Curiosità, Ferdinando I di Borbone: il “Re Lazzarone” delle Due Sicilie

Ferdinando di Borbone vestito da Cavaliere dell’Ordine di San Gennaro

Nella notte tra il 3 e il 4 gennaio del 1825 si spegneva a Napoli Ferdinando I di Borbone, re delle Due Sicilie, dopo un regno di sessantacinque anni, uno dei più lunghi nella storia dell’Italia preunitaria. Ferdinando era nato a Napoli il 12 gennaio del 1751; era il terzogenito di Carlo di Borbone, re di Napoli e di Sicilia, e di Maria Amalia di Sassonia. Nell’ottobre del 1759, a soli otto anni, Ferdinando era diventato re ereditando dal padre il trono napoletano.

Le incursioni notturne di Ferdinando I

Questo sovrano viene ricordato da tutti con l’appellativo di “Re Lazzarone” soprattutto per la natura del suo carattere, che acquisì, con il passare degli anni, tratti sempre più rustici e plebei.

Pare, infatti, che il monarca si divertisse molto ad avventurarsi nei quartieri popolari di Napoli travestito da straccione per non farsi riconoscere dai suoi sudditi. Durante queste sue incursioni notturne in città era solito prendere in giro le persone che incontrava rivolgendo loro, il più delle volte, sonore e provocatorie pernacchie.

Si racconta che una notte il re cominciò a sfottere un soldato di guardia; la sentinella, fortemente risentita, gli puntò contro il fucile. Un nobile che accompagnava Ferdinando avvertì allora la guardia di abbassare subito l’arma poiché colui che gli stava di fronte era il suo sovrano. La risposta del soldato a quel punto fu schietta e lapidaria: “I re non fanno simili porcherie!”.

Il Re Lazzarone e i tre pastori

In un altro episodio tramandato dai contemporanei del sovrano si narra che durante una battuta di caccia nella Tenuta del Cappellaro, Ferdinando I di Borbone giunse per caso vicino ad un ovile, nel momento esatto in cui tre pastori stavano facendo la ricotta dal latte ricavato con le pecore.

Assai provato e affamato per gli sforzi della caccia mattutina, il re prese una pagnotta offerta dai tre uomini, la tagliò, tolse la mollica e, con la crosta restante, ricavò una specie di scodella all’interno della quale versò la ricotta ancora calda. Rifiutò subito le posate porte dai suoi inservienti e costrinse cavalieri e nobili del suo seguito a mangiare con le mani.

Durante questo pasto frugale Ferdinando decise improvvisamente di dimostrare la sua riconoscenza verso i pastori affermando: “Cu’ non mangia ccu so’ cucchiaru, lassa tuttu ‘o zammataru” (ovvero: “Chi non mangia con il suo cucchiaio -con le posate- deve lasciare tutto al pastore“). Alla fine dello spuntino, infatti, tutte le posate che non erano state utilizzate da nessuno vennero regalate ai tre pastori.

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