Ipazia d’Alessandria, la filosofa neoplatonica vittima del fanatismo religioso

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Raffigurazione dell’assassinio di Ipazia, 8 marzo 415

L’8 marzo del 415 d.C. viene barbaramente assassinata ad Alessandria d’Egitto Ipazia, filosofa neoplatonica, matematica e astronoma. Gli autori del brutale omicidio sono dei fanatici cristiani, tra cui vi sono alcuni monaci detti Parabolani. SCOPRI LA SEZIONE STORIA ANTICA

Ipazia d’Alessandria, vita e contesto storico

Le poche notizie che si hanno sulla vita di Ipazia provengono da due fonti antiche: la Storia Ecclesiastica di Socrate Scolastico, avvocato presso la corte di Costantinopoli e contemporaneo della donna, e gli scritti di Damascio, filosofo neoplatonico vissuto un secolo dopo.


Figlia di Teone Alessandrino, il commentatore delle matematiche, Ipazia nacque ad Alessandria nella seconda metà del IV secolo, alcuni decenni prima che la città diventasse parte dell’Impero romano d’Oriente. La giovane successe ben presto al padre nell’insegnamento della matematica, dell’astronomia e della filosofia all’interno della comunità alessandrina; scrisse, inoltre, alcuni trattati su queste discipline, tutti però andati perduti; si sa soltanto che all’interno degli scritti commentò Apollonio, Tolomeo e Diofanto.

Sullo sfondo dei conflitti politici e religiosi che caratterizzarono la sua epoca Ipazia fu la protagonista di un movimento di rinascita politica e culturale che si ispirava ai valori della tradizione classica, contrapponendosi alla politica della chiesa episcopale. Socrate Scolastico, scrivendo intorno al 440, evidenziò che l’unica erede del platonismo interpretato da Plotino fosse proprio Ipazia:

“Era giunta a tanta cultura da superare di molto tutti i filosofi del suo tempo, a succedere nella scuola platonica riportata in vita da Plotino e a spiegare a chi lo desiderava tutte le scienze filosofiche. Per questo motivo accorrevano da lei da ogni parte tutti coloro che desideravano pensare in modo filosofico”.

I decreti teodosiani emessi nel 391 e nel 392 dall’imperatore Teodosio sancirono la proibizione di qualsiasi genere di culto pagano e ad essi fece seguito la distruzione della maggior parte dei templi presenti ad Alessandria.  Quando nel 412 morì il vescovo Teofilo, salì sul trono episcopale della città Cirillo, determinato ad ampliare le proprie prerogative anche alla sfera politica. Tale atteggiamento provocò un aspro conflitto di potere con il prefetto Oreste.

Nel pieno dello scontro giurisdizionale tra il prefetto e il vescovo, giunsero in città a sostegno di Cirillo alcuni monaci, i cosiddetti Parabolani, che costituirono un vero e proprio corpo di polizia di cui il vescovo iniziò a servirsi per mantenere l’ordine.

La tragica fine di Ipazia

Fu in questo clima di violenza e di odio che si consumò l’efferato omicidio di Ipazia. Secondo quanto riferisce lo storico Socrate Scolastico, Ipazia era solita incontrarsi di frequente con Oreste e “l’invidia mise in giro una calunnia su di lei presso il popolo della chiesa, e cioè che fosse lei a non permettere che Oreste si riconciliasse con il vescovo”.

Damascio scrisse, cento anni dopo la morte di Ipazia, la sua biografia nella quale ha evidenziato la diretta responsabilità di Cirillo nell’omicidio:


“Così accadde che un giorno Cirillo, vescovo della setta di opposizione [il Cristianesimo], passò presso la casa di Ipazia, e vide una grande folla di persone e di cavalli di fronte alla sua porta. Alcuni stavano arrivando, alcuni partendo, ed altri sostavano. Quando lui chiese perché c’era là una tale folla ed il motivo di tutto il clamore, gli fu detto dai seguaci della donna che era la casa di Ipazia e che lei stava per salutarli. Quando Cirillo seppe questo fu così colpito dalla invidia che cominciò immediatamente a progettare il suo assassinio e la forma più atroce di assassinio che potesse immaginare”.

La mattina dell’8 marzo 415 era un lunedì di quaresima per i cristiani di Alessandria. Ipazia stava rientrando a casa quando un manipolo di uomini le fece un agguato:

“Un gruppo di cristiani dall’animo surriscaldato, guidati da un predicatore di nome Pietro, si misero d’accordo e si appostarono per sorprendere la donna mentre faceva ritorno a casa. Tiratala giù dal carro, la trascinarono fino alla chiesa che prendeva il nome da Cesario; qui, strappatale la veste, la uccisero usando dei cocci. Dopo che l’ebbero fatta a pezzi membro a membro, trasportati i brandelli del suo corpo nel cosiddetto Cinerone, cancellarono ogni traccia bruciandoli. Questo procurò non poco biasimo a Cirillo e alla chiesa di Alessandria”. (Socrate Scolastico)

Anche Damascio si soffermò sulla brutalità dell’omicidio: “una massa enorme di uomini brutali, veramente malvagi uccise la filosofa e mentre ancora respirava appena, le cavarono gli occhi”. Dopo l’uccisione di Ipazia venne aperta un’inchiesta ma il caso fu subito archiviato, secondo Damascio, a causa della corruzione dei funzionari imperiali.

Il film “Agora”

Ipazia viene considerata a partire dall’Illuminismo una vittima del fanatismo religioso e una martire laica del pensiero scientifico. E’ stata celebrata nel corso dei secoli in poesie, romanzi, quadri e opere teatrali.

Per chi abbia voglia di approfondire questo importante personaggio femminile dell’età antica si ricorda che è stato realizzato un film nel 2009, Agora, diretto dal regista spagnolo Alejandro Amenábar.


La pellicola, liberamente ispirata alla figura storica di Ipazia, ricostruisce, seppur con qualche imprecisione, il turbolento contesto storico nel quale la filosofa neoplatonica visse e insegnò. Ad interpretare Ipazia è l’attrice britannica Rachel Weisz.

 


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