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Home Storia Contemporanea

Francesco I di Borbone: vita e regno del re delle Due Sicilie

Un re per due visioni

di Alberto Fernandez
21 Novembre 2025
TEMPO DI LETTURA: 12 MIN

CONTENUTO

  • Un ritratto di Francesco I
  • Infanzia e formazione di Francesco di Borbone
  • La guerra con la Francia e il primo esilio in Sicilia
  • Il ritorno a Napoli, il secondo esilio e la nomina a luogotenente
  • Ascesa al trono e regno di Francesco I
  • Bilancio storico del regno e dell’operato di Francesco I

Un ritratto di Francesco I

Francesco I delle Due Sicilie, nato Francesco Gennaro Giuseppe Saverio Giovanni Battista, è stato re del Regno delle Due Sicilie dal 1825 al 1830. Terzo sovrano del ramo meridionale dei Borbone, discendente da suo nonno Carlo di Borbone, re di Napoli e Sicilia e successivamente re di Spagna con il nome di Carlo III, la sua figura è ricordata in maniera molto ambigua. Da un lato, infatti, come duca di Calabria, Francesco si è battuto per modernizzare il Meridione e si è fatto promotore del cambiamento, mentre dall’altro, una volta salito al trono, si è trasformato in uno dei monarchi più conservatori e reazionari.

Questo forte dualismo rende difficile comprendere pienamente la sua figura, poiché in lui hanno convissuto due anime, quasi due persone, diverse e in contrasto tra loro. Sorge spontaneo chiedersi: se avesse prevalso l’anima modernizzatrice, la storia della penisola sarebbe stata diversa? Questa domanda non ha una risposta e mai l’avrà, ma la suggestione che genera è un ottimo punto di partenza per parlare della vita e dell’operato di un sovrano che pur regnando poco ha marcato in maniera indelebile la storia dell’Italia pre-risorgimentale.

Infanzia e formazione di Francesco di Borbone

Francesco di Borbone nasce a Napoli il 19 agosto 1777, da Ferdinando IV di Napoli e Maria Carolina d’Austria, figlia dell’imperatrice Maria Teresa. La sua ascendenza è delle più nobili che si possano avere, essendo nipote oltre che di Maria Teresa d’Austria, anche di Carlo III di Spagna nonché discendente del “re Sole” Luigi XIV di Francia. Questo faceva si che Francesco fosse imparentato con i sovrani più importanti d’Italia e d’Europa. Originariamente destinato ad intraprendere la carriera ecclesiastica, la vita del giovane principe cambia drasticamente quando suo fratello maggiore, il duca di Calabria Carlo Tito, muore il 17 dicembre 1778.

Questo avvenimento fa si che il piccolo Francesco, che all’epoca aveva solo pochi mesi, diventi improvvisamente il nuovo erede ai troni di Napoli e Sicilia. L’essere il nuovo duca di Calabria, titolo degli eredi al trono di Napoli fin dal Medioevo, stravolge completamente la vita del bambino e qualunque prospettiva si potesse avere su di lui. Fin da subito gli vengono affidati tutori di grande spessore intellettuale come ad esempio il fisico pugliese Giuseppe Saverio Poli o il cardinale Domenico Orsini d’Aragona. Lo scopo di questa decisione, fortemente voluta dalla madre di Francesco, la regina Maria Carolina risulta chiara fin da subito, formare un sovrano istruito e abile al suo dovere con una base culturale e intellettuale ampia, a differenza di quanto era accaduto con la formazione del padre di Francesco, Ferdinando IV (poi Ferdinando I delle Due Sicilie) che aveva una cultura molto basilare, tanto da preferire il dialetto napoletano all’italiano.

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Francesco di Borbone ritratto da Élisabeth Vigée Le Brun nel 1790, Museo nazionale di Capodimonte, Napoli
Francesco di Borbone ritratto da Élisabeth Vigée Le Brun nel 1790, Museo nazionale di Capodimonte, Napoli

Nonostante questo, al giovane Francesco viene data un educazione certamente colta e completa, ma con una forte impronta gerarchica, molto simile a quella riservata ai membri di Casa Savoia, volta al rispetto dell’autorità. Questo influisce profondamente sulla crescita del giovane principe che, fin da bambino, sviluppa un carattere fortemente introverso, schivo, indeciso e a tratti estremamente controverso (come vedremo in seguito) e fortemente rispettoso, ai limiti della vera e propria sottomissione, dell’autorità, in particolare quella del padre Ferdinando. Sempre nell’ottica dell’evitare un qualsiasi urto con i genitori, Francesco acconsente alle nozze volute dalla madre, Maria Carolina, con l’Arciduchessa d’Austria, figlia del Sacro Romano Imperatore Leopoldo II e cugina dello stesso Francesco.

La guerra con la Francia e il primo esilio in Sicilia

La vita del giovane Francesco, subisce un netto cambiamento con la messa a morte e la decapitazione dei reali di Francia. La famiglia di Francesco aveva profondi legami di parentela con la monarchia francese, non solo in quanto quanto erano membri della dinastia dei Borbone, che regnava in Francia dall’epoca di Enrico IV e che, tramite il ramo cadetto dei Borbone-Due Sicilie (all’epoca Borbone di Napoli o Borbone di Sicilia) era arrivata a governare il meridione, ma anche perché la regina di Francia, Maria Antonietta, era sorella della regina Maria Carolina. La decapitazione dei reali di Francia è un qualcosa di shoccante per l’intero continente europeo.

I monarchi di tutta Europa, che per la maggior parte si sono mostrati fino ad allora sovrani illuminati e riformatori, vedono con terrore quello che sta accadendo in Francia e per la prima volta sentono che il loro potere assoluto inizia a vacillare. Per alcuni questo è l’apice dell’illuminismo, ovvero la società che finalmente si ribella contro chi, fino a quel momento, ha governato in maniera dispotica sulle spalle della gente comune. In realtà non è così, a guidare la rivoluzione infatti non è la classe popolare, ma la borghesia, il cui principale scopo è arrivare ad equipararsi alla classe nobiliare che fino a quel momento ha retto le sorti del paese.

Nonostante questo, gli avvenimenti in Francia spaventano al punto i sovrani e l’establishment europeo, che potenze come Austria e Prussia, fino a quel momento acerrime rivali, decidono di fare fronte comune contro la valanga proveniente dalla Francia. Inizia così a prendere forma la Prima Coalizione. Dopo qualche anno, tra il 1789 e il 1793, nel 1792 scoppia il conflitto aperto tra la Francia e il resto d’Europa. La guerra, che dura fino al 1797, viene chiamata “Guerra della Prima Coalizione” e da inizio ad una serie di lunghi e sanguinosi conflitti che vedranno prima la Francia rivoluzionaria e poi quella napoleonica opporsi al resto delle potenze europee.

In tutto questo, i Borbone a Napoli, che fino a quel momento sono stati fieri sostenitori del movimento illuminista, si schierano a favore della causa assolutista.
La scelta presa a Napoli, viene cementata con la decapitazione di Luigi XVI e Maria Antonietta. Quella che più di tutti subisce lo schock, è la regina Maria Carolina da sempre affezionatissima alla sorella. I Borbone reagiscono con estrema durezza e da mecenati di artisti e intellettuali, si convertono in acerrimi nemici dei giacobini e di chiunque, a detta loro, possa metter in dubbio il loro potere. In tutto la figura di Francesco, non brilla particolarmente di luce propria, non prende nessuna iniziativa e anzi, si limita a seguire gli ordini del padre.

Gli anni che vanno dal 1792 al 1796 sono positivi per la coalizione. La Francia è nettamente debilitata poiché non solo è attanagliata da gravi crisi interne, come la ribellione della Vandea, ma anche perché la campagna di persecuzione avviata nei confronti dei nobili l’ha privata dei suoi comandanti migliori. Le gravi condizioni in cui versa l’Exagone, fanno dunque sperare agli alleati di poter giungere ad una vittoria netta. Ciò che scombina le carte in tavola è, come tutti sanno, la campagna d’Italia del 1796-1797 guidata da Napoleone Bonaparte. Il giovane generale riesce in poco tempo a sbaragliare austriaci e piemontesi e sotto minaccia di arrivare a Vienna obbliga l’Imperatore a firmare il trattato di Campoformio.

La fine delle ostilità non porta ad una nuova stabilità nel panorama italiano, anzi. Con la vittoria riportata da Napoleone, iniziano a formarsi in tutta la penisola varie repubbliche e tutti i precedenti regnanti vengono via via cacciati dai loro troni. È proprio per reprimere una di queste repubbliche, quella romana e favorire il ritorno a nella città eterna del Papa, che i Borbone muovo nuovamente le proprie truppe. Nonostante non vi sia Napoleone, momentaneamente occupato in Egitto, l’esercito napoletano guidato da Ferdinando IV e da Francesco, viene sonoramente sconfitto dalle truppe francesi che invadono il regno di Napoli, obbligando i Borbone ad autoesiliarsi in Sicilia.

Se per il re e la regina, l’esilio in Sicilia si dimostra essere una scelta traumatica, che fortifica le loro convinzioni anti-giacobite, per Francesco rappresenta l’opportunità di uscire finalmente dall’ombra dei genitori. Ancora attaccato a quell’ideale di principe e sovrano illuminato, che purtroppo perderà o rinnegherà in futuro, Francesco dimostra per la prima volta non solo il suo spirito, ma anche le sue capacità. Nel breve periodo del primo esilio in Sicilia, da gennaio a giugno del 1799, inizia lentamente a farsi largo il carattere di abile governante e riformatore liberale del Duca di Calabria, che uscirà completamente fuori con il secondo soggiorno forzato nell’isola.

Il ritorno a Napoli, il secondo esilio e la nomina a luogotenente

Come detto poc’anzi, il primo esilio della corte borbonica in Sicilia non dura molto, andando dal 23 gennaio del 1799 al 13 giugno dello stesso anno. Una volta soppressi i movimenti rivoluzionari, i Borbone tornano a Napoli. Dei promotori delle arti e patroni dei pensatori e dei filosofi non resta alcuna traccia, la rivoluzione ha trasformato quelli che una volta erano ferventi sostenitori dell’illuminismo in repressori. Proprio questa parola, repressione, può ben riassumere quello che significa la restaurazione dei Borbone sul trono napoletano.
Tornati al potere, Ferdinando e Maria Carolina decidono di schierarsi dalla parte di coloro che hanno fatto strage.

In poco tempo gran parte dell’intelligenzia, meridionale finisce giustiziata. Tutto ciò sembrava impossibile pochi anni prima, quando il regime borbonico era fortemente compromesso con intellettuali e filosofi, ma tutto questo ora non c’era più. In questo contesto, era inevitabile che il regno di Napoli si schierasse sempre di più a favore dell’asse anti-francese. Questa decisione costa caro, poiché nel 1806, i francesi invadono nuovamente i territori borbonici, obbligando nuovamente Ferdinando IV e la sua famiglia ad andare in esilio in Sicilia. Questo secondo soggiorno forzato sull’isola è molto più lungo del primo, durando quasi 10 anni, durando dal 1806 al 1815. È in questo periodo che Francesco esce definitivamente dall’ombra dei genitori in cui era stato per anni.

Tutto ciò non è immediato, bisogna infatti aspettare il 1812, e un duro scontro sulle imposte tra il sovrano e il Parlamento, per far si che il sovrano faccia un passo indietro in favore del figlio. Francesco viene così nominato dal padre Luogotenente generale del regno, carica che mantiene fino al 1820, ben oltre la fine delle guerre napoleoniche. Assumendo la carica luogotenenziale, Francesco subentra in qualche modo al padre, diventando de facto reggente del regno e presiedendo il consiglio di Stato in vece del padre. Risulta chiaro dunque che questa sua nomina, voluta principalmente dai nobili siciliani, mette per la prima volta il duca di Calabria nelle condizioni di poter agire in maniera quasi completamente autonoma.

Come reggente del regno, Francesco si mostra aperto al dialogo e conciliante nei confronti dei giacobini e dei bonapartisti e avvia una stagione di timide riforme e modernizzazione dello stato. Il duca non è un riformatore nel senso lato del termine, ma la sua gestione pacifica e oculata degli affari interni permette una pacificazione generale dello stato ed evita lo scoppio di sommosse e rivolte sociali. A questo va aggiunto che nel 1812, sotto la reggenza del principe, viene emanata la prima costituzione siciliana che si rifà al modello inglese, visto che questi ultimi l’avevano fortemente voluta, introducendo un sistema bicamerale su modello britannico (il parlamento siciliano esiste dal 1097).

Ascesa al trono e regno di Francesco I

Come affermato in precedenza, la carica di luogotenente garantisce al principe ereditario un peso politico assai maggiore. La sua esperienza in Sicilia gli ha fatto capire quanto, per un monarca che ancora si rifà al modello assolutista, quanto la presenza di un parlamento rappresenti un grosso ostacolo. Per questo motivo, il duca di Calabria risulta essere uno dei principali sostenitori della formula che prende forma a Vienna, ovvero quella di fondere il regno di Napoli e quello di Sicilia, andando a formare una nuova entità politica. Il neonato stato, che prende il nome di Regno delle Due Sicilie (titolo rivendicato da altri sovrani prima di allora e utilizzato per riferirsi alla monarchia condivisa di Napoli e Palermo ma che di fatto non corrisponde a nessuno stato preesistente), ha come capitale Napoli e basa il suo intero modello giuridico e politico su quello dell’ex regno continentale piuttosto che su quello siciliano.

Il motivo della scelta operata da Ferdinando I è molto semplice, il sistema siciliano prevede nella sua normativa l’esistenza di un parlamento dotato di una certa autonomia e capace, in certe occasioni, di rappresentare un ostacolo al potere del monarca. Cambiando la “forma” dello stato in favore di quella già presente sul continente, anche quest’ultimo contrasto all’autorità regia viene meno. Nasce così il 12 dicembre del 1816, il Regno delle Due Sicilie che riunifica l’intero meridione sotto un unico stato per la prima volta dalla conquista angioina. Questa scelta ha però delle importanti conseguenze sulla stabilità interna della Sicilia, che dopo aver ospitato i Borbone in esilio si vede espropriata non solo delle sue antiche istituzioni, ma della sua autonomia dalla corte napoletana.

Questo è un gesto che rimarrà a lungo, per non dire fino ad oggi, come imperdonabile nella memoria del siciliani tant’è che già con la rivoluzione del ’48 proveranno ad affidare la corona dell’isola ad un principe straniero, Ferdinando di Savoia duca di Genova, senza avere alcun successo. Al momento però, la rivoluzione è ancora lontana e nonostante vi siano già dei moti separatisti, la situazione rimane stabile. Parte del merito va sicuramente al principe reggente che è stato sicuramente in grado di fare da spola tra i siciliani, i nobili scontenti in particolare che vedevano ridimensionato il loro potere, e il governo continentale.

In questo è stato sicuramente aiutato dal fatto che sull’isola egli veniva ancora percepito come il vero e proprio fautore del breve, seppur intenso, processo costituzionale e parlamentare. Il suo lavoro, che dura fino al 1820, permette di placare la situazione. Terminato il periodo di luogotenenza nel 1820, Francesco fa ritorno sul continente, lasciando definitivamente la Sicilia. A ciò fa seguito un periodo di grande instabilità per il regno con Francesco che ne è ancora protagonista. Tornato a Napoli il 2 luglio del 1820, Francesco viene nominato nuovamente reggente in nome del padre durante il periodo dei moti carbonari.

Mostra inizialmente apertura verso la nuova Costituzione, ratificata il 7 luglio, nomina nuovi ministri, indice elezioni e inaugura il Parlamento. Tuttavia, affronta subito la crisi siciliana, dove scoppia un moto separatista che chiede il ritorno alla Costituzione del 1812. Il generale Florestano Pepe riconquista Palermo, ma il compromesso concesso viene respinto da Napoli. Francesco tenta di gestire la crisi con moderazione, ma le decisioni effettive sono prese dal padre Ferdinando, che al Congresso di Lubiana chiede l’intervento austriaco. Francesco convoca il Parlamento e mobilita l’esercito, ma le truppe napoletane vengono sconfitte a Rieti il 7 marzo 1821. Con il ritorno degli austriaci e l’abolizione della Costituzione, Francesco si ritira dalla politica attiva.

Nel 1825, alla morte del padre, Francesco I sale al trono e abbandona ogni inclinazione liberale, affidando il governo al primo ministro Luigi de’ Medici e mantenendo una corte segnata da corruzione e favoritismi. Reprime duramente il carbonarismo, istituendo commissioni speciali e inasprendo le pene contro i sovversivi. Ottiene tuttavia il ritiro delle truppe austriache nel 1827 e introduce alcune misure economiche per ridurre il deficit, imponendo nuove tasse. L’unica insurrezione del suo regno, i moti del Cilento del 1828, è repressa con brutalità. Tra le poche innovazioni si segnalano l’istituzione del Reale Ordine di Francesco I per il merito civile e il trasferimento del Real Collegio di Musica nella sede attuale, oggi Conservatorio di San Pietro a Majella. Nel 1829 si reca in Spagna per le nozze della figlia Maria Cristina con Ferdinando VII. Poco dopo, nel novembre 1830, Francesco muore a Napoli. Secondo la tradizione, negli ultimi momenti avrebbe invocato il ritorno alla Costituzione. Gli succede il figlio Ferdinando II.

Bilancio storico del regno e dell’operato di Francesco I

Il regno di Francesco I, durato appena cinque anni, rappresenta uno dei periodi più contraddittori e complessi della storia borbonica. Il sovrano, formatosi in un clima ancora permeato dagli ideali illuministi e dalle suggestioni riformatrici respirate durante la luogotenenza in Sicilia, non seppe o non volle tradurre quell’esperienza in un progetto politico organico una volta salito al trono. In lui prevalse l’erede devoto, timoroso di ogni mutamento e desideroso di mantenere intatta la struttura assolutista che aveva ereditato dal padre. La paura del contagio rivoluzionario e la diffidenza verso ogni forma di partecipazione politica trasformarono un potenziale riformatore in un monarca prudente, quasi inerte, incapace di comprendere le profonde trasformazioni sociali ed economiche che attraversavano l’Europa post-napoleonica.

Eppure, il suo regno non fu privo di meriti. Il ritiro delle truppe austriache nel 1827 segnò il ritorno di una certa autonomia nazionale, e la politica amministrativa, pur segnata da corruzione e favoritismi, mantenne una certa stabilità interna. Francesco tentò di migliorare la gestione economica del Regno, riducendo il deficit e cercando di modernizzare alcune istituzioni civili. Tuttavia, la repressione del dissenso – culminata nella sanguinosa soppressione dei moti del Cilento – oscurò queste parziali aperture e lasciò un’eredità di paura e sospetto che avrebbe pesato sui suoi successori.

La storiografia postunitaria lo ha spesso descritto come un sovrano debole, indeciso e di scarso spessore politico. Solo in tempi più recenti alcuni studiosi hanno rivalutato la sua figura, sottolineandone la complessità e la tensione interiore tra il desiderio di riforma e la fedeltà alla tradizione dinastica. In definitiva, Francesco I fu un re di transizione, posto tra due epoche: quella del tramonto dell’assolutismo borbonico e quella delle prime istanze liberali che avrebbero incendiato l’Italia pre-risorgimentale. Il suo regno, più che un periodo di svolta, fu un momento di sospensione, il riflesso di un mondo che non sapeva più rinnovarsi ma che non era ancora pronto a morire.


Fonti:

  1. Treccani – Francesco I di Borbone
    🔗 https://www.treccani.it/enciclopedia/francesco-i-di-borbone-re-delle-due-sicilie_%28Dizionario-Biografico%29/

  2. Wikipedia – Francesco I delle Due Sicilie
    🔗 https://it.wikipedia.org/wiki/Francesco_I_delle_Due_Sicilie

  3. Il Regno delle Due Sicilie (1734–1861) – Francesco Barra
    🔗 https://www.libreriauniversitaria.it/regno-due-sicilie-1734-1861/libro/9788897489665

  4. Manuale di Storia delle Due Sicilie – Editoriale Il Giglio
    🔗 https://www.editorialeilgiglio.it/manuale-di-storia-delle-due-sicilie/

  5. Storia delle rivoluzioni ne’ Reami delle Due Sicilie – Francesco Michitelli
    🔗 https://www.maremagnum.com/it/libri-antichi/storia-delle-rivoluzioni-ne-reami-delle-due-sicilie-pel-cittadino-francesco-michitelli—vol-i-e-ii/147608985/

  6. Dinastia Borbone – Reggia di Caserta Unofficial
    🔗 https://www.reggiadicasertaunofficial.it/storia/dinastia-borbone/

Tags: Borbone
Alberto Fernandez

Alberto Fernandez

Sono un giovane studente di 23 anni che ha come passione principale lo studio della storia. Il mio sogno sarebbe trasformare questa mia passione nel mestiere della mia vita, diventando insegnante e divulgatore scientifico. Attualmente vivo e studio a Ravenna, frequentando il corso di laurea triennale di “Storia, Società e Culture del Mediterraneo, presso il campus cittadino dell’Alma Mater Studiorum di Bologna”.

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