Biografia di Lorenzo il Magnifico: vita e opere di Lorenzo de’ Medici

Lorenzo de' Medici

Ritratto di Lorenzo de’ medici, il Magnifico

La vita e le opere di Lorenzo de’ Medici, detto il Magnifico, terzo esponente della signoria Medici e signore di Firenze dal 1469 fino alla morte avvenuta nel 1492. Scrittore, mecenate, banchiere e uomo politico del Rinascimento, Lorenzo de’ Medici incarna alla perfezione l’ideale del principe umanista. Ma in cosa risiede tutta l’importanza storica attribuita dai posteri a Lorenzo il Magnifico?

SCOPRI LA SEZIONE MEDIOEVO

Lorenzo de’ Medici, gli anni della formazione

Figlio di Piero de’ Medici e di Lucrezia Tornabuoni, donna colta e intelligente, Lorenzo nasce il 1 gennaio del 1449 a Firenze, nel Palazzo Medici Riccardi, e viene battezzato pochi giorni dopo in occasione dell’epifania. Insieme al fratello Giuliano riceve una profonda educazione umanistica e un’attenta preparazione politica. A seguire la formazione dei giovani Medici è inizialmente il vescovo Gentile da Urbino, sostituito successivamente dagli umanisti Giovanni Argiropulo e Cristoforo Landino.


Lorenzo viene ritratto in giovane età dall’artista Benozzo Gozzoli, autore del famoso affresco della “Cavalcata dei Magi” destinato alla cappella del nuovo palazzo mediceo, fatto costruire dal nonno di Lorenzo, Cosimo il Vecchio, per esaltare l’importanza della famiglia. L’affresco di Gozzoli è databile tra 1459 e 1462, e Lorenzo vi appare in due diversi ruoli: nella cavalcata centrale, issato su un destriero candido e vestito con un abito cavalleresco, dove impersona il ruolo di Gaspare, ovvero il più giovane dei tre re magi, colui che porta la mirra; e in una posizione più decentrata, ritratto nella sua giovane età.

Lorenzo de' Medici giovane

Lorenzo de’ Medici giovane, particolare dell’affresco del Corteo dei Magi di Benozzo Gozzoli.

Il problema della successione alla gestione del Banco di famiglia preoccupa Cosimo il Vecchio, sopratutto perché il primogenito Piero è di saluta cagionevole a causa della gotta che lo affligge incessantemente. Per questo motivo il nonno Cosimo punta tutto sul nipote Lorenzo, che nel 1459, appena decenne, è presentato pubblicamente ai cittadini di Firenze con gli stessi abiti sfarzosi in cui appare nel dipinto di Gozzoli: è a tutti gli effetti la sua investitura a capo della famiglia e al governo della città.

I viaggi giovanili di Lorenzo

Prima di fargli fare il suo ingresso nella vita politica cittadina, il padre Piero pensa di affidare a Lorenzo alcune missioni diplomatiche a Milano e a Venezia, dove sono presenti due filiali del Banco dei Medici. Nelle due città l’erede della famiglia Medici ha modo di conoscere due personalità di rilievo: il doge della città lagunare Cristoforo Moro e a Milano Francesco Sforza, amico e alleato del nonno Cosimo.

Dopo il rientro a Firenze il giovane riparte subito per Roma dove è presente un’importante filiale del Banco dei Medici gestita da Giovanni Tornabuoni, fratello della madre Lucrezia. Piero il Gottoso ha dato al figlio precise istruzioni di verificare l’andamento della banca, e proprio Lorenzo firma in questa occasione il contratto che assicura ai Medici una partecipazione nelle miniere di allume scoperte a Tolfa, vicino Civitavecchia; tutto ciò in accordo col papa Paolo II.

Ingresso in politica e matrimonio con Clarice Orsini

Nel 1466 Piero de’ Medici presenta Lorenzo come suo legittimo successore alla guida della famiglia facendolo sedere alla giovane età di diciassette anni al proprio posto nella Balìa e nel Consiglio dei Cento. Con lo scopo di rafforzare ulteriormente la posizione della famiglia Medici, Piero e la moglie Lucrezia Tornabuoni si attivano per combinare il matrimonio del figlio con la nobile romana Clarice Orsini, figlia principesca di feudatari del papa e del re di Napoli.

La ragazza viene esaminata direttamente da Lucrezia nel corso di un suo soggiorno a Roma del 1468, durante il quale la donna invia un resoconto positivo e assai dettagliato dell’incontro a Piero. Il progetto matrimoniale viene, così, avallato da entrambe le famiglie e si concretizza con il rito religioso celebrato a Firenze il 4 giugno del 1468, al quale seguono sfarzose feste patrocinate dallo stesso Piero.


I due sposi sono caratterialmente molto diversi: Lorenzo è un giovane gaudente, intriso di cultura neoplatonica e amante della vita, oltre a ciò si deve aggiungere il fatto che ha portato avanti fino a quel momento una relazione clandestina con Lucrezia Donati, moglie del mercante Niccolò Ardinghelli; Clarice è, invece, di educazione rigida e austera, profondamente religiosa e poco istruita in letteratura e cultura umanistica. Nonostante le varie differenze entrambi adempiono ai propri doveri coniugali; dall’unione, infatti, nasceranno ben dieci figli.

Lorenzo de’ Medici al potere

Alla morte di Piero, avvenuta il 2 dicembre del 1469, il ventenne Lorenzo assume il governo della città e la guida della Banca, affiancato dal fratello Giuliano. Nella seconda stagione della serie tv I Medici, in questo punto della narrazione, ci è stato mostrato un Lorenzo pronto e deciso nel prendere in mano le redini della famiglia e della città di Firenze. Già prima della morte del padre Piero, infatti, il giovane appare consapevole e determinato sui compiti da svolgere e sulle decisioni da prendere per il bene della collettività.

Riguardo questo momento così importante della sua vita è interessante fare un paragone tra la ricostruzione fatta dalla serie e i ricordi che lo stesso Lorenzo mette per iscritto in età adulta; rievocando le vicende che lo hanno portato al potere, colui che viene ricordato dai posteri come il Magnifico assume, in questi passi, l’atteggiamento del principe riluttante (che a noi potrebbe apparire ipocrita), che a malincuore è costretto dal fato ad accettare il fardello del comando:

“(Piero) Fu molto pianto da tutta la città, perché era uomo intero, e di perfettissima bontà (…) Il secondo dì dopo la sua morte, quantunque io Lorenzo fossi molto giovane, cioè d‘anni 21, vennero a noi a casa i principali della Città, e dello Stato, a dolersi del caso, e confortarmi che pigliassi la cura della Città e dello Stato, come avevano fatto l’avolo e il padre mio; le quali cose per essere contro alla mia età, di gran carico e pericolo, mal volentieri accettai e solo per conservazione degli amici e sostanze nostre, perché a Firenze si può mal vivere ricco senza lo Stato; delle quali sino a qui siamo riusciti con onore e grazia, reputando tutto, non da prudenza, ma per grazia di Dio, e per li buoni portamenti dei miei passati”.


Prima di morire il padre Piero ha avuto modo di impartire ai due figli una lezione fondamentale di politica interna, ovvero che a Firenze non si può governare né collegialmente, cioè andando d’accordo con le altre grandi famiglie, né inimicandosi queste ultime. E’ quindi necessario mediare di continuo tra la volontà assolutistica e dinastica medicea e la realtà oligarchica della città; per un Medici, inoltre, il controllo del governo, la prosperità delle operazioni bancarie e le fortune della famiglia sono tutte cose collegate tra di loro.

Non appena preso il potere Lorenzo rafforza la posizione della famiglia, proseguendo sia nell’azione di svuotamento delle funzioni di alcuni organismi tradizionali del governo fiorentino, sia nella creazione di altre magistrature sostenitrici o comunque fedeli al potere mediceo; egli promuove anche continue riforme costituzionali, partecipando in prima persona alle discussioni e alle votazioni.

I rapporti tra Lorenzo de’ Medici e papa Sisto IV

I rapporti tra Lorenzo de’ Medici e il papa Sisto IV si mantengono buoni fino al 1472, anno in cui Lorenzo, spinto sia da motivazioni economiche che politiche, decide di muovere guerra contro la città di Volterra. L’obiettivo dei Medici, infatti, è quello di acquisire le ricche risorse di allume appena scoperte e di rafforzare il prestigio interno ed estero dello Stato sottomettendo un’importante città toscana. La guerra è repentina e termina in quello stesso anno con il sacco della città.

La rottura definitiva tra il signore di Firenze e il pontefice si verifica qualche tempo dopo a causa dell’ambizioso progetto del papa di occupare le piazzeforti di Imola, Faenza e Città di Castello, tutti centri assai vicini ai confini della Repubblica fiorentina. Lorenzo, che con il suo Banco rappresenta il principale finanziatore del Vaticano, si rifiuta di versare al papa la somma necessaria per acquistare Imola dalla famiglia Sforza di Milano.

Lorenzo de’ Medici attentato

Il rifiuto di Lorenzo si spiega con il fatto che il piano di Sisto IV è chiaramente quello di mettere Firenze nelle mani dell’ambizioso nipote Girolamo Riario, estendendo la sfera d’influenza dello stato pontificio fino a determinare la sottomissione formale delle zone dell’Italia centrale alla politica papale. Di fronte al rifiuto di Lorenzo il papa decide di affidare le proprie finanze alla famiglia Pazzi, rivale dei Medici da diverso tempo.

E’ in questo quadro che prende vita la congiura, approvata da Sisto IV, alla quale prendono parte Jacopo e Francesco de’ Pazzi, Girolamo Riario, l’arcivescovo di Pisa Francesco Salviati, il duca d’Urbino Federico da Montefeltro, che ha come obiettivo quello di assassinare i due fratelli Medici. La “congiura dei Pazzi” viene attuata il 26 aprile 1478: i congiurati aggrediscono nel duomo di Firenze, durante la celebrazione della messa, Giuliano e Lorenzo, uccidendo il primo e ferendo il secondo. Il tentativo di prendere il potere della città, però, fallisce miseramente e la reazione popolare travolge i congiurati che, per volontà di Lorenzo, vengono impiccati in piazza della Signoria.

La guerra contro papa Sisto IV

La reazione di sdegno di Sisto IV non si fa attendere: il pontefice lancia la scomunica contro Lorenzo de’ Medici e l’interdetto verso la città di Firenze. Si arriva così alla guerra che vede fronteggiarsi da una parte Firenze, Venezia e Milano e dall’altra Stato Pontificio, Ferdinando I di Napoli, Urbino e Siena.

La situazione, fattasi nel corso del conflitto assai critica per Firenze, viene risolta da Lorenzo che si reca di nascosto  a Napoli all’inizio del 1480, e riesce a convincere il re Ferdinando a staccarsi dalla lega nemica. Per Sisto IV a quel punto non vi è altra scelta che trovare un accordo di pace con il rivale.

L’impressione che suscita la riuscita impresa di Lorenzo a Napoli è enorme. Al rientro a Firenze, avvenuto il 13 marzo 1480, Lorenzo viene salutato dai suoi concittadini come salvatore della patria:

“Tornò pertanto Lorenzo in Firenze grandissimo, se egli se n’era partito grande, e fu con quella allegrezza della città ricevuto, che le sue grandi qualità e freschi meriti meritavano, avendo esposto la propria vita per rendere alla patria sua la pace.” (Istorie fiorentine, Machiavelli)

Il prestigio che Lorenzo ne ricava in politica estera è immenso e gli vale l’appellativo di “ago della bilancia” della politica italiana. Difatti, l’abilità diplomatica del Medici viene riconosciuta da tutti i Signori della Penisola, un fattore che Lorenzo utilizza per mantenere un clima di pacificazione generale, continuando sulla stessa linea inaugurata diversi anni prima con la Pace di Lodi.

La guerra di Ferrara

Sisto IV e la Repubblica di Venezia riprendono però le ostilità in Italia, attaccando il Ducato di Ferrara nel 1482. Il papa e la Serenissima, infatti, desiderano spartirsi i domini del duca Ercole, motivando il loro attacco anche con il matrimonio di quest’ultimo con la principessa Eleonora, la figlia di Ferdinando di Napoli, ora nemico di Sisto IV e dei Veneziani.

La guerra contro Ferrara si conclude nell’agosto del 1484 con la firma della pace di Bagnolo, che prevede l’annessione del Polesine da parte di Venezia. Ferrara, per tutto il conflitto, deve sostenere l’intero peso bellico a causa dello scarso sostegno che Ferdinando offre per frenare le truppe pontificie, ma riesce tuttavia a mantenersi indipendente attraverso la mediazione stessa di Lorenzo.

Il mecenatismo di Lorenzo il Magnifico

lorenzo de' medici mecenatismo

Lorenzo il Magnifico, circondato dagli artisti nel giardino delle sculture, incontra Michelangelo che gli mostra la testa di un fauno.

All’impegno profuso per il futuro della sua città e della sua famiglia Lorenzo de’ Medici aggiunge un’intensa azione di mecenatismo. Intorno a lui si forma un circolo di poeti, di artisti, di filosofi che egli sovvenziona e verso i quali è legato da sincera amicizia: i tre fratelli Pulci, il Poliziano, il Verrocchio, Michelangelo Buonarroti, il Pollaiolo, Giuliano da Sangallo, Filippo e Filippino Lippi, Sandro Botticelli, Leonardo da Vinci, Ficino, Landino, Pico della Mirandola, Benozzo Gozzoli, Benedetto da Maiano, Mino da Fiesole.

C’è da dire che il mecenatismo rappresenta per Lorenzo anche una forma di arte di governo, oltre che un sincero bisogno della sua anima e della sua predisposizione verso la cultura in generale. Consapevole anche del fatto che il suo potere si basa sul consenso e sul beneficio arrecato alla popolazione, il Magnifico si distingue anche nella costruzione di numerose opere civili per aumentare il sostegno alla famiglia Medici.

Quale abile politico Lorenzo il Magnifico usa l’arte a fini “politici”, suggerendo agli altri principi italiani alcuni dei suoi migliori artisti per far risaltare l’immagine di Firenze quale centro culturale per eccellenza:

“Lorenzo volle che pittori, scultori e architetti fiorentini accettassero incarichi fuori dalla città. Raccomandò gli architetti Giuliano da Sangallo e Andrea Verrocchio al re del Portogallo; non fece nulla per impedire che il Verrocchio si recasse a Venezia per eseguire il monumento equestre di Colleoni, né che il Botticelli e Domenico Ghirlandaio prendessero parte alla decorazione delle pareti della cappella Sistina a Roma”.  (L’Europa nell’età del Rinascimento, J.R. Hale)

Origine dell’appellativo “il Magnifico”

L’appellativo con cui Lorenzo è passato alla storia, ovvero Il Magnifico, ha una forte connotazione filosofica che affonda le proprie radici nell’antica cultura classica greca e latina. Delineata già dal filosofo Aristotele in una delle sue opere, la Magnificenza viene successivamente tramandata dal pensiero cristiano di Tommaso d’Aquino.

Pertanto, la Magnificenza inizia ad essere intesa come la pratica dell’esercizio della ricchezza personale finalizzata allo sviluppo del bello e dell’utile per la propria comunità. In quest’ottica, la promozione delle arti a Firenze e la sua politica di esportazione degli artisti, come ad esempio Leonardo da Vinci, ha come obiettivo l’accrescimento del prestigio della città.

A ciò si deve aggiungere il fatto che il titolo di “Magnifico” è storicamente associato a coloro che reggono il potere, nel caso di Firenze quindi alla Signoria. Nonostante Lorenzo non sia mai stato eletto nella carica di Gonfaloniere o di Priore, si guadagna tale appellativo grazie alle virtù messe in mostra col suo operato verso lo Stato.

Lorenzo de’ Medici opere

L’intensa attività letteraria di Lorenzo è sempre stata legata all’attività politica. Nel 1476 il signore di Firenze raccoglie antiche rime, specie stilnovistiche, e le invia a Federico d’Aragona con una lettera critica, quasi certamente opera del Poliziano. Negli anni successivi, probabilmente tra il 1482 e il 1484, riunisce circa una quarantina dei suoi sonetti, legandoli insieme con un Comento sopra i miei sonetti  in prosa. Alcune delle rime presenti sono dedicata a due donne in particolare: la bellissima Simonetta Cattaneo Vespucci, morte in giovane età a causa della tisi, e l’amante Lucrezia Donati.

Tra le opere del Magnifico vale la pena anche ricordare:

  • La caccia col falcone del 1473, conosciuto anche col nome di Uccellagione di starne ;
  • Raccolta aragonese, un insieme di testi poetici che vanno dal duecento fino ai suoi giorni;
  • Canti carnevaleschi,  tra cui la celebre Canzone di Bacco, destinati a essere cantati con accompagnamento musicale durante il carnevale.

Lorenzo il Magnifico: gli ultimi anni e la morte

Gli ultimi anni di Lorenzo sono caratterizzati oltre ai successi politici, anche dalla severa censura morale che, a Firenze, si diffonde a causa del frate domenicano Girolamo Savonarola, chiamato nel 1482 dal Magnifico per la sua fama di abile oratore. Davanti però agli insuccessi iniziali il frate viene allontanato dalla città e poi richiamato nel 1491; a questo punto Savonarola inizia ad accusare Lorenzo di essere un corruttore dei costumi e di aver soppresso le libertà dei fiorentini per seguire i propri interessi.

Nel frattempo già da qualche anno la salute di Lorenzo de’ Medici inizia a declinare a causa della gotta, la piaga ereditaria della famiglia, Le condizioni del signore di Firenze peggiorano nella primavera del 1492 per una gangrena sottovalutata dai medici, Le ultime ore di vita le passa circondato dall’affetto di parenti e amici stretti; il Magnifico si spegne all’età di quarantatré anni la notte dell’8 aprile 1492.

Il giudizio storico su Lorenzo de’ Medici, detto il Magnifico

La storiografia è in maggioranza favorevole all’operato del Magnifico, il grande diplomatico fautore della pace nella penisola e della prosperità per la sua amata Firenze. Già autori del XVI secolo, quali Machiavelli e Francesco Guicciardini, di fronte ai disastri sul territorio causati dalle guerre d’Italia, esaltano l’importanza storica ricoperta dalla figura di Lorenzo, la cui scomparsa ha gettato letteralmente la penisola nel buio e nella disperazione.

E’ quindi nel corso del cinquecento che si inaugura la lunga tradizione encomiastica di questo personaggio storico. Tuttavia, nel corso degli ultimi decenni, l’operato di Lorenzo è stato leggermente ridimensionato: inizialmente dalla critica letteraria che ritiene esagerata l’esaltazione della sua figura di scrittore e intellettuale; e successivamente, anche quegli storici più attenti all’universo economico, hanno evidenziato come, in realtà, il Magnifico non sia stato neanche un buon banchiere e finanziare, considerato il fatto che egli abbia lasciato con la sua morte il banco dei Medici quasi sulle soglie della bancarotta.

Al di là, però dei singoli giudizi, non si può non riconoscere al signore di Firenze due qualità su tutte, egregiamente sottolineate dallo storico Franco Cardini in un saggio di qualche anno fa:

La prima era quella di una diplomazia abilissima, innata forse ma certamente affinata con gli anni e lo studio: grazie ad essa egli seppe individuare in un asse diplomatico che passava per Firenze, Milano e Napoli la chiave per quello che gli storici delle età successive avrebbero chiamato «la politica dell’equilibrio». La sua seconda dote era quella di straordinario seduttore. Che I’abbia esercitata nelle alcove appartiene più alla leggenda romantica che alla realtà e comunque ci interessa meno. Certo l’esercitò nei confronti dei fiorentini che sapeva affascinare con spettacolari macchine d’organizzazione del consenso: i carnevali, le feste di primavera e di San Giovanni, i tornei cavallereschi, gli spettacoli.

E nei confronti di artisti e di intellettuali, di cui aveva compreso la straordinaria importanza quando si tratti di costruirsi un’immagine e di organizzare dunque il consenso. Poeti, pittori, filosofi, fecero a gara per costruirgli attorno I’immagine del principe buono, generoso, disinteressato, che cerca il Bene e il Bello e che e capace di tradurre I’uno e I’altro in arte del ben governare e in realizzazioni estetiche e concettuali capaci di fondare un gusto nuovo e di sfidare i secoli. E ancora oggi Poliziano, Ficino, Pico, Botticelli, Giuliano da Sangallo ci parlano di quest’uomo e della sua arte di governo. La sua potenza è passata, i suoi progetti politici sono polvere, molti dei suoi scritti sono in realtà modesta cosa. Ma la sua opera rimane, e senza di lui noi non saremmo quello che siamo: attraverso I’umanesimo neoplatonico fiorentino e la sua arte, il Magnifico ha condizionato per sempre il nostro modo europeo e occidentale d’intendere ciò che bello è ciò che è bene.”  (Lorenzo il Magnifico e la Firenze del suo tempo, Franco Cardini, 1992)