Germania, la Repubblica di Weimar (VIDEO LEZIONE)

Sconfitta e abdicazione di Guglielmo II

La Repubblica di Weimar. Tra i paesi che prendono parte alla Prima guerra mondiale la Germania è quello in cui la crisi del dopoguerra ha gli sviluppi più drammatici e le conseguenze più gravi per la storia dell’Europa. Nell’ottobre 1918 interi reparti della marina e dell’esercito si ammutinano, chiedendo la pace e l’abdicazione dell’imperatore. Gli stessi alti ufficiali fanno pressione su Guglielmo II che il 9 novembre decide di lasciare la propria nazione e di riparare nei Paesi Bassi.


Il governo provvisorio di Friedrich Ebert

Al momento della firma dell’armistizio il paese teutonico si trova in una situazione tipicamente rivoluzionaria: l’esercito si disgrega e migliaia di soldati si riversano armati nel paese. In attesa di eleggere un’Assemblea Costituente viene istituito un governo provvisorio presieduto dal socialdemocratico Friedrich Ebert e composto prevalentemente da socialisti; i soli che dispongono, in quel momento, del consenso popolare necessario a fronteggiare la drammatica situazione.

Le forze di sinistra

Nonostante ciò, profonde divergenze dividono la sinistra tedesca:  la maggioranza costituita dal Partito socialdemocratico è favorevole ad una soluzione parlamentare della crisi e ostile a uno sviluppo in senso rivoluzionario; diversa è la posizione degli spartachisti, ovvero gli aderenti alla Lega di Spartaco, dal nome dello schiavo che si era ribellato a Roma, che guidati da Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht hanno come obiettivo la rivoluzione socialista.

Le forze di destra

A tentare di contrastare il predominio delle sinistre vi sono le forze militari, eredi del militarismo e del conservatorismo prussiano. Esse ritengono prioritario riportare l’ordine all’interno del paese. Lo strumento finalizzato a questo scopo sono i Freikorps (Corpi Franchi), gruppi di volontari guidati da ex ufficiali e sottufficiali di orientamento nazionalista, desiderosi di continuare la loro guerra lottando contro i rossi. Nel frattempo nelle varie città, dove si formano consigli di operai, soldati e marinai, si susseguono manifestazioni e scontri di piazza.

La tragica fine degli spartachisti

E’ proprio in questo contesto che a Berlino si consuma la tragedia del movimento socialista; agli inizi del gennaio 1919 migliaia di berlinesi scendono in piazza e i dirigenti spartachisti decidono di approfittare di questa mobilitazione. Diffondono allora un comunicato con il quale incitano i lavoratori a rovesciare il governo. I berlinesi però non rispondono all’appello, mentre il governo provvisorio reagisce duramente facendo ricorso all’intervento dei militari. In sei giorni di lotta fratricida la tentata rivoluzione comunista viene stroncata: i consigli operai e le organizzazioni comuniste vengono liquidate e centinaia di militanti sono fucilati. Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht sono arrestati e barbaramente trucidati dai Corpi franchi.

Nasce la Repubblica di Weimar

Qualche giorno dopo, il 19 gennaio, si tengono le elezioni per l’Assemblea Costituente: i socialdemocratici ottengono una maggioranza relativa e formano un governo di coalizione con i cattolici. Nel mese di agosto viene approvata la Costituzione della Repubblica di Weimar, che prende il nome dalla città in cui si tengono i lavori della costituente. La costituzione è fondamentalmente democratica e prevede: il mantenimento della struttura federale dello Stato, il suffragio universale maschile e femminile, un governo responsabile davanti al Reichstag e il presidente della Repubblica eletto ogni sette anni direttamente dal popolo. Quest’ultimo è titolare del potere esecutivo, è a capo dell’esercito, nomina il cancelliere e possiede il potere di sciogliere il parlamento in caso di emergenza nazionale.

Repubblica di Weimar, la leggenda della “pugnalata alla schiena”

La firma del trattato di Versailles, nel giugno 1919, e l’accettazione delle pesanti condizioni di pace contribuisce ad esasperare gli animi. La pratica della violenza si diffonde in tutto il paese e oltre a vari tentativi rivoluzionari di schieramenti della sinistra, la sopravvivenza della repubblica è minacciata dai militari smobilitati e dagli stessi capi dell’esercito, assai inclini a dimenticare i loro impegni di lealtà nei confronti delle nuove istituzioni. Sono proprio i generali a diffondere la leggenda della “pugnalata alla schiena”, secondo cui l’esercito tedesco anche nell’ottobre 1918 sarebbe riuscito a vincere la guerra se non fosse stato tradito da una parte del paese. Ovviamente si tratta di una leggenda senza alcun fondamento, ma essa ha l’effetto di screditare la Repubblica nata dalla sconfitta e la sua stessa classe dirigente.


Riparazioni di guerra

E’ in questo quadro di instabilità che nell’autunno del 1921 una commissione interalleata rende noto l’ammontare delle riparazioni di guerra che la Germania deve pagare ai vincitori; la cifra è di 132 miliardi di marchi, da dover versare in 42 rate annuali. Per rendere l’idea, si può dire che i tedeschi avrebbero dovuto privarsi per quasi mezzo secolo di circa un quarto del loro prodotto nazionale. L’annuncio relativo alle riparazione provoca nel paese indignazione e proteste. Gruppi dell’estrema destra nazionalista scatenano una offensiva terroristica contro la classe dirigente repubblicana, uccidendone alcuni esponenti di spicco; fra questi gruppi si mette in luce il piccolo Partito Nazionalsocialista tedesco dei lavoratori guidato dal reduce di guerra di origine austriaca Adolf Hitler.

Nonostante le enormi difficoltà, i governi di coalizione che si succedono fra il 1921 e il 1923, si impegnano a pagare le prime rate delle riparazioni, ma per non esasperare ulteriormente gli animi, evitano di aumentare le tasse e così sono costretti ad incrementare la stampa di carta-moneta. Tale scelta provoca in pochi mesi un processo inflazionistico inarrestabile; il marco perde tutto il suo valore, basti pensare che nel 1923 un dollaro si cambia con 500 marchi.

Repubblica di Weimar, occupazione della Ruhr

Nel gennaio di quell’anno Francia e Belgio, prendendo come pretesto la mancata corrispondenza di alcune riparazioni, occupano la Ruhr, la zona più ricca ed industrializzata dell’intera Germania.  Impossibilitato ad agire militarmente il governo tedesco incoraggia la resistenza passiva della popolazione di quella zona; rispondendo all’appello imprenditori ed operai della Ruhr abbandonano le fabbriche rifiutando qualsiasi collaborazione con gli occupanti. Contemporaneamente membri dei corpi franchi organizzano attentati e sabotaggi contro i francesi e i belgi, che reagiscono con fucilazioni e arresti. Per le dissestate finanze tedesche l’occupazione della Ruhr rappresenta un duro colpo; il marco, abbandonato al suo destino,  perde tutto il suo valore, insieme al suo potere d’acquisto.

Il governo di grande coalizione della Repubblica di Weimar

Tuttavia, nel momento più buio, la classe dirigente trova la forza di reagire. Nel mese di agosto si forma un governo di grande coalizione comprendente tutti i gruppi parlamentari e presieduto da Gustav Stresemann. Quest’ultimo, leader del Partito tedesco popolare e portavoce degli interessi della grande industria, è convinto che la rinascita della Germania sia possibile solo attraverso accordi con le nazioni vincitrici.  Per questo motivo, con l’obiettivo di rassicurare le potenze sull’affidabilità del proprio paese, Stresemann abbandona le rivendicazioni revisioniste, cioè di revisione al trattato di Versailles, e nel mese di settembre ordina la fine della resistenza passiva, riallacciando contemporaneamente i rapporti con la Francia.


Putsch di Monaco

Le conseguenze di questa nuova politica non tardano a manifestarsi: a Monaco, nella notte fra l’8 e il 9 novembre, alcune migliaia di aderenti al partito nazionalsocialista e alcuni reparti paramilitari cercano di organizzare un’insurrezione contro il governo centrale. Il complotto, capeggiato da Adolf Hitler e dal Generale Ludendorff, non ottiene però l’appoggio dei militari e viene facilmente represso. Hitler è condannato a cinque anni di carcere e la sua carriera politica sembra precocemente conclusa.

Rentenmark e piano Dawes

Una volta ristabilita l’autorità dello Stato il governo tenta di porre rimedio al caos economico attraverso l’emissione di una nuova moneta, il Rentenmark (marco di rendita), che consente un graduale ritorno alla normalità monetaria. All’inizio del 1924 la Germania trova un accordo con i vincitori sulla questione delle riparazioni, sulla base di un piano elaborato da un finanziere e uomo politico statunitense, Charles Dawes. Il piano diluisce nel tempo le rate delle riparazioni e assicura ampi finanziamenti da parte americana all’industria tedesca, per consentire alla Germania di riavviare il proprio processo produttivo.

Repubblica di Weimar, Hindenburg capo di Stato

Nel marzo 1925, le elezioni presidenziali convocate per eleggere il successore del socialdemocratico Ebert, vengono vinte dal vecchio feldmaresciallo Hindenburg, eroe di guerra, già capo dell’esercito e simbolo vivente dell’età imperiale. Dopo le tante difficoltà di quegli anni, il peggio per la Repubblica di Weimar sembra oramai alle spalle, ma in realtà le insidie sono dietro l’angolo.


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