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Le Repubbliche dei pirati, il libro di Hakim Bey

“Le Repubbliche dei pirati. Corsari, mori e rinnegati europei nel Mediterraneo” è titolo del saggio di Peter Lamborn Wilson aka o alias Hakim Bey, pubblicato da Shake Edizioni. Esso tratta di una parte della storia della pirateria esistente tra il XVI e il XIX secolo sulla costa barbaresca del Nord Africa, soffermandosi soprattutto sulla Repubblica corsara di Salé in Marocco.

di Giulia Cesarini Argiroffo
30 Marzo 2026
TEMPO DI LETTURA: 6 MIN
Pirati combattono per un tesoro in un dipinto del 1911 tratto da Howard Pyle's Book of Pirates (1921) di Howard Pyle

Pirati combattono per un tesoro in un dipinto del 1911 tratto da Howard Pyle's Book of Pirates (1921) di Howard Pyle

CONTENUTO

  • Introduzione al libro
  • Trama del libro
  • Recensione del libro

Introduzione al libro

Nella quarta di copertina le seguenti parole riassumono l’essenza del libro.

<<Nel periodo tra il XVI e il XIX secolo, i pirati musulmani provenienti dal Nord Africa falcidiarono la navigazione europea, trasformando in schiavi migliaia di prigionieri. Durante questo stesso periodo, tuttavia, migliaia di europei si convertirono all’Islam e si unirono alla “Guerra Santa”. Costoro erano forse la feccia dei mari o abbandonarono e tradirono il cristianesimo per una forma di resistenza sociale? Hakim Bey si concentra proprio sulla Repubblica corsara di Salé, in Marocco, la forma politica più evoluta tra le comunità di pirati del periodo. Corsari, confraternite sufi, pederasti, “irresistibili” donne moresche, piratesse, schiavi, avventurieri, ribelli irlandesi, ebrei eretici, spie inglesi, eroi radicali proletari sono alcuni dei protagonisti che popolano questo libro>>.

Le seguenti parole dell’autore nel testo aiutano a capire lo spirito dei corsari/pirati della Repubblica di Salé.

<<Nessuno l’ammetterebbe apertamente, naturalmente, dato che i corsari barbareschi erano pagani ma, come sottolinea Rediker, i marinai erano il proletariato del Diciassettesimo secolo, e possiamo immaginarci i mormorii correre di nave in nave (l’Inghilterra inviò una flotta a Salé nel 1637!) sulle invidiabili libertà dei corsari e rinnegati>>.

Trama del libro

Sulla costa del Nord Africa all’incirca dal XVI fino al XIX secolo sorgono diversi protettorati ottomani corsari, “Stati della costa barbaresca”, tra questi ad esempio Algeri, Tunisi e Tripoli. Soltanto una però ottiene l’indipendenza dall’Impero Ottomano durante il Diciassettesimo secolo, ovvero la Repubblica di Salé in Marocco. Il confine tra “pirata” e “corsaro” è spesso, soprattutto nel libro, ambiguo. In realtà, il “pirata” è un criminale del mare mentre il “corsaro” compie le stesse azioni ma agisce come un soldato su incarico d’altre potenze i cui governi pretendono una parte del bottino.

Dalla fine del Cinquecento fino al Diciottesimo secolo, moltissimi uomini e donne provenienti dall’Europa abbandonano la loro religione d’origine per convertirsi all’Islam, diventando così per gli europei dell’epoca dei “rinnegati”. La maggior parte di essi vive e lavora ad Algeri, Tunisi, Tripoli e nell’area di Rabat-Salé in Marocco. Le ragioni di tale conversione sono molteplici. Ad esempio per matrimonio, per convenienza politica, per maggiore libertà di costumi, ai prigionieri di guerra di solito si offre loro la scelta tra la conversione all’Islamismo o la schiavitù, eccetera.

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La maggior parte di questi rinnegati sono già ‘pirati’ che oltre a convertirsi all’Islam diventano “corsari barbareschi”. Inoltre si uniscono alla jihad, guerra santa, cominciando ad attaccare e saccheggiare le navi europee, rapendo prigionieri cristiani e portandoli in Barberia, dove se qualcuno non li riscatta li vendono come schiavi. Naturalmente i corsari cristiani fanno la stessa cosa con le ciurme dei vascelli ottomani ma pochissimi di essi dall’Islam si convertono al Cristianesimo, avviene piuttosto il contrario ed il libro ipotizza diverse ragioni. In realtà, tuttora, le motivazioni di questo fenomeno non sono chiare.

All’epoca l’impero Ottomano è al suo apice ed è in guerra su vari fronti contro gli europei. Pertanto questi ultimi considerano i “rinnegati” tutti dei traditori, dei delinquenti e dei voltagabbana. Oltretutto questi fanno conoscere le novità e i progressi tecnici dei loro Paesi d’origine. Alcuni dei “rinnegati” parlano più lingue ma nessuno sa leggere o scrivere e di conseguenza le uniche fonti su di loro provengono solo dai loro detrattori. Il libro riporta le vite d’alcuni celebri pirati o corsari ch’hanno segnato la storia (ad esempio i fratelli Barbarossa, Samuel Bellamy, sir Henry Mainwaring, sir Henry Morgan, Hamidou Reis, eccetera).

I protettorati ottomani di Algeri, Tunisi e Tripoli sono di fatto delle città-stato subordinate all’Impero Ottomano ma in pratica godono di parecchia autonomia, soprattutto Algeri. In ogni caso queste città-stato si costituiscono con stranieri di quasi tutte le nazionalità e rinnegati ebrei e cristiani. Infatti quest’ultimi pur d’origine diversa diventano una comunità integrata in Barberia unita nella propria ideologia (seppure la violenza e la corruzione non manchi). Il governo della Repubblica di Salé si modella parzialmente sulla forma di governo d’Algeri, il libro spiega dettagliatamente le differenze. Addirittura i due governi talvolta si accordano per compiere atti di pirateria contro navi europee.

Il saggio illustra la storia di Salé fin dagli albori. È considerata terra di santi e santuari oltre che “città di frontiera” dove la cultura urbana andalusa e quella rurale berbera s’incontrano mescolandosi e mutando in cultura marocchina. È importante anche la presenza di una comunità ebraica che si allarga nei secoli. Il libro spiega dettagliatamente gli avvenimenti storici. In breve, Salé all’epoca si divide in tre parti: una più antica ch’è la Salé Vecchia (odierna città di Salé) poi c’è una Salé Nuova o Rabat che corrisponde all’attuale capitale del Marocco, Marrakech, ed infine Casbah (piccola enclave fortificata). Tutt’e tre vanno a formare di fatto tre città indipendenti seppure concatenate.

Nel XVI secolo a Salé giungono molti esuli europei. In particolare gli ultimi mori (sia i mudejares, aderenti all’Islam che i moriscos nominalmente convertitisi al Cristianesimo) profughi dalla Spagna, dopo la Riconquista andalusa, si stabiliscono nella zona di Rabat e diventano perlopiù corsari o spie. Inoltre a Rabat s’aggiungono mercanti, consoli europei e una comunità corsara internazionale. Poi nel 1610 sempre dalla Spagna a Salé giungono gli hornaceros (da Hernacho, Estremadura) fortemente musulmani, di lingua araba e ricchi grazie alla corruzione di ufficiali cristiani che consentono loro di finanziare contrabbando, pirateria e altre delinquenze. Questi si stabiliscono presso la Casbah, pretendendo di percepire la maggior parte degli introiti doganali, spesso maltrattando gli altri membri di Rabat-Salé.

Di conseguenza scoppiano molti scontri e guerre civili soprattutto tra Rabat/Casbah ma anche con il sultano del Marocco. Inoltre intorno al 1614, quando la città costiera di Mamora cade nelle mani degli spagnoli, un gran numero di pirati di varie nazionalità si rifugia a Salé dove riceve una gradevole accoglienza. Tutti questi individui formano una comunità di rinnegati che si stabilisce a Rabat. In realtà i “Sallee Rovers” (ossia “i Pirati di Salé”) temuti da tutte le nazioni europee che agiscono anche oltre il Mediterraneo e pure sulla terraferma, sono pirati di Rabat. Nel 1627 Casbah si dichiara indipendente, poco prima fa lo stesso Rabat e poco dopo anche Salé Vecchia e così si creano tre città-Repubbliche indipendenti spesso in lotta tra loro. Tutt’e tre hanno in comune tra loro: le attività dei corsari, la guerra santa e la ribellione contro i sultani del Marocco.

L’indipendenza della Repubblica corsara di Salé si ha durante il Diciassettesimo secolo ed alterna periodi di pace a periodi di lotte intestine. Tale Repubblica non è né comunista né anarchica ma rispecchia un’ideologia pirata. Di conseguenza durante il periodo d’indipendenza della Repubblica di Salé il confine fra pirati e corsari è molto sottile. Inoltre si ha molta mobilità sociale cioè persone povere, senza niente che lì possono fare carriera diventando ricche. Il libro narra dettagliatamente gli avvenimenti e vari personaggi che hanno segnato la storia, tra cui pirati/corsari di Salé ai danni degli europei.

Pirati combattono per un tesoro in un dipinto del 1911 tratto da Howard Pyle’s Book of Pirates (1921) di Howard Pyle

Ciò che rende effettivamente la Repubblica di Salé indipendente è il fatto che non deve pagare nessuna tassa a qualche governo lontano ma tutto il bottino si usa a beneficio dei pirati e per finanziare altri attacchi. La maggior parte dei prigionieri di Salé raramente diventano schiavi piuttosto si usano come mercanzia per chiedere riscatti ed ottenere in cambio denaro. A coloro che sono troppo poveri per un riscatto si offre loro la libertà in cambio delle loro abilità.

Alla fine le ultime vestigia di libertà di Salé si perdono con l’ascesa al trono ottomano della dinastia Alawita, sotto il sultano Moulay Rashid, che riesce a riunificare tutto il Paese. Il sultano ottomano promette la sua protezione ai corsari contro gli europei. Così, nonostante il tramonto della Repubblica/Repubbliche di Salé la pirateria sopravvive ancora un po’ ma non per molto. Questo perché le tasse che impongono gli Alawita diventano sempre più onerose e per i corsari diventa impossibile trarre profitti decenti. Così gradualmente decidono d’andare altrove o diventare capitani della marina del sultano.

Recensione del libro

Questo saggio espone in maniera fluida ed avvincente un argomento affascinante come quello della pirateria in una dimensione storica e di riflessione sugli avvenimenti. Il tutto supportato da molte citazioni ed illustrazioni dell’epoca che aiutano a comprendere meglio la situazione d’allora. Inoltre questo libro induce a riflettere su tematiche importanti seppure in una dimensione storica ma che si possono proiettare anche nel presente o nel futuro.

Il testo prende in considerazione gli “Stati Barbareschi” sulla costa del Nord Africa, quelli di Algeri, Tunisi e Tripoli. Poi però si focalizza dettagliatamente soprattutto sulla Repubblica di Salé in Marocco, argomento spesso trascurato ed interessante da conoscere. Alla fine del testo l’autore accenna anche ad altri esempi di “esperimenti pirata” in altre parti del mondo tra il Diciassettesimo e Diciottesimo secolo.

La Repubblica di Salé è più libertaria degli altri Stati ma è l’unica organizzata con una vera e propria forma di governo repubblicana ch’include anche una tassa del 10% per gli abitanti, per salvaguardare le loro libertà. Inoltre all’interno del testo si spiega la reale vita quotidiana dei pirati dell’epoca filtrando le fonti negative dei contemporanei europei, così come l’ideale d’avventura derivante da romanzi e film sull’argomento. In conclusione questo saggio analizza l’ideologia e la mentalità pirata in una dimensione storica ed induce a riflettere su importanti tematiche che sono valide tutt’oggi.

PER APPROFONDIRE IL TEMA DEI PIRATI SI CONSIGLIA ANCHE LA VISIONE DELLA SERIE TV BLACK SAILS, CLICCA SUL LINK PER SCOPRIRE LA NOSTRA CLASSIFICA 

Consigli di lettura: clicca sul titolo e acquista la tua copia!

  • Hakim Bey, Le repubbliche dei pirati. Corsari mori e rinnegati europei nel Mediterraneo, ShaKe Editore, 2022. 

Letture consigliate
Giulia Cesarini Argiroffo

Giulia Cesarini Argiroffo

Si è laureata magistrale in Teorie della Comunicazione presso l’Università degli Studi di Roma Tre, dalla sua tesi è stato tratto un saggio pubblicato su una rivista accademica specializzata in semiotica. Successivamente ha frequentato presso l’Università LUISS Guido Carli-Business School un Master in Marketing Management ed un Master in Digital Marketing & Social Media Communication. Lavora nell’ambito della comunicazione, del marketing, della divulgazione culturale e dell’editoria. La storia la incuriosisce, l’affascina e l’appassiona. Questo, soprattutto perché “historia magistra vitae” (la storia [è] maestra di vita) ed in quanto “non si finisce mai di imparare”, tanto più sull’umanità.

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