Il Golpe di Augusto Pinochet in Cile, 11 settembre 1973

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Golpe di Pinochet

L’11 settembre 1973 a Santiago del Cile, con un golpe militare, il generale Augusto Pinochet rovescia il governo socialista del presidente Salvador Allende. Nel momento in cui i militari entrano nel palazzo presidenziale semidistrutto dal bombardamento, Allende si toglie la vita per non finire nelle mani dei golpisti. Ha da quel momento inizio la dittatura sanguinosissima di Pinochet.

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Salvador Allende presidente del Cile

Gli anni settanta del novecento rappresentano un periodo di sconvolgimenti per i paesi dell’America latina; in particolare il Cile attira l’attenzione dell’opinione pubblica internazionale. La consolidata tradizione democratica e parlamentare del paese sembra renderlo, rispetto alle instabili repubbliche del continente, virtualmente immune da svolte autoritarie.


Nel 1970 il medico socialista Salvador Allende, leader di una coalizione di forze di sinistra chiamata “Unidad Popular“, vince le elezioni con il 36% dei voti. Il nuovo governo di Unidad Popular promuove un’ampia politica di riforme sociali ed economiche volte a superare alcune ingiustizie sociali: su tutte le terribili condizioni di vita dei minatori cileni che lavorano per le grandi multinazionali americane.

Il riformismo attivo e radicale di Allende gli aliena però le simpatie della borghesia imprenditoriale e del ceto medio, che temono principalmente una deriva marxista del governo. Nel corso del 1973 il conflitto sociale all’interno del paese raggiunge livelli intensi e preoccupanti.

11 settembre 1973, il golpe di Pinochet

In questa situazione sociale turbolenta e complessa la mattina dell’11 settembre del 1973 il comandante delle forze armate, il generale Augusto Pinochet, si pone alla guida di un golpe militare che ha l’obiettivo di abbattere il governo di Allende. Il palazzo presidenziale della Moneda, nella capitale Santiago del Cile, viene bombardato dall’aviazione e dai carri armati, mentre l’esercito prende il controllo anche delle altre principali città del paese.

Chiuso all’interno della Moneda con il proprio entourage il presidente Allende si rivolge direttamente al suo popolo attraverso la radio; il primo messaggio viene diramato alle 9.03:

“In questo momento passano gli aerei. E’ possibile che ci colpiscano. Sappiamo però che siamo qui, per lo meno col nostro esempio; e che in questo paese ci sono uomini che sanno adempiere agli obblighi che hanno. La storia non si ferma né con la repressione né con il crimine. Questa è una tappa che sarà superata. E’ un momento duro e difficile: è possibile che ci schiaccino. Ma il domani sarà del popolo, sarà dei lavoratori. Pagherò con la vita la difesa dei principi che sono cari a questa Patria.”

Alle 9.10 segue l’ultimo radio-appello di Allende; poco dopo l’emittente viene distrutta dai golpisti:

“Sicuramente questa sarà l’ultima opportunità in cui posso rivolgermi a voi. La Forza Aerea ha bombardato le antenne di Radio Portales e Radio Corporación. Le mie parole non contengono amarezza bensì disinganno. Che siano esse un castigo morale per coloro che hanno tradito il giuramento. Di fronte a questi fatti non mi resta che dire ai lavoratori: Non rinuncerò! Trovandomi in questa tappa della storia, pagherò con la vita la lealtà al popolo.


Sicuramente Radio Magallanes sarà zittita e il metallo tranquillo della mia voce non vi giungerà più. Non importa. Continuerete a sentirla. Starò sempre insieme a voi. Perlomeno il mio ricordo sarà quello di un uomo degno che fu leale con la Patria. Il popolo deve difendersi ma non sacrificarsi. Il popolo non deve farsi annientare né crivellare, ma non può nemmeno umiliarsi.

Lavoratori della mia Patria, ho fede nel Cile e nel suo destino. Altri uomini supereranno questo momento grigio e amaro in cui il tradimento pretende di imporsi. Sappiate che, più prima che poi, si apriranno di nuovo i grandi viali per i quali passerà l’uomo libero, per costruire una società migliore.
Viva il Cile! Viva il popolo! Viva i lavoratori!
Queste sono le mie ultime parole e sono certo che il mio sacrificio non sarà invano, sono certo che, almeno, sarà una lezione morale che castigherà la fellonia, la codardia e il tradimento.”

Quando si rende conto che la situazione è oramai disperata Allende invita gli uomini di sua fiducia a lasciare la Moneda; rimasto solo nel suo ufficio il presidente cileno si toglie la vita con un fucile mitragliatore AK-47 nel momento in cui militari fanno irruzione nel palazzo semidistrutto.

La dittatura di Pinochet

Augusto Pinochet consolida immediatamente la propria posizione instaurando un sanguinoso regime militare che attua una spietata repressione contro ogni forma di opposizione. Emblematica a tale proposito è la nuova Costituzione emanata dalla giunta secondo la quale i delitti commessi dai militari non possono essere giudicati dai tribunali civili, poiché rientrano nella cosiddetta “politica di riconciliazione nazionale”.

Il nuovo capo dello Stato si affretta subito a stringere importanti legami economici e politici con gli Stati Uniti il cui ruolo nel golpe militare del 1973 rimane ancora oggi una questione controversa e dibattuta.

Il regime di Pinochet dura diversi anni; nel 1988 il plebiscito popolare registra un netto insuccesso per il generale il quale si vede costretto nel 1989 a indire le prime elezioni democratiche dopo quasi vent’anni di dittatura.