La Dieta di Worms, 1521: il gran rifiuto di Martin Lutero

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Martin Lutero alla Dieta di Worms

Il 28 gennaio 1521 a Worms, nel land tedesco del Palatinato, Carlo V, a meno di due anni dall’elevazione alla dignità imperiale (1519), aprì la seduta della Dieta «della nazione tedesca», l’assemblea che riuniva gli stati del Sacro Romano Impero, composta dai sette Principi Elettori, dai principi territoriali e dai rappresentanti delle città teutoniche. SCOPRI GLI APPROFONDIMENTI

La Dieta di Worms, Lutero convocato per ritrattare

Solitamente le diete imperiali venivano convocate per assolvere funzioni prettamente legislative, ma quella del 1521 a Worms risultò essere un evento per l’epoca di una portata mediatica eclatante, le cui conseguenze furono un punto di non ritorno nella storia europea e mondiale. L’aspetto storicamente più rilevante della dieta fu l’audizione del teologo e riformatore Martin Lutero, convocato affinchè pubblicamente ritrattasse i suoi scritti che mettevano in dubbio l’autorità della Chiesa di Roma.


Il ruolo dei principi tedeschi

La cosa interessante da sottolineare è che papa Leone X aveva già scomunicato Lutero con la bolla “Decet Romanum Pontificem” il 3 gennaio 1521, allora come mai il potere secolare, a cui spettava il compito di rendere esecutivo il provvedimento di scomunica nei confronti di un eretico già messo al bando, ebbe la necessità di ascoltarlo di fronte ai grandi signori dell’impero, nonostante l’imperatore stesso avesse già manifestato in modo chiaro la propria opinione contraria nei confronti di Lutero?

Fu il peso politico dei membri della Dieta la ragione che indusse Carlo V ad ascoltare il riformatore, il potente nunzio pontificio, il cardinale Girolamo Aleandro, desideroso di ottenere un’immediata condanna dell’eretico, dovette perciò arrendersi; i principi tedeschi, ai quali Lutero nel suo scritto “Alla nobiltà cristiana della nazione tedesca” aveva attribuito grande responsabilità, pretesero la sua comparizione prima della condanna.

Martin Lutero arriva alla Dieta di Worms

Il Principe Elettore di Sassonia, Federico II detto il Saggio, di cui Lutero era suddito, ottenne un salvacondotto affinchè il teologo potesse comparire dinanzi l’imperatore senza correre pericoli durante il tragitto da Wittenberg a Worms. Delle spese di viaggio se ne incaricò l’Università di Wittenberg dove Lutero insegnava, accompagnato dal collega e amico Nicolaus von Amsdorf.

I due, scortati da un araldo imperiale, fecero sosta a Lipsia, Erfurt, Eisenach, Francoforte prima di giungere a Worms il 16 aprile 1521, dove Lutero fu acclamato a gran voce dal popolo.

La Dieta di Worms: il gran rifiuto di Lutero

Il pomeriggio del 17 aprile gli si chiese la ritrattazione integrale dei propri scritti. Il nunzio pontificio e l’imperatore ritenevano che in quanto scomunicato non avrebbe avuto l’ardire di giustificarsi e che il bando di condanna avrebbe dato immediatamente seguito alla scomunica . Ma le cose presero una piega diversa. Lutero cercò di guadagnare tempo con la richiesta di ventiquattro ore di ulteriore riflessione, tempo che gli venne accordato. Carlo V lasciando la sala esclamò ai suoi consiglieri «Non sarà costui a farmi eretico».

La sera del 18 aprile, Lutero venne introdotto davanti il parlamento e tenne un breve discorso, distinguendo i propri scritti in diverse categorie: semplici ed evangelici, scritti di edificazione, bellicose discussioni con il papato e scritti contro singole persone. Solo per quest’ultimo caso ammise di aver scritto più aspramente di quanto non convenisse ad un cristiano e ad un monaco. Da lui però si esigeva una chiara ritrattazione in cambio dell’intervento dell’imperatore presso il papa per un benevolo trattamento.


lutero-rifiuta-di-ritrattareLa risposta di Lutero spiazzò tutti, sprezzante della situazione e del pericolo che correva, con voce ferma dichiarò:

«A meno che non venga convinto da testimonianze delle Scritture o da ragioni evidenti — poiché non confido né nel Papa, né nel solo Concilio, poiché è certo che essi hanno spesso errato e contraddetto loro stessi — sono tenuto saldo dalle Scritture da me addotte, e la mia coscienza è prigioniera dalla parola di Dio, ed io non posso né voglio revocare alcunché, vedendo che non è sicuro o giusto agire contro la coscienza. Dio mi aiuti. Amen».

A questo punto l’avvocato imperiale si spazientì e incalzò Lutero chiedendogli se la Chiesa allora avesse errato fino a quel momento, Lutero con fare di sfida rispose: «Ebbene sì ha sbagliato e per molti articoli; è chiaro come il sole e lo dimostrerò. Che Dio mi aiuti: sono pronto». A quelle parole Carlo V ne ebbe abbastanza e abbandonò la seduta.

Ritornando nella sua stanza d’albergo, racconta un testimone del tempo, Lutero “alzò le braccia in alto come fanno i vincitori nel torneo” esclamando: «Ce l’ho fatta!».

Carlo V convoca i principi elettori

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Imperatore Carlo V

Il 19 aprile l’imperatore convocò i sette principi elettori e i maggiori signori e disse:


«Voi sapete che io discendo da un lungo lignaggio di imperatori cristiani di questa nobile nazione tedesca, dai re cattolici di Spagna, dagli arciduchi d’Austria e dai duchi di Borgogna. Essi sono stati tutti fedeli sino alla morte alla Chiesa di Roma e hanno difeso la fede cattolica e l’onore di Dio. Ho deciso di seguire i loro passi. Sono perciò risoluto ad attenermi a tutto quanto è avvenuto dopo il concilio di Costanza.  Giacchè è certo che, quando un solo frate si pone contro l’opinione dell’intera cristianità, egli sbaglia o altrimenti la cristianità intera avrebbe dovuto sbagliare per mille anni e anche di più. Sono perciò deciso ad impegnare le mie terre, i miei amici, il mio corpo, il mio sangue, la mia vita e la mia anima. Non lo ascolterò più. Venga accompagnato fuori, ma d’ora in poi lo tratterò come un eretico notorio e non soltanto io, ma spero anche voi, da buoni cristiani di questa nobile nazione tedesca, su cui cadrebbe eterna vergogna se per negligenza vostra dovesse sopravvivervi non dico l’eresia, ma il mero sospetto di eresia».

Lutero non aveva ceduto alla soverchiante morsa del potere e addirittura ottenne che i rappresentanti della Dieta potessero compiere un altro interrogatorio, il 24 e 25 aprile; un fatto eccezionale se si tiene conto della già manifesta volontà dell’imperatore. Anche in questa circostanza Lutero resistette alla tentazione di cedere in qualche cosa, di addolcire qualche posizione, di ritrattare almeno quelle affermazioni che erano chiaramente rivolte contro il magistero romano.

Il finto rapimento di Lutero

martin-luteroIl 26 aprile, verso mezzogiorno, Lutero partì da Worms verso l’Elettorato di Sassonia. Alcuni nobili sassoni gli fecero da scorta per un lungo tratto di viaggio. Il principe Federico, preoccupato che dopo la condanna potesse succedere qualcosa al suo monaco e docente universitario, organizzò un finto rapimento per tenere al sicuro Lutero. Il riformatore fu nascosto per dieci mesi, dal 4 maggio 1521 al 3 marzo 1522, nel castello di Wartburg, dove si dedicò alla sua più importante opera: la monumentale traduzione del Nuovo Testamento in lingua tedesca.

Anni dopo, in uno sguardo retrospettivo su Worms Lutero scrisse:

«Io non ho fatto nulla; tutto è stato fatto e disposto dalla Parola di Dio. Se avessi voluto impiegare la forza, avrei potuto provocare in Germania un grande spargimento di sangue; a Worms avrei potuto iniziare una tale azione che neppure l’imperatore sarebbe stato al sicuro. Non l’ho fatto e ho lasciato che agisse la parola divina! Che cosa credete che pensi il diavolo, quando si vuole agire con la violenza? Egli siede nell’angolo più remoto dell’inferno e pensa: “Oh, i pazzi ne fanno delle belle!”. Ma il diavolo sarà sconfitto se ci atterremo unicamente alla Parola di Dio. Essa è onnipotente e incatena i cuori. E una volta raggiunti i cuori, tutti gli altri effetti seguono poi da soli».

 

ARTICOLO DI TOMMASO MASONE


Una risposta

  1. Avatarmario alessandro ha detto:

    Lutero non ha espresso un rifiuto, ma una aspettativa. Che allora e a tuttora non ha ricevuto alcuna adeguata risposta dalla Chiesa romana (nè occidentale e nè orientale) sul punto basilare della sua teologia riformatrice.

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