La decapitazione di Luigi XVI di Francia a Parigi in piazza della Rivoluzione

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21 gennaio 1793. Il boia mostra la testa di Luigi Capeto alla folla radunatasi in piazza della Rivoluzione

Il 21 gennaio del 1793 Luigi XVI saliva sul patibolo che si ergeva sulla piazza della Rivoluzione, di fronte alle Tuileries e accanto al piedistallo della statua del suo predecessore Luigi XV. Così, il re taumaturgo, colui che era stato unto dal Signore come monarca francese, veniva giustiziato di fronte al suo popolo come un uomo qualunque. Buona parte della storia della Francia, ma anche dell’Europa, veniva spazzata via con quella decapitazione. SCOPRI COS’È ACCADUTO OGGI

Discussione sulla sorte di Luigi XVI

La discussione sulla sorte di Luigi XVI cominciò alla Convenzione il 13 novembre 1792 e si svolse, in maniera serrata e drammatica, per diversi giorni. Su tale argomento la contrapposizione tra girondini e montagnardi divenne sempre più evidente. I girondini affermavano che un processo era illegale perché, secondo la Costituzione del 1791, ancora in vigore, il re era inviolabile; i montagnardi replicavano che non si trattava di celebrare un processo, bensì di compiere un atto politico, poiché Luigi non era un accusato ma un nemico, contro cui non restava che applicare il diritto di guerra.


La posizione girondina subì un grave colpo quando il 20 novembre fu scoperto in una parete del palazzo reale un armadio segreto (da quel momento ricordato come “armadio di ferro“) contenente la corrispondenza del re coi capi monarchici passati dalla parte del nemico. A quel punto divenne impossibile evitare il processo, che si aprì il 10 dicembre.

Il processo a Luigi XVI

Quella mattina Luigi Capeto comparve davanti ai suoi giudici, in una sala gremita di gente ma immersa in un rumoroso silenzio. Il re si difese sin da subito, rivendicando la propria inviolabilità costituzionale e negando l’autenticità delle prove a suo carico. Tutti i deputati giudicarono Luigi colpevole di cospirazione contro la libertà; tuttavia si crearono pareri contrastanti sulla pena da infliggergli. I girondini tentarono di salvargli la vita, mentre i montagnardi, guidati da Maximilien de Robespierre, considerarono la morte del sovrano uno sbocco spietato, ma tuttavia logico e necessario per la rivoluzione. Proprio Robespierre pronunciò queste parole durante il processo:

“Sono personalmente ostile alla pena di morte e non ho per Luigi né amore né odio: odio soltanto i suoi delitti. L’ho chiesta io all’Assemblea Costituente l’abolizione della pena di morte, e non è colpa mia se apparvero delle eresie morali i principi umani a cui mi ispiravo. Voi (rivolgendosi ai girondini) che non avete mai pensato di invocare clemenza per tanti infelici, le cui colpe sono minori di quelle di coloro che li governano, avete ora il coraggio di difendere il più grande di tutti i criminali? Un re, il cui solo nome attira il flagello della guerra sulla nazione, anche se in prigione o in esilio, sarà sempre un pericolo per la pubblica felicità. Luigi deve morire, perché bisogna che la patria viva!”.

La condanna a morte

Il 14 gennaio i deputati votarono per appello nominale sulla proposta girondina di consultare il popolo riguardo alla validità del processo; tale proposta di appello al popolo, messa ai voti il giorno seguente, venne però respinta con 424 no contro 287 si. Il 20 gennaio 1793, nello scrutinio decisivo, con 387 voti favorevoli e 334 contrari l’ex sovrano venne condannato a morte. Infine, anche la richiesta di rinvio o sospensione dell’esecuzione, avanzata sempre dai girondini, venne respinta con 380 voti.

21 Gennaio 1793, decapitazione di Luigi XVI

La mattina del 21 gennaio 1793 è plumbea, nuvolosa e umida. Luigi Capeto si sveglia alle cinque e mezzo da un sonno apparentemente tranquillo. Dopo essersi confessato indossa un abito grigio e verso le otto e trenta sale insieme al suo confessore sulla carrozza che dal Tempio lo conduce alla piazza della Rivoluzione, l’odierna Place de la Concorde.

Non c’è tantissima gente per le strade e lungo tutto il tragitto del condannato a regnare è il silenzio. Alle dieci e dieci la vettura arriva nella piazza della Rivoluzione dove la folla è tenuta ben distante dal patibolo da un cordone di soldati. Non appena Luigi scende dalla berlina i tamburi iniziano a rullare a ritmo sempre più intenso. Una volta saliti gli scalini l’ex sovrano grida:

“Popolo, io muoio innocente! Perdono i miei nemici e desidero che il mio sangue sia utile ai francesi e plachi la collera di Dio”.

La sua testa cade pochi istanti dopo.


Le conseguenze del regicidio

Per molti in Francia il regicidio è uno shock; ferventi realisti si suicidano e in provincia scoppiano alcuni tumulti. La principale conseguenza a livello europeo dell’esecuzione di Luigi Capeto è la formazione della prima coalizione. Il 1 febbraio, infatti, la Convenzione dichiara guerra all’Inghilterra e una dopo l’altra le potenze continentali si schierano contro la Francia rivoluzionaria che ha osato assassinare il proprio re.

Alla Spagna fanno seguito la Prussia, l’Austria e molti Stati italiani, con l’eccezione delle repubbliche genovese e veneziana. Delle grandi potenze solo la Russia esita ad intervenire, pur condannando la Rivoluzione regicida.


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