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Home Storia Contemporanea Prima Guerra Mondiale

La guerra dei cugini: sangue e tradimenti della Prima guerra mondiale

Negli anni precedenti la Prima guerra mondiale, le grandi potenze europee sono governate da tre cugini: re Giorgio V del Regno Unito, il Kaiser Guglielmo II di Germania e lo zar Nicola II di Russia. Insieme, i tre sovrani presiedono gli ultimi anni dell’Europa dinastica e lo scoppio della guerra più distruttiva che il mondo abbia mai visto.

di Jessica Ravanelli
12 Dicembre 2025
TEMPO DI LETTURA: 12 MIN
La Nonna d'Europa

La regina Vittoria con i nipoti: da sinistra, il Kaiser Guglielmo II, Giorgio V del Regno Unito e il nipote acquisito Nicola II di Russia.

CONTENUTO

  • La Nonna d’Europa
  • Prima la famiglia o il paese?
  • Il Kaiser Guglielmo
  • Come due gocce d’acqua
  • La fine di un’epoca
  • La fine di due imperi
  • Un nuovo cognome
  • Giorgio V e la fine dei Romanov

«Tutte le famiglie felici si somigliano tra loro; ogni famiglia infelice è infelice a modo suo». Così scrive, nel 1877, il romanziere russo Lev Tolstoj nell’incipit di Anna Karenina. Certo è che, quando la famiglia in questione governa le nazioni più potenti del pianeta, litigi e invidie fanno in fretta a trasformarsi in disordini politici, sconvolgimenti economici…e persino in una guerra mondiale.

La Nonna d’Europa

Alla vigilia della Prima guerra mondiale, non c’è quasi corte in Europa che non possa vantare qualche legame con la regina Vittoria del Regno Unito, non a caso soprannominata la “nonna d’Europa”. Un’occhiata al suo albero genealogico e il motivo di questo soprannome diventa evidente: sui troni del Vecchio Continente siedono non meno di sette discendenti diretti dell’anziana matriarca, oltre a due suoi parenti della dinastia tedesca di Sassonia-Coburgo. Una motivazione sufficiente, almeno in apparenza, per dare per scontato che una guerra europea sia praticamente impossibile.

La regina Vittoria e i nipoti
La regina Vittoria circondata da nipoti e bisnipoti: a sinistra, seduto, il Kaiser Guglielmo II; dietro di lui, in piedi con il cappello scuro lo zar Nicola II e, accanto a lui, con una stola di pelliccia, la zarina Alessandra.

La minuta sovrana, tanto celebre da dare il nome a un’intera epoca, scompare nel gennaio del 1901, ma tredici anni dopo, alla vigilia della Prima guerra mondiale, i monarchi di Gran Bretagna, Germania e Russia sono ancora strettamente imparentati. Il Kaiser Federico III di Germania ha sposato la figlia maggiore della regina inglese, anch’ella di nome Vittoria, mentre la moglie del figlio ed erede di Vittoria, Edoardo VII, è Alessandra di Danimarca, la cui sorella Dagmar ha sposato più tardi lo zar Alessandro II di Russia.

Nel 1914, quindi, il re britannico Giorgio V è primo cugino sia del Kaiser di Germania, Guglielmo II, figlio di Federico III e della principessa Vittoria, sia dello zar Nicola II, figlio di Alessandro II e Dagmar di Danimarca. Anche la moglie di Nicola II, la zarina Aleksandra Fëodorovna (al secolo Alice d’Assia-Darmstadt), discende dalla regina Vittoria tramite la madre, la principessa Alice del Regno Unito.

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I monarchi di Russia e Germania, poi, sono anch’essi imparentati: discendono entrambi sia da re Federico Guglielmo III di Prussia, sia dallo zar Paolo I di Russia, cosa che li rende sia terzi che secondi cugini. Come se non bastasse, il Kaiser e lo zar di Russia si scrivono regolarmente in inglese, chiamandosi affettuosamente “Willie” e “Nicky”. La storia delle relazioni tra i tre cugini reali – Giorgio, Guglielmo e Nicola – è la saga di una famiglia allargata e spesso disfunzionale, ambientata in un mondo minuscolo, scintillante e altamente codificato. Ma questa storia personale e nascosta mostra anche come l’Europa si sia evoluta da un’epoca imperiale a un’epoca di democrazia, autodeterminazione e, purtroppo, maggiore brutalità.

Prima la famiglia o il paese?

Con questi stretti legami familiari, ci si potrebbe chiedere perché la Prima guerra mondiale non sia stata evitata. Circa cinquant’anni prima, i tre regali cugini, Giorgio, Guglielmo e Nicola, sono nati in un mondo in cui la monarchia ereditaria sembrava immutabile, e i matrimoni dinastici una garanzia di pace e buone relazioni internazionali. Ancora nel tardo autunno del 1913, meno di un anno prima dello scoppio del conflitto, la famiglia allargata si riunisce per celebrare le nozze dell’unica figlia del Kaiser, la principessa Vittoria Luisa, con un aristocratico prussiano.

Ancora, l’11 giugno 1914, a Kenwood House, in uno dei sobborghi più verdeggianti della zona nord di Londra, un’orchestra viennese rallegra gli ospiti di un sontuoso ricevimento. L’anfitrione è il granduca Michele, bis-bisnipote di Caterina la Grande e cugino di secondo grado dello zar Nicola II. Suoi ospiti sono l’aristocrazia e la nobiltà di tutta Europa, primi fra tutti i reali d’Inghilterra, Giorgio V e la moglie Maria di Teck. Convitati e musicisti non hanno motivo di provare sentimenti che non siano di amicizia e serenità.

Ma all’orizzonte si vanno profilando terribili sconvolgimenti. La crescita ininterrotta di eserciti e flotte, gli sviluppi della nuova tecnica militare e della guerra aerea e le rivalità di stampo nazionalistico tra le potenze europee irradiano bagliori sinistri che contribuiranno notevolmente alle dichiarazioni di guerra del 1914. E al centro di tutto ciò c’è la personalità di uno dei tre cugini: il Kaiser Guglielmo II.

Il Kaiser Guglielmo

Guglielmo II e Nicola II
Il Kaiser Guglielmo II e lo zar Nicola II di Russia a bordo dello yacht Hohenzollern nel 1905.

Nato a Berlino nel 1859, Guglielmo è il più grande dei tre cugini. Nasce con il braccio sinistro più debole, un fatto che cercherà di nascondere per tutta la vita. Riceve una rigida educazione militare, con il padre che cerca di prepararlo al ruolo di Kaiser. Nel 1888, non ancora trentenne, Guglielmo sale al trono dopo la morte del genitore, che ha regnato per soli 99 giorni.

Guglielmo è noto per il comportamento erratico e privo di tatto, oltre che per il desiderio di interferire negli affari degli Stati stranieri, un fatto che lo allontanerà molto dagli altri leader mondiali. Anche il complesso sistema di relazioni internazionali creato dall’oculata diplomazia del cancelliere Otto von Bismarck è destinato a sgretolarsi rapidamente dopo la sua ascesa al trono. Risoluto e impulsivo, Guglielmo si fa interprete delle aspirazioni imperialiste che si vanno affermando nei ranghi dell’esercito tedesco. Ma non si accontenta di regnare sovrano in patria: vuole anche brillare sul palcoscenico mondiale, convinto che la Germania, dopo il grande progresso economico e culturale della seconda metà del XIX secolo, meriti quello che lui definisce “un posto al sole”, cioè una supremazia nella sfera internazionale che lo collochi sullo stesso piano del Regno Unito.

In realtà, il nuovo imperatore avrà sempre una relazione ambivalente con l’Inghilterra: ammira il Regno Unito per il suo potere mondiale, ma al tempo stesso lo considera un paese culturalmente in decadenza, a cui la Germania dovrebbe togliere il testimone. Ama definirsi il nipote prediletto della defunta regina Vittoria, ma detesta lo zio Edoardo VII, che per tutta la vita lo ha trattato con bonaria condiscendenza, definendolo “il vecchio pavone” e “Satana”.

Il rapporto più difficile di Guglielmo con un inglese, tuttavia, è quello con sua madre, la principessa Vittoria. Durante il parto, madre e figlio rischiano più volte di morire e il bambino viene alla fine al mondo con un braccio paralizzato in modo permanente. Vittoria insiste affinché la disabilità del secondo in linea di successione al trono Hohenzollern venga tenuta nascosta al pubblico e intenta anche procedure malinformate e spesso dolorose per correggere il braccio, instillando in Guglielmo un senso di inadeguatezza che sfocerà poi in risentimento aperto. Forse è questo il seme del disprezzo che Guglielmo continuerà a coltivare e a far crescere nel corso del suo regno.

Come due gocce d’acqua

Tra Giorgio V e Nicola II di Russia, invece, il rapporto è caloroso e affettuoso. Nato a Londra nel 1865, secondo figlio del futuro Edoardo VII e nipote della regina Vittoria, Giorgio V diventa erede al trono solo alla morte del fratello maggiore Alberto Vittorio. Ha solo tre anni in più del cugino Nicola, ed entrambi vengono addestrati alla vita militare fin da ragazzi. Non solo i due cugini si scambiano lettere affettuose, chiamandosi a vicenda “Georgie” e “Nicky”, ma vanno anche in vacanza insieme con le rispettive famiglie. Entrambi con gli occhi azzurri, i capelli castani e la stessa barba, sono talmente simili per corporatura da sembrare quasi gemelli. I loro stessi parenti a volte li scambiano, quando li vedono di spalle.

Nicola II di Russia e Giorgio V
Lo zar Nicola II (a sinistra) e re Giorgio V (a destra) in vacanza sull’isola di Wight nel 1909.

Sebbene Giorgio e Nicola abbiano condiviso uno stretto legame da giovani, il peso della monarchia e l’instabilità politica in Russia portano Nicola ad allontanarsi dai suoi parenti stranieri. I familiari amano il caloroso ed estroverso Nicky, ma disprezzano sua moglie Alessandra, nonostante quest’ultima fosse la nipote preferita della regina Vittoria, che si è teneramente occupata di lei dopo la morte della figlia Alice quando la futura zarina era solo una piccola principessa tedesca di sei anni.

La timidezza e l’atteggiamento distante di Alessandra la fanno sembrare arrogante e altera agli occhi dei parenti. Inoltre, la scoperta della malattia del sospirato erede al trono, lo zarevič Alessio, spingerà Nicola e Alessandra a isolarsi sempre più dalla famiglia e dalla società, avvicinandosi alla controversa figura del mistico siberiano Grigorij Efimovič Rasputin. Lo strettissimo legame tra Alessandra e il guaritore contribuirà a minare la credibilità della famiglia reale russa e a far vacillare il potere dello zar, sprofondando la Russia nel fervore rivoluzionario.

La fine di un’epoca

Il 24 giugno 1914, dopo aver trascorso il fine settimana con l’arciduca Francesco Ferdinando, l’erede al trono austro-ungarico, il Kaiser Guglielmo II si reca a Kiel per l’annuale regata sull’Elba. Benché il canale, appena inaugurato, costituisca una minaccia per la strategia navale della Gran Bretagna, ai festeggiamenti partecipa, come ospite d’onore, una squadra di navi da guerra inglesi: quattro corazzate e tre incrociatori, ormeggiati accanto alla flotta imperiale tedesca d’alto mare. Ufficiali ed equipaggi di entrambe le marine si scambiano complimenti entusiastici mentre salgono e scendono dalle rispettive imbarcazioni per assistere alla parata.

Il Kaiser, a bordo del suo yacht da competizione, il Meteora V, è al centro dell’attenzione. Il 26 giugno, con l’indosso l’uniforme di ammiraglio della flotta inglese (titolo onorario attribuitogli dalla nonna Vittoria), sale a bordo della corazzata Re Giorgio V. Due giorni più tardi, gli spettatori inglesi e tedeschi assistono a una gara di yacht, a cui partecipa anche il Kaiser con il Meteora. Mentre è nella baia di Kiel si avvicina una lancia per consegnare un telegramma. Il messaggio, infilato in un portasigarette per proteggerlo dai flutti, viene lanciato a bordo dello yacht imperiale. Il Kaiser lo apre: l’arciduca Francesco Ferdinando, erede al trono asburgico, è stato assassinato a Sarajevo, capitale della Bosnia, la più recente tra le acquisizioni territoriali austriache. È l’inizio della fine.

Mentre il sistema di alleanze europeo si mette in moto inesorabilmente, una vera e propria tempesta di telegrammi tra le tre teste coronate cerca di scongiurare l’inevitabile. In quei giorni, Nicola II e Guglielmo II si scambiano dieci telegrammi, alcuni dai toni disperati come quello inviato dallo zar il 29 luglio: “Rallegromi che sei rientrato in Germania in questo serio momento. Ti prego vivamente di aiutarmi. Una guerra vergognosa è stata dichiarata a un debole paese. L’indignazione è enorme in Russia e io la condivido. Prevedo che presto non potrò più resistere alle pressioni che si esercitano su di me, e sarò obbligato a prendere misure che provocheranno una guerra. Per evitare una sventura quale sarebbe una guerra europea, ti prego in nome della nostra antica amicizia di fare tutto il possibile onde impedire al tuo alleato di andare troppo oltre”.

Ma ormai non c’è più nulla che il Kaiser, lo zar o il re d’Inghilterra possano fare. Sebbene, tecnicamente, l’imperatore austriaco Francesco Giuseppe, Nicola II e Guglielmo II avrebbero forse potuto limitare le ostilità imminenti, sono alla mercé di forze più potenti: i generali, i politici, i produttori di armi e gli inarrestabili programmi di mobilitazione. Di fronte all’orgoglio nazionale, all’espansione imperiale e alla gloria militare, le proteste dei reali cugini vengono spazzate via. Il sangue non è acqua, ma la politica è più densa del sangue.

Francesco Ferdinando a Sarajevo
L’arciduca Francesco Ferdinando e la moglie Sofia lasciano il palazzo municipale di Sarajevo il 28 giugno 1914. Saranno assassinati cinque minuti dopo.

La fine di due imperi

Di tutti i sovrani coinvolti nella Prima guerra mondiale, Guglielmo e Nicola sono senza dubbio quelli che esercitano il maggiore potere reale, forse più di quanto un singolo individuo dovrebbe detenere in una società moderna complessa. Ironia della sorte, i due cugini continentali sono anche due tra i peggiori capi militari di tutto il conflitto.

Il Kaiser si dimostra fin da subito niente più che un roboante spaccone, privo di qualsiasi talento o qualità per il comando strategico. La Grande guerra distrugge una volta per tutte la pretesa di Guglielmo di fornire una leadership forte e coerente all’autocrazia tedesca al suo apice. Ignorato dal suo stesso Alto Comando, Guglielmo finisce per soccombere alle personalità ben più determinate dei generali Hindenburg e Lüdendorff, che nel luglio del 1917 minacciano le dimissioni se l’imperatore non accetterà di destituire il suo cancelliere.

Guglielmo inveisce e si lamenta, ma è costretto a cedere, non solo sulla rimozione del suo cancelliere, ma anche sulla rinuncia al titolo di Comandante supremo delle Forze armate, che viene trasferito al generale Hindenburg. “Non mi resta che abdicare”, brontola Guglielmo, che a questo punto trascorre le sue giornate tra tè e passeggiate, tanto che i tedeschi iniziano a chiamarlo “l’Imperatore-ombra”. Al termine della Grande guerra, con i suoi eserciti ormai in ritirata, il Kaiser verrà sopraffatto dalle forze del repubblicanesimo ed è costretto ad abdicare.

Più a est, le cose non vanno meglio per suo cugino Nicola II. Nell’aprile del 1915, l’altrettanto debole e irresoluto zar prende la fatale decisione di assumere personalmente il comando dell’esercito russo, sostituendo l’amato e apprezzato cugino, il granduca Nicola Nicolaevič. Non meno problematica è la sua decisione di lasciare la capitale nelle mani della consorte, la zarina Alessandra. Per quanto più energica e decisa del marito, l’imperatrice russa è ormai completamente assoggettata all’influenza del misterioso consigliere spirituale Rasputin, meritevole della sua totale fiducia per aver salvato la vita al suo unico figlio maschio in più di un’occasione (forse mediante tecniche di ipnosi).

L’odio verso Rasputin contribuisce, nel marzo del 1917, a far scoppiare rivolte popolari in tutta San Pietroburgo (nel frattempo divenuta Pietrogrado per cancellare l’origine tedesca del nome precedente). Una settimana più tardi, senza più il sostegno né dei politici né dei generali, Nicola II è costretto ad abdicare, ponendo così fine agli oltre trecento anni di storia della dinastia dei Romanov.

Un nuovo cognome

Dei tre cugini, Giorgio V è forse quello che gestisce la situazione al meglio. Limitando le sue attività militari a ispezioni occasionali delle truppe, il re e la regina Maria affrontano la minaccia dei disordini sociali avvicinando la Corona alla vita quotidiana dei sudditi in tempo di guerra: visitano gli ospedali e le fabbriche, conferiscono onorificenze a militari e civili; si spingono perfino a dare il buon esempio rinunciando al consumo di alcolici per tutta la durata del conflitto.

Certo, rispetto alle sue controparti continentali, il sovrano inglese non esercita un potere reale e – sebbene né lui, né suo padre Edoardo VII, né sua nonna Vittoria amino riconoscerlo – il suo ruolo nel funzionamento del governo è radicato nel tessuto politico costituzionale britannico. Ma ci sono momenti in cui anche il monarca inglese può fare la differenza. Forse la migliore dimostrazione della capacità del monarca inglese di preservare i propri interessi è la sua decisione di allontanarsi completamente dalle proprie ascendenze tedesche, modificando il cognome della Royal Family da Sassonia-Coburgo-Gotha a quello innegabilmente britannico di Windsor.

Nel giugno del 1917, durante una cena organizzata a Buckingham Palace, Lady Maud Warrender, occasionale dama di compagnia della regina Maria e amica di esponenti della cultura britannica come Edward Elgar e Henry James, si lascia sfuggire che circolano voci secondo cui, a causa del suo cognome, il re è considerato filotedesco. Sentendo ciò, Giorgio V sussulta e impallidisce, per poi abbandonare il ricevimento in tutta fretta pochi minuti più tardi. Da sempre ipersensibile alle critiche e incline all’autocommiserazione, Giorgio V è già rimasto scioccato dall’abdicazione e dall’arresto a marzo del cugino Nicola di Russia; le nuove dicerie lo spingono a temere per la sua stessa posizione.

Bombardiere Gotha G.V
Un bombardiere Gotha G.V, utilizzato dai tedeschi durante la Prima guerra mondiale.

La decisione definitiva sul cognome reale giunge nel novembre del 1917, all’indomani di una stagione di bombardamenti tedeschi su Londra, i primi a svolgersi in piena luce del giorno. Agli aerei che bombardano la città inerme i tedeschi hanno dato il nome di “bombardieri pesanti Gotha G. V”, dal nome della città in cui sono stati costruiti. Gotha, tuttavia, è anche una delle capitali del ducato di Sassonia-Coburgo-Gotha, il luogo di origine del nonno di Giorgio V, Alberto, marito della regina Vittoria. Quando Guglielmo di Germania verrà a sapere del cambio di nome, regalerà alla storia la sua battuta più celebre: parafrasando una famosa commedia di Shakespeare, disse che non vedeva l’ora di assistere a una rappresentazione delle Allegre Comari di Sassonia-Coburgo-Gotha.

Giorgio V e la fine dei Romanov

Per una terribile ironia, il 1917 – l’anno in cui cambia cognome – darà origine a un altro momento storico in cui le decisioni prese da Giorgio V per preservare il proprio trono in un’epoca di tensioni sociali e politiche avranno conseguenze importanti e, in larga misura, inaspettate. Dopo la sua abdicazione nel marzo del 1917, lo zar Nicola e la sua famiglia vengono posti agli arresti domiciliari nel Palazzo di Alessandro, vicino a Pietrogrado, nella speranza che un paese straniero si faccia avanti per offrire loro asilo. Permettere ai Romanov di rimanere in Russia, infatti, potrebbe incoraggiare una controrivoluzione.

In un primo momento, il governo inglese si dimostra aperto all’idea di ospitare i cugini del re. Tuttavia, Giorgio V teme che portare il controverso zar e la zarina in Inghilterra potrebbe causare disordini tra le classi lavoratrici simpatizzanti per il nuovo regime rivoluzionario in Russia. “Nicola il Sanguinario”, così chiamato per la sua brutale risposta repressiva alla manifestazione pacifica della Domenica di Sangue a San Pietroburgo nel 1905, è poco amato in Gran Bretagna, così come sua moglie, che peraltro è nata e cresciuta nella nemica Germania. Il timore di perdere il proprio trono in un momento di elevata tensione politica spinge, quindi, Giorgio V a ritirare il suo sostegno all’iniziativa sull’asilo.

Nicola e la sua famiglia vengono assassinati dai bolscevichi a Ekaterinburg nella notte tra il 16 e il 17 luglio 1918. Il trattamento orribile riservato ai figli – Olga, 22 anni, Tatiana, 21, Maria, 19, Anastasia, 17, e Alessio 13, – colpisce profondamente Giorgio V, che scrive nel suo diario: “Quei poveri bambini innocenti”. Il monarca britannico rimpiangerà per sempre di non aver mosso un dito per aiutare quello sfortunato cugino al quale somiglia come una goccia d’acqua.

Gli ultimi Romanov
Lo zar Nicola II, la zarina Alessandra e i loro cinque figli: da sinistra, Olga, Maria, Anastasia, Alessio e Tatiana.

Fonti

Miranda Carter, The Three Emperors: Three Cousins, Three Empires and the Road to World War One, Penguin, 2009.

Basil H. Liddell Hart, La Prima Guerra mondiale. 1914-1918, Rizzoli, 2014.

Barbara Tuchman, I cannoni d’Agosto. Come e perché l’Europa sprofondò nella Grande Guerra, Neri Pozza, 2023.

Barbara Tuchman, Dall’Expo a Sarajevo. La Belle Époche prima del baratro della Grande Guerra (1895-1914), Res Gestae, 2020.

Margaret MacMillan, 1914. Come la luce si spense sul mondo di ieri, Rizzoli, 2020.

https://www.bbc.co.uk/history/british/britain_wwone/cousins_at_war_01.shtml#two

Documentari

A cura di Storia e mitologie illustrate, La Prima guerra mondiale, una guerra familiare: https://www.youtube.com/watch?v=M5cz2mu4h9Q&t=541s

Giovanni murante, Cugini in guerra – podcast: https://www.youtube.com/watch?v=IgBjfgXjRpo&t=21s

Libri consigliati

Miranda Carter, The Three Emperors: Three Cousins, Three Empires and the Road to World War One, Penguin, 2009.

Barbara Tuchman, I cannoni d’Agosto. Come e perché l’Europa sprofondò nella Grande Guerra, Neri Pozza, 2023.

Barbara Tuchman, Dall’Expo a Sarajevo. La Belle Époche prima del baratro della Grande Guerra (1895-1914), Res Gestae, 2020.

Margaret MacMillan, 1914. Come la luce si spense sul mondo di ieri, Rizzoli, 2020.

Consigli di lettura: clicca sul titolo e acquista la tua copia!

  • Barbara Tuchman, I cannoni d’Agosto. Come e perché l’Europa sprofondò nella Grande Guerra, Neri Pozza, 2023.
  • Barbara Tuchman, Dall’Expo a Sarajevo. La Belle Époche prima del baratro della Grande Guerra (1895-1914), Res Gestae, 2020.
  • Margaret MacMillan, 1914. Come la luce si spense sul mondo di ieri, Rizzoli, 2020.
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Tags: Romanov
Jessica Ravanelli

Jessica Ravanelli

Dopo la Laurea triennale in Relazioni internazionali presso l'Università degli Studi di Milano, ha conseguito la Laurea magistrale in Marketing e Comunicazione d'Impresa, sempre a Milano. Attualmente studia Scrittura creativa ed Editing, e spera di pubblicare presto i suoi romanzi storici. Appassionata di storia fin da bambina, ha un interesse particolare per la storia anglosassone, le biografie reali e la storia del Titanic.

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