Franco annuncia la fine della guerra civile, 1 aprile 1939

Francisco Franco

Il 1°aprile 1939 Francisco Franco annuncia la fine della guerra civile spagnola. La guerra civile, che porta al crollo della Repubblica, segna l’inizio della lunga dittatura del generale Franco. SCOPRI LA SEZIONE VIDEO LEZIONI

Fra il 1936 e il 1939 la Spagna è sconvolta da una drammatica e sanguinosa guerra civile. Le sue origini vanno ricondotte ai contrasti che lacerano il paese nella prima metà degli anni ’30. Dopo la fine della dittatura di Primo de Rivera e la caduta della monarchia, la Spagna attraversa un periodo di grave instabilità economica e sociale, che vede succedersi un fallito colpo di stato militare (estate ’32) e una insurrezione anarchica sanguinosamente repressa (autunno ’34). Alle tensioni dovute alla grande crisi del 1929 si sommano quelle specifiche di un paese arretrato e prevalentemente agricolo quale è la Spagna.


Qualsiasi tentativo riformatore si scontra da un lato contro l’ottusità dell’aristocrazia terriera, ceto dominante e reazionario, dall’altro contro le tendenze sovversive e antistatali di un proletariato fortemente influenzato dalle ideologie anarco-sindacaliste. Queste tensioni condizionano pesantemente anche la vita politica della Spagna repubblicana, che nel 1932 si è data una Costituzione democratica molto avanzata.

La vittoria del Fronte popolare

Nel febbraio 1936 la coalizione di Fronte popolare, composta da comunisti, repubblicani e socialisti si affermano nelle elezioni politiche. La tensione esplode in tutta la Spagna. Le masse popolari vivono la vittoria come l’inizio di una rivoluzione sociale. Un’autentica esplosione di collera popolare si rivolge contro i grandi proprietari, i notabili conservatori e il clero cattolico. I gruppi di destra rispondono con la violenza squadristica, in cui si distinguono le formazioni della Falange movimento politico di ispirazione fascista fondato da Primo de Rivera nel 1933.

Inizia la guerra civile

Una guerra civile di fatto è già in corso, quando un gruppo di militari decide di ribellarsi al governo repubblicano. L’evento scatenante è l’uccisione di Josè Calvo Sotelo, esponente monarchico-conservatore, da parte di poliziotti repubblicani il 13 luglio 1936. Le forze conservatrici e nazionaliste insorgono contro il governo del Fronte Popolare eletto qualche mese prima, tramite un colpo di Stato militare, soprannominato Alzamiento Nacional.

I capi della sollevazione armata sono i generali Francisco Franco, Emilio Mola, Gonzalo Queipo de Llano e José Enrique Varela, i noti cuatro generales. Il generale José Sanjurjo è il leader incontestato del sollevamento militare, ma rimane ucciso tre giorni dopo l’inizio della rivolta in un incidente aereo, il 20 luglio 1936, mentre si reca in Spagna per prendere il controllo delle forze insorte.

Francisco Franco, al comando delle truppe ammutinate di stanza in Marocco e della Legione spagnola, prende la guida delle forze nazionaliste del sud della Spagna, il generale Emilio Mola di quelle del nord. Dopo la morte nel 1937 di quest’ultimo, Francisco Franco rimane il comandante indiscusso di tutti i nazionalisti. Insignito del titolo di caudillo (duce, condottiero), si guadagna l’appoggio delle gerarchie ecclesiastiche, dell’aristocrazia terriera e di buona parte della borghesia moderata. Nel 1937 crea la Falange nazionalista, un movimento politico di ispirazione nazionalista e fascista.

La sollevazione militare viene contrastata dal governo repubblicano con le truppe rimaste leali, così come da milizie di volontari socialisti, comunisti, repubblicani, democratici e anarchici. Madrid e le regioni del nord-est rimangono sotto il controllo del governo.


Le potenze europee

Il comportamento delle potenze europee è decisivo per le sorti della guerra civile spagnola e per la vittoria dei nazionalisti di Franco. Italia e Germania aiutano massicciamente gli insorti franchisti. Mussolini invia in Spagna un contingente di 50 mila volontari ( si tratta in realtà di reparti regolari) oltre a notevoli quantità di materiale bellico. La Germania nazista invia carri armati e aerei e si serve della guerra per sperimentare l’efficienza della sua aviazione.

Nessun aiuto viene dato alla Repubblica dalle potenze democratiche. Gli inglesi si attengono a una rigida neutralità che mal cela una certa simpatia per i nazionalisti. Frenato dagli alleati inglesi, ma anche da ampi settori della sua stessa maggioranza, e preoccupato dal rischio di uno scontro aperto con gli Stati fascisti, il governo francese di Fronte popolare si astiene da ogni aiuto palese ai repubblicani. I francesi si illudono di bloccare gli aiuti al fronte opposto promuovendo un accordo generale fra le grandi potenze per il non intervento nella crisi spagnola. Sottoscritto, nell’agosto ’36, anche da Italia e Germania, l’accordo è però rispettato solo da Francia e Gran Bretagna.

L’Urss e le Brigate internazionali

L’unico Stato a portare un aiuto efficace alla Repubblica è l’Urss. Non solo rifornisce il governo spagnolo di materiale bellico, ma favorisce, attraverso il Comintern, la formazione di Brigate intenazionali. Esse sono reparti volontari composti in buona parte da comunisti ma aperti ad antifascisti di tutte le tendenze e di tutti i paesi.

Numerosi sono gli italiani e i tedeschi che trovano nella guerra civile spagnola l’occasione per combattere quella battaglia che non possono affrontare in patria. Gli antifascisti italiani si raccolsero nella Colonna Italiana, nel Battaglione Garibaldi, poi diventato Brigata, e nelle Brigate Giustizia e Libertà. Tra gli oltre 3.800 italiani troviamo Palmiro Togliatti, Luigi Longo, Pietro Nenni, Randolfo Pacciardi, e Carlo Rosselli.


Le divisioni interne ai repubblicani

Inferiori agli avversari sul piano militare, i repubblicani sono anche indeboliti dalle loro divisioni interne. Le divisioni contribuiscono a far svanire quel clima di entusiasmo popolare che ha caratterizzato le prime fasi della resistenza antifranchista e facilitano l’offensiva delle forze nazionaliste.

Particolarmente grave è il contrasto che divide gli anarchici dai comunisti. I primi sono insofferenti a qualsiasi disciplina militare e a ogni compromesso politico. I secondi sono favorevoli a una linea relativamente moderata, tale da non rompere l’unità con le forze democratico-borghesi, in omaggio alla strategia dei fronti popolari. Inoltre, gli eccessi di violenza cui si abbandonano soprattutto gli anarchici allontanano quei settori della borghesia progressista favorevoli in un primo tempo alla Repubblica.

Esplode il contrasto tra anarchici e comunisti

Il contrasto tra anarchici e comunisti assume toni drammatici soprattutto nel maggio del 1937. Tra il 3 e l’8 maggio del 1937 (e noti anche come eventi di maggio fatti di Barcellona), due diverse anime del fronte repubblicano, quella comunista e quella filo-trotzkista del Partito Operaio di Unificazione Marxista (POUM) e i miliziani anarchici, si affrontano in violenti scontri armati. I comunisti, grazie al legame con l’Urss, godono di un’influenza sproporzionata rispetto alla loro modesta consistenza numerica. Essi adottarono nei confronti degli anarchici metodi simili a quelli in uso nella Russia di Stalin. Numerosi militanti anarchici scompaiono fra il ’37 e il ’38 e il  POUM è messo al bando anche con l’intervento di agenti sovietici.

La sconfitta repubblicana e la dittatura

La sorte della guerra civile è segnata nella primavera del ’38, quando i franchisti riuscirono a spezzare in due il territorio controllato dai repubblicani separando Madrid dalla Catalogna. Nonostante il Comintern decide in autunno il ritiro delle Brigate internazionali, la Repubblica spagnola resiste ancora fino all’inizio del 1939, quando i nazionalisti sferrano l’offensiva finale che si concluse il 28 marzo con la caduta di Madrid. Il 1° aprile Franco annuncia la fine della guerra civile e instaura una dittatura militare, proclamandosi Capo di Stato con il titolo di Caudillo.

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