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Giuseppe Garibaldi: vita e gesta dell’eroe dei due mondi

Il 4 luglio 1807 nasce a Nizza Giuseppe Garibaldi l’“eroe dei due mondi”, un uomo “in tutta l’estensione della parola”, marinaio, massone, soldato. Tra le figure storiche più note della storia contemporanea d’Italia, vive una vita avventurosa fatta, di viaggi e di molteplici amori, dentro e fuori dalla propria patria, combattendo in prima linea per le cause degli oppressi fino a divenire protagonista del risorgimento.

di Alessandro Sabelli
25 Dicembre 2025
TEMPO DI LETTURA: 20 MIN
Garibaldi fotografato a Palermo nel luglio 1860

Garibaldi fotografato a Palermo nel luglio 1860

CONTENUTO

  • Le origini di Giuseppe Garibaldi e l’infanzia a Nizza
  • I primi viaggi in mare e l’inizio della carriera da marinaio
  • La svolta rivoluzionaria, Mazzini e l’inizio dell’esilio
  • L’esilio tra Marsiglia, Tunisi e il Brasile
  • Le guerre in Brasile e l’incontro con Anita Garibaldi
  • L’esperienza in Uruguay e la nascita della Legione Italiana
  • La “Prima Guerra d’Indipendenza” e la Repubblica Romana del 1849
  • 1858-1862: la “Seconda Guerra d’Indipendenza”, la spedizione dei Mille e la Campagna per Roma
  • Il ritorno a Caprera, la vita privata e i nuovi legami politici di Garibaldi
  • La Terza Guerra d’Indipendenza e il celebre “Obbedisco”
  • Gli ultimi tentativi rivoluzionari e l’impegno civile negli anni finali
  • La morte di Giuseppe Garibaldi

Le origini di Giuseppe Garibaldi e l’infanzia a Nizza

Giuseppe Garibaldi nasce a Nizza, parte del Regno di Sardegna ma occupato dalla Francia Napoleonica in seguito alla battaglia di Marengo, il 04/07/1807. La famiglia di Garibaldi era, per discendenza, formata da pescatori. Tale professione era infatti esercitata dal padre, Domenico, e dal nonno, Giuseppe. La madre, Maria Rosa Nicoletta Raimondi, anche lei figlia di pescatori, si occupava delle faccende domestiche e della famiglia, numerosa, in quanto Giuseppe era il terzogenito di sei figli. Il tenore di vita dei Garibaldi, che all’attività di pescatori affiancavano quella da mercanti, era umile.

Non molti sono i dettagli che si conoscono circa l’infanzia di Garibaldi, ma per ammissione dello stesso, tale periodo non fu segnato da avvenimenti straordinari. Ciò che si sa è che egli cresce parlando il dialetto ligure diffuso a Nizza ed imparando il francese come seconda lingua. Solo successivamente impara e pratica frequentemente l’Italiano, tra le varie ragioni, anche perché, quando egli ha sette anni, la città di Nizza, come deciso nel Congresso di Vienna, viene riunita al Piemonte indipendente rappresentato dalla dinastia dei Savoia.

I primi viaggi in mare e l’inizio della carriera da marinaio

Nel medesimo anno, 1814, la casa dove risiedevano venne demolita al fine di allargare il porto e la famiglia trasloca. Garibaldi era, da un lato, legato alla sfera famigliare, in maniera particolare alla figura materna, dall’altro, aveva una forte vocazione nomade, con la quale i genitori dovettero far presto i conti. Essi speravano infatti che il loro terzogenito diventasse un avvocato o un sacerdote ma tale indirizzamento ebbe il risultato opposto sul giovane Giuseppe, che contrariamente alla volontà dei genitori, arriva a pensare che l’educazione Italiana avesse unicamente lo scopo di formare preti e avvocati, invece di buoni cittadini e soldati. Il padre, specificatamente, si mostra contrario alla volontà di Giuseppe di intraprendere la carriera di marinaio.

Coltiva negli anni della giovinezza la passione per la storia e la letteratura, trasmesse a lui dai precettori che lo seguirono nei primi anni d’istruzione, ed impara anche conoscenze di matematica, astronomia e geografia. Tali nozioni, gli saranno utili nel corso della propria carriera lavorativa quando, trovatosi senza lavoro, esercita per due volte la professione di maestro elementare. In seguito a numerosi tentativi, nel 1821, riesce a convincere il padre a dare il “via libera” all’inizio della carriera da marinaio ed il 12 Novembre viene iscritto nel “registro dei mozzi a Genova”. Non si conosce con precisione la data del primo imbarco di Garibaldi in tale ruolo, ma da varie fonti si apprende che il 13 Gennaio 1824, si imbarca ancora sedicenne sulla nave “Costanza”, brigantino da 225 tonnellate, su cui compie il primo importante viaggio che lo vede raggiungere le città di Istanbul, Odessa (Mar Nero) e Taganrog (Mar d’Azov) al fine di ritirare un carico di grano.

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La svolta rivoluzionaria, Mazzini e l’inizio dell’esilio

Nel mese di Luglio rientra a Nizza e lì rimane fino al mese di Novembre, quando si imbarca con suo padre sulla “Santa Reparata”, tartana di proprietà dello stesso, sulla quale assume il ruolo di mozzo di rinforzo e costeggia la Francia. Ancora sotto gli ordini della figura paterna si imbarca sulla medesima imbarcazione effettuando tappe presso città come Livorno, Porto Longone e Fiumicino, trasportando un carico di vino destinato all’approvvigionamento dei pellegrini giunti a Roma per il giubileo indetto da Papa Leone XII. Negli anni a seguire, in maniera particolare dal 1825 al 1832, numerosi sono i viaggi in mare che Garibaldi compie a bordo di diverse imbarcazioni. Durante questi, viene assalito tre volte dai pirati e riporta quella che sarà la prima ferita di guerra.

Tra i più importanti si ricordano quello verso le Isole Canarie e quello verso il Mar Nero che terminerà a Costantinopoli, città presso la quale trascorrerà tre anni, integrandosi nella comunità italiana locale e svolgendo la professione di istitutore al servizio di una famiglia. Nel 1832 diviene capitano di lungo corso. Nel corso di un viaggio a Taganrog nel 1833, entra in contatto con alcuni esponenti della dottrina di Saint-Simon, rispetto alla quale rimane affascinato, in particolare, dai concetti della fratellanza universale e dell’abolizione delle classi. Tali concetti, infatti, rispecchiavano fedelmente il pensiero di Garibaldi circa l’unificazione dell’Italia (ancora ampiamente frammentata) che doveva essere la priorità.

Nel medesimo anno, ma alcuni mesi più tardi, viene presentato a Giuseppe Mazzini, leader della “Giovine Italia”, società segreta che aveva come scopo quello di formare una Repubblica Italiana Unitaria, al quale si unisce giurando di lavorare per una nazione Italiana libera. Nel dicembre 1833 si arruola nella marina piemontese come recluta (marinaio di terza classe). L’intento, come racconta in futuro, è quello di contribuire all’organizzazione di un’insurrezione patriottica da far scoppiare a Genova, che si verificherà all’inizio del 1834, ma senza alcun risultato notevole. Fugge da Genova e si dirige verso Nizza, che raggiunge dopo dieci giorni di viaggio. Una volta superata la frontiera francese viene arrestato ma riesce a fuggire. Nel frattempo viene condannato a morte in contumacia per alto tradimento dal governo piemontese. Comincia quindi il periodo che egli trascorre in esilio.

L’esilio tra Marsiglia, Tunisi e il Brasile

Trascorre i primi mesi di esilio presso la città di Marsiglia, successivamente lavora al servizio del Bey di Tunisi Hussein che aiuta nell’opera di rinnovamento della marina, basata sul modello europeo. Dopo questa breve esperienza torna a Marsiglia dove lavora come volontario in un ospedale nel periodo dell’epidemia da colera. Decide poi, di imbarcarsi alla volta del Brasile, meta frequentemente scelta dagli Italiani, così come tutto il Sud America, per trovare fortuna.

Giunge a Rio de Janeiro, dove si iscrive alla sezione della “Giovine Italia” e gradualmente comincia a nutrire dubbi sulla situazione politica dell’Impero del Brasile, governato da Pedro II. Nel Maggio del 1837, alla guida della nave “Mazzini”, attacca navi brasiliane. Egli combatte a fianco dei secessionisti Repubblicani del “Rio Grande do Sul”. Alcuni mesi dopo viene fatto prigioniero, evade, ma viene nuovamente catturato e torturato. Terminato il periodo di prigionia continua a mantenere solidi legami con i marinai brasiliani e nel 1839 rischia la vita in un incidente che si verifica in mare, in cui buona parte dell’equipaggio perde la vita.

Le guerre in Brasile e l’incontro con Anita Garibaldi

Nel 1839 si verifica però un ulteriore evento che cambia l’esistenza di Garibaldi. Presso la città di Laguna, il 22 Luglio, infatti, dove egli si trovava nel contesto della “Rivolta Farroupilha” insieme ai rivoluzionari, conosce Ana Maria de Jesus Ribeiro (passata alla storia come “Anita”). Il giorno seguente, come testimoniato nelle memorie del protagonista, egli la incontra nuovamente e, guardandola intensamente pronuncia la famosa frase “devi essere mia”. Il 25 Luglio è protagonista della “presa di Laguna” e della proclamazione della repubblica Catarinense, La guerra non termina però in quel mese e nel novembre successivo l’esercito imperiale riconquista la città.

I combattimenti non si svolsero unicamente in mare ma si verificarono anche sulla terraferma. Qui Garibaldi vive le prime esperienze in tal senso. A seguito di una serie di vittorie brasiliane tra il 1839 ed il 1840, si decide a lasciare il Rio Grande. Nel frattempo, il 16 settembre 1840 diviene padre di Menotti, primogenito. Decide di recarsi quindi in Uruguay e giunge a Montevideo, insieme ad Anita, nel  giugno 1841, dopo un lungo viaggio effettuato con 1000 capi di bestiame, dei quali solo 300 circa arrivano alla meta finale. Durante i primi mesi passati in Uruguay, prova nuovamente a condurre una vita tranquilla. Lavora come viaggiatore di commercio in commestibili e tessuti ed insegna matematica e storia in una scuola.

L’esperienza in Uruguay e la nascita della Legione Italiana

Si stanca presto della monotonia che caratterizzava la sua vita ed entra nella marina uruguaiana, combattendo contro il generale Juan Manuel de Rosas, despota che era al governo dell’Argentina, all’interno del contesto della “Guerra Civile Uruguaiana”. Questa, vedeva i “Colorados” uruguaiani come alleati degli unitari argentini, che combattevano contro la formazione dei “Blancos” capeggiata dall’ex presidente uruguaiano Manuel Oribe, alleata con i federalisti argentini di Rosas. Gli viene affidato il grado di Colonnello e nell’estate del 1842 gli venne affidato un compito tanto importante quanto pericoloso: navigare il fiume Paranà, al comando di un equipaggio composto da 300 uomini e distribuito su 3 navi, che salparono il 23 Giugno. Quattro mesi prima dell’inizio della missione,il 26 Marzo 1842, Garibaldi convola a nozze con Anita. La flotta aveva l’obiettivo di arrivare nella città di Bajada affrontando le imbarcazioni nemiche per distruggere, nel corso del cammino, il commercio nemico.

La missione, definita “suicida”, vedeva aggiunta al coefficiente di difficoltà, la superiorità delle truppe comandate dall’ammiraglio Irlandese William Brown. Nell’Agosto del 1842 alcuni degli uomini di Garibaldi vengono presi in trappola. Egli riesce a fuggire dopo una caparbia resistenza e riesce a rifugiarsi a terra con i superstiti, dopo aver dato fuoco alle navi. Nel corso dei mesi successivi l’esercito del Generale Rivera viene distrutto dall’armata di Oribe. La guerra però, non termina e riprende nel 1843. Lo scopo principale era quello di difendere la città di Montevideo e si decise di adottare misure di sicurezza. Alcuni degli schiavi precedentemente incarcerati vengono liberati per essere impiegati come soldati e vengono riuniti in legioni straniere.

Qui nasce la “Legione Italiana”, della quale Garibaldi assumerà il comando successivamente e che era costituita da poche centinaia di Italiani. Qui, il futuro “eroe dei due mondi”, accresce la propria esperienza al comando e sviluppa nuove capacità di organizzazione dei gruppi. È qui, che per la prima volta, Garibaldi partorisce l’idea delle “camicie rosse”. Nel 1845, il governo dell’Uruguay, caratterizzato da numerose divisioni interne, opta per l’aiuto internazionale. La Francia e l’Inghilterra intervennero e garantirono l’indipendenza uruguayana a discapito dell’Argentina. Nell’Agosto del medesimo anno Garibaldi respinge assalti nemici alla città. Convinto però che l’interesse straniero fosse mirato a tutelare interessi diversi da quelli degli abitanti locali, cerca privatamente di scendere a patti con alcuni comandanti nemici. Il tentativo, però, non và a buon fine.

Nel mese di Febbraio del 1846 si verifica il più noto avvenimento riguardante la Guerra d’indipendenza Uruguaiana: la “Battaglia di Sant’Antonio”, combattuta presso l’omonimo fiume. Fu una battaglia estenuante, durante la quale la Legione Italiana subisce molte perdite. Nello stesso mese un colpo di Stato presso Montevideo segna la fine del Governo Parlamentare. Rivera tornò al potere su richiesta, completando la controrivoluzione e Garibaldi aderisce al nuovo regime, continuando a perorare la causa senza sosta, guadagnandosi encomi ma vivendo una vita di stenti. Lo fece, però, malvolentieri, perchè cosciente del fatto che la guerra avesse perso il carattere di patriottismo, per lui fondamentale.

Ciononostante, non si arrese neanche quando Oribe sconfisse nuovamente Rivera. Egli, però, era malvisto tutti: non godeva della fiducia degli ufficiali uruguaiani, che lo vedevano come un diretto concorrente; non aveva una buona reputazione tra i mercanti europei, ai quali continuava a sequestrare merci e che di conseguenza lamentavano con il governo questa situazione ed infine, non era ben visto dai diplomatici europei, secondo i quali Garibaldi fomentava, non da solo, la prosecuzione della guerra. Fu proprio grazie al forte impulso dei diplomatici europei che la guerra calò progressivamente di intensità. Durante gli anni trascorsi in Sud America, non aveva comunque mai abbandonato i contatti con l’Italia, e dopo le vicende belliche narrate, era deciso a tornare.

La “Prima Guerra d’Indipendenza” e la Repubblica Romana del 1849

Fu in maniera particolare con Mazzini che egli mantenne assidui contatti e al fondatore della Giovane Italia, Garibaldi propose di portare seicento uomini in Europa per preparare la guerra rivoluzionaria. Nel frattempo, la coppia aveva dato vita ad altri 3 figli: Rosita nata nel 1843, Teresita nel 1845 e Ricciotti nel 1847. Egli, oramai deciso a tornare in Italia, decide di mandare avanti Anita, accompagnata dalla prole (ad eccezione di Rosita, scomparsa prematuramente nel 1845) in direzione Nizza, per recarsi dalla madre. Allo stesso tempo, l’intenzione di Garibaldi è quella di lavorare con il fine di accumulare il denaro necessario per rientrare in Italia.

Il 15 Aprile del 1848 inizia il ritorno. Il viaggio, durante il quale Garibaldi rischia di perdere la vita, dura due mesi e si svolge su una nave, all’interno della quale era accompagnato da circa 60 soldati. Sbarca a Nizza il 23 Giugno, 3 mesi dopo l’inizio della “Prima Guerra d’Indipendenza”, che vedeva il Regno di Sardegna opposto all’Impero Austriaco. Nei mesi a venire incontra Carlo Alberto di Sardegna a Roverbella e Mazzini a Milano. Pur rimanendo deluso dall’incontro con quest’ultimo a cause delle differenti idee che i due avevano, Garibaldi partecipa alla guerra come volontario prestando servizio per il governo provvisorio di Milano.

Al termine del conflitto, dopo un breve periodo trascorso prima con Anita presso Rieti e poi ad Anagni, vive in primo piano l’esperienza della “Repubblica Romana”, dove viene nominato “Generale di Brigata” agli ordini del triumvirato Armellini – Mazzini – Saffi. La notte tra il 2 ed il 3 Giugno del 1849 le truppe francesi, al comando del generale Oudinot, riconquistarono dei punti chiave di Roma. Dopo un mese di ulteriori avvicendamenti, Garibaldi, deciso a continuare la guerra, fugge da Roma seguito da Anita che si trova in stato di gravidanza e che perderà la vita il giorno 4 del mese di agosto, a Mandriole di Ravenna.

A settembre viene arrestato a Chiavari, dove si reca dopo alcune settimane trascorse nel Granducato di Toscana, su ordine del generale Alfonso La Marmora. Dopo una discussione tenutasi presso la Camera dei Deputati del Regno di Sardegna, si decide di non convalidare l’arresto e di procedere alla liberazione. Decide quindi di partire nuovamente e si reca prima a Tunisi, dove gli viene negata ospitalità, poi a La Maddalena ed infine parte per Gibilterra, dove rimane dal 9 al 16 Novembre prima di partire per Tangeri dove, ospite dell’ambasciatore piemontese Giovan Battista Carpenetti, risiederà fino a giugno, mese in cui parte per l’Inghilterra recandosi a Liverpool. Lì resta poco, partendo a fine mese per gli Stati Uniti d’America.

Arriva a New York il 30 Luglio, dopo un viaggio di un mese e lì abita con Felice Foresti prima e con Antonio Meucci poi, che gli procura un lavoro presso la propria fabbrica di candele. Lascia New York dopo 9 mesi e si imbarca direzione Caraibi; si reca successivamente in Perù. Arriva a Callao il 5 ottobre, poi si dirige verso Lima, città nella quale resterà fino a Gennaio 1852, divenendo capitano dell’imbarcazione “Carmen”. Il 10 del primo mese dell’anno intraprende un lungo periodo di navigazione che lo porta prima in Cina, poi nelle Filippine e lungo le coste dell’Australia. Rientra a Boston al principio dell’anno successivo.

In questo periodo esercita l’attività di commerciante di seta e di altri prodotti. Rientra successivamente in Europa e nel Febbraio del 1854 incontra a Londra Giuseppe Mazzini. Rientra poi a Nizza, dopo essere passato per Genova. Alla fine del 1855 si reca nuovamente in Sardegna, nell’isola di Caprera, dove acquista dei terreni. Lì ottiene la patente di capitano di prima classe e si dedica alle attività di agricoltura e allevamento fino al 1858, quando si riavvicinerà all’ambiente piemontese, con il rappresentante del quale, Camillo Benso Conte di Cavour, aveva continuato a mantenere i contatti.

1858-1862: la “Seconda Guerra d’Indipendenza”, la spedizione dei Mille e la Campagna per Roma

Il 20 Dicembre del 1858 Garibaldi incontra Cavour, impegnato a preparare una politica di alleanze in vista di un conflitto contro l’Austria. Garibaldi accetta di mettere la propria esperienza militare al servizio del Re Vittorio Emanuele II (successore di Carlo Alberto dopo l’abdicazione di quest’ultimo avvenuta nel 1849) e viene nominato “Maggiore Generale” dei “Cacciatori delle Alpi”, ruolo che ricoprirà nel corso della “Seconda Guerra d’Indipendenza”, che si combatte dall’aprile al luglio del 1859. Il ruolo di Garibaldi è quello di operare principalmente nel nord Italia, in maniera particolare in Lombardia e nelle zone alpine, per contrastare le truppe austriache sul fronte principale.

L’esperienza di Garibaldi porta alle truppe da egli comandate importanti vittorie tattiche, tra le quali vale la pena menzionare quella ottenuta a Varese il 26 Maggio 1859, dove ebbe la meglio sulle truppe comandate dal Generale Urban e quella ottenuta a San Fermo il 27 Maggio 1859 che costrinse le truppe a ritirarsi verso Como. La Guerra venne interrotta l’11 Luglio 1859, con l’”Armistizio di Villa Franca”, che causa delusione a Garibaldi, scontento per l’interruzione del processo di unificazione. Lascia il comando dei Cacciatori delle Alpi, nonostante gli fosse stato offerto il ruolo di Capitano e viene eletto deputato del Regno di Sardegna.

Il 24 Gennaio 1860, si sposa con Giuseppina Raimondi, conosciuta a Robarello nel 1859. La Raimondi, cresciuta in una famiglia dalla forte ideologia mazziniana e figlia di un padre che si trovava rifugiato nel Canton Ticino, aveva il compito di rifornire di armi i combattenti e di trasmettere ad essi i messaggi di guerra. Garibaldi la ripudia però subito dopo le nozze, quando viene a sapere, come lei stessa confessato dopo domanda diretta da parte di Garibaldi, che aveva intrattenuto relazioni amorose con altri uomini nel periodo immediatamente precedente alle nozze.

Protesta pubblicamente contro la cessione di Nizza e della Savoia alla Francia, avvenuta tramite il “Trattato di Torino” del 24 Marzo 1860 ma non si dà per vinto, iniziando a pensare ad un’alternativa per portare a termine il suo progetto. L’idea porta presto all’azione e vede la luce la “Spedizione dei Mille”. La notte tra il 5 e il 6 Maggio 1860 Garibaldi e circa 1000 volontari si imbarcano, con lo scopo di sbarcare in Sicilia e liberare gradualmente il sud Italia dagli Asburgo- Borbone. Particolarità dei volontari è la camicia rossa che tutti indossano. Lo sbarco avviene l’11 Maggio a Marsala, e da lì inizia la risalita. Seguono nei giorni successivi alcuni importanti successi, tra cui la “Battaglia di Catalafimi” e la conquista della Sicilia.

Non solo successi però caratterizzano l’esperienza di Garibaldi nell’ isola. Dal 2 al 10 Agosto, infatti, insieme ai suoi uomini, si rende protagonista in negativo dei “Fatti di Bronte”, nel tentativo di reprimere l’insurrezione popolare contro la borghesia locale e contro i nobili. Tra il 18 e il 19 Agosto sbarca in Calabria ed avanza verso Napoli. Entra nell’attuale capoluogo campano il 7 Settembre prende progressivamente controllo della città dopo l’abbandono dei Borbone. Alla fine del mese di settembre, i volontari Garibaldini, chiamati da quest’ultimo “Esercito Meridionale” ottengono la più celebre vittoria militare dell’intera spedizione, quella del “Volturno”.

Lì, in una netta inferiorità numerica e dopo estenuanti combattimenti presso la zona che si estende tra le località di Capua, Caiazzo e Maddaloni, inflissero una pesante sconfitta agli uomini di Francesco II, che si ritira a Gaeta e segnano quini ufficialmente la fine del Regno delle Due Sicilie. Sarà alla fine del mese di ottobre si concluderà, con il celebre “incontro di Teano”, avvenuto il 26 ottobre, verificatosi in realtà presso Vairano Scalo, nei pressi di Caserta. Lì, Garibaldi, dopo aver completato la conquista del Regno delle due Sicilie si incontra con Vittorio Emanuele II, che aveva occupato i territori pontifici delle Marche e dell’Umbria.

Garibaldi, intenzionato a proseguire verso Roma per liberarla, dovette cedere la sovranità sull’ex regno delle due Sicilie sui territori fino a quel momento conquistati a Casa Savoia, che lo reclama al fine di non scaturire una guerra contro la Francia di Napoleone III che, davanti al tentativo di liberazione di Roma, non sarebbe rimasto immobile. Il 17 Marzo 1861 si realizza l’”Unità d’Italia”, anche grazie alle operazioni guidate da Garibaldi; il qual, però non è completamente soddisfatto del risultato ottenuto.

Tra le varie ragioni che lo rendevano solo parzialmente appagato, la più importante era quella che vedeva la città di Roma non essere ancora annessa al Regno d’Italia neonato. Da qui deriva la famosa frase “O Roma, o morte”, che lo spinge ad organizzare una spedizione volontaria, che dalla Sicilia era indirizzata a Roma, con il fine di cacciare il Papa Pio IX. Il 29 Agosto 1892, nella celebre “Battaglia dell’Aspromonte”, Garibaldi viene fermato e ferito ed arrestato dall’Esercito Regio Italiano.

Ingresso di Garibaldi a Napoli

Il ritorno a Caprera, la vita privata e i nuovi legami politici di Garibaldi

La sua detenzione dura poco, e viene liberato grazie ad un’amnistia concessa da Vittorio Emanuele II. Da quel momento decide di ritirarsi nuovamente a Caprera, per concedersi un periodo di riposo finalizzato a attenuare i dolori fisici, reumatismi nello specifico, che da anni lo tormentavano. L’isolamento non gli impedisce comunque di mantenere legami con i protagonisti delle vicende politiche, sulle quali rimane comunque tramite frequenti scambi epistolari. Nel 1864, diventa “Grande Maestro” del più importante e noto ordine Massonico Italiano, Il “Grande Oriente d’Italia”.

Nel 1865, conosce colei che gli rimarrà accanto fino all’ultimo dei suoi giorni, Francesca Armosino. Ella, si trasferisce a Caprera per esercitare la professione di balia. I nipoti di Garibaldi, i figli di Teresita, avevano infatti bisogno di qualcuno che si occupasse di loro. Qui conosce Garibaldi e i due si innamorano, nonostante la notevole differenza di età tra i due, che consisteva in 39 anni. La storia viene dichiaratamente ostacolata da Teresita e Ricciotti, che decidono di lasciare Caprera. Insieme, danno vita a 3 figli: Clelia, nata nel 1867, Rosa nata nel 1869 e Manlio, nato nel 1873. Tutti e tre i figli da essi concepiti nacquero precedentemente alle nozze, che si verificarono qualche anno più avanti.

La Terza Guerra d’Indipendenza e il celebre “Obbedisco”

Svolta significativa nella vita dell’”eroe dei due mondi” avviene nei mesi estivi dell’anno 1866, periodo in cui scoppia la “Terza Guerra d’Indipendenza”, parte del più complesso quadro della “Guerra Austro-Prussiana”. All’interno di questa, Garibaldi assume il comando dei Corpi Volontari che si erano formati e che contavano circa 38.000 uomini. Aveva il compito di agire nella zona corrispondente alle prealpi tra Brescia e il Trentino, nella zona che si estendeva ad ovest del Lago di Garda. Garibaldi ottiene nel corso delle settimane importanti successi, tra i quali non ci si può esimere dal menzionare quella di Ponte Caffaro del 25 Giugno, quella di Condino del 16 Luglio ma soprattutto, quella del 21 Luglio presso Bezzecca, dove respinge gli austriaci.

Ora, l’occupazione della città di Trento, mira di Garibaldi dal momento dell’unificazione. Così come gli accadde in passato, però, vede la propria volontà fermata da un armistizio, precisamente quello di Cormons., Ed è pochi giorni dopo che si verifica unno dei fatti più noti legati alla vita del nizzardo. Il 3 Agosto infatti riceve un telegramma contenente l’ordine di abbandonare il territorio fino a quel momento occupato. A questo egli risponderà, in maniera sintetica, con la celebre frase “Ho ricevuto il dispaccio nº 1073. Obbedisco” tramite un telegramma inviato da Bezzecca il 9 Agosto. Sfruttando il successo derivatogli dall’impresa condotta, decide di continuare a perseguire l’obiettivo che da anni lo tormentava, la presa di Roma.

Gli ultimi tentativi rivoluzionari e l’impegno civile negli anni finali

Decide quindi di organizzare un attacco ma non fa in tempo a concretizzare la sua intenzione perché viene arrestato nei pressi di Siena, a Sinalunga, su ordine del Presidente del Consiglio Urbano Rattazzi e viene trasferito alla fine di settembre prima a Genova e poi a Caprera, dove viene rigidamente sorvegliato. Nonostante gli sforzi compiuti per contenerlo, riesce a fuggire utilizzando Luigi Gusmaroli, amico e patriota, come sosia. Dopo varie tappe intermedie, si reca quindi a Firenze e poi a Terni, da dove inizia un lungo percorso che lo vede passare, accompagnato dai volontari, per alcune città come Passo Corese e Monterotondo, dove abbatte la roccaforte pontificia. Giunge a Roma negli ultimi giorni di Ottobre del 1867 e li rimane fino alla mattina del 31, quando, resosi conto che la rivolta attesa non si stava verificando, decide di ritirare le truppe. 

Pochi giorni dopo, il 3 Novembre subisce insieme ai suoi volontari una pesante sconfitta presso Mentana per mano delle truppe pontificie che godevano dell’ausilio di quelle francesi. Si muove nuovamente in direzione Tivoli, dove era diretto anche prima della sconfitta, ma viene arrestato presso la stazione di Figline Valdarno e trasferito a Varignano, dove rimane incarcerata dal 5 al 25 Novembre. Si reca nuovamente a Caprera dove aver lasciato la Toscana e nell’Agosto del 1868 si dimette dal ruolo di deputato. Nel 1870 inizia a dedicarsi inoltre all’attività di scrittura: pubblica i romanzi “Clelia” e “Cantoni il volontario”.

Quest’ultimo, egli lo dedica alla memoria di Achille Cantoni, volontario del nizzardo ai tempi della Repubblica Romana, al quale salva la vita nel corso della “Battaglia Velletri” contro le truppe del Regno delle Due Sicilie di Ferdinando II. Tra il 1870 e il 1871, nel corso della “Guerra Franco Prussiana”, collabora con la Francia recandosi a Marsiglia, agendo all’oscuro del Regno d’Italia. Dopo aver contribuito, tra le altre cose, alla difesa della città di Digione ed aver dato un importante aiuto per far in modo che si verificasse la proclamazione della Terza Repubblica Francese, venne eletto deputato dell’Assemblea Nazionale Francese. L’obiettivo era quello di proporre l’abrogazione del Trattato di Torino, precedentemente citato.

Questa richiesta porta ai c.d. “Vespri Nizzardi”, che si verificarono tra l’8 e il 10 Febbraio e che vennero militarmente repressi. L’8 Marzo 1871, presso il Parlamento, ci furono pubbliche rimostranze circa l’elezione di Garibaldi. L’Italiano però, viene difeso da uno dei più illustri intellettuali francesi, Victor Hugo, che sottolinea come egli fosse stato “l’unico dei generali che hanno combattuto per la Francia a non essere stato sconfitto.” A Garibaldi non venne lasciato diritto di parola ed egli, di tutta risposta, si dimette il giorno seguente. In seguito viene rieletto, dopo ver preso posizione a favore della “Comune di Parigi”, come deputato nella nuova Assemblea Nazionale Francese.

Accetta la nomina simbolicamente, ma successivamente si dimette. Nel frattempo, al di fuori della vita politica, fonda la prima società in Italia per la protezione degli animali.  Fin dall’acquisto dei terreni a Caprera, infatti,  viene profondamente influenzato dal contatto con la natura e con gli animali e comincia progressivamente a modificare la sua alimentazione, diventando gradualmente vegetariano e rinunciando al consumo di alcool, concedendosi come unico sfizio l’uso sporadico di sigari. Nel 1872 viene a mancare Giuseppe Mazzini e Garibaldi, nonostante la non piena coincidenza delle idee dei due, ordina che sulla salma del nativo di Genova sventoli la bandiera dei Mille. Nel 1873 le sue condizioni di salute, nel frattempo, peggiorano progressivamente, ed i problemi di artrite che più volte ne avevano condizionato le azioni nel passato lo costringono all’utilizzo delle stampelle.

L’anno seguente vede la luce il suo terzo romanzo, intitolato “I Mille”, narrante la storia di Marzia, una donna che, con l’intento di unirsi ai volontari, si traveste da uomo. Nel 1878, seppur non consapevolmente, si rende protagonista di uno dei fatti che negli anni a venire modificheranno la lingua Italiana. Il 17 Gennaio 1878, infatti, si reca ai funerali del sovrano Vittorio Emanuele II, venuto a mancare il 9 dello stesso mese e durante la cerimonia, decide di seguire il carro funebre compiendo più d’una volta un giro intorno alla rotonda del Pantheon (luogo dove il sovrano verrà sepolto e dove i cittadini si riunirono per rivolgergli un ultimo saluto) invece di aspettare che il carro gli sfilasse davanti come consuetudine. Da questo episodio, nascerà in futuro il celebre detto romanesco “il giro de Peppe”. 

Garibaldi fotografato a Palermo nel luglio 1860

Nel 1879 fonda a Roma la “Lega della Democrazia” ed il giornale ad essa collegato, omonimo, si propone di attuare un programma politico mirato al raggiungimento del suffragio universale maschile e di altri obiettivi, tra cui la bonifica dell’Agro Romano, l’abolizione del giuramento di fedeltà dei deputati alla monarchia, la confisca e la conseguente distribuzione dei beni ecclesiastici, provvedimenti entrambi derivanti dalla laicizzazione dello Stato da attuarsi in principio. La Lega però, non riesce a costituirsi come un vero e proprio partito politico e quanto programmato non va a buon fine. Già nell’Agosto del 1872 Garibaldi, tramite la pubblicazione dell’”Appello alla Democrazia” aveva espresso interesse per alcuni dei temi che sette anni dopo aveva intenzione di tradurre in pratica tramite l’operato della Lega.

Il 26 Gennaio del 1880, dopo aver ottenuto l’annullamento del precedente matrimonio con Giuseppina Raimondi da parte della Corte d’Appello di Roma, convola a nozze con Francesca Armosino, compagna di vita da 14 anni. Grazie al matrimonio, i due poterono finalmente riconoscere Manlio e Clelia. Ritiratosi dall’azione politica da circa 10 anni, Garibaldi si era ritirato a Caprera, dove affrontava la vecchia in compagnia di Francesca, sostentandosi grazie al vitalizio che percepiva dal 1876. L’idea, nata da Pasquale Stanislao Mancini, venne approvata dalla Camera e dal Senato tra il Dicembre 1874 e il Maggio 1875 e prevedeva un ammontare di 50.000 lire da corrispondere con cadenza annuale e con l’aggiunta di una rendita.

La morte di Giuseppe Garibaldi

Nel Gennaio 1882 affronta l’ultimo viaggio per recarsi prima a Napoli, dove resta fino all’ultima settimana di Marzo e poi a Palermo, dove arriva il 28 dello stesso mese e sosta fino a metà Aprile. L’intento del viaggio era quello di celebrare il sesto centenario dei “Vespri Siciliani”. Ritorna a Caprera il 17 Aprile e li rimane fino al 2 Giugno 1882, giorno in cui, nel tardo pomeriggio, si spegne, affiancato dalla moglie Francesca, che con lui rimane fino all’ultimo istante. Il desiderio di Garibaldi era quello di essere cremato ma la sua volontà non venne rispettata e, di conseguenza, la sua salma venne imbalsamata e deposta nel cimitero di famiglia, parte del Compendio Garibaldino.

Ancora oggi, egli riposa lì, all’interno di un sepolcro chiuso con una pietra di granito, recante la sola iscrizione “Garibaldi”. Come egli stesso afferma negli ultimi istanti prima del decesso, in accordo con la testimonianza di Francesca Armosino, morì “con il dolore di non vedere redente Trento e Trieste”. Tali parole, dimostrano quanto egli avesse fatto della lotta una missione e dell’Unità d’Italia una ragione di vita, che ebbe occasione di vedere soddisfatta solo parzialmente.

Consigli audiovisivi su Giuseppe Garibaldi

  • Intervento del celebre storico Alessandro Barbero al “Festival della Mente” di Sarzana in cui vengono illustrate vita, vicende politiche e pensiero di Giuseppe Garibaldi, evidenziando l’importanza che tale figura ha avuto nella storia d’Italia. (https://www.youtube.com/watch?v=ADagHqIODzA)
  • Documentario RAI parte della serie “La storia siamo noi” che fornisce una spiegazione dettagliata delle tappe fondamentali della vita di Garibaldi creando un giusto equilibrio tra elementi personali, storici e politici che restituisce una descrizione dettagliata di uno dei protagonisti della storia del risorgimento. (https://youtu.be/vX91W1VhcKg?si=LIwEJJ1ZQA99EzXW)

Consigli di lettura: clicca sul titolo e acquista la tua copia!

  • D.M. Smith, Garibaldi: una grande vita in breve, Laterza, 1982.
  • Milza, Garibaldi – Longanesi, 2013.
  • Scirocco, Garibaldi. Battaglie, amori, ideali di un cittadino del mondo, Laterza, 2004.
Letture consigliate
Tags: Giuseppe Garibaldi
Alessandro Sabelli

Alessandro Sabelli

Appassionato di Storia e Politica in generale, consegue la Laurea Triennale in "Scienze Politiche e Relazioni Internazionali" presso "Sapienza Università di Roma" con una tesi in "Storia delle Relazioni Internazionali". Attualmente studente iscritto al corso di Laurea Magistrale in "Relazioni Internazionali" presso la medesima Università, durante il quale trascorre un periodo presso la "Middle East Technical University" di Ankara nell'ambito del Progetto "Erasmus+", dedica in particolare la sua attenzione alla Storia Contemporanea.

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