L’incendio del Reichstag, 27 febbraio 1933: il nazismo verso il totalitarismo

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Incendio del Reichstag, 27 febbraio 1933

La notte del 27 febbraio 1933 un incendio a Berlino devasta il Reichstag, il Parlamento nazionale tedesco. Questo episodio drammatico quanto oscuro offre ai nazisti l’occasione per una durissima repressione contro gli avversari politici. SCOPRI LA SEZIONE APPROFONDIMENTI

Adolf Hitler cancelliere

Dopo essere stato nominato cancelliere il 30 gennaio 1933 Adolf Hitler impiega pochi mesi a distruggere la democrazia e a costruire uno stato totalitario. Il suo è un governo di coalizione che comprende oltre al partito nazista, altre forze nazionaliste e conservatrici.


Il giorno dopo la sua nomina il “Volkischer Beobachter”, organo ufficiale del partito nazionalsocialista, pubblica la notizia che il neo-cancelliere del Reich ha deciso di rinunciare al suo stipendio, in segno di solidarietà verso il popolo tedesco.

Quel giorno stesso il vice cancelliere cattolico Franz von Papen, messo in guardia da alcuni esponenti politici di destra sull’insaziabile sete di autoritarismo personale di Hitler, risponde sorridendo: “Vi sbagliate di grosso signori: l’Adolf l’abbiamo legato al nostro carro…”.

Quanto al Fuhrer egli confesserà successivamente, nelle Conversazioni a tavola raccolte dal fidato Martin Bormann, che al momento del suo ingresso nella Cancelleria si era ripromesso di “conquistare il potere rapidamente e d’un sol colpo”.

Sia il popolo che i conservatori e i nazionalisti non tardano ad essere amaramente disillusi; Hitler inizia subito ad agire in modo radicale, scardinando le regole del vecchio sistema politico e introducendo una nuova filosofia nelle relazioni con alleati e avversari.

Hitler, così come il presidente del Reichstag Hermann Goering, il ministro degli interni Wilhelm Frick e tutti gli altri nazisti, sta aspettando solo il momento propizio per eliminare i proprio avversari politici.

L’incendio del Reichstag, 27 febbraio 1933

L’occasione si presenta il 27 febbraio, poco meno di un mese dalla nomina di Hitler; quella notte il Reichstag viene distrutto da un incendio doloso.


“Non appena ebbero notizia dell’incendio, Joseph Goebbels e Hitler corsero in macchina a 60km all’ora verso la scena del delitto. Era un delitto, un delitto comunista, essi dichiararono immediatamente, una volta giunti sul luogo. Il Presidente del Reichstag Goering ansante e sudato, fuori di sé dall’eccitazione, era già là, in prima fila, proclamando dinanzi al cielo che era un crimine comunista, diretto contro il nuovo governo. Al nuovo capo della Gestapo egli gridò: “La rivoluzione comunista è iniziata! Non v’è un minuto da perdere! Saremo senza pietà. Ogni funzionario comunista deve essere fucilato sul posto. Ogni deputato comunista deve essere impiccato questa notte stessa”. (William L. Shirer, “Storia del Terzo Reich”)

L’arresto sul posto di un comunista olandese mezzo squilibrato, indicato come l’autore materiale dell’incendio, fornisce ai nazisti il pretesto per emanare il giorno successivo il “Decreto del presidente del Reich per la protezione del Popolo e dello Stato“, di cui il primo articolo recita:

“Gli articoli 114, 115, 117, 118, 123, 124 e 153 della costituzione sono sospesi fino ad ulteriore avviso. Anche in deroga alle norme vigenti, è perciò lecito porre limiti ai diritti di libertà personale, di libertà di espressione, compresa la libertà di stampa, di libertà di assembramento, di riservatezza di corrispondenza, posta, telegrammi e telefonate, nonché disporre perquisizioni e confische e porre limiti ai diritti di proprietà”.

Il decreto sospende gran parte dei diritti civili e delle libertà individuali garantiti dalla Costituzione della Repubblica di Weimar del 1919 e, in pratica, legalizza il terrore e la violenza delle SS e delle SA. Nei giorni seguenti, infatti, gli avversari politici dei nazisti sono messi alle strette: oltre 4 mila comunisti e molti liberali e socialisti vengono arrestati.

I retroscena della vicenda

Durante il processo di Norimberga alla fine della seconda guerra mondiale si è fatta un pò di luce sulla vicenda dell’incendio del Reichstag. Dalle testimonianze rilasciate è emerso che siano stati i nazisti a progettare l’incendio e ad eseguirlo con l’obbiettivo di eliminare dalla scena politica tedesca, una volta per tutte, gli avversari comunisti.

Dal palazzo del presidente del Reichstag, che nel 1933 era Hermann Goering, un passaggio sotterraneo costruito per le condutture del riscaldamento centrale, portava all’edificio del Parlamento tedesco.


Attraverso questa galleria, Karl Ernst , un ex inserviente di albergo divenuto capo della SA di Berlino, la notte del 27 febbraio aveva condotto un piccolo gruppo di uomini dei reparti d’assalto all’interno del Parlamento, dove sparsero benzina e altre sostanze chimiche prima di dileguarsi frettolosamente.

Stando alle varie testimonianze pare che l’idea di incendiare il Reichstag fosse venuta a Goring e Goebbels, entrambi desiderosi di mostrarsi importanti agli occhi del Fuhrer. In particolare il generale Franz Halder, capo dello stato maggiore tedesco durante la prima parte della seconda guerra mondiale, ricordò a Norimberga come Goering si fosse vantato del suo atto:

“Nel 1942 a pranzo, nel genetliaco del Fuhrer la conversazione si portò sul palazzo del Reichstag e sul suo valore artistico. Udii con le mie stesse orecchie che Goering, interrompendo la conversazione gridò: <<L’unico a sapere davvero qualcosa sul Reichstag sono io, perché fui io ad appiccarvi il fuoco!>>  Detto questo si batté la coscia con il palmo della mano”.

 


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