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John Churchill alla corte degli Stuart
John Churchill nasce a Ashe House, nel Devon, il 26 maggio 1650. La sua famiglia appartiene alla “gentry”, la piccola nobiltà britannica. Il padre Winston Churchill è un avvocato, la madre Elisabeth Drake discende dal celebre corsaro Francis Drake. La guerra civile tra sostenitori del Parlamento ed i fedelissimi del re Carlo I che insanguina la nazione dal 1642 al 1649 travolge i Churchill. Winston, schieratosi a favore del re, viene punito per la sua lealtà con una forte ammenda che lo riduce sul lastrico. Malgrado le difficoltà finanziarie Winston ed Elisabeth mettono al mondo ben dodici bimbi, di cui solo cinque raggiungono l’età adulta. John è il secondogenito e dopo circa dieci anni dalla sua nascita il quadro politico cambia.
Nel 1658 Oliver Cromwell, il dittatore che ha fatto condannare a morte re Carlo I ed instaurato la repubblica, muore. Gli succede nell’incarico il figlio Richard che non si dimostra all’altezza del padre. Viene pertanto restaurata la monarchia con Carlo II Stuart ed i Churchill passano da una dignitosa povertà a uno stato di benessere grazie all’elezione di Winston in parlamento ed a incarichi beni retribuiti. In giovane età John entra a corte come paggio grazie ai buoni uffici della sorella Arabella, amante di Giacomo, duca di York e fratello del re.Nei 20 anni seguenti John sarà al suo servizio assumendo incarichi diplomatici e militari di alto livello.
Proprio grazie ai buoni auspici del Duca di York nel 1667 Churchill entra nel reggimento delle Foot Guards iniziando quella che sarà una strepitosa carriera militare. Il primo incarico lo vede in Africa, a Tangeri, città fondamentale per controllare i flussi commerciali che passano dallo stretto di Gibilterra. Il compito è difendere la città dalle incursioni di Mauritani e dei pirati barbareschi. John rientra in patria nel 1670 e trascorre un periodo a corte tra duelli e amori libertini fino a quando nel 1672 scoppia un conflitto nel continente che vede il regno britannico alleato della Francia di Luigi XIV contro le Provincie Unite, gli attuali Paesi Bassi. Churchill si fa notare all’assedio di Maastricht coprendosi di gloria al punto tale da ricevere i complimenti personali del Re Sole.
L’anno seguente, nel 1674, Carlo II, con un parlamento ostile alla guerra, sigla un trattato di pace con gli Olandesi, ma John resta a combattere con il grado di colonnello in un reparto inglese al soldo dei Francesi. Partecipa a diverse battaglie sotto il comando del maresciallo Turenne, il miglior comandante dell’epoca, il quale gli attribuisce il famoso soprannome di “bell’Inglese”. Certamente non è ad un livello gerarchico così alto da partecipare ai consigli di guerra, ma vede all’opera il grande Vauban, genio delle fortificazioni militari, e studia l’organizzazione dell’esercito francese, il più temibile all’epoca. Tornato in Inghilterra, dove si dedica a missioni diplomatiche da parte del suo mentore, il duca di York , nel 1675, incontra Sarah, la donna che influirà in maniera determinante nella sua vita.

John Churchill e Sarah Jennings
Sarah Jennings è di 10 anni più giovane di John. Proviene anch’essa da una famiglia “gentry”. Suo padre, Richard, è stato più accorto politicamente di Winston Churchill: sostenitore del Parlamento durante la guerra civile, viene eletto alla Camera dei Comuni e si schiera per il ritorno del re. Purtroppo non è avveduto negli affari e a malapena riesce a sbarcare il lunario. Sarah diventa damigella d’onore della seconda moglie del duca di York. E’ di una bellezza abbagliante, a cui associa un temperamento focoso ed una intelligenza viva che la rendono una delle donne più affascinanti dell’epoca. Inevitabilmente John Churchill viene attratto da questa giovinetta ed i due si sposano nel 1678.
I due giovani sono entrambi molto belli fisicamente, ma caratterialmente sono così diversi da rendere perfetta e duratura la coppia che vanno a formare. Churchill è conciliante e manipolatore quanto la Jennings è inflessibile e appassionata tanto da essere soprannominata “Monte Etna”. Anche politicamente i due sono su posizioni diverse. Sarah è apertamente una whig, dunque liberale, sostenitrice del Parlamento e dei diritti dei cittadini. John è un Tory, conservatore, moderato e ossessionato dalla ricerca di onori e titoli. I due si appoggeranno l’un l’altra sia nella quotidianità che nella scalata al potere.
Il duumvirato con Godolphin

Intanto la situazione politica britannica diventa sempre di più ingarbugliata. Il Parlamento continua a temere, a ragione, che re Carlo II, pur professandosi anglicano, nel suo intimo sia rimasto cattolico e si pone interrogativi su chi sarà il successore, non avendo il monarca figli legittimi. L’ipotesi più semplice è che la corona passi al duca di York, dichiaratamente cattolico. La questione religiosa ha una rilevanza politica fondamentale in quanto il Cattolicesimo avalla la tesi che i sovrani governino per diritto divino svincolandoli, pertanto, dal Parlamento. In politica estera il timore è di diventare uno stato satellite della Francia, governata dall’assolutista e cattolicissimo Luigi XIV.
Per stemperare la tensione il re ordina al fratello di andare in esilio e Churchill segue Giacomo sul continente. John si interroga sulla sua scelta: ha commesso lo stesso errore di campo che a suo tempo penalizzò gravemente il padre? Il peregrinaggio termina quando a Giacomo di York viene concesso di rientrare, riabilitato, a Londra. Churchill viene ricompensato per la sua fedeltà con titoli di Barone e Pari di Scozia. In questo periodo, inoltre, inizia la stretta collaborazione con Sidney Godolphin, conosciuto quando entrambi erano paggi. Insieme a Sarah formeranno un trio che dominerà la scena politica britannica per decenni.
Se John ha scelto la carriera militare e diplomatica, Sidney si orienta verso la diplomazia, le finanze e l’amministrazione. Tutti apportano le proprie capacità con grande fedeltà e amicizia: Churchill la sua abilità militare, Godolphin la maestria nella conduzione della macchina amministrativa dello Stato e Sarah il suo ascendente su Anna Stuart, figlia di Giacomo e futura regina. L’amicizia tra Sarah ed Anna assume negli anni una importanza fondamentale per la storia inglese. La bellezza, l’intelligenza, lo spirito, la forza di carattere e la sincerità della Churchill fanno crollare la barriera sociale che vi è tra le due donne e la principessa non fa nulla senza consigliarsi prima con l’amica.
Il 6 febbraio 1685 Carlo II muore e gli succede, come previsto, il fratello. Il nuovo re, che prende il nome di Giacomo II, si impegna a difendere la Chiesa d’Inghilterra ed indice nuove elezioni dalle quali i Tories, a lui fedeli, escono vincitori. Con l’avvento al trono del suo protettore John ottiene il titolo di Barone Churchill di Sandridge diventando Pari d’Inghilterra e membro della Camera dei Lord. Gli vengono conferiti, inoltre, incarichi civili ben remunerati e responsabilità militari considerevoli. Ma all’orizzonte si profila una ribellione. Il duca di Argyle, uno scozzese contrario a Giacomo e il duca di Monmouth, figlio bastardo di Carlo II, cercano di sollevare il paese contro il nuovo re. Ma Giacomo II gode di vasta popolarità e dell’ appoggio del Parlamento.
L’esercito fedele al re, guidato dal conte di Feversham con Churchill come vice, sconfigge i ribelli e reprime la rivolta nel sangue. Ma la quiete dura poco: Giacomo II che non è abile come il fratello e non coglie l’allarme suscitato nel Paese dalla decisione di Luigi XIV di revocare l’Editto di Nantes che dava libertà religiosa ai protestanti francesi . Il timore, mai sopito, che Giacomo voglia tornare al Cattolicesimo e ridurre al silenzio i suoi oppositori è avallato dalla decisione di rafforzare l’esercito per evitare nuove ribellioni e, nel contempo, di non convocare più il Parlamento. A ciò si aggiunge che la seconda moglie del re, Maria di Modena, cattolica, dà al re un erede maschio allontanando dal trono le due figlie avute dal precedente matrimonio, Maria ed Anna (l’amica di Sarah Churchill) entrambe protestanti.
Ciò allarma il marito di Maria, lo Statholder dei Paesi Bassi Guglielmo d’Orange punto di riferimento degli oppositori di Giacomo. Prende corpo così una cospirazione per detronizzare lo Stuart e sostituirlo con Maria la quale, essendo protestante, garantirebbe l’indipendenza del regno e le prerogative del Parlamento. Tra i più attivi cospiratori troviamo Churchill. Il suo tradimento nei confronti del protettore che gli ha consentito una brillante carriera ha due chiavi di lettura storiche. La prima, benevola verso il nostro protagonista, vuole che John, anch’egli protestante, tema che Giacomo II, proseguendo la sua politica, porti il Paese verso una nuova guerra civile. La seconda, che mette in evidenza il “lato oscuro” di Churchill, lo vede timoroso di venire emarginato nella carriera militare dagli ufficiali cattolici. Qualsiasi sia la ragione di questo voltafaccia, la maggior parte dei suoi contemporanei lo considera un gesto rivoltante che va contro ogni principio di lealtà e onore.
La Gloriosa Rivoluzione
Giacomo II non comprende il malessere che la sua politica ha scatenato. Ancor meno crede alle informazioni pervenutegli da varie fonti autorevoli circa l’intenzione di Guglielmo d’Orange di sbarcare in Inghilterra per ripristinare pienamente la religione protestante, i poteri del Parlamento e, ovviamente, tutelare i diritti al trono della moglie Maria che, lo ricordiamo, è figlia primogenita di primo letto di Giacomo. Solo quando Guglielmo sbarca a Torbay il 5 novembre del 1688 Giacomo affronta la realtà. Ma, incredibilmente, non si spinge oltre dal radunare un esercito ed attendere. La sua indecisione gli è fatale: in pochi giorni alcuni tra i suoi più fedeli servitori, tra i quali Churchill, lo abbandonano. Anche la secondogenita Anna lo abbandona fuggendo da Londra in compagnia dell’inseparabile Sarah Churchill.
Alla notizia il re crolla: dispone che l’esercito venga sciolto e ripara in esilio in Francia con la famiglia. Durante la fuga lo raggiunge una lettera del suo prediletto John nella quale questi non solo giustifica il suo tradimento, ma gli offre i suoi servigi per il futuro. La missiva indica come Churchill sia consapevole di essere considerato il maggior traditore del re e che non voglia spezzare completamente i legami con il suo benefattore. Il 13 febbraio 1689 Guglielmo e Maria accettano la corona d’Inghilterra. Il nuovo re non si fida di John e guarda con sospetto il legame dei Churchill con la cognata Anna.
Ma non può esimersi dal ricompensarlo per il ruolo svolto nella congiura, nominandolo gentiluomo di camera, membro del Consiglio privato e conte di Marlborough. La verità è che Guglielmo III ha bisogno di Churchill per ricostituire l’esercito stato sciolto dal suo predecessore. Il suo scopo principale, infatti, è entrare nella coalizione che sul continente sta combattendo contro il suo acerrimo nemico: Luigi XIV re di Francia. Il conte di Marlborough riorganizza l’esercito epurando gli elementi rimasti fedeli a Giacomo e, nel contempo, arricchendosi vendendo i brevetti da ufficiale. Ma il suo incarico non dura a lungo: Guglielmo ha bisogno di lui in Olanda.
La guerra dei nove anni
Facciamo un passo indietro. Nel 1688 il Re Sole, Luigi XIV avvia una campagna militare per ampliare il proprio territorio in Renania. Contro la Francia si coalizzano la Repubblica delle Provincie Unite, gli Asburgo, i Savoia, la Danimarca e la Svezia. A questi si unisce il regno Unito di Guglielmo. Il conflitto, che si protrarrà per nove anni, ha come scenari i campi di battaglia sia in Europa che in Nordamerica. L’esercito britannico sul continente viene affidato a Marlborough che si fa onore alla battaglia di Walcourt. Guglielmo III deve però affrontare un’ insidia all’interno dei propri confini. Nel 1689 lo spodestato Giacomo sbarca in Irlanda con l’appoggio dei Francesi ed inizia una campagna per la conquista dell’isola ottenendo, però, risultati modesti. L’anno seguente è la volta di Guglielmo III di approdare sul’ “isola di smeraldo” per contrastare l’ex re.
Il 1 luglio 1690 i due eserciti si scontrano vicino al fiume Boyne e le truppe del sovrano protestante hanno la meglio, seppur non in maniera decisiva. Chi dà il colpo di grazia ai cattolici è proprio Giacomo II che, ancora una volta, si fa prendere dallo sconforto e abbandona i suoi seguaci tornando in Francia. Da questo momento le sorti del conflitto pendono a favore di Guglielmo III grazie anche al contributo del conte di Marlborough il quale sbarca a capo di una armata davanti a Cork, conquistandola. La tappa successiva è Kinsale che capitola anch’essa. Il potere protestante è ripristinato sull’isola. Ma Churchill non riceve alcun compenso per le sue vittorie. Anzi, inizia un periodo in cui cade in disgrazia e conosce, addirittura, l’onta del carcere.
La caduta del Duca John Churchill
Prima di proseguire nella narrazione vediamo i motivi per cui Guglielmo diffida dei Churchill. Prima di tutto il re non si fida degli ufficiali inglesi a cui preferisce gli Olandesi, i Tedeschi e gli Ugonotti. Ciò provoca malumore sia in Churchill che nei suoi colleghi che hanno contribuito alla caduta di Giacomo II. Inoltre Sarah e John, in quanto amici fidati della principessa Anna, si trovano coinvolti nella faida famigliare che vede coinvolte le due sorelle ed i rispettivi mariti. Anna pensava che il cognato si sarebbe limitato a tutelare gli interessi religiosi e parlamentari senza farsi proclamare re.
Maria, dal suo canto, sterile e sposa infelice, nutre una profonda invidia per la sorella minore, in grado di generare un erede e in perfetta sintonia con il marito, Giorgio di Danimarca. A sua volta Guglielmo diffida di Anna che ha tutte le caratteristiche ( inglese, anglicana e tory) per diventare il punto di riferimento di chi vuole sbarazzarsi di un re olandese e calvinista. Ma la ragione più importante, che provocherà la momentanea caduta in disgrazia del conte, è che Marlborough continua a mantenere rapporti con l’esiliato Stuart.
Gli storici si sono divisi anche questa volta tra chi considera il rapporto tra il re in esilio e il conte come un tradimento di quest’ultimo verso Guglielmo, evidente prova dell’ambiguità del Marlborough, e chi, invece, lo vede come un pentimento e una sensibilità d’animo nei confronti del suo primo benefattore, a cui ha voltato le spalle solo per difendere la propria libertà religiosa. Il documento che viene utilizzato per accusare John è un falso, ma basta per indurre Guglielmo III a revocare tutte le cariche al conte e a farlo imprigionare nella famigerata Torre di Londra.
La scoperta della mendacia del documento e la levata di scudi dei suoi amici, con in testa il fedele Godolphin, portano alla liberazione del conte di Marlborough che resta, però, privo di incarichi. Tutto cambia nell’inverno del 1694 quando inaspettatamente la regina Maria muore di vaiolo. Il re si rende conto che deve assicurarsi che la sua politica internazionale di alleanza con l’Olanda e di lotta contro la Francia verrà proseguita anche dopo la sua morte. Per questo si riconcilia con la cognata e, di riflesso, con i Churchill che riabilita con una cerimonia pubblica il 25 marzo del 1695.
Nel 1697 finalmente la pace sembra affacciarsi in Europa con il trattato di Ryswick che pone fine alla Guerra dei nove anni. In sintesi la Francia rinuncia a parte delle sue conquiste per consolidarne altre, ma ciò che interessa è il riconoscimento ufficiale da parte di Luigi XIV della legittimità di Guglielmo III al trono d’Inghilterra. Se da un lato il re britannico esce rinforzato da questo conflitto, d’altro canto la pace riaccende i mai sopiti malumori dell’aristocrazia inglese ed il Parlamento arriva a ridurre l’esercito permanente cacciando buona parte degli ufficiali stranieri tanto cari al re.
L’anno seguente, nel 1698, i Tories vincono le elezioni e chiedono il reintegro dei loro principali esponenti, tra cui Marlborough e Godolphin. Il conte viene nominato governatore del figlio della principessa Anna, secondo nell’ordine di successione, e ritorna nel Consiglio privato. Nel giugno del 1700 un grave lutto colpisce la principessa Anna con la morte per vaiolo dell’unico figlio, erede al trono. Non potendo Anna avere più figli, Guglielmo, su suggerimento di Godolphin e del partito Tory, dispone che, una volta estinto il ramo protestante degli Stuart, la corona passi alla famiglia degli Hannover.
Il periodo buio attraversato dai Churchill è terminato, l’emarginazione dalla vita politica si conclude e si apre il periodo che consegnerà il nome di Marlborough alla Storia. Nel giugno del 1701 viene nominato da Guglielmo ambasciatore straordinario nelle Provincie Unite e comandante delle forze inglesi sul continente. Il vento della guerra si è riacceso in Europa e il conte di Marlborough sta per diventarne uno dei protagonisti.
La guerra di successione spagnola
Il nuovo conflitto si scatena quando Carlo II d’Asburgo, re di Spagna e del suo immenso impero, muore senza lasciare eredi diretti. I pretendenti al trono sono due: un Asburgo ed un Borbone. I contendenti sono da un lato Francia e Spagna, favorevoli ai Borboni e dall’altro una potente coalizione composta dall’Impero Asburgico, Inghilterra e Provincie Unite che appoggiano l’Asburgo. Come abbiamo visto Churchill riceve da Guglielmo III, che sente approssimarsi la fine, due incarichi che gli danno ampia autonomia. Il re, pur con tutti i dubbi che continua a nutrire, gli riconosce le qualità di negoziatore e la conoscenza degli eserciti in campo. John, inoltre, è uno dei capi Tory ed ha molta influenza su Anna, l’erede al trono.
Tutte caratteristiche che rassicurano l’Orange sul fatto che l’Inghilterra proseguirà nel conflitto anche dopo la sua morte. Churchill si mette subito all’opera. Prima di tutto è incaricato di determinare il contributo che ogni esercito della coalizione deve fornire, poi deve convincere i principi tedeschi e del nord Europa ad unirsi alla coalizione e, infine, preparare adeguatamente l’esercito britannico. Riesce brillantemente in tutti questi compiti grazie anche all’azione di Godolphin in patria, che ottiene i fondi e gli appoggi politici necessari. Il re Guglielmo III dovrebbe essere fiero del suo generale, ma non vedrà mai l’avvio della campagna: muore l’otto marzo 1702.
La scomparsa del re rafforza la posizione di Marlborough sia sul piano interno con la brillante e veloce gestione della transizione assistito dal fido Godolphin, che su quello internazionale, assumendo la leadership militare sul fronte settentrionale che prima spettava a Guglielmo. Con l’ascesa al trono della loro amica Anna i Churchill ricevono ulteriori cariche prestigiose e ben remunerate; anche Godolphin aumenta il suo potere quale gran tesoriere, di fatto gestore delle finanze del regno. Se in Inghilterra il potere è detenuto dai Churchill e Godolphin sotto la protezione della regina Anna, al fronte si crea un altro “triumvirato” che sarà decisivo per le sorti del conflitto.
A fianco di Churchill troviamo il principe Eugenio di Savoia, comandante dell’esercito imperiale asburgico, e Antonie Heinsius, che ricopre la carica di Gran Pensionario d’Olanda, il più alto funzionario delle Provincie Unite. Grazie proprio all’intervento di Heinsius Marlborough assume il comando, pur sottostando ad alcuni vincoli, anche delle truppe olandesi. All’inizio del 1702 Churchill elabora un piano audace per conquistare le piazzeforti nel settore della Mosa in mano ai Franco-spagnoli. Da parte sua il comando avversario è intenzionato a portare avanti un conflitto difensivo di logoramento del nemico. Churchill elabora una strategia che prevede di aggirare le forze avversarie disposte sulla riva destra della Mosa obbligando il suo avversario, il Maresciallo di Francia Louis Francois Boufflers, a dover scegliere tra restare sulla sponda destra del fiume per proteggere le piazze forti o sacrificarle per evitare l’invasione dei Paesi Bassi spagnoli.
Il piano è avversato, come avverrà spesso in futuro, dai generali olandesi i quali preferirebbero continuare con le campagne di manovra evitando di dar battaglia. Marlborough, al contrario, sfoggia un’audacia strategica motivata non solo dalla sua moderna concezione di guerra, ma anche dall’esigenza di ottenere dei risultati significativi per mantenere vivo il desiderio in patria di combattere. Il piano riesce e i Franco-spagnoli abbandonano al loro destino le fortezze che cadono una dopo l’altra; il termine della campagna culmina con la conquista della città di Liegi. E, nel novembre 1702, l’esercito della Coalizione può raggiungere vittorioso i propri quartieri invernali.
Marlborough ha avuto ragione e, malgrado le incertezze dei generali olandesi che a volte ne hanno rallentato l’azione, si è imposto eliminando il pericolo di una invasione francese. A L’Aia il popolo riconoscente lo acclama e la regina Anna gli dimostra il suo apprezzamento concedendogli il titolo di Duca che non solo gli permette di salire ulteriormente nello status sociale, ma accresce la sua autorità presso i generali alleati provenienti dalle più prestigiose famiglie d’Europa. Ma l’inverno 1702-1703 è foriero di difficoltà interne con dissidi tra i due principali partiti ed esterne, con i generali olandesi restii a lasciare il comando nelle mani di un inglese. Il colpo peggiore, però, i coniugi Churchill lo ricevono in famiglia: a soli 17 anni muore per vaiolo il loro solo figlio maschio. Il lutto rende John abulico, mentre inasprisce il carattere già spigoloso di Sarah.
Intanto il conflitto si amplia con la discesa in campo della Baviera a fianco del re Sole e del Portogallo con la Coalizione, modificando la situazione soprattutto sul fronte settentrionale con i Francesi che privilegiano le operazioni in Baviera, mantenendosi sulla difensiva sul resto del fronte. Malgrado il lutto in famiglia e continue devastanti emicranie, Churchill elabora un piano di attacco per la nuova campagna, battezzato con il nome altisonante di “Gran Disegno”, che consiste nel dividere le forze nemiche dei Marescialli Villeroy e Boufflers.
Ma Il piano fallisce sia per la sua complessità che per l’inadeguatezza dei generali olandesi nell’attuarlo. Dopo questo smacco la campagna del 1703 si trascina stancamente con gli olandesi che, al contrario di Churchill, non vogliono uno scontro diretto con i Francesi perdendo l’occasione di sfruttare la loro superiorità numerica. Pur amareggiato dal fallimento del “Grande Disegno”, John ne trae una lezione fondamentale: da questo momento non elaborerà più piani che prevedono azioni coordinate di truppe distanti tra loro e sarà sempre lui a dirigere l’esercito incaricato di effettuare l’attacco decisivo.
John ed Eugenio
Durante la campagna del 1704 Marlborough incontra per la prima volta il principe Eugenio di Savoia Carignano, comandante dell’esercito imperiale, uno dei più importanti condottieri della Storia moderna. E’ l’inizio di una stretta collaborazione che si trasforma presto in una sincera amicizia che durerà tutta la vita. Eppure i due uomini non potrebbero essere più differenti. John è di bell’aspetto, elegante nel vestire, seduttore, manipolatore, mentre Eugenio è decisamente brutto, sgraziato, trasandato. L’inglese è un accaparratore di titoli, ricchezze, onori, cariche, mentre il principe è dedito quasi esclusivamente alla guerra ed assume controvoglia incarichi civili.
Anche socialmente i due sono all’opposto: mentre Marlborough proviene dalla piccola nobiltà, Eugenio è il discendente di una antica famiglia di alto lignaggio. Infine, particolare tutt’altro che secondario, il Savoia è già un generale con una vasta esperienza militare stimato per la sua travolgente vittoria contro i Turchi a Zenta, mentre Churchill non ha ancora conseguito eclatanti vittorie sul campo e deve la sua posizione soprattutto all’abilità politica. Malgrado tutto questo i due si piacciono fin da subito e la loro collaborazione sul campo porterà a vittorie storiche contro le armate di Luigi XIV.

Blenheim
La campagna del 1704 non fa presagire grandi cambiamenti circa l’andamento della guerra. Su quasi tutti i fronti vi è una situazione di stallo. La Coalizione elabora dunque un piano difensivo che prevede operazioni limitate al solo fronte della Mosella. Sia Eugenio di Savoia che Marlborough lo ritengono inadeguato. John Churchill non è tipo da subire passivamente gli eventi e forza la mano spingendo la propria armata verso la Baviera per eliminare gli alleati dei Francesi. Cela le proprie reali intenzioni anche agli alleati olandesi che sicuramente avrebbero posto il veto. L’azione del generale britannico è agevolata dall’estrema prudenza dei Francesi che, invece di prendere l’iniziativa, si limitano a seguire le mosse del nemico a debita distanza.
Il comandante britannico compie un’impresa notevole per il tempo, percorrendo 400 chilometri in cinque settimane, con un supporto logistico costante e imponente per sostenere un’armata senza ricorrere a saccheggi e violenze. Finalmente il 2 luglio 1704 raggiunge il Danubio e lo attraversa dopo aver conseguito una brillante vittoria a Schellenberg. Per piegare l’Elettore Massimiliano Emanuele e far sì che abbandoni l’alleanza con la Francia, Marlborough non esita a devastare la Baviera. Questa azione riprovevole se da un lato costringe l’Elettore ad impiegare parte delle sue truppe per proteggere il Paese, dall’altra fa perdere tempo prezioso all’esercito della Coalizione e consente al maresciallo francese Tallard di arrivare in soccorso dell’esercito franco bavarese.
Ma un’altra armata si è mossa e raggiunge la zona di guerra: è quella del Principe Eugenio. Insieme i due alleati elaborano un piano per costringere i nemici a dare battaglia. I generali francesi sono attestati nei pressi del villaggio di Blenheim in una posizione di forza. Il lato destro dello schieramento è coperto dal Danubio, quello sinistro da un bosco. Davanti c’è il fiume Nebel, che si ritiene di difficile guado. In realtà non solo questo non è vero, ma le truppe sono mal dislocate. Ma i marescialli francesi non se ne preoccupano: grazie ad alcune finte e a false notizie messe in giro ad arte, Marlborough fa credere agli avversari di essere in fase di ritirata. E quando la mattina del 13 agosto 1704 Churchill e il Savoia attaccano, i Franco-bavaresi vengono colti completamente di sorpresa.
I due comandanti alleati agiscono come un sol uomo, mentre i due marescialli francesi non riescono a coordinare l’azione delle loro truppe. Le truppe al comando di Churchill attraversano il Nebel e si scontrano con l’esercito di Tallard. Ne segue una sanguinosa battaglia fatta di assalti e contrattacchi mentre Eugenio, sul lato destro dello schieramento, attacca a sua volta Marsin e l’Elettore. Gli inglesi sono in difficoltà e Marlborough chiede aiuto al Savoia che gli invia i suoi reparti migliori mantenendo nel contempo le posizioni pur essendo in inferiorità numerica. Verso le 16 Marlborough si è attestato fermamente sull’altra sponda del Nebel e sferra l’assalto finale. Gli Inglesi sfondano le linee avversarie: è un massacro.
Il maresciallo Tallard comunica la disfatta al collega Marsin e gli ordina di ritirarsi; tenta egli stesso la fuga ma, essendo molto miope, scambia un reparto alleato per francese e viene fatto prigioniero. Il dramma ha dunque anche un momento farsesco. Intanto i reparti francesi che si sono trincerati nel villaggio di Blenheim, circondati dai nemici, sono costretti alla resa: 27 battaglioni e 12 squadroni si arrendono agli Alleati. John ed Eugenio hanno riportato una clamorosa vittoria con la distruzione totale di una possente armata francese e la cattura del suo comandante. L’esito della battaglia porta al crollo dell’alleanza tra Francia e Baviera che chiede la pace.
I Francesi, traumatizzati, perdono anche alcune fortezze sul Reno. Il genio militare di Marlborough viene giustamente celebrato in tutte le capitali della Grande Alleanza ed in particolar modo a Londra dove viene acclamato come un eroe. Medesime attestazioni di stima avvengono negli altri Paesi che visita per rafforzare l’Alleanza dove sfila per le strade delle capitali tra due ali di folla festanti. La regina Anna gli fa dono della tenuta reale di Woostock che si estende su oltre 6.000 ettari e dà incarico all’architetto John Vanbrugh di edificare un sontuoso palazzo che diventerà Blenheim Palace, oltre ad un vitalizio di 6.000 sterline. Anche l’imperatore Leopoldo d’Asburgo gli conferisce un titolo nobiliare, sia per premiarlo che per legarselo come vassallo, conferendogli il Principato di Mindelheim.
Ramillies
Durante l’anno seguente, il 1705, la situazione resta invariata con Marlborough bloccato dai generali olandesi che non hanno gradito di essere stati tenuti all’oscuro in varie occasioni dei piani del comandante. Questa stasi impedisce alla Coalizione di sfruttare alcune situazioni favorevoli che avrebbero portato a una nuova vittoria sui Francesi. Diverso è l’andamento del conflitto nell’anno seguente quando il Re Sole, intenzionato a chiedere la pace in posizione di forza, prepara un possente esercito nel settore nord del fronte e lo affida all’impulsivo e irruento Villeroy.
Il comandante francese dirige le truppe contro quelle della Coalizione e a Ramilles, in Belgio, ha luogo un’altra epica battaglia. Come in passato Marlborough utilizza una manovra diversiva per ingannare il nemico. In questo caso manda alcune truppe britanniche apparentemente a rinforzare il suo lato destro, peraltro protetto naturalmente dal fiume Gète. Questa manovra viene effettuata in maniera visibile al nemico, mentre contemporaneamente proprio il fianco destro viene sguarnito con lo spostamento di gran parte delle truppe a sud; la manovra, effettuata utilizzando degli avvallamenti del terreno che la mascherano agli occhi di Villeroy, ha pieno successo.
In grande superiorità numerica la cavalleria alleata travolge quella francese, In breve tempo la ritirata ordinata disposta da Villeroy si trasforma in una rotta disordinata. Al termine dello scontro i Francesi contano oltre 11.000 perdite, gli Alleati poco più della metà. Per la Francia è un’ulteriore umiliazione, per il Duca un nuovo trionfo. E’ il 23 maggio del 1706 e la campagna militare, appena iniziata, è di fatto già conclusa : i Paesi Bassi spagnoli (l’attuale Belgio) vengono evacuati dai francesi, demoralizzati dalla sconfitta.
Oudenaarde

Il 1706 sembra l’anno si svolta per gli Alleati, grazie anche al successo del Principe Eugenio in Italia con la liberazione di Torino dall’assedio francese, ma si tratta solo di un’illusione; in realtà le truppe del Re Sole resistono e la pace si allontana. Vi sono, comunque, diversi tentativi diplomatici che vengono aperti dai francesi con allettanti proposte per la Coalizione. Gli Olandesi sono tentati di accettare, ma è Marlborough che si oppone vedendo in questa azione un tentativo per dividere gli Alleati senza aver posto concrete basi per una pace duratura. Secondo i detrattori del Duca, invece, Churchill sarebbe stato animato dal timore di perdere i privilegi e gli introiti derivanti dallo stato di guerra.
In questo periodo l’inglese continua nella sua incessante azione di coordinamento dei vari Stati della Coalizione per mantenerne l’unità mediante contatti e viaggi continui dimostrandosi oltre che un grande condottiero, anche un abile uomo politico. L’anno seguente, il 1707, vede Marlborough alle prese con un avversario al suo livello, il maresciallo Vendôme il quale sfugge da ogni occasione di battaglia e nel contempo impedisce all’esercito del Duca di spostarsi nel sud della Francia dove è in corso un tentativo, che fallirà miseramente, di invasione da parte di truppe austro-savoiarde.
Ma non è soltanto l’andamento della guerra che preoccupa John: dense nubi da tempo si addensano sul suo futuro politico in Inghilterra a causa del progressivo allontanamento della regina Anna da Sarah. Le motivazioni sono principalmente due: l’appoggio incondizionato della Duchessa alla causa Whigs che contrasta con l’animo tory della regina e, non secondario, il distacco affettivo di Sarah dopo la morte del figlio maschio nel 1703. Per alcuni anni Godolphin media tra le due donne riuscendo a mantenere il favore di Anna. Ma nel 1706 anche lo scaltro politico entra in conflitto con la sua regina per aver affidato alcune cariche governative a membri whigs. Ne scaturisce un braccio di ferro tra il ministro e la sovrana che vedrà quest’ultima alla fine soccombente.
Ma il dissidio ha conseguenze profonde: Anna perde la fiducia sia verso Godolphin che verso i coniugi Churchill. Sarah, poi, l’ha offesa profondamente durante uno scatto d’ira in cui giunge a minacciare la sua regale amica. Altri prendono il posto nel cuore della regina: Robert Harley quale consigliere politico e Abigail Hill come dama preferita. E’ nel 1707 che i Churchill si rendono conto che il triumvirato con Godolphin ha perso i favori reali ed intervengono in difesa del loro fedele amico ed alleato. La fortuna li aiuta quando, nel gennaio 1708 a causa di uno scandalo che coinvolge Harley, Churchill e Godolphin forzano la mano alla regina e la costringono ad allontanarlo.
La pubblica opinione, consapevole che i due sono indispensabili in guerra, li appoggia. Ma la regina , umiliata, non perdonerà mai l’affronto subito. Intanto la guerra prosegue e nel 1708 il Duca si trova davanti ad un’armata nemica guidata da Vendôme e dal duca di Borgogna, nipote del re. La battaglia avviene a Oudenaarde l’11 luglio 1708. Il Principe Eugenio non ha potuto ricongiungere il proprio esercito con quello di Churchill ma si unisce all’amico inglese con cui condivide il comando: il Savoia guida l’ala destra, mentre il britannico quella sinistra. Il loro coordinamento, come in passato, è perfetto, al contrario di quello francese. Vendôme si getta all’attacco, ma non viene seguito dai reparti del duca di Borgogna i cui ufficiali ritengono avventata l’iniziativa.
I Francesi ancora una volta soccombono e solo il calare delle tenebre impedisce che la sconfitta si risolva in un disastro, anche se le truppe del re Sole perdono 11.000 uomini ( di cui 7.000 presi prigionieri) contro i 3.000 degli Alleati. Il resto della campagna vede ulteriori vittorie dei due condottieri alleati con la conquista di Lille, Gand e Bruges; un ulteriore grave colpo al morale francese. Inoltre una terribile carestia mette in ginocchio il regno di Luigi XIV che porta avanti un ulteriore tentativo di raggiungere la pace, ma le condizioni poste dalla Coalizione, soprattutto quella che impone al re di Francia di schierarsi contro il proprio nipote, portano ad una rottura. E nella campagna seguente, nel 1709, avviene l’ultima grande battaglia combattuta dai due grandi condottieri, John ed Eugenio.
Malplaquet
E’ l’11 settembre 1709 quando l’esercito francese, guidato dal duca di Villars si schiera nelle vicinanze del villaggio di Malplaquet nel nord della Francia. La posizione è ideale con ai lati fitti boschi che impediscono l’aggiramento e che forniscono materiale per costruire trinceramenti. Per contro la morfologia del terreno impedisce al comandante francese di avere la visione completa del campo di battaglia. L’esercito della Coalizione si lancia all’attacco con l’ala sinistra comandata dal principe Eugenio che cerca di sfondare quella destra francese, più debole, mentre Marlborough, alla testa di reparti olandesi, attacca l’ala sinistra.
Eugenio riesce a far retrocedere le truppe del Re Sole, mentre il Duca segna il passo sul lato opposto. La battaglia prosegue feroce fino al pomeriggio, quando Villars, temendo il crollo dell’ala destra, sguarnisce il centro per portare soccorso. E’ quello che i generali alleati aspettano: le truppe inglesi al centro dello schieramento, non ancora impegnate, avanzano costringendo i Francesi ad una ritirata . La vittoria è ancora una volta dei due amici Eugenio e John, ma pagata ad un prezzo altissimo. Gli Alleati subiscono perdite quasi doppie rispetto ai loro nemici: circa 21.000 uomini contro 11.000 e devono rinunciare al progetto di invasione della Francia.
Villars e Luigi XIV la considerano una vittoria poichè consente di mantenere l’integrità territoriale e di rendere momentaneamente inoffensiva l’armata nemica. Nel campo nemico, invece, la vittoria è amara. Le forti perdite subite senza aver annientato l’avversario fanno rialzare la testa ai nemici, sia in Olanda che in Inghilterra del Duca di Marlborough che neppure la conquista di Mons, roccaforte strategica, riesce a placare. Preoccupante è soprattutto la situazione interna, con i Tory avversi al duo Churchill-Godolphin, appoggiati dai Wighs solo quali meri esecutori delle loro volontà mentre, come si è visto, la regina Anna è loro completamente ostile.
La fine politica di John Churchill
La situazione interna continua a peggiorare per Marlborough. Sarah, ormai fuori controllo, mantiene un atteggiamento arrogante e freddo verso la regina, mancandole ripetutamente di rispetto e spargendo pettegolezzi circa una relazione omosessuale tra Anna e la nuova preferita Abigail. Il marito, per difendere la moglie e rafforzare la propria posizione, abbandona l’abituale prudenza e senso di mediazione chiedendo l’allontanamento dalla corte della rivale e per sé la nomina a vita a capitano generale. Lo stesso Godolphin viene attaccato pubblicamente dagli avversari e comprende che il proprio immenso potere politico si sta riducendo a nulla. Il 1710, pur registrando alcuni successi ulteriori, non porta al crollo del regno di Francia.
Le divisioni in Inghilterra e tra gli alleati diventano sempre più evidenti. In patria i Tories spingono per nuove elezioni e la regina, progressivamente, esclude i whigs dai posti di potere. Ma Anna è titubante nel licenziare Godolphin, estremamente capace e fedele servitore della Corona. E’ un nuovo sconsiderato intervento di Marlborough che ne decreta la fine: convince le diplomazie alleate a far pressione sulla regina per chiedere la fine della purga politica e l’abbandono dell’idea di indire nuove elezioni. La mossa, vista come una intromissione nella politica interna, ottiene il risultato opposto: Godolphin viene freddamente licenziato e le nuove elezioni vedono il partito Tory stravincere.
Il nuovo Cancelliere e Gran tesoriere è Harley, il tory moderato avversario del duumvirato, che avvia segretamente trattative per la pace. Questo personaggio è un grande manipolatore e gioca su più tavoli: con i Francesi tratta per la fine delle ostilità, agli Olandesi conferma che la guerra continuerà, assicura i suoi elettori che il trattato di pace porterà grandi benefici al Paese. Per mantenere sotto pressione i Francesi e non insospettire gli alleati mantiene in carica Churchill, limitandone il potere decisionale e allontanando i suoi collaboratori. La regina, nel confermare John quale capitano generale per un ulteriore anno, licenzia Sarah e minaccia di tagliare i fondi statali per la costruzione del palazzo di Blehneim.
Marlbourough, ignaro delle trattative segrete di pace, resta al suo posto sperando in una vittoria decisiva che provochi la resa di Luigi XIV. Sicuramente incide nella decisione il rischio di perdere le cospicue prebende di cui gode. Si giunge finalmente alla pace mediante un accordo tra Inghilterra e Francia che vede, a fronte di importanti vantaggi economici e territoriali per gli Inglesi, il riconoscimento del pretendente francese, Filippo V, sul trono di Spagna. Gli altri alleati ottengono anch’essi vantaggi territoriali ed economici. A questo punto il duca di Marlborough diventa un ostacolo e un possibile sovvertitore dei piani di pace: il suo carisma e le sue alleanze gli potrebbero consentire di tentare un colpo di mano attaccando l’esercito francese mandando all’aria tutti gli accordi. Occorre eliminarlo, ma come?
E’ impossibile licenziare senza motivo questo generale invitto senza scatenare l’opinione pubblica. Ecco che, subdolamente lo si accusa di aver ottenuto benefici illeciti dalla sua carica. Il 31 dicembre 1711 la regina Anna, la sua alleata per 30 anni, gli comunica la decadenza da tutte le cariche senza nessuna spiegazione. Il duca viene accusato di aver ottenuto una commissione sugli approvvigionamenti per 63.000 sterline e di aver trattenuto una percentuale sulle somme versate alle truppe mercenarie per ulteriori 280.000 sterline. Churchill si difende abilmente pubblicando anche alcuni libelli a sua discolpa: l’introito sugli approvvigionamenti era stato autorizzato dalla regina e dal governo, mentre quello sulle paghe dei mercenari era stato utilizzato per pagare le spie straniere le cui informazioni avevano contribuito alle brillanti vittorie ottenute negli anni.
La Camera dei Comuni, l’organo giudicante, non ha prove che avallino le accuse e, dunque con un giudizio essenzialmente politico, dichiara colpevole l’illustre personaggio. Si dovrebbe andare innanzi alla Camera dei Lord per ottenere una condanna definitiva, ma i suoi nemici preferiscono non rischiare di essere smentiti e si accontentano di mantenere questa spada di Damocle sulla testa del duca. Anche se salvo dall’ignominia di una condanna e di una incarcerazione, Churchill ha perso il suo potere politico ed è, con i Whigs, in minoranza. Si ritira a vita privata, anche a causa della morte del suo alleato ed amico Godolphin e parte per un esilio volontario in Olanda, da dove continua comunque ad intrattenere rapporti con politici inglesi, l’Elettore di Hannover, destinato al trono inglese, e l’amico Eugenio di Savoia.
Il primo agosto 1714 la regina Anna muore e le succede l’erede designato degli Hannover, Giorgio I, il quale come prima cosa restituisce tutte le cariche civili e militari a Marlborough. Ma il potere è definitivamente sfuggito di mano a Churchill il quale nel 1716 subisce due attacchi celebrali cui si riprende miracolosamente anche se resta debilitato fisicamente. Gli ultimi anni li passa nell’ala già abitabile di Blenheim Palace ancora in corso di completamento ed assistendo alle sedute della Camera dei Lord. Il 16 giugno 1722, colpito da un ulteriore attacco celebrale, si spegne. Il re gli riserva esequie imponenti. Sarah gli sopravvive per 20 anni dedicandosi al completamento della residenza ed alla preservazione della memoria del marito.
Il giudizio sul Duca di Marlborough
John Churchill, primo Duca di Marlbourough, non è stato solo un grande condottiero, ma viene considerato come uno dei più importanti statisti della sua epoca. Personaggio controverso, accusato di essere un approfittatore, voltagabbana, avaro e assetato di potere , ha subito per tutto l’Ottocento una critica storica estremamente negativa per poi essere rivalutato da un suo discendente, Winston Churchill, che ne ha esaltato, in maniera acritica, la figura. La Storiografia attuale ci consegna un personaggio completo, con i suoi incredibili meriti e i suoi limiti.
Una caratteristica riconosciuta da tutti i suoi biografi è la capacità di seduzione non solo per il bell’aspetto, ma per i modi che incantavano gli interlocutori di ambo i sessi. A quest’arte abbinava un talento insuperabile per la dissimulazione utilizzata sia in politica che sui campi di battaglia. Altro aspetto significativo è costituito dall’avarizia e dall’avidità nell’accumulare ricchezze (e ci riuscirà lasciando agli eredi un patrimonio tra i più cospicui nel regno) che derivano probabilmente dall’infanzia trascorsa in ristrettezze economiche. Un’altra accusa che gli viene mossa è quella di essere un opportunista voltagabbana. E su questo non si può sempre concordare. In ogni momento della sua vita è stato al fianco sia di Sarah che dell’amico Godolphin, anche e soprattutto quando i due sono caduti in disgrazia.
E’ vero che ha abbandonato il suo benefattore Giacomo II, ma le sue motivazioni religiose e politiche avallano la decisione presa. E’ stato fedele sia a Guglielmo che ad Anna ed un fermo sostenitore degli Hannover anche se, occorre dirlo, ha sempre mantenuto i contatti con la corte in esilio degli Stuart. In politica, seppur Tory, ha collaborato con i Whigs, ritenendo che i partiti debbano essere al servizio del regno, soprattutto in tempo di guerra. Dal punto di vista militare è indubbia la sua capacità: è uno dei pochi condottieri che non sia mai stato sconfitto. I suoi successi sono dovuti a diversi fattori. Prima di tutto ad un sistema informativo che si basa su una possente rete di spionaggio e sull’intercettazione della corrispondenza del nemico.
A questo si collega un accurato studio del territorio in cui deve operare. In secondo luogo una cura particolare alla logistica che denota anche una attenzione inusuale per il tempo per i propri uomini. Le sue vittorie sono determinate dalla capacità di ingannare il nemico con finte e la diffusione di notizie false, ma anche dalla capacità di visione globale della situazione che raramente i marescialli di Francia hanno avuto. La sua strategia è sempre stata particolarmente aggressiva andando sempre all’ attacco delle posizioni avversarie. Sicuramente un grande contributo gli è stato fornito dal più esperto Eugenio di Savoia, l’ unico di cui accettava i consigli.
Concludiamo con una riflessione circa le analogie che il primo Churchill ha avuto con il suo biografo più noto: il suo discendente diretto Winston Churchill. Entrambi hanno avuto posizioni apicali in periodi di conflitti importanti che hanno coinvolto l’Europa, scontrandosi con il potente continentale di turno (Luigi XIV e Hitler) e rifiutando paci di compromesso; al termine dei conflitti sono stati entrambi stati esautorati dal potere. L’eccezionalità delle situazioni in cui hanno guidato l’Inghilterra li ha portati, esponenti dei Tories, a stringere alleanze con gli altri partiti ( Whigs in un caso, Laburisti e Liberali nell’altro).
Molti loro critici li hanno accusati, non sempre a torto, di cinismo e di smodate ambizioni. Anche dal punto di vista famigliare hanno un elemento comune: la perfetta sintonia con il coniuge. Sia Sarah che Clementine, la moglie di Winston, pur essendo entrambe liberali, hanno avuto una parte importante nella carriera dei mariti e ne sono state le preziose e privilegiate consigliere. Infine, quella più banale: sono ambedue entrati nella Storia e ricordati come i più importanti Britannici del loro tempo.
Consigli di lettura: clicca sul titolo e acquista la tua copia!
- Winston S. Churchill – Marlborough La vita e i tempi del “duca di ferro” – Mondadori, 1973.
- James Falkner – Great and Glorious Days: the Duke of Marlborough’s Battles, 1704-1709 Spellmount, 2002.
- Richard Holmes – Marlborough Britains’s Greatest General – Harper Perennial, 2025.
- Clément Oury – Le Duc de Marlborough – Perrin, 2022.







