Le quattro giornate di Napoli: la rivolta contro i nazisti

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Le quattro giornate di Napoli: la popolazione in festa dopo la liberazione

Dal 27 al 30 settembre del 1943 la popolazione napoletana da’ vita ad un’insurrezione spontanea e organizzata contro gli occupanti nazisti. Le quattro giornate di Napoli rappresentano il preludio della successiva lotta partigiana in Italia. Al termine delle epiche giornate, per le quali viene conferita alla città la medaglia d’oro al valor militare, i napoletani riescono a cacciare dal suolo cittadino i soldati della Wehrmacht.

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Il contesto storico

Il primo grande bombardamento di Napoli avviene il 4 dicembre del 1942 e ad essere colpita è prevalentemente la zona limitrofa al porto. Da quel momento i bombardamenti da parte degli alleati si intensificano sempre di più e ad essere bombardate non solo soltanto le zone di interesse militare, ma anche le aree civili. La città comincia così ad essere stretta nella morsa della miseria e della fame: mancano nelle case luce e gas, mentre un po’ di cibo si riesce a trovare solo al mercato nero a prezzi esorbitanti.


In questa situazione drammatica tra l’8 e il 9 settembre gli anglo-americani sbarcano nel golfo di Salerno, nel punto tra Minori e Acropoli. Stabiliscono una testa di ponte che riescono a mantenere con enorme difficoltà a causa della tempestiva reazione tedesca. In aiuto al generale Clark, al comando della spedizione alleata, arrivano dalla Sicilia rinforzi e una copertura aerea fondamentale per costringere i tedeschi ad arretrare.

In quel momento la presenza delle forze italiane a Napoli e in tutta la Campania è considerevole: consiste di circa 60 mila uomini. I tedeschi, invece, possono contare su tre divisioni del XV Corpo d’armata, per un totale di 20 mila uomini. Con la fuga del re Vittorio Emanuele III e di Badoglio a Brindisi, però, gli ufficiali e i soldati del Regio Esercito sono abbandonati a sé stessi e al loro destino, tanto che diventa complicato coordinare un piano strategico per difendere il territorio.

Nel frattempo a Napoli la sera stessa dell’8 settembre si costituisce un comitato di intellettuali e politici antifascisti, che delibera la necessità per la città di organizzare una lotta armata. Il comitato allora prende contatti con alcuni generali dell’esercito italiano nella speranza di ottenere un appoggio militare; il tentativo, però, non raggiunge i risultati sperati.

Il preludio alle quattro giornate di Napoli

Il colonnello Hans Scholl, che comanda le truppe naziste a Napoli, riceve l’ordine di ripiegare ordinatamente e lentamente sulla linea Gustav e di abbandonare la città soltanto dopo averla ridotta un cumulo di cenere e fango. Dopo una serie di scontri avvenuti tra il 10 e l’11 settembre tra le truppe tedesche e la popolazione, il 12 Scholl fa affiggere un manifesto in cui dichiara di aver assunto i pieni poteri, ordinando allo stesso tempo ai napoletani la consegna delle armi.

Qualche giorno dopo, il 22 settembre, viene resa nota l’istituzione del servizio di lavoro obbligatorio per i giovani dai 15 ai 30 anni; a tutto ciò segue un’altra ordinanza di Scholl che impone lo sgombero di tutta la fascia costiera della campania.

Le quattro giornate di Napoli

E’ in questa situazione di precarietà e di asfissiante coprifuoco che scoppia l’insurrezione popolare passata alla storia come le “Quattro giornate di Napoli”. Il 27 i tedeschi sono attaccati per strada da una popolazione civile esasperata che inizia a combattere con ogni tipo di arma: in diversi punti della città si assaltano convogli che trasportano prigionieri italiani e si alzano barricate. Agli scontri prendono parte anche donne e bambini: non mancano, infatti, per i vicoli di Napoli casi di resistenza i cui protagonisti sono adolescenti, i quali riceveranno a guerra conclusa onorificenze militari.


Sono identificati ed eliminati numerosi cecchini fascisti che dall’alto degli edifici sparano sugli insorti mentre gruppi spontanei di cittadini impediscono agli invasori di minare ponti e altri punti strategici del centro abitato. Messo seriamente alle strette Scholl il 28 settembre fa intervenire i mezzi corazzati, ma la colonna di carri armati tedeschi sono colpiti e fermati dai cannoni che i napoletani hanno collocato sulla collina di Capodimonte.

Visto le enormi difficoltà incontrate i tedeschi cercano e trovano un accordo con i capi degli insorti e il 30 abbandonano la città lasciando dietro di sé morte e distruzione. Il giorno seguente, alle 9:30 del mattino, i primi carri armati Alleati entrano in una Napoli libera e festosa.

Come scriverà successivamente Luigi Longo, il futuro segretario del Partito Comunista italiano:

Dopo Napoli la parola d’ordine dell’insurrezione finale acquistò un senso e un valore e fu allora la direttiva di marcia per la parte più audace della Resistenza italiana”.