palpabile nel 1898 quando Margherita sposa l’avvocato socialista Cesare Sarfatti con il cui cognome firmerà’ tutte le proprie opere.
La formazione della Sarfatti
Margherita Sarfatti abbandona Venezia nel 1902 e si trasferisce a Milano dove collabora con il giornale l’ Avanti , organo ufficiale del PSI, divenendone nel 1909 responsabile della rubrica di critica d’arte. Nella città meneghina allarga i propri orizzonti intellettuali, senza mai abbandonare però la visione socialista e studiando filosofi come Bergson , Sorel e Pareto convincendosi che l’educazione dei popoli avviene attraverso la conoscenza dell’arte e della letteratura. E’ del 1912 l’importante incontro con Anna Kuliscioff che la invita a collaborare con la neonata rivista femminista La difesa delle lavoratrici ,progetto nel quale Margherita Sarfatti crede al punto di contribuire, oltre che con scritti ed articoli, anche con generose sovvenzioni economiche.
Il suo salotto milanese diviene presto il punto d’incontro per artisti ed intellettuali tra cui spiccano Umberto Boccioni e Tommaso Marinetti ed in quegli anni giovanili viene coinvolta appassionatamente nei movimenti socialisti guidati da Filippo Turati che esercita su Margherita un’influenza tale da convincerla a dismettere le sue amate pellicce e collane di perle perche’ il loro sfoggio la “ allontana dagli ideali popolari del partito “.
L’incontro con Benito Mussolini
La collaborazione con L’Avanti nel frattempo continua, e nel 1912 a dirigere il quotidiano socialista viene chiamato un giovane di grandi ambizioni ma di scarsa cultura: Benito Mussolini. Il rapporto tra Margherita e Benito non inizia , come si potrebbe pensare, in modo idilliaco, non c’è sicuramente il classico “colpo di fulmine”. Margherita Sarfatti ha da subito grossi scontri ideologici con il nuovo direttore, tanto da convincerla, verso la fine del 1912, a presentarsi presso la sede del giornale con l’intento di dimettersi dai propri incarichi e per “cantarne quattro“ come dira’ lei in seguito, al prepotente Benito Mussolini.
Non avviene niente di quanto previsto : tra i due scocca una scintilla irrefrenabile ed una resa dei conti professionale si trasforma nell’inizio di una vorticosa storia d’amore che durerà più di vent’anni. Margherita Sarfatti si innamora di quell’uomo rude , grezzo, cosi’ distante da lei e che da quel giorno tentera’ di plasmare per condurlo sulla strada del bon ton e della crescita intellettuale. Da quel momento la Sarfatti decide che l’antisemitismo e l’esaltazione della violenza come mezzo per ottenere uno scopo non sono piu’ concetti che non le appartengono ma che , se imbrigliati e usati con parsimonia, possono tornare utili alla causa socialista e soprattutto alla crescita politica del suo nuovo compagno. Dal suo canto Mussolini capisce di avere bisogno dell’intelligenza politica e della statura intellettuale della propria amante e da questo binomio probabilmente nasce l’idea fascista che nel 1922 travolgerà la democrazia italiana ed infiammerà le cancellerie di tutta Europa.
Margherita Sarfatti convince il suo amante a leggere Marx, Bakunin ma anche Machiavelli , orizzonti fino ad allora sconosciuti al maestro di Predappio, e lo convince ad imparare le lingue straniere mentre nella vita di tutti i giorni si vanterà in futuro di “avergli insegnato a stare a tavola e a vestire camicie immacolate e portare fiori all’occhiello”. Fisicamente Margherita Sarfatti appare distante dall’ideale femminile di Benito Mussolini, non e’ infatti una donna giunonica , appariscente e formosa ma il suo fascino piu’ che nell’aspetto risiede nel carisma e nella curiosita’ intellettuale che trasmette al suo amante il quale pero’ dimostra piu’ un egoistico uso che un vero innamoramento.
Gli anni del sodalizio
Durante il loro rapporto, infatti, Mussolini continuera’ a vivere anche altre storie clandestine, alcune solo fisiche ed effimere ed altre piu’ importanti e durature. Il futuro duce capisce, pero’, che Margherita e’ importante perche’ riesce a colmare quel vuoto che lo distanzia dagli ambienti che contano se si vuole arrivare al potere Con lei instaura anche un importante rapporto professionale fondando nel 1913 la rivista Utopia sulle cui pagine Mussolini esprime il proprio pensiero in merito alla rivoluzione socialista e che soprattutto usa per chiedere a gran voce l’intervento dell’ Italia nella Prima Guerra Mondiale.
Gli articoli sono firmati da Mussolini, ma le idee e la forma di espressione sono della Sarfatti, che dalle colonne della propria rivista tenta di riformare il socialismo prima di arrivare a teorizzare il fascismo. Nel 1918, al termine del conflitto, la Sarfatti torna all’ Avanti di cui Mussolini e’ direttore ed e’ il periodo piu’ importante della loro storia d’amore : da questo momento lei diventa l’ispiratrice, forse inconsapevole, della svolta autoritaria che Mussolini prendera’ poiche’ lo convince che il momento politico richiede un intervento deciso che solo lui e’ in grado di porre in essere.

Margherita Sarfatti dal suo matrimonio con l’avvocato Cesare ha messo al mondo tre figli: Amedeo, Fiammetta ed il primogenito , Roberto, che parte volontario per il fronte dove nel 1918 viene ucciso nella Battaglia dei Tre Monti ed il cui corpo viene ritrovato solo nel 1934 e sepolto con onore nel Sacrario Militare di Asiago. La madre, distrutta dal dolore, gli fa erigere un monumento commemorativo sul Col d’ Adele opera dell’architetto Giuseppe Terragni , e convince Mussolini a conferirgli, nel 1925, la medaglia d’oro al Valore Militare facendone il piu’ giovane fra i decorati con questa onorificenza.
Superata con grande fatica la perdita del figlio, Margherita Sarfatti ritorna ai propri studi ed alle frequentazioni intellettuali rendendo il salotto di Corso Venezia 95 a Milano la fucina del movimento fascista da cui prendono le mosse i futuristi di Tommaso Marinetti , Ada Negri e Massimo Bontempelli e che viene assiduamente frequentato da Mussolini proprio per aumentare il suo substrato culturale e aumentare le proprie conoscenze nella Milano che conta.
In questo periodo diventa la vera musa ispiratrice del fascismo, diventando direttore editoriale della rivista Gerarchia e fondando il Gruppo del Novecento dove riunisce artisti come Marussig, Sironi e Malerba con i quali dichiara apertamente di voler contribuire alla nascita di un’Arte Fascista. Nel 1926 sottoscrive il Manifesto degli Intellettuali Fascisti che sancisce il definitivo tramonto della democrazia e del pluralismo nel mondo dell’arte e della cultura italiani .
Con questo gesto Margherita Sarfatti diventa la portabandiera del nuovo ed autoritario corso , alienandosi peraltro le simpatie di quanti non vogliono assoggettarsi all’imposizione. Nel 1924 perde il marito, e rimasta vedova puo’ vivere in maniera piu’ evidente la propria storia d’amore con Benito Mussolini, nel frattempo divenuto duce del fascismo ed il suo potere di musa ispiratrice si evidenzia nel 1927 quando organizza a Roma , sotto l’egida del partito, una grande ed importante mostra pittorica denominata Dieci Artisti del Novecento che la consacra definitivamente come la principale critica d’arte europea.
Il sodalizio con il duce e’ stretto e Margherita ne e’ totalmente soggiogata, arrivando a scrivere lettere d’amore dal tenore quasi sdolcinato “ Benito, mio amore, mio adorato…sono, mi proclamo,mi glorio di essere appassionatamente tua. Che Iddio ti benedica “ ,e ancora “ Amore mio in quest’anno della tua gloria, della tua passione ma anche del tuo sacrificio io sono la tua donna, la tua santa, la tua sposa “
Proprio nel 1924 Margherita Sarfatti si dedica alla stesura della prima biografia autorizzata di Benito Mussolini, il cui testo, rivisto a quattro mani con il duce stesso, viene pubblicato nel 1925 in Inghilterra con il titolo “ DUX”, il sostantivo che ella stessa ha suggerito a Mussolini per autocelebrarsi al momento della presa del potere. Il libro ha un enorme successo , solo in Italia vende più di un milione e mezzo di copie e ne vengono stampate ben diciassette edizioni. Anche all’estero e’ molto richiesto e viene tradotto in diciotto lingue tra cui il giapponese.

Nel libro Mussolini appare naturalmente idolatrato e nessuno dei suoi difetti appare come tale, anche perché l’autrice si guarda bene dal farli trasparire. Margherita Sarfatti descrive il perche’ il suo amato sia giunto alla dittatura in quanto “ l’uomo pubblico nasce pubblico, cosi’ come si nasce intelligenti o deficienti. Nessuno riesce a fare diventare pubblico un uomo destinato alla domesticita’ e l’uomo pubblico e’ come il poeta che nasce con quella maledizione “.
La stesura della biografia obbliga i due amanti a frequentazioni continue, suscitando le profonde ire di Rachele Mussolini, nel frattempo messa a conoscenza della tresca tra il marito e l’intellettuale veneziana. Le cronache dei tempi riferiscono di una moglie del duce gelosa per la sudditanza intellettuale che Mussolini dimostrava nei confronti della Sarfatti, arrivando a definirla in pubblico come “ l’ ebrea “ e giungendo persino ad augurarsi, se non addirittura ad organizzarne, l’omicidio, cosi’ come riportato da Bruno Vespa nel suo “Perche’ l’talia divento’ fascista”.
Il tramonto della love story
Il sodalizio sentimentale e professionale tra il duce e la Sarfatti giunge al culmine nel 1928 quando lei ripudia ufficialmente l’ebraismo e si converte al cattolicesimo e l’anno successivo con figli al seguito prende dimora a Roma per essere quotidianamente vicina al suo Benito. E’ di casa a Palazzo Venezia dove e’ considerata dai collaboratori di Mussolini come un vero e proprio consigliori del capo.
Nel 1932 però nella vita ( e nel letto ) di Mussolini irrompe il ciclone Claretta Petacci , ventenne giunonica fanciulla dal focoso temperamento che dividerà con lui il tragico destino degli anni a venire. Margherita ha 52 anni, non puo’ competere sul piano fisico con la rivale e la sua statura intellettuale non basta per vincere il confronto e convincere Mussolini che ,senza molti preamboli, la elimina dalle alcove di Palazzo Venezia e per rafforzare l’addio la licenzia anche dalla Redazione del Popolo d’Italia.
Da persona pragmatica qual’e’ la Sarfatti non si perde d’animo e capisce che il tempo al fianco del capo del fascismo e’ finito per sempre e senza scandali o isterie si allontana dall’uomo che ha contribuito a rendere cosi’ potente. Viene assunta alla Stampa di Torino, dove continua il suo lavoro di critica d’arte ed interrompe ogni rapporto con la gerarchia del partito che fino ad allora la temeva e rispettava e si va determinando una pesante situazione perche’ le porte che fino ad allora si spalancavano al suo avvicinarsi, adesso sono ermeticamente chiuse.
Il viaggio di Margherita Sarfatti negli U.S.A.
Il ruolo di ex non le si cuce addosso, e decide di lasciare temporaneamente l’ Italia . Nel 1934 chiede ed ottiene il passaporto ed un permesso per l’espatrio e dopo avere abbandonato polemicamente la direzione di Gerarchia raggiunge gli Stati Uniti dove viene ricevuta con tutti gli onori alla Casa Bianca da Eleanor Roosevelt in persona e la NBC la invita per un ciclo di conferenze per spiegare il fascismo e le ragioni del successo politico del movimento. In Italia nel frattempo Mussolini impone al regime una svolta autoritaria : colonialismo ed appoggio ad Adolf Hitler ne sono le colonne che convincono la Sarfatti a diventare definitivamente critica nei confronti del duce e ad interrompere qualunque rapporto, anche epistolare con lui che da parte sua le vieta per il futuro, anche l’ingresso a Palazzo Venezia.
L’esilio di Margherita Sarfatti
Sono le leggi razziali promulgate dal fascismo nel 1938 a determinare il definitivo esilio di Margherita Sarfatti che non puo’ accettare che il movimento da lei stessa teorizzato si pieghi agli estremismi hitleriani. Raggiunge Parigi dove vive grazie a conferenze e dove di lei dicono “ in Italia era una regina senza corona, ora e’ una mendicante reale in esilio “ . Le sue fortune economiche sono un ricordo, dilapidate per finanziare progetti letterari e sostenere movimenti artistici e ne consegue che deve lasciare la capitale francese per il piu’ economico Sud America.
Trascorre le estati a Montevideo, ospite del figlio Amedeo, e gli inverni a Buenos Aires sbarcando il lunario scrivendo articoli per giornali locali e cercando di stringere utili amicizie con le élite intellettuali delle due capitali. Preda della nostalgia si dedica alla rivisitazione dei suoi vent’anni trascorsi con Mussolini e prepara un sequel del suo Dux che in un primo momento vuole chiamare in modo laconico “Mea Culpa“ ma che poi preferisce intitolare con l’inglese “My Fault“, dal medesimo significato ma dall’impatto meno vistoso. In quegli anni e’ colpita da un grave lutto che la allontana ancora di più dal fascismo: la sorella Nella, che non ha voluto seguirla nell’esilio,viene deportata ad Auschwitz dove muore insieme al proprio marito.

Il rientro in Italia
Margherita Sarfatti rientra in Italia solo nel 1947 , e nel 1955 pubblica un libro di memorie dal titolo “ Acqua Passata “ i cui proventi le permettono di vivere nella villa di San Fermo in provincia di Como dove muore nel 1961 ad 81 anni. Di lei si puo’ dire che se nella vita del duce non avesse fatto irruzione il ciclone Petacci, forse il ruolo di pasionaria del fascismo le sarebbe appartenuto , ha dovuto farsi da parte non vivendo fino al termine quel destino che aveva essa stessa contribuito a creare.
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- Margherita Sarfatti (Autore), Caio Mussolini (Presentazione), DVX ( DUX ) La vita di Benito Mussolini: Edizione Definitiva con Foto, Autografi e Manoscritti Inediti, Mondadori, 2025.
- Micol Sarfatti, Margherita Sarfatti, Perrone, 2023.
- Elena Corti, Nel letto del Duce, Solferino Editore.







