L’Italia entra nella Prima guerra mondiale, 24 maggio 1915

Italia dichiara guerra all'Austria

Il 24 maggio 1915 l’Italia entra nella Prima guerra mondiale, dieci mesi dopo l’avvio del conflitto. Inizialmente il Regno d’Italia si mantiene neutrale. Parallelamente alcuni esponenti del governo iniziano trattative diplomatiche con entrambe le forze in campo. Esse si concludono con la sigla di un patto segreto con le potenze della Triplice intesa. Il Regno d’Italia abbandona lo schieramento della Triplice alleanza e dichiara guerra all’Austria-Ungheria il 23 maggio 1915, avviando le operazioni belliche a partire dal giorno seguente. SCOPRI LA SEZIONE STORIA CONTEMPORANEA

Interventisti e neutralisti

Il 2 agosto 1914, a guerra scoppiata, il governo italiano presieduto da Antonio Salandra dichiara la neutralità. Il carattere difensivo della Triplice Alleanza giustifica questa decisione. Infatti l’Austria attacca la Serbia, senza consultare l’Italia prima di intraprendere l’azione. Alcuni settori politici cominciano a valutare l’eventualità di una guerra contro l’Austria. Ciò consentirebbe all’Italia di riunire Trento e Trieste alla patria. Portavoce di questa linea interventista sono


  • i repubblicani, custodi della tradizione garibaldina;
  • i socialriformisti di Bissolati, fortemente legati alla Francia;
  • le associazioni irredentiste, che hanno tra le loro file numerosi fuoriusciti dall’Impero austro-ungarico ( fra cui Cesare Battisti);
  • i sindacalisti rivoluzionari, che credono che la guerra possa rovesciare non solo gli assetti internazionali ma anche gli equilibri sociali all’interno dei paesi coinvolti;
  • i nazionalisti, favorevoli all’entrata in guerra dell’Italia per affermare la sua vocazione di grande potenza imperialista;

Su una linea neutralista contro la guerra si schierano invece

  • l’ala più consistente dello schieramento liberale, col loro leader Giovanni Giolitti, che non ritiene il paese preparato ad affrontare la guerra. Inoltre è convinto che L’Italia possa ottenere dagli imperi centrali buona parte dei territori rivendicati come compenso per la sua neutralità;
  • il mondo cattolico fedele alle tendenze politiche e pacifiste del Vaticano;
  • i socialisti, che fedeli al loro ideale pacifista condannano fermamente la guerra, nonostante la scelta patriottica dei maggiori partiti socialisti europei.

Il Patto di Londra

Fin dall’autunno del ’14, con l’arresto dell’offensiva tedesca sulla Marna, il capo del governo Salandra e il ministro degli Esteri Sonnino allacciano contatti segretissimi con l’Intesa. Continuano nel contempo a trattare con gli imperi centrali per strappare qualche compenso territoriale in cambio della neutralità.

Alla fine decidono, con il solo avallo del re e senza informare né il Parlamento né gli altri membri del governo, di accettare le proposte dell’Intesa. Il 26 aprile 1915 Salandra e Sonnino firmano il Patto di Londra con Francia, Inghilterra e Russia. Le clausole principali prevedono che l’Italia otterrà, in caso di vittoria, il Trentino, il Sud Tirolo fino al Brennero, la Venezia Giulia e l’Istria (esclusa la città di Fiume) e una parte della Dalmazia con numerose isole adriatiche. Solo il 7 maggio il governo è informato del Patto. Il Consiglio dei Ministri approva la scelta dell’intervento e si impegna a dimettersi in caso di voto contrario della Camera.

Giolitti e le radiose giornate di maggio

Resta da superare la prevedibile opposizione della maggioranza neutralista della Camera, cui spetta la ratifica del trattato. Il 9 maggio Giolitti, non ancora al corrente del Patto di Londra, si reca a Roma ed esprime a Salandra ed al re il proprio suggerimento di continuare i negoziati con Vienna e Berlino.  Il 12 maggio 320 deputati e un centinaio di senatori lasciano a casa di Giolitti il proprio biglietto da visita per sottolineare pubblicamente la loro adesione alla linea neutralista. Il 13 maggio Salandra presenta le  dimissioni al re.

Ma la volontà neutralista del Parlamento viene di fatto scavalcata. Gli interventisti organizzano in tutta Italia una serie di manifestazioni nazionaliste sempre più imponenti e minacciose. che durano per buona parte del mese, celebrato come Radioso maggio. Parallelamente inizia una campagna intimidatoria nei confronti della parte neutralista del governo, e i parlamentari neutralisti sono il bersaglio di minacce e intimidazioni, (lo stesso Giolitti assume una scorta).

Giolitti, nel timore di approfondire una grossa frattura all’interno del paese, di provocare una crisi istituzionale di larga portata e di compromettere il paese all’esterno, saputo che il re, senza attendere l’esito del Parlamento, ha inviato telegrammi ai Capi di Stato dei Paesi dell’Intesa con la promessa dell’intervento, rinuncia alla successione. Il 16 maggio il re conferisce l’incarico di governo nuovamente a Salandra.


L’Italia entra in guerra

Il 20 maggio 1915, costretta a scegliere fra l’adesione alla guerra e un voto contrario che sconfessa il re e il governo, aprendo così una crisi istituzionale, la Camera approva la concessione dei pieni poteri al governo. Solo i soli socialisti votano contro. La sera del 23 maggio l’Italia dichiara guerra solo all’Austria. Il 24 iniziano le operazioni militari.