Luigi XVI di Francia: vita e morte del Re decapitato dalla Rivoluzione

Vita e morte di Luigi XVI re di Francia dal 1774 al 1792. Il suo regno, a partire dal 1789, coincide con la Rivoluzione francese che sancisce prima la fine della monarchia e successivamente la morte dell’ex sovrano della dinastia dei Borbone.

Luigi XVI

Luigi XVI, il re di Francia

Il futuro Luigi XVI nasce a Versailles il 23 agosto 1754; è il quarto figlio del delfino di Francia e di Maria Giuseppina di Sassonia. Alla prematura morte del fratello maggiore, il duca di Borgogna Luigi di Borbone-Francia, avvenuta il 22 marzo 1761, Louis-August, questo il nome con cui il bambino viene battezzato, passa al secondo posto in linea di successione e comincia la sua istruzione.

Dopo pochi anni, nel 1765, con la morte del padre, Luigi diventa a soli undici anni il nuovo erede al trono. Le testimonianze di corte lo descrivono come un bambino taciturno, con poca autostima di sé e per nulla a suo agio nel mondo dell’etichetta e dell’ostentazione di Versailles. I suoi contemporanei intravedono nella riservatezza del delfino una mancanza di intelligenza e tale impressione negativa che si ha di lui è rafforzata dall’aspetto fisico: sebbene abbia gli occhi azzurri e i capelli biondi ereditati dalla madre tedesca, Luigi palesa una tendenza alla pinguedìne simile a quella del padre.


Il giovane trascura totalmente l’abbigliamento e non si preoccupa minimamente del proprio aspetto fisico; tende, inoltre, ad assumere una camminata lenta e sgraziata che contrasta totalmente con l’archetipo che si ha di un principe aristocratico. Tra le passioni coltivate dall’erede al trono vi è la fabbricazione di chiavi e oggetti in ferro e, sopratutto, la caccia, il suo passatempo preferito. Nel corso della propria formazione culturale il ragazzo acquisisce la ferma convinzione di quelli che sono i diritti e i doveri di un buon monarca:

“So che devo ringraziare Dio per avermi scelto a regnare. Il mio popolo deve sapere che la mia prima preoccupazione e il mio primo desiderio saranno di sollevare e migliorare le sue condizioni. La carità del principe deve avere per modello quella di Dio”.

Il 16 maggio del 1770 si celebra a Versailles il matrimonio con Maria Antonietta d’Asburgo-Lorena, la penultima dei sedici figli di Maria Teresa d’Austria e un anno più giovane di Luigi. I due ragazzi sono profondamente diversi sia caratterialmente che fisicamente: Luigi è di grossa stazza, insicuro e introverso; Maria Antonietta, invece, graziosa, elegante, frivola e sicura di sé. Il matrimonio sembra naufragare sin dal principio: un problema di malformazione genitale di Luigi rende impossibile per i primi anni consumare l’unione. Ad imprimere una svolta decisiva al matrimonio sarà qualche anno dopo Giuseppe II, fratello maggiore di Maria Antonietta, che interverrà personalmente nella questione parlando con entrambi.

Nel frattempo, alla morte a causa del vaiolo di Luigi XV, il 10 maggio 1774, il ventenne Louis-Auguste sale al trono con il nome di Luigi XVI e viene incoronato con tutti gli onori l’11 giugno 1975 nella cattedrale di Reims. La semplicità di vita e dei costumi suscitano le migliori speranze nel popolo e la nascita degli eredi al trono contribuiscono a far salire di molto il gradimento verso Luigi XVI presso l’opinione pubblica. Tuttavia la mancanza di energia e determinazione da parte di Luigi emerge già nei suoi primi atti di governo.

Luigi XVI e la Rivoluzione francese

Negli anni ottanta il re, la regina e la Francia vivono un periodo di forte instabilità economica e crisi istituzionale. Le difficoltà fiscali del paese vengono innescate dall’intervento militare, vittorioso ma costoso, nella guerra d’indipendenza americana e da una struttura statale ingiusta e inefficiente. Nel primo periodo del suo regno il giovane monarca sembra voler svolgere in prima persona tutte le funzioni regie, tuttavia, si affida sin da subito e totalmente al consiglio di due anziani statisti, il conte di Maurepas e di Vergennes.

Alla morte di questi due mentori e di fronte all’aggravarsi della crisi economica, Luigi XVI passa da un consigliere di fiducia all’altro, trascorrendo, con il passare degli anni, sempre più tempo in battute di caccia. Coloro che gli stanno vicino in quel periodo lo descrivono come ancor più silenzioso e sonnolento: sembra infatti che si addormenti addirittura durante gli incontri pubblici e nel bel mezzo delle conversazioni.

A metà del 1788, dietro suggerimento prima dell’arcivescovo Lomenie de Brienne e poi del banchiere svizzero Jacques Necker, Luigi XVI prende la decisione di riconvocare gli Stati generali per discutere la situazione del paese oramai degenerata. Va, inoltre, evidenziata la progressiva crescita dell’influenza politica della regina Maria Antonietta in questo periodo; il re, infatti, inizia a consultare la moglie su ogni questione. Nel corso del 1788 Maria Antonietta presenzia alle riunioni di consiglio e quando non è presente il re abbandona gli incontri per andare a consultarsi con lei, alimentando rabbia e costernazione da parte dei ministri.


A differenza del marito, la regina ha le idee molto chiare su quelli che sono i diritti della monarchia e la sua ferma opposizione alle varie riforme proposte dai ministri finisce per influire in maniera decisiva sulle decisioni del re. Per il primo periodo della Rivoluzione, durante i grandiosi avvenimenti della creazione dell’Assemblea Nazionale, della presa della Bastiglia, della soppressione dei privilegi dei nobili e degli ecclesiastici e della fine del sistema feudale, Luigi XVI rimane fortemente popolare in tutti gli strati sociali. I patrioti sono convinti che il monarca sia benintenzionato e stia realmente agendo per il bene della nazione.

L’apoteosi del sentimento di devozione del popolo francese verso il proprio re si raggiunge il giorno del primo anniversario della presa della Bastiglia, quando davanti a centinaia di migliaia di persone Luigi XVI alza la mano destra di fronte all’altare della Patria e giura fedeltà alla nuova Costituzione. La gente si convince allora che la rivoluzione abbia vinto per il fatto di avere dalla propria parte il sovrano.

In realtà però tale convinzione rappresenta il risultato di un desiderio diffuso più che di una situazione reale. Luigi XVI e la sua famiglia rimangono sconvolti dalle terribili giornate del 5 e 6 ottobre quando migliaia di donne parigine marciano su Versailles costringendo con la forza ai reali a trasferirsi a Parigi presso le Tuileries. Qualche giorno dopo tali avvenimenti il re scrive al cugino, il re di Spagna, una lettera significativa nella quale ripudia l’intero processo rivoluzionario, sposando l’immagine tradizionale della monarchia assoluta:


“Giuro a me stesso, ai miei figli, a tutta la mia famiglia di far si che l’autorità regia, confermata nella mia linea dinastica dalla prova del tempo, non sarà diminuita sotto alcun aspetto”.

La tattica adottata da Luigi XVI è chiara e semplice: aspettare pazientemente e lasciare che i rivoluzionari si annientino tra di loro e che l’Assemblea fallisca nei suoi buoni propositi. Sotto l’influsso della regina il re conduce, quindi, un pericoloso doppio gioco. La fuga reale organizzata nel giugno 1791 e interrotta a Varennes rappresenta un punto di svolta per la Rivoluzione francese. Da quel momento crolla definitivamente il prestigio della monarchia e il sentimento di stima e devozione nutrito dai francesi, fino a quel momento, verso Luigi XVI si trasforma in risentimento, odio e disprezzo.

Il re viene temporaneamente sospeso dalle sue funzioni per poi riottenerle dopo qualche settimana. I continui veti avanzati da Luigi XVI sulla maggior parte delle proposte dell’Assemblea contribuiscono a surriscaldare gli animi e a far esplodere la violenza in tutto il paese. Il 10 agosto 1792, in seguito ad una sollevazione popolare, la famiglia reale viene arrestata e condotta alla prigione del Tempio. Qualche settimana dopo, il 21 settembre, la Convenzione proclama la fine della monarchia in Francia, Cosa fare allora dell’ex sovrano e ora cittadino Luigi Capeto?

Discussione sulla sorte di Luigi XVI

La discussione sulla sorte di Luigi XVI comincia alla Convenzione il 13 novembre 1792 e si svolge, in maniera serrata e drammatica, per diversi giorni. Su tale argomento la contrapposizione tra girondini e montagnardi diventa sempre più evidente. I girondini affermano che un processo è illegale perché, secondo la Costituzione del 1791, ancora in vigore, il re è inviolabile; i montagnardi replicano che non si tratta di celebrare un processo, bensì di compiere un atto politico, poiché Luigi non è un accusato ma un nemico, contro cui non resta che applicare il diritto di guerra.

La posizione girondina subisce un grave colpo quando il 20 novembre viene scoperto in una parete del palazzo reale un armadio segreto (da quel momento ricordato come “armadio di ferro“) contenente la corrispondenza del re coi capi monarchici passati dalla parte del nemico. A quel punto diventa praticamente impossibile evitare il processo, che inizia il 10 dicembre.

Il processo a Luigi Capeto

Quella mattina Luigi Capeto compare davanti ai suoi giudici, in una sala gremita di gente ma immersa in un rumoroso silenzio. Il re si difende sin da subito, rivendicando la propria inviolabilità costituzionale e negando l’autenticità delle prove a suo carico. Tutti i deputati giudicano Luigi colpevole di cospirazione contro la libertà; tuttavia si creano pareri contrastanti sulla pena da infliggergli. I girondini tentano di salvargli la vita, mentre i montagnardi, guidati da Maximilien de Robespierre, considerano la morte del sovrano uno sbocco spietato, ma tuttavia logico e necessario per la rivoluzione. Proprio Robespierre pronuncia queste parole durante il processo:

“Sono personalmente ostile alla pena di morte e non ho per Luigi né amore né odio: odio soltanto i suoi delitti. L’ho chiesta io all’Assemblea Costituente l’abolizione della pena di morte, e non è colpa mia se apparvero delle eresie morali i principi umani a cui mi ispiravo. Voi (rivolgendosi ai girondini) che non avete mai pensato di invocare clemenza per tanti infelici, le cui colpe sono minori di quelle di coloro che li governano, avete ora il coraggio di difendere il più grande di tutti i criminali? Un re, il cui solo nome attira il flagello della guerra sulla nazione, anche se in prigione o in esilio, sarà sempre un pericolo per la pubblica felicità. Luigi deve morire, perché bisogna che la patria viva!”.

Il 14 gennaio i deputati votano per appello nominale sulla proposta girondina di consultare il popolo riguardo alla validità del processo; tale proposta di appello al popolo, messa ai voti il giorno seguente, viene però respinta con 424 no contro 287 si. Il 20 gennaio 1793, nello scrutinio decisivo, con 387 voti favorevoli e 334 contrari, l’ex sovrano viene condannato a morte. Infine, anche la richiesta di rinvio o sospensione dell’esecuzione, avanzata sempre dai girondini, è respinta con 380 voti.

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Morte di Luigi XVI, 21 gennaio 1793

21 Gennaio 1793, decapitazione e ultime parole di Luigi XVI

La mattina del 21 gennaio 1793 è plumbea, nuvolosa e umida. Luigi Capeto si sveglia alle cinque e mezzo da un sonno apparentemente tranquillo. Dopo essersi confessato indossa un abito grigio e verso le otto e trenta sale insieme al suo confessore sulla carrozza che dal Tempio lo conduce alla piazza della Rivoluzione, l’odierna Place de la Concorde, di fronte alle Tuileries e accanto al piedistallo della statua del suo predecessore Luigi XV.

Non c’è tantissima gente per le strade e lungo tutto il tragitto del condannato a regnare è il silenzio. Alle dieci e dieci la vettura arriva nella piazza della Rivoluzione dove la folla è tenuta ben distante dal patibolo da un cordone di soldati. Non appena Luigi scende dalla berlina i tamburi iniziano a rullare a ritmo sempre più intenso. Una volta saliti gli scalini l’ex sovrano grida:

“Popolo, io muoio innocente! Perdono i miei nemici e desidero che il mio sangue sia utile ai francesi e plachi la collera di Dio”.

La sua testa cade pochi istanti dopo. Così, il re taumaturgo, colui che è stato unto dal Signore come monarca francese, viene giustiziato di fronte al suo popolo come un uomo qualunque. Buona parte della storia della Francia, ma anche dell’Europa, è spazzata via con quella decapitazione.

Le conseguenze del regicidio

Per molti in Francia il regicidio è uno shock; ferventi realisti si suicidano e in provincia scoppiano alcuni tumulti. La principale conseguenza a livello europeo dell’esecuzione di Luigi Capeto è la formazione della prima coalizione. Il 1 febbraio, infatti, la Convenzione dichiara guerra all’Inghilterra e una dopo l’altra le potenze continentali si schierano contro la Francia rivoluzionaria che ha osato assassinare il proprio re.

Alla Spagna fanno seguito la Prussia, l’Austria e molti Stati italiani, con l’eccezione delle repubbliche genovese e veneziana. Delle grandi potenze solo la Russia esita ad intervenire, pur condannando la Rivoluzione regicida.

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