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Louisiana Purchase: Napoleone vende agli USA la Louisiana

Non con le armi e i soldati ma con il dollaro. Nel 1803 la neonata nazione degli Stati Uniti d’America raddoppia senza colpo ferire, strappando dalle grinfie di un certo Napoleone Bonaparte l’allora immenso territorio della Louisiana, dando ufficialmente inizio alla lunga e tumultuosa stagione dell’espansione verso Ovest. L’evento che creò il mito a stelle e strisce, foriero di innovazione tecnologica, guerre, morti e sogni infranti. Benvenuti nel Far West.

di Stefano Distretti
27 Luglio 2026
TEMPO DI LETTURA: 9 MIN

CONTENUTO

  • Nel frattempo a Saint-Domingue…
    • Un solo punto nel globo 
    • Napoleone vende la Louisiana agli USA
    • Riassunto – Louisiana Purchase Act 

Nel frattempo a Saint-Domingue…

Nell’isola di Saint-Domingue dove acque caraibiche cristalline lambiscono le sue coste e un sole torrido illumina i suoi campi, schiavi africani deportati e sopravvissuti al terribile middle passage, coltivano una particolare pianta alta e fibrosa: la canna da zucchero. Prelibatezza che fa gola all’aristocrazia europea, lo zucchero ottenuto dalla pianta vive di una domanda di mercato in costante aumento. Gran parte dello zucchero a livello mondiale proviene da quest’ isola, a cui si aggiunge una gran quantità dell’export di caffé mondiale, rendendo di fatto l’isola una delle più preziose colonie d’oltre oceano al mondo. 

Ragioni valide per dare vigore alle ambizioni imperiali di un generale nato in Corsica e diventato console di Francia il 18 Brumaio del 1799. Napoleone Bonaparte vede in questa piccola isola caraibica il perno centrale su cui far ruotare l’impero francese nel continente nordamericano. Il piano è chiaro: sfruttare l’enorme guadagno dell’export dell’isola per finanziare la costruzione dell’impero e usare il territorio della Louisiana, vasto 2 144 520 km², come retroterra agricolo per l’isola.  

Prima però, un piccolo intoppo si presenta davanti al generale corso, in quel momento il territorio della Louisiana è di proprietà della Spagna, alla quale era stato ceduto dalla Francia stessa (Trattato di Fontainebleau) nel 1762 come pegno per far fronte alle ingenti spese di guerra contro l’Inghilterra nella Guerra dei Sette Anni.  La questione si risolve nel 1800 con il trattato di San Ildefonso, negoziato in gran segreto tra Parigi e Madrid. Il trattato prevede la restituzione della Louisiana alla Francia e l’appoggio della flotta spagnola nel Mediterraneo al fine di contrastare l’Inghilterra. Madrid in cambio ottiene un territorio della penisola italiana, il quale sarà concordato tra le parti a spese dell’Austria.

Il primo ostacolo al compimento del grande progetto imperiale è stato rimosso, ottima notizia per i francesi, sennonché nel frattempo a Saint-Domingue l’ex schiavo nero, Toussaint Louverture, carismatica figura che già dal 1791 guidava la rivolta degli schiavi dell’isola, decide di alzare il tiro e sfidare apertamente Napoleone, promulgando il 7 luglio del 1801 la Costituzione dell’isola e autoproclamandosi governatore a vita di Saint-Domingue. 

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La Battaglia di Quingua combattuta nelle Filippine il 23 aprile 1899, evidenziò la determinazione delle forze locali, armate con fucili spagnoli antiquati e prive di artiglieria pesante (da Library of Congress Prints and Photographs Division Washington, D.C., "no known restrictions on publication")

Il volto “benevolo” del potere: l’Imperialismo democratico statunitense di inizio 900′

L’ira di Napoleone non si fa attendere e spedisce un contingente armato guidato dal generale Charles Leclerc. Louverture viene catturato, spedito in Francia e lasciato a morire in carcere. I francesi ristabiliscono l’ordine, tagliando fuori dall’equazione la figura che aveva guidato il grido di libertà degli schiavi dell’isola. Una scelta di cui i francesi si pentiranno molto presto. 

Il vuoto lasciato da Louverture viene presto colmato da Jean-Jacques Dessalines. La battaglia finale degli schiavi che li avrebbe condotti verso l’agognata indipendenza è cominciata. Le truppe francesi, lontane da casa, falcidiate dalla febbre gialla, la quale tra le sue vittime mieterà anche il generale Leclerc e con il morale a terra, sono costrette ad arrendersi. L’impresa sulle truppe francesi passerà alla storia come la prima rivolta di schiavi vittoriosa, dalla quale nasce la prima repubblica nera: l’isola di Saint-Domingue viene ribattezzata Haiti. 

La perdita dell’isola rappresenta il colpo di grazia alle ambizioni imperiali di Napoleone nel continente americano. Non avendo più il controllo dei proficui prodotti dell’isola, il territorio della Louisiana da poco riacquistato è semplicemente inutile, anzi quasi una zavorra. Inoltre, in Europa forti venti di guerra cominciano a spirare e il Console deve rivolgere tutta la sua attenzione al quadrante europeo, ma questa è un’altra storia. 

La Louisiana vista da un cartografo contemporaneo, limitata ad ovest dalle Montagne Rocciose

Un solo punto nel globo 

“There is on the globe one single spot, the possesor of which is our natural and habitual enemy. It is New Orleans”

Lo sguardo ieratico che oggi si staglia sul Monte Rushmore, South Dakota, era molto diverso da quello ansioso che in quel tempo apprendeva le funeste notizie sulla riacquisizione della Louisiana da parte della Francia.  Proprietario terriero della Virginia e terzo presidente dell’Unione, Thomas Jefferson rammenta il 18 aprile 1802 all’ambasciatore statunitense a Parigi Robert R. Livingston che la cessione del territorio della Louisiana con l’annessa città di New Orleans alla Francia rappresenta un problema per la nazione. 

Per gli Stati Uniti confinare con la Spagna è un rischio accettabile. L’impero su cui “non tramontava mai il sole” è ormai lontano dai fasti del XVI secolo un corpo vecchio e molle, divorato dai debiti e alla mercé dei voleri di potenze europee più forti, segnatamente Gran Bretagna e Francia. La leadership degli Stati Uniti è ben conscia della debolezza dell’impero spagnolo, ciò rimarcato da Rufus King, rappresentante statunitense a Londra, il quale afferma: “ottima cosa per le potenze commerciali il fatto che Dio avesse acconsentito a che spagnoli e turchi fossero di questo mondo”; “di tutte le nazioni” loro erano “quelli a cui si addiceva il possesso di un grande impero privo di significato”.

Un altro motivo per considerare il gigante di Castiglia un nemico tutto sommato di scarsa preoccupazione strategica risiede nel trattato di San Lorenzo (o trattato di Pinckney)  del 1795 che oltre a sancire i confini tra gli Stati Uniti e la Florida Spagnola all’ altezza del 31°parallelo,  dà diritto di navigazione  agli Stati Uniti sul fiume Mississippi e, ciliegina sulla torta per il governo federale, il trattato concede anche il diritto di deposito delle merci (carichi di merci americane scaricate e trasferiti senza pagare tasse) nel porto di New Orleans.  

New Orleans è uno snodo strategico per la merce statunitense proveniente dalle remote regioni dell’entroterra del Midwest, la quale arrivata alla foce del fiume, al porto, veniva commerciata sulla costa atlantica statunitense. È l’unico modo, data la scarsa per non dire inesistente infrastruttura stradale, per collegare il Midwest alla costa orientale. Una New Orleans di nuovo in mani francesi significa perdere tutti quei diritti, difficilmente rinegoziabili poi in futuro con l’interlocutore francese. 

Molte voci all’interno del governo statunitense cominciano a levarsi in merito a questa situazione, chiedendo addirittura una risoluzione armata della questione al presidente Jefferson. Il fronte federalista del governo sfrutta dal punto di vista politico questo accadimento e critica l’inettitudine e la presunta francofilia del presidente virginiano, cercando di mettere pressione sull’esecutivo. Il senatore federalista della Pennsylvania James Ross arriva addirittura a chiedere di fronte al Senato di far autorizzare all’esecutivo la mobilitazione di una forza di 50.000 effettivi per conquistare militarmente New Orleans. 

Thomas Jefferson pur, come accennato in precedenza, consapevole del pericolo costituito dalla Francia, decide di utilizzare la via della diplomazia per risolvere la situazione, non esclude però come ultima via quella di spingersi a considerare l’eventuale alleanza con la Gran Bretagna, acerrimo nemico, una forte leva per fare pressione sui francesi. Tuttavia, il presidente non sceglie subito questa strategia, decide infatti di optare per un approccio più cauto. Monitora da lontano l’evolversi della situazione haitiana, comprendendo quanto sia profondamente interconnessa con la questione della Louisiana e decide saggiamente di non lasciarsi coinvolgere direttamente nella questione.

Il motivo? Innanzitutto, una Francia ancora in controllo, seppur precario di Haiti, favorisce un equilibrio di potenza  marittima tra Francia e Gran Bretagna nelle acque caraibiche, cosa che gli Stati Uniti non disdegnano. In secondo luogo, la nascita di una repubblica di successo di ex schiavi africani nell’ isola di Saint-Domingue può costituire un precedente molto pericoloso, perché potrebbe infiammare gli animi degli schiavi afro-americani sfruttati nei campi degli Stati del Sud, soprattutto in Georgia e South Carolina. 

La situazione si evolve in fretta. Thomas Jefferson decide di inviare nel marzo del 1803 a Parigi, il rappresentante speciale, futuro presidente dell’Unione, James Monroe. Questa azione oltre per interessi propri dell’Unione deve anche essere letta come tattica per alleviare le forti pressioni politiche interne che si aspettano una decisione presidenziale decisa, sia essa militare o diplomatica. L’altro e più importante obiettivo è quello di riconfermare i diritti sanciti dal trattato di San Lorenzo con la Francia. Inoltre, qualora sia possibile, negoziare anche l’acquisizione di New Orleans, al fine di ottenere nulla più e nulla meno una “piccola enclave per un nuovo deposito americano”. Un obiettivo modesto rispetto a quello che poi otterranno gli Stati Uniti, ma andiamo con calma. 

In questi anni la navigazione transatlantica richiede oltre ad un esborso non indifferente di denaro (James Monroe per pagarsi la traversata vendette la sua argenteria personale a James Madison), anche molti mesi di navigazione oltre che essere molto pericoloso, per via del fatto che avveniva su velieri. Premessa per comprendere che un simile negoziato avrebbe dovuto svolgersi senza l’ausilio e il confronto istantaneo con il presidente degli Stati Uniti. 

James Monroe è in viaggio verso l’Europa, in mezzo all’Atlantico, con le istruzioni presidenziali e  senza comunicazione diretta con la squadra diplomatica statunitense a Parigi. Nel frattempo, nella capitale francese, le cose cambiano repentinamente. La breve tregua tra Francia e Gran Bretagna è finita, si sta per riaprire un nuovo capitolo di guerra europea, ad Haiti invece le cose vanno anche peggio. L’armata del generale Leclerc incontra una forte resistenza e il secondo contingente armato precedentemente ordinato da Napoleone per sostenere i soldati già presenti sull’isola è ancora alla fonda nei porti olandesi, incagliato tra i ghiacci.

Napoleone vende la Louisiana agli USA

La situazione precipita 17.000 soldati francesi perdono la vita, tra i combattimenti e l’epidemia di febbre gialla. Haiti è perduta, il sogno di ricreare un impero francese nel continente per impegnare su più fronti la Gran Bretagna in guerra è svanito e il vasto territorio della Louisiana da risorsa si trasforma in zavorra. L’11 aprile del 1803 Napoleone mette sul piatto un’offerta di gran lunga superiore rispetto alle più rosee aspettative della controparte statunitense. Il console francese offre tutto il territorio della Louisiana in suo possesso in cambio di  15 milioni di dollari – 11.25 milioni da pagare direttamente alla Francia e i rimanenti  3.75 milioni che gli Stati Uniti si impegnano a versare per saldare i debiti che la Francia ha verso i cittadini americani.

Il 12 aprile 1803 James Monroe tocca terra francese, si incontra con l’ambasciatore Livingston che gli comunica la generosa offerta francese. Monroe è incredulo. Questa somma è superiore rispetto a quella che lui è autorizzato ad offrire, però è molto di più anche il territorio che la Francia è disposta a cedere. L’offerta è ottima, ma non ha l’autorizzazione del presidente a firmare un accordo del genere a questa cifra. Che fare? Tornare e avvertirlo, non si può fare, in più c’è la possibilità concreta che l’offerta venga ritirata. In uno slancio di volontà improvviso, le controparti firmano l’accordo. Gli Stati Uniti hanno appena raddoppiato il loro territorio sul continente, il tutto mentre il loro comandante Thomas Jefferson  è all’oscuro di tutto.

“Con un colpo di penna la più grande repubblica del mondo raddoppiò le sue dimensioni. Il suo confine interno fu spostato di centinaia di miglia verso gli estremi ancora inesplorati del continente: il margine occidentale dell’immenso bacino del sistema del Mississippi” 

Riassunto – Louisiana Purchase Act 

Alla fine del Settecento la colonia francese di Saint-Domingue, grazie a zucchero e caffè prodotti dagli schiavi, è una delle più ricche al mondo. Proprio per questo Napoleone, console dal 1799, la pone al centro di un progetto imperiale nel Nuovo Mondo: la Louisiana dovrà esserne il retroterra agricolo. Poiché il territorio era stato ceduto alla Spagna nel 1762, la Francia se lo fa restituire con il trattato segreto di San Ildefonso (1800).

Il piano salta a causa di Saint-Domingue. Dal 1791 vi è in corso la rivolta degli schiavi guidata da Toussaint Louverture, che nel 1801 sfida apertamente Napoleone. La repressione francese lo cattura, ma è inutile: subentra Dessalines, e soprattutto la febbre gialla annienta l’armata di Leclerc (17.000 morti). Di conseguenza l’isola è perduta e diventa indipendente col nome di Haiti, prima repubblica nata da una rivolta servile. Senza l’isola, la Louisiana perde ogni valore.

Intanto gli Stati Uniti temono per New Orleans, porto vitale dei loro commerci, garantito dal trattato di San Lorenzo (1795). Il presidente Jefferson, pressato dai federalisti che invocano la guerra, sceglie la diplomazia e nel marzo 1803 invia James Monroe a Parigi per trattare l’acquisto del solo porto. Ma mentre Monroe è in mare, Napoleone — ormai deciso a concentrarsi sulla guerra con la Gran Bretagna — ribalta tutto: l’11 aprile 1803 offre l’intera Louisiana per 15 milioni di dollari. Sbarcato il 12 aprile, Monroe trova un’occasione enormemente superiore al suo mandato. Non potendo consultare Jefferson, lui e Livingston firmano comunque. Gli Stati Uniti raddoppiano così il proprio territorio, all’insaputa del presidente.

Fonti Utilizzate

  • National Archives
  • Library of Congress 
  • Teaching American History 

Testi Consigliati 

  • Del Pero Mario, Libertà e Impero. Gli Stati Uniti e il mondo 1776 – 2016, Editori Laterza, Roma- Bari, 2017.
  • Borgognone Giovanni, Storia degli Stati Uniti, Feltrinelli, Milano, 2024.
  • Testi Arnaldo La formazione degli Stati Uniti, Il Mulino, 2013.
Tags: Storia degli USA
Stefano Distretti

Stefano Distretti

Ho conseguito una laurea triennale in Lingue, Civiltà e Scienze del Linguaggio e una magistrale Relazioni Internazionali presso l'Università Ca' Foscari di Venezia. Coltivo da sempre la passione per la storia, la narrazione e i viaggi. Dal 2026 sono accompagnatore turistico abilitato. Nel mio tempo libero mi dedico come autore, voce e produttore del podcast narrativo Le avventure di Telemachus.

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