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La famiglia d’origine di Roosevelt
Franklin Delano Roosevelt nasce il 30 gennaio 1882 a Hyde Park, New York, da una famiglia benestante e influente. Il padre James Roosevelt (1828-1900) discendeva da una delle più antiche famiglie, o “dinastie”, di New York, risalente ai tempi della fondazione della città. Infatti, lo stesso nome Roosevelt sarebbe la forma anglicizzata del cognome olandese Van Roseveld, o Rosenveld, tradotto come “campo di rose”. La famiglia di FDR (iniziali del suo nome e cognome, con cui viene spesso chiamato), oltre ad essere antica nei canoni degli Stati Uniti, era anche ricca, disponendo di notevoli investimenti nel settore minerario nella Virginia Occidentale. Parte della fortuna della famiglia deriva anche dal nonno Jacobus Roosevelt III.
La madre, invece, era Sara Ann Delano (1854-1941), seconda moglie, nonché cugina, del padre James Roosevelt. Lei apparteneva ad un’altra importante famiglia “aristocratica” di New York, discendente di Philippe De la Noye (cognome poi anch’esso anglicizzato in Delano), ugonotto sbarcato nel 1621 a Plymouth. Franklin era anche cugino di uno dei più famosi presidenti degli Stati Uniti, ovvero il repubblicano Theodore Roosevelt (1858-1919) in carica per due mandati dal 1901 al 1909. Come il padre, Franklin sposerà sua cugina Anna Eleanor Roosevelt, nipote del presidente Theodore nel 1906 (il padre di Eleanor era il fratello del presidente).

Giovinezza e studi di Franklin Delano Roosevelt
L’infanzia del giovane è simile a quella di molti suoi coetanei dello stesso ceto, in un ambiente cosmopolita e con una dura educazione aristocratica, seguito da tutori privati in svariate materie come algebra, latino e storia. Impara il francese ed il tedesco, grazie anche ai numerosi viaggi intrapresi attraverso l’Europa con la famiglia. Sviluppa anche la tendenza alla leadership che verrà sfruttata abilmente in politica nei decenni successivi. Nel 1896, all’età di 14 anni, viene iscritto dai genitori presso l’istituto Groton nel Massachusetts, istituito nel 1884, di tradizione episcopale e con una rigida disciplina interna.
Nel 1900 entra ad Harvard e ottiene la laurea in storia nel 1903, seguendo anche corsi di economia e di governo. Prosegue poi gli studi alla Columbia University che abbandona nel 1907 dopo l’esame per diventare avvocato, iniziando così la sua carriera professionale presso lo studio legale Carter Ledyard & Milburn, uno dei più prestigiosi dell’epoca e ancora attivo. Durante i suoi anni di servizio presso tale studio, Roosevelt si specializza in diritto marittimo, materia che gli tornerà poi utile alcuni anni più tardi.
Inizio della carriera politica
FDR si iscriverà nel 1910 al partito Democratico, sebbene la famiglia fosse tendenzialmente di tradizione repubblicana. Il ventottenne Roosevelt si candida nel distretto della contea di Dutchess, seggio storicamente repubblicano ma riesce a vincere, diventando senatore dello stato di New York. Fin da subito si scontra con il Tammany Hall, un’organizzazione strettamente collegata al partito Democratico di New York, che verrà poi sciolta nel 1967. Tale istituzione, nata per opere di assistenzialismo a fine XVIII secolo, divenne ben presto politica, giocando un ruolo fondamentale nella distribuzione delle cariche pubbliche, anche grazie a numerosi episodi di corruzione e di mezzi illeciti. Roosevelt fin da subito si mostra vicino agli agricoltori ed alle loro istanze, tramite una campagna molto territoriale e vicina alle persone.
Nel 1912 viene rieletto come senatore e, contemporaneamente, supporta la candidatura presidenziale di Woodrow Wilson, scontrandosi ancora una volta con il Tammany Hall. Le elezioni del 1912 furono vinte dal partito Democratico (41% dei voti) poiché il partito Repubblicano (23% dei voti) si presentò diviso per via della scissione di Theodore Roosevelt che diede vita al partito Progressista (27% dei voti). Per via della particolare modalità di elezione del presidente statunitense il Democratico Woodrow Wilson stravinse le elezioni con 435 Grandi Elettori su 531, nonostante non disponesse della maggioranza dei voti. Il supporto del giovane fu premiato con il posto di assistente al Segretario della Marina, vista la sua passione per il mare e le navi. Va fatto notare che lo zio Theodore Roosevelt ebbe lo stesso incarico nel 1897/1898 sotto la presidenza McKinley. Durante il suo mandato in Marina sviluppò il desiderio di voler sviluppare una flotta più grande per il paese, in contrasto con il Segretario della Marina Josephus Daniels.
Gli anni del primo conflitto mondiale e del dopo guerra
Nella Prima guerra mondiale fu tra i responsabili della logistica e della gestione dei rifornimenti per il fronte. Partecipò in maniera attiva alla conduzione delle operazioni militari, convincendo la Royal Navy a minare il Mare del Nord per contrastare i sommergibili tedeschi. Nell’arco dell’estate del 1918, Franklin riuscì ad incontrare i diplomatici alleati europei in vista delle fasi finali della guerra, in quella che fu la sua prima vera esperienza in politica internazionale.
L’esperienza acquisita in questi anni al Dipartimento della Marina sarà molto importante durante la presidenza e la Seconda guerra mondiale. Finito l’incarico di assistente in Marina, Roosevelt fu proposto, e fortemente voluto dal partito, come vicepresidente per la candidatura presidenziale di James M. Cox del 1920 contro il duo repubblicano Harding-Coolidge, rispettivamente presidente e vicepresidente. Il duo Cox-Roosevelt perse le elezioni, con circa il 34% dei voti.
Tra i motivi della loro sconfitta possiamo riscontrare il supporto all’ingresso degli Stati Uniti nella neonata Società delle Nazioni, voluta dal presidente uscente Woodrow Wilson e basata sui suoi famosi 14 punti. L’opinione pubblica invece era più propensa a risolvere i problemi interni come la crisi postbellica o l’inflazione invece di essere coinvolti in organizzazioni internazionali o in eventuali nuovi problemi europei, pertanto più vicini all’isolazionismo repubblicano. In sostanza, la maggior parte degli elettori erano più interessati a risolvere i vari problemi interni al paese che a questioni internazionali.
La malattia di Roosevelt

La carriera politica fu rallentata da problemi di salute personali. Nell’estate del 1921, mentre si trovava a Campobello Island, venne colpito dalla poliomielite, una malattia che colpì i suoi arti inferiori, fino alla paralisi quasi completa. Questa situazione lo costrinse ad usare stampelle o la sedia a rotelle in privato. Diversa la situazione per quanto riguarda l’opinione pubblica, verso la quale cercò in tutti i modi di nascondere la sua disabilità, tramite tutori metallici nascosti sotto i vestiti oppure sostenuto fisicamente da persone vicine a lui. Nessuno nelle sue condizioni era mai stato eletto presidente o ad altre cariche importanti nella storia statunitense.
Frederic Delano, uno dei suoi zii, definì FDR come un twice-man, ovvero un uomo nato due volte, poiché grazie al sostegno della moglie Eleanor e del suo consigliere politico Louie Howe, riuscì ad affrontare la malattia attivamente e a ritornare in politica dopo una breve pausa. Nell’ottobre 1924, per cercare sollievo, iniziò a frequentare le sorgenti calde di Warm Springs in Georgia che non portarono a una cura definitiva, se non a lievi miglioramenti. Nonostante ciò, nel 1927 acquistò e fece ristrutturare la struttura che ospitava le sorgenti e divenne nota come la Roosevelt Warm Springs Institute for Rehabilitation.
Alcuni anni dopo fece costruire, inaugurandola nel 1933, la Little White House che divenne nota per i suoi periodi di ritiro durante la presidenza. Nell’aprile 1945 il presidente Roosevelt vi morirà e nel 1948 la struttura fu aperta al pubblico divenendo un museo, aperto ancora oggi. FDR nel corso degli anni si impegnò molto per trovare una cura e stare vicino ai malati di polio. Ad esempio, nel 1938 fondò un’associazione nazionale per i disabili colpiti durante l’infanzia; attiva ancora oggi nel campo della salute materna e neonatale.
La malattia influenzò anche la sua visione politica e il concetto di libertà; nel discorso sullo stato dell’unione del 1941, che divenne anche noto come discorso sulle “Quattro libertà”, inseriva la libertà dal bisogno intesa come anche libertà dalla malattia. Oggi alcuni nuovi studi suggeriscono che non fu colpito da polio, come all’epoca diagnosticato, ma fosse la sindrome di Guillain-Barrè, ovvero una malattia autoimmune che attacca il sistema nervoso e scatenata da infezioni non correttamente curate.
Ritorno in politica e la carica da Governatore
Roosevelt continuò comunque a partecipare alla vita politica del partito, intervenendo nelle numerose riunioni. Nel 1924, dopo essere stato colpito dalla malattia, FDR partecipò alla Convention presidenziale a Madison Square Garden per presentare la candidatura di Alfred Emanuel Smith, allora governatore di New York. Durante gli anni 20 tentò anche di cambiare la strategia del partito Democratico, tentando di avvicinarlo ai ceti più bassi, nel tentativo di sfidare il partito Repubblicano.
Roosevelt capì che dovevano avvicinarsi alle istanze di quelle classi sociali che avevano votato per La Follette, candidato presidenziale del partito Progressista che nel 1924 era arrivato al 16% dei voti. Inoltre, era anche consapevole che senza un’agenda ben definita difficilmente avrebbero raggiunto la presidenza visto che dalla guerra civile solamente due erano i presidenti democratici che ci erano riusciti, Grover Cleveland e Thomas Woodrow Wilson. Tale strategia gli avrebbe poi permesso di ampliare la sua base elettorale arrivando alla presidenza nella campagna del 1932.
Nel 1928 si candida come governatore dello stato di New York e vince per soli 26.000 voti contro il repubblicano Albert Ottinger; va di nuovo fatto notare che anche lo zio Theodore Roosevelt ottenne lo stesso incarico nel 1899-1900. L’operato di Roosevelt come governatore fu per certi versi simile a quello successivo presidenziale, in particolare dopo il crollo della borsa di Wall Street nell’ottobre 1929. Nei suoi mandati fu molto vicino agli agricoltori, suo bacino elettorale fin dai tempi del periodo da senatore, ad esempio con il taglio del cuneo fiscale e la costruzione di scuole e infrastrutture nelle zone rurali.
Fu promotore della rete elettrica nelle campagne. Propose l’uso delle terre inutilizzate a favore dell’industria del legname e nel marzo 1929 chiese al Congresso statale il permesso per la costruzione di un impianto idroelettrico sul fiume Saint Laurence. Il 27 aprile 1931 fu firmato il Power Authority Act da parte di Roosevelt, per la creazione del NYPA, con l’obiettivo di fornire energia elettrica a basso costo.
La corsa alla presidenza di F. D. Roosevelt
Durante il mandato da governatore dello stato di New York, Roosevelt vince la nomination come candidato democratico senza avere un programma specifico; in campagna elettorale annunciò che era responsabilità del governo garantire il diritto ad avere una vita confortevole, quindi di interventismo statale, senza però rinunciare a prerogative liberiste come il pareggio di bilancio ad esempio. Nonostante la mancanza di un chiaro programma per far uscire gli Stati Uniti dalla Grande Depressione, Roosevelt vinse di misura le elezioni con il 57% dei voti contro il 37% del presidente uscente Herbert Hoover, ma soprattutto conquistando la quasi totalità dei Grandi Elettori (472 su 531).
La sua vittoria fu possibile grazie ad un’ampia coalizione che sostenne il partito Democratico per diverse elezioni, che andava dalle donne agli elettori del profondo Sud, dagli intellettuali alle minoranze, senza dimenticare i contadini. Tuttavia, rischiò di non diventare presidente per via di un attentato da parte di un anarchico di origini italiane, Giuseppe Zangara, il 15 febbraio 1933, in cui furono sparati diversi colpi di pistola che lo mancarono, colpendo a morte il sindaco di Chicago Anton Cermak accanto a lui. L’attentatore fu catturato e poi condannato a morte sulla sedia elettrica.
La presidenza di Franklin Delano Roosevelt
Franklin fu l’unico presidente, benché la “regola” non scritta di Washington sui due mandati fosse ormai tradizione, ad essere eletto ben quattro volte, anche se l’ultimo mandato durò appena qualche settimana per via della morte prematura; dopo tale fatto verrà approvato, nel 1951, il XXII emendamento che limita a due il numero di mandati per una persona. Possiamo dividere in due parti la presidenza di FDR: la prima in cui grazie al New Deal viene affrontata la Grande Depressione con il tentativo di far uscire il paese dalla crisi, mentre la seconda con la preparazione e poi l’ingresso nella Seconda guerra mondiale, grazie soprattutto all’attacco giapponese a Pearl Harbor.
Roosevelt fu anche famoso per i suoi numerosi discorsi d’incoraggiamento e nei primi mesi del suo mandato, in occasione della promulgazione del NIRA il 16 giugno 1933, si scagliò a favore degli stipendi dei lavoratori: «Nessuna impresa che dipenda, per il suo successo, dal pagare i suoi lavoratori meno di quanto serva loro per vivere ha diritto di sopravvivere in questo Paese». Sempre nel 1933 Roosevelt lavora per il riconoscimento dell’URSS, sia in chiave geopolitica che economica.
Nelle elezioni del 1936 FDR vinse in tutti gli stati arrivando a 523 su 531 Grandi Elettori contro il repubblicano Alf Landon, eccetto che per il Maine ed il Vermont (gli unici stati a non votarlo in nessuna delle 4 elezioni). Nel novembre 1940 Roosevelt ebbe un “contatto” indiretto con il quattordicenne Fidel Castro che gli scrisse una lettera in cui chiedeva al presidente una banconota da 10 dollari, specificando anche l’indirizzo a cui spedirla; la lettera fu scoperta nel 1977 alla National Archives and Records Administration da alcuni dipendenti.
La Seconda guerra mondiale

Gli Stati Uniti, allo scoppio del secondo conflitto mondiale nel 1939, non erano pronti né interessati ad intervenire in Europa, nonostante Roosevelt guardasse sempre con molto interesse a ciò che succedeva nel vecchio mondo. Malgrado il forte isolazionismo presente nel Congresso e nell’opinione pubblica, riuscì comunque a far passare alcune leggi importanti che permettevano di sostenere la Gran Bretagna e i suoi alleati contro la Germania nazista, in nome della sicurezza nazionale, come il Lend-Lease Act dell’11 marzo 1941.
Nell’agosto successivo si incontrò con Churchill a Terranova, dove fu firmata una dichiarazione congiunta nota come la Carta Atlantica, fortemente ispirata ai 14 punti del 1919 dell’ex presidente Wilson (di cui Roosevelt fece parte come assistente). Tra i principali possiamo ricordare la rinuncia alla forza, il miglioramento delle condizioni dei lavoratori o il libero commercio. Questo mostra come il presidente tentò di preparare il paese al probabile intervento nel conflitto, anche per farlo uscire definitivamente dalla crisi economica che ancora non era finita completamente, malgrado gli sforzi del New Deal.
Sarà tuttavia il Giappone a portare il paese in guerra con l’attacco a sorpresa del 7 dicembre a Pearl Harbor e il successivo intervento di Roosevelt al Congresso il giorno dopo con il famoso “discorso dell’infamia”, con cui chiedeva la dichiarazione di guerra contro gli aggressori. Roosevelt guidò gli Stati Uniti per tutto il conflitto, ad esempio con le vittorie nella battaglia delle Midway (giugno 1942). Partecipò attivamente nelle varie conferenze alleate a Casablanca (gennaio 1943 e fu la prima in cui un presidente Statunitense effettuò un viaggio in aereo durante il mandato), a Teheran (novembre-dicembre 1943) e Jalta (febbraio 1945).
La morte di Roosevelt
Come già accennato in precedenza, nel suo discorso alla nazione del 6 gennaio 1941, Roosevelt annunciò le famose “Quattro libertà” da difendere e che comprendevano la libertà di parola e di espressione, di culto, dal bisogno e dalla paura. Durante la guerra, nel gennaio 1944, Roosevelt andò oltre e si fece promotore di una versione aggiornata dei Bill of Rights (la carta dei diritti), affermandone l’inadeguatezza ai tempi, con l’aggiunta dei “diritti economici” da riconoscere come l’assistenza sanitaria, al lavoro e all’istruzione. Nella sua visione tali diritti rientravano in un più ampio dibattito in cui si discuteva e si ripensava il concetto stesso di libertà. Roosevelt non farà in tempo a vedere la fine del conflitto e la realizzazione di queste proposte poiché morì a soli 63 anni il 12 aprile 1945 per un’emorragia cerebrale, appena poche settimane dopo l’insediamento per il quarto mandato.
La vita privata di Roosevelt
Come anticipato in precedenza ebbe una moglie nel 1905, nonché sua cugina alla lontana, Anna Eleanor Roosevelt. Con lei ebbe sei figli, di cui ne sopravvissero cinque: Anna (1906), James (1907), Elliott (1910), Franklin Jr. (1914) e John (1916). Il rapporto con la moglie ebbe alti e bassi nel corso sei successivi 40 anni. Nel 1914, durante il suo mandato da assistente in Marina, conobbe Lucy Mercer Rutherfurd, giovane ragazza assunta dalla moglie Eleanor come segretaria. Tra i due si sviluppa una relazione che porta la ragazza ad essere assunta alcuni anni dopo in Marina, venendo assegnata all’ufficio di Franklin, alimentando in tal modo i pettegolezzi.
La relazione fu scoperta da Eleanor nel 1919, al rientro dall’Europa di Franklin, portando alla richiesta di divorzio nei suoi confronti. L’intervento della famiglia di Eleanor impedisce la fine del loro matrimonio che avrebbe anche significato molto probabilmente il declino della carriera politica di Roosevelt. La relazione tra i due si interrompe ma Lucy Mercer rimase comunque in contatto con Franklin e sarà presente alla morte di lui nell’aprile 1945.
Eleanor fu sempre molto impegnata nelle lotte del marito, soprattutto durante la sua permanenza alla White House. Altro aspetto importante della vita privata fu il rapporto con il suo cane Fala, uno Scottish Terrier, che accompagnerà il presidente nella maggior parte dei suoi viaggi, come all’incontro con Churchill a Terranova. Il cane divenne presto una mascotte per l’opinione pubblica e il presidente lo difese, in un divertente discorso del 1944, dagli attacchi del partito Repubblicano. Dopo la sua morte nel 1952 venne eretta una piccola statua vicino a quella del defunto presidente presso il Franklin Delano Roosevelt Memorial di Washington.
Bibliografia consigliata
Testi, Arnaldo, Il secolo degli Stati Uniti. Bologna, Il Mulino, 2022.
Foner, Eric, Storia degli Stati Uniti d’America. La «libertà americana» dalle origini a oggi. Roma, Donzelli Editore, 2017.
Jones, Maldwyn A., Storia degli Stati Uniti. Un popolo e la sua libertà. Milano, Bompiani, 1984.
Sitografia consigliata
- https://www.loc.gov/
- https://www.whitehousehistory.org/







