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L’impero bizantino tra l’età antica e l’inizio del Medioevo

Il 476 d.C. costituisce il momento spartiacque tra mondo antico e mondo medievale. L'irruzione delle popolazioni germaniche e l'innesto di istituzioni e consuetudini nuove comportano l'adozione di paradigmi di vita e di pensiero diversi dal passato, di rimane una cospicua eredità affidata ai secoli successivi.

di Claudia Pucci
1 Febbraio 2026
TEMPO DI LETTURA: 10 MIN
Re Davide vestito da imperatore bizantino. Miniatura tratta dal salterio di Parigi

Re Davide vestito da imperatore bizantino. Miniatura tratta dal salterio di Parigi

CONTENUTO

  • Il passaggio dall’età antica al Medioevo
  • Innovazioni e recupero delle tradizioni romane presso i popoli barbari
  • Tra successioni al trono e conflitti religiosi
  • Riassunto – L’impero bizantino dal 476 al 527

Il passaggio dall’età antica al Medioevo

Nel passaggio dalla tarda antichità al Medioevo, le regioni dell’Europa continentale sono soggette a un profondo mutamento nel loro ordinamento sociale, politico e culturale. Le popolazioni barbariche, che fino a questo momento sono state soggette al dominio romano, si impongono come nuova autorità, sovvertendo l’ordine preesistente. Il potere politico si fraziona in entità sempre più minute, culture disparate si fondono e la popolazione adotta la fede cristiana, mentre si delineano i fondamenti del sistema feudale.

Tali regni contribuiscono a diffondere il cristianesimo e ospitano culture eterogenee, ma si trovano altresì ad affrontare problemi quali  l’instabilità politica, le tensioni inter-culturali, la penuria di risorse finanziarie e la disuguaglianza dei diritti a causa del sistema feudale. Nonostante le sfide che i regni barbari sono costretti ad affrontare, contribuiscono significativamente a gettare le basi della società europea medievale. Queste comunità svolgono un ruolo significativo nell’evoluzione dei governi, della cultura, dell’economia e della religione.

Nel 476 l’occidente romano, dopo la strenua resistenza alle massicce invasioni dei popoli barbari, in particolare i Visigoti, crolla a seguito della sconfitta di Romolo Augustolo da parte del re degli Eruli, Odoacre. Da questo momento in poi si assiste ad una biforcazione del destino delle due partes imperii. Il progetto di conquista ed integrazione attuato dalla potenza romana in epoca imperiale sfuma gradualmente e la Pax Augusta si dissolve. È comunque da considerare l’idea di eliminare la guerra per l’uomo antico, così come per l’uomo pre-contemporaneo non appartiene all’universo delle cose possibili: si dà per scontato che il conflitto appartenga alla categoria delle cose ineliminabili quindi non ci si occupa di eluderlo bensì di disciplinarlo, contenerlo o almeno di dare delle leggi che siano rispettate.

Innovazioni e recupero delle tradizioni romane presso i popoli barbari

Dalle ceneri dell’Impero romano d’Occidente e dalla fusione della cultura romana con le tradizioni germaniche si sviluppa la civiltà medioevale. L’impero si frammenta in nuovi regni, le cui istituzioni e stili di vita risultano lontane anni luce dalla società romana. Il fronte su cui è più agevole cogliere tale distanza è il piano normativo: le leggi in vigore presso le popolazioni germaniche sono consuetudini tramandate oralmente, prassi consolidatesi nel tempo ed estremamente lontane dal lavorio e dalle riflessioni dottrinali dei giuristi imperiali. Il processo di osmosi si sviluppa dapprima sul piano istituzionale. Quando il re ostrogoto Teodorico sconfigge il generale Odoacre e si insedia con successo in Italia, decide di avvalersi nel proprio governo di coloro che sono stati burocrati imperiali (è il caso di Cassiodoro) e riprende alcune tradizionali prerogative del senato, esercitando il diritto di nominare un senatore come console occidentale.

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Teodorico attua un processo di mimesis, imitazione e al tempo stesso emulazione, degli antichi sfarzi imperiali su più fronti: un altro elemento di continuità rispetto al passato è la celebrazione dei tricennalia. Per quanto concerne il dato normativo tra il 476 e il 479 vede la luce il Codice Euriciano, a cui fa seguito nel 507 la Lex Romana Visigothorum, compilazione formata da estratti del codice Teodosiano, delle sentenze di Paolo ed altri testi provenienti da varie fonti giuridiche. Si registrano mutamenti anche sul piano linguistico:l’uso comune del latino si dirada, mentre si diffonde in misura maggiore il greco.

Re Davide vestito da imperatore bizantino. Miniatura tratta dal salterio di Parigi

Elemento di coesione tra due mondi così diversi e base per lo sviluppo della reciproca comprensione è la religione. Il cristianesimo passa dall’essere una religione perseguitata a una religione privilegiata.In un panorama in cui i poteri pubblici non riescono più ad incidere sulla società e necessitano di un punto di ancoraggio, la Chiesa inizia a svolgere un ruolo da protagonista. Le radici sono da rinvenire nella nota conversione di Costantino al Cristianesimo al Cristianesimo e l’emanazione nel 313 dell’Editto di Milano, con il quale veniva sancita libertà di culto nell’Impero.

Lo stesso Costantino aveva accolto un segmento di giustizia ecclesiastica all’interno della giustizia romana, istituzionalizzando la episcopalis audentia e i suoi successori si erano mossi nella medesima direzione: con l’Editto di Tessalonica il Cristianesimo era stato elevato a religione ufficiale dell’Impero. Dopo la disgregazione di quest’ultimo il consolidamento della cristianità tra i nuovi regni è attribuibile sia alla necessità di infrastrutture di tipo romano che alla capacità dei vescovi di contribuire attivamente alla loro manutenzione e creazione. L’intreccio tra potere ecclesiastico ed imperiale a Bisanzio è sia istituzionale che fisico: il palazzo imperiale e il patriarcato sono situati l’uno accanto all’altro. L’imperatore può nominare e investire il patriarca di Costantinopoli.

Dispone inoltre del potere di convocare e presiedere i concili ecclesiastici, oltre a poter imporre tributi alle chiese. L’imperatore esercita un controllo molto più stretto rispetto al passato sulla sfera della religione. I Missionari cristiani provenienti da Roma e Bisanzio (Impero Romano d’Oriente)  giocano un ruolo fondamentale nell’insegnamento del cristianesimo ai popoli germanici.A volte, re e governanti diventano essi stessi cristiani, il che rende più facile per il loro popolo accettare il cristianesimo. In questo modo le idee cristiane diventano parte integrante del modo in cui il loro paese viene governato. Nella mentalità cristiana bizantina, il governo per diritto divino significava che un imperatore che aveva ottenuto l’approvazione di Dio poteva perderla se si fosse trasformato in un tiranno – un’interpretazione che si opponeva al governo arbitrario.

I regni barbari esercitano un impatto significativo sulla storia europea per un periodo prolungato, che si estende anche dopo l’Alto Medioevo. I metodi di governo, la condivisione delle tradizioni, le strategie di accumulo di capitale e le pratiche religiose contribuiscono a preparare il terreno per l’ascesa dei sovrani degli Stati moderni e  la crescita della società europea. I problemi che queste società si sono trovate ad affrontare e le modalità con cui sono state risolte evidenziano la capacità dei questi popoli di dimostrare forza e flessibilità durante periodi di cambiamento, una sorta di antesignana resilienza. Difficile cogliere questi aspetti dal momento che nella mente di molti noi è radicata l’idea della dicotomia tra raffinata cultura romana e caos barbaro. Pensiero controcorrente rispetto a questa concezione comune sarà quello di Montesquieu, secondo il quale  i Germani restituiscono all’Europa la libertà politica e personale che il dispotismo tardoromano aveva represso. [1]

Da quanto analizzato si può affermare che  i regni barbari incontrano alcune difficoltà nelle fasi iniziali, ma contribuiscono in modo significativo al governo dell’Europa, alla sua cultura, economia e religione durante il Medioevo. Il loro impatto è di portata storica, con influenze significative sull’evoluzione politica, culturale, economica e religiosa dell’Europa contemporanea.  Sebbene l’orientamento storiografico prevalente dia una valenza distruttrice al ruolo esercitato dai barbari, la comprensione della loro rilevanza storica è fondamentale per una migliore comprensione della società medievale europea.

La flessibilità sociale e l’apertura della società bizantina derivano dal sistema sociale e politico tardo romano, in particolare dalla abitudine alla integrazione e alla fusione con le popolazioni locali.Alla conclusione della storia antica, epoca caratterizzata dal desiderio di conquista, che ha nell’ Impero romano il suo massimo esponente, si apre un’era nuova con la graduale crescita del commercio: nei regni barbarici cominciò a emergere l’economia e tornò a rafforzarsi la circolazione monetaria. Favorendo il commercio, queste popolazioni avviano il progresso politico e civile che distingue l’Europa contemporanea.

Tra successioni al trono e conflitti religiosi

La pars Orientis che resta in vita fino alla conquista degli Ottomani nel 1453, riesce a resistere con tenacia alle invasioni in parte per la più favorevole posizione geografica, in parte per il maggior prestigio dell’autorità imperiale. Non mancano tuttavia rivolte, dissenso religioso e notevoli influenze delle popolazioni barbare: sembra dimostrarlo il fatto che nel 474 sale al potere Zenone, originario dell’Isauria. Dopo aver stipulato una pace duratura con i Vandali in Africa, l’imperatore si trova a fronteggiare un colpo di stato organizzato da uno dei suoi consiglieri e da Basilisco, cognato del suo predecessore. Zenone riesce a riconquistare le redini del potere nel 476.

Si cimenta altresì nella complessa questione della religione con il suo Henotikon , redatto con l’ausilio del patriarca di Costantinopoli Acacio ed emanato nel 482. L’Henotikon mira a mitigare le divergenze tra due gruppi cristiani, i calcedoniani e i  monofisiti, i quali professano concezioni discordanti riguardo alla natura di Cristo. In sostanza, i calcedoniani riconoscono due nature in Cristo, quella divina e quella umana, mentre i monofisiti ne considerano una sola, pienamente divina e umana. Sebbene nella prospettiva della mentalità contemporanea, tali discrepanze possono apparire trascurabili, ma nell’epoca di Zenone costituiscono tematiche di estrema gravità, talvolta sfociando in esiti letali. Le suddette fazioni dividono il popolo dell’Impero ed è proprio Basilisco, il fautore del colpo di Stato, a sostenere i monofisiti, le cui idee si radicano nell’Asia Minore, nell’Egitto e in Siria. In sostanza, l’Henotikon si astiene dall’esprimere un’opinione definitiva sulla natura singola o doppia di Cristo, optando piuttosto per un approccio che volto a soddisfare entrambe le posizioni in altri ambiti.

Tale scelta, come  prevedibile, non risulta soddisfacente per nessuna delle parti coinvolte e conduce persino alla condanna dell’atto da parte del pontefice. Il tentativo di creare un dialogo tra le due fazioni si dimostra fallimentare e non riesce a risanare la frattura creatasi a seguito del concilio di Calcedonia; anzi tale frattura degenera in voragine quando le statuizioni di papa Felice III determinano il cosiddetto scisma acaciano. L’acuirsi delle tensioni tra Bisanzio e l’Occidente ha origine in questo scontro per il potere culturale nei territori limitrofi, che agivano anche da barriere politico-militari e culturali tra il mondo romano d’Oriente e le terre barbariche al di là di esso. Il successore di Zenone nella dignità imperiale è Anastasio, che dopo aver professato il calcedonismo al momento dell’ascesa al potere, si dimostra più vicino alle convinzioni religiose monofisite.

Queste convinzioni lo inducono ad esiliare Eufemio, patriarca della chiesa di Costantinopoli per sostituirlo con un calcedoniano. In un momento di particolare tensione nel rapporto tra Chiesa ed Impero bizantino sale al pontificato Gelasio I, noto per aver redatto una celebre lettera indirizzata all’imperatore. Nella missiva, intitolata Famuli vestrae pietatis e nota anche con il nome di Duo sunt viene operata una summa divisio tra l’autorità consacrata dei vescovi, definita auctoritas sacrata pontificum e il potere imperiale o regalis potestas.Secondo quanto asserito dall’autore , il suo intento sarebbe quello di esprimere non solo sentimenti di deferenza verso l’imperatore, ma anche il desiderio di vederlo pio e devoto a Dio.

Viene sottolineato il compito del vicario della sede apostolica di vigilare sulla pienezza della fede e al tempo stesso il dovere dei prelati della Chiesa di conformarsi alla volontà sovrana nelle questioni concernenti l’ordinamento civile. Sul piano dell’ordine religioso risulta invece conveniente che sia l’imperatore a conformarsi all’autorità del pontefice e dei vescovi. Nella lettera Gelasio mette in evidenza la necessità di cooperazione tra i due poteri, per arginare il fenomeno dell’eresia e al paganesimo e giungere alla vera pax. Numerosi sono i riferimenti alle procedure di condanna nei casi di eresia: in questo contesto viene gettato il seme dei processi inquisitori che saranno tratto caratterizzante della Chiesa in epoche medievale . Inizia così a configurarsi un nuovo modello di giustizia incentrato intorno alle nozioni del pentimento e della equivalenza tra reato e peccato.

 È opportuno notare che, nonostante l’apparente libertà d’azione sotto i pontificati di Felice e  Gelasio, la Chiesa romana non ha ancora raggiunto una concezione di sé indipendente dai confini del potere secolare cristiano. Tale potere, unico e universale, è centralizzato nell’Imperatore, il quale è garante della pace mondiale e permette alla Chiesa di svolgere la sua missione.Il pontificato gelasiano è un periodo in cui, in risposta all’invasione dei Goti, il vescovo di Roma, sebbene formalmente sottomesso al potere imperiale, mantiene un margine di autonomia considerevole nell’esercizio delle sue funzioni ecclesiastiche. Tale autonomia, che si sviluppa oltre i confini della sua giurisdizione metropolitana, si estende a tutta l’ecumene cristiana.

Al di là delle annose questioni a sfondo religioso, il nome di Anastasio è legato anche ad una incredibile riforma monetaria, che porta alla produzione di nuova valuta e alla affermazione delle monete di bronzo che presto diventano più popolari del solido aureo. l’ampia diffusione di nuove emissioni di moneta in bronzo di minor valore agevola il commercio monetario. Grazie all’intervento di Anastasio, Bisanzio riesce a rispondere alla necessità di mantenere il controllo su risorse sufficienti per garantirsi una certa forza economica e politica.

Riassunto – L’impero bizantino dal 476 al 527

Nel passaggio dalla tarda antichità al Medioevo, l’Europa continentale vive un profondo mutamento: i popoli germanici, prima sottoposti a Roma, si impongono come nuove autorità, provocando la frammentazione politica e l’avvio del futuro sistema feudale. Culture romane e barbariche si fondono, mentre il Cristianesimo diventa l’elemento di coesione.

Nel 476 l’Impero romano d’Occidente crolla: Romolo Augustolo è deposto da Odoacre. Il crollo causa la fine della Pax Augusta e la crisi dell’ordine imperiale, mentre permane l’idea che la guerra sia un fenomeno da regolare, non da eliminare. Dalle rovine dell’Impero nascono nuovi regni germanici: essi adottano consuetudini orali, molto lontane dal diritto romano, ma progressivamente assorbono elementi istituzionali romani.Quando Teodorico conquista l’Italia e sconfigge Odoacre (489–493), il re ostrogoto riutilizza la burocrazia romana, imita gli antichi modelli imperiali e sostiene il Senato. La fusione giuridica prosegue con il Codice Euriciano (476–479) e la Lex Romana Visigothorum (507). Intanto la lingua latina si indebolisce, mentre il greco si diffonde.

Il Cristianesimo, legalizzato con l’Editto di Milano (313) e reso ufficiale dall’Editto di Tessalonica (380), diventa il perno dell’ordine politico. Dopo la caduta dell’Occidente, i vescovi mantengono e ricostruiscono infrastrutture, acquistando forza sociale. A Bisanzio l’imperatore nomina il patriarca, convoca concili e impone tributi alle chiese, creando un legame strettissimo fra potere politico e religioso. Missionari latini e greci diffondono il Cristianesimo tra i regni germanici, facilitati dalle conversioni dei sovrani.

I regni barbarici, pur segnati da instabilità e disuguaglianze feudali, gettano le basi dell’Europa medievale influenzando governi, economia, religione e pratiche culturali. Montesquieu, in età moderna, ribalta la visione negativa dei barbari, attribuendo ai Germani la restituzione della libertà politica soffocata dal dispotismo romano. La pars Orientis resiste fino al 1453 grazie alla posizione geografica e al prestigio imperiale, ma subisce rivolte interne e tensioni religiose. Nel 474 sale al potere Zenone, che riconquista l’Impero nel 476 dopo un colpo di stato. Per frenare il conflitto tra calcedoniani e monofisiti emana l’Henotikon (482), che tuttavia fallisce e provoca lo scisma acaciano.

Il suo successore Anastasio, proclamato imperatore nel 491, sostiene posizioni religiose vicine al monofisismo e alimenta tensioni con Roma. Il papa Gelasio I, nella lettera Duo sunt (494), distingue tra auctoritas pontificia e potestas imperiale, gettando le basi della teoria dei due poteri e dell’evoluzione della giustizia ecclesiastica.Sul piano economico Anastasio attua una riforma monetaria che introduce nuove monete bronzee, rafforza la circolazione e rilancia il commercio, favorendo la stabilità finanziaria di Bisanzio.In questo complesso intreccio di trasformazioni politiche, religiose ed economiche, i regni barbarici e l’Impero romano d’Oriente preparano il terreno dell’Europa medievale e, indirettamente, di quella moderna.

NOTE: 

[1] Roberto, U. (2009). Roma e la storia economica e sociale del mondo antico nell’Esprit des lois. Politica, economia e diritto nell’Esprit des lois di Montesquieu.-(Quaderni di Dianoia; 4), 1000-1048.

Consigli di lettura: clicca sul titolo e acquista la tua copia!

  • A. Padoa Schioppa, Storia del diritto in Europa, Dal Medioevo all’età contemporanea, Il Mulino, Bologna, 2016.
  • Bang PF, Kolodziejczyk D, eds., Universal Empire: A Comparative Approach to Imperial Culture and Representation in Eurasian History. Cambridge University Press, 2012.
  • A. Schiavone, La storia spezzata, Roma antica e Occidente moderno, Editori Laterza, Bari, 2002.
Letture consigliate
Claudia Pucci

Claudia Pucci

Laureanda in Giurisprudenza presso l’Università di Foggia, sta svolgendo la pratica forense anticipata. Nel corso del percorso universitario ha maturato esperienze formative come tutor alla pari per studenti con disabilità e DSA. Attualmente ricopre il ruolo tutor disciplinare in Diritto Romano (IUS/18) presso l'Ateneo foggiano. Da sempre ama addentrarsi tra i tortuosi vicoli della storia, alla ricerca di spunti di riflessione ed approfondimento.

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