CONTENUTO
Probabilmente il sovrano più famoso d’Inghilterra, l’imponente Enrico VIII Tudor è noto soprattutto per i suoi eccessi, per l’ossessione di generare un figlio maschio, che l’ha accompagnato per tutta la vita, e per le sue sei mogli, due delle quali ha mandato sul patibolo. Ma Enrico – il secondogenito che non sarebbe mai dovuto diventare re – è molto più del monarca obeso e donnaiolo che tanta narrativa – e tanto cinema – ci hanno consegnato.
Enrico, il figlio cadetto
Nato il 28 giugno 1491 e secondogenito di Enrico VII Tudor e di Elisabetta di York, Enrico Tudor non è destinato al trono. Le speranze della neonata dinastia sono riposte in suo fratello maggiore, Arturo, principe di Galles. Si conoscono pochi dettagli dell’infanzia di Enrico, ma è certo che riceve un’educazione degna di un principe: studia teologia, lingue straniere, filosofia, musica, aritmetica e letteratura. Tra i suoi tutori ci sono alcuni dei più importanti letterati e umanisti dell’epoca, tra cui il Poeta Laureato John Skelton e Tommaso Moro, che in seguito diventerà uno dei più fidati amici e consiglieri del giovane re.
Atletico ed esuberante, Enrico riceve anche lezioni di equitazione, danza, giostra, tennis, tiro con l’arco e caccia, e nutre una grande passione per l’astronomia. La sua attenzione per i dettagli e la sua memoria enciclopedica sono ricordate da molti dei suoi conoscenti. Esteticamente, somiglia al nonno materno, Edoardo IV di York: snello ma con le spalle larghe, capelli biondo ramato e incarnato florido. Insolitamente per l’epoca, Enrico cresce a Eltham Palace con le sorelle, Margherita e Maria, in un ambiente prevalentemente femminile. Sua madre e la nonna paterna, la formidabile Margaret Beaufort, esercitano una notevole influenza sulla sua vita quotidiana. Enrico adora la madre: alcuni storici sostengono che la somiglianza tra le loro grafie indichi che fu proprio Elisabetta a insegnargli i primi rudimenti di lettura e scrittura.
Si sa poco del rapporto tra Enrico e suo fratello Arturo, sebbene sia noto che Enrico ha conservato per tutta la vita i sontuosi abiti dell’Ordine della Giarrettiera del defunto fratello. Molti romanzieri, tra cui Philippa Gregory nel suo Caterina, la prima moglie e Alison Weir in Enrico. Il cuore e la corona e Caterina d’Aragona (editi in Italia da Neri Pozza), hanno ipotizzato che tra i due esistesse un forte sentimento di rivalità e invidia, culminato nel matrimonio di Arturo con la bellissima Infanta di Spagna, Caterina d’Aragona, nel 1501. Tuttavia, non ci sono prove di questo antagonismo: i due fratelli crescono separati ed è probabile che i contatti tra loro siano molto limitati.
Quando Arturo viene inviato nel lugubre castello di Ludlow, al confine con il Galles, per il suo apprendistato da futuro regnante, Enrico rimane nella nursery di Eltham con le sorelle e gli amici più cari. Tra questi, in particolare, Charles Brandon e William Compton, che gli rimarranno accanto per tutta la durata delle rispettive vite. Tra gli amici di Enrico vi è quasi sicuramente anche il suo “capro espiatorio”. Agli inizi del XVI secolo i membri della famiglia reale sono ancora considerati prescelti da Dio e la punizione fisica dei piccoli principi è fuori questione. È un altro ragazzo, scelto tra i giovani coetanei di Enrico che ne condividono gli studi, a ricevere le punizioni al suo posto. I due ragazzi cresceranno insieme: la speranza è che vedere il suo amico ricevere percosse per suo conto scoraggi Enrico dal compiere futuri misfatti. Non conosciamo il nome del capro espiatorio di Enrico, ma sappiamo che da bambino aveva un buffone di nome John Goose, incaricato di intrattenerlo.
L’erede al trono d’Inghilterra
Il 2 aprile 1502, la vita spensierata del giovane Enrico Tudor si conclude bruscamente con la morte del fratello quindicenne, forse a causa della malattia del sudore, un’epidemia misteriosa e mortale che colpirà ripetutamente l’Inghilterra nei primi decenni del Cinquecento. Qualsiasi progetto di avviarlo a una carriera nella Chiesa viene accantonato e il principino undicenne viene proclamato Principe di Galles nel febbraio del 1503.
A differenza di Arturo, tuttavia, Enrico non riceve un’educazione regale. Posto sotto stretta sorveglianza dal padre iperprotettivo, l’esuberante adolescente trascorre gran parte del suo tempo in una stanza adiacente alla camera da letto di Enrico VII, impossibilitato a lasciare il palazzo senza accompagnatori e solo attraverso un ingresso privato affacciato sul parco del palazzo di Richmond.
Enrico, la cui amata madre è morta prematuramente di parto nel febbraio del 1503, è ora sotto la sola influenza del padre, che si preoccupa di tenerlo lontano dai pericoli e dagli occhi del pubblico. Avendo già perso gli altri due figli maschi, Enrico VII è probabilmente preoccupato per la sicurezza dell’unico erede rimasto. Dopotutto, il primo sovrano della dinastia Tudor è salito al trono dopo trent’anni di guerra civile, scoppiata a causa di un conflitto dinastico. Altre teorie, tuttavia, suggeriscono che il re fosse sospettoso nei confronti del giovane e talentuoso figlio.
Fonti contemporanee rivelano che Enrico VIII non è molto legato al padre, soprattutto dopo la morte di Arturo ed Elisabetta di York. Che ciò sia vero o meno, i due Enrico hanno personalità e temperamenti diametralmente opposti, come prova il fatto che si sono avvicinati al trono con atteggiamenti diversi. Mentre Enrico VII mantiene una corte sobria e frugale, Enrico VIII salirà al trono con grande sfarzo, pieno di energia giovanile e desideroso di spendere ed essere ammirato.
Nel tentativo di affermare la propria autorità, Enrico VIII invertirà rapidamente molte delle politiche del padre, arrivando persino a giustiziare alcuni dei ministri più fidati del defunto re. Ciononostante, Enrico VII è riuscito senza dubbio a instillare alcuni insegnamenti nel figlio, che influenzeranno il suo regno e la sua corte negli anni a venire: l’importanza di generare un erede maschio e la necessità di mantenere un clima di diffidenza a corte, un tratto che in Enrico VIII assumerà tratti di ferocia più avanti nella vita.

L’inizio di una nuova era
Fin dall’inizio del suo regno, il 21 aprile 1509, Enrico viene considerato il sovrano rinascimentale per eccellenza: colto, bello, coraggioso, artisticamente dotato e virtuoso. È il “re d’oro” d’Europa, asceso al trono mentre il Rinascimento si diffonde in tutta Europa con nuove idee in materia di istruzione, religione e arti. Determinato a cancellare l’immagine di una corte inglese semplice e lontana dagli eccessi, promossa dal padre, Enrico VIII si circonda delle stelle più brillanti del paese: giovani uomini di bell’aspetto come lui che giostrano, vanno a caccia, danzano, parlano diverse lingue (Enrico stesso parlava spagnolo, francese e latino) e suonano.
Le feste di corte, sontuose e stravaganti, si susseguono senza interruzioni, mentre ambasciatori e scrittori contemporanei elogiano le qualità del nuovo re Tudor. Il talento musicale di Enrico è ampiamente documentato: possedeva e suonava diversi strumenti musicali ed era un musicista e compositore molto stimato. Il Canzoniere di Enrico VIII, composto intorno al 1518, contiene circa 20 canzoni e 13 brani strumentali attribuiti al sovrano. Greensleeves, la melodia tradizionalmente attribuitagli, non è, tuttavia, opera di Enrico.
Sebbene il sovrano sia per lo più indifferente ai cavilli dell’amministrazione statale durante i primi anni del suo regno, è molto attivo nel promuovere la cultura e l’istruzione artistica in Inghilterra. Il sovrano è un sostenitore dell’umanesimo in Inghilterra, una nuova scuola di pensiero i cui intellettuali più talentuosi sono uomini come Erasmo da Rotterdam e gli inglesi John Colet, William Grocyn, Thomas Lineacre e Tommaso Moro. In quegli anni, Moro è uno degli amici più intimi del re: devoto cattolico come Enrico, lo aiuta a comporre un trattato teologico di alta qualità, intitolato In difesa dei sette sacramenti contro Martin Lutero. L’opera, che contesta le opinioni eretiche di Lutero sui sette sacramenti, viene presentata a papa Clemente VII nell’ottobre del 1521. In seguito, il pontefice nominerà Enrico Defensor Fidei (“Difensore della Fede”), un titolo che si rivelerà ironico alla luce degli eventi che, solo dieci anni più tardi, porteranno alla rottura della Chiesa inglese con Roma.
Enrico VIII: il più bel principe della cristianità?
Nel 1515, all’età di 23 anni, Enrico VIII è alto ben 1,88 m, con un torace di 107 cm, ed è un eccezionale giostraio, oltre che un abile lottatore e tennista. Nonostante i pericoli che comporta, Enrico prende spesso parte ai tornei, cavalcando sotto il titolo cavalleresco di Sir Cuore Leale. Uno di questi eventi ha luogo nel 1511, per celebrare la nascita del figlio del re e di Caterina d’Aragona, Enrico, duca di Cornovaglia. Il grande spettacolo include una foresta mobile sormontata da un castello di carta dorata. Purtroppo, l’erede tanto atteso vivrà solo 52 giorni.
Anche l’amore del re per la caccia è ben documentato. Fonti contemporanee affermano che Enrico spesso stanca otto o dieci cavalli prima di terminare la battuta. Abile arciere, il sovrano è in grado di colpire un bersaglio a duecento metri e, forse sorprendentemente, giocava anche all’antenato del calcio moderno. L’inventario dei beni redatto alla morte di Enrico nel 1547, infatti, elenca un paio di scarpini da calcio, ordinati per il guardaroba reale nel 1526 per permettere al re di partecipare a una partita del Martedì Grasso.
Purtroppo, è proprio la passione di Enrico per lo sport a innescare la sua metamorfosi nel sovrano obeso, crudele e tirannico dei suoi ultimi anni. Nel gennaio del 1536, all’età di 44 anni, viene disarcionato da cavallo durante una giostra, sotto lo sguardo inorridito dei sudditi e della sua seconda moglie, Anna Bolena, incinta. Sebbene si sia ripreso dalle ferite, Enrico soffrirà di persistenti mal di testa e la ferita riportata a una gamba si ulcera. La piaga viene curata con diversi metodi, tra cui la riapertura con attizzatoi roventi per drenarne il liquido purulento, ma lo tormenterà per tutta la vita.
Nel 1543, il fetore delle sue ulcere infette può essere sentito a tre stanze di distanza. Quella di Enrico è una corte incline agli eccessi e il monarca è famoso per essere goloso di carne, dolci e vino. Impossibilitato a fare esercizio fisico in seguito all’incidente e riluttante a frenare l’appetito, Enrico vede lievitare il suo peso. Se a vent’anni pesa circa 95 kg, con un girovita di circa 106 cm, al momento della morte nel 1547 arriverà a pesare 180 kg per 137 cm di giro vita.

La politica estera di Enrico VIII
I principali rivali di Enrico VIII sul piano internazionale sono la Francia, governata da Francesco I di Valois, e l’Impero asburgico, governato dall’imperatore del Sacro Romano Impero, Carlo V, che era anche re di Spagna. Inizialmente Enrico segue la medesima tattica del padre, quella di mantenere una cauta neutralità con entrambi i sovrani. Nel 1520, incontra per ben due volte l’imperatore, suo nipote acquisito in quanto figlio della sorella maggiore di Caterina, Giovanna di Castiglia. E lo fa subito prima e subito dopo un grandioso meeting organizzato per firmare la pace con i francesi, sconfitti nella Battaglia degli Speroni il 16 agosto 1513.
Enrico VIII e Francesco I di Valois sono da tempo rivali, sia personalmente che politicamente. Francesco, di tre anni più giovane di Enrico, è anch’egli venerato come un grande sovrano del Rinascimento e l’incontro del 1520 è l’occasione per entrambi di mettere in mostra la ricchezza e la grandezza delle rispettive corti, nonché i rispettivi talenti personali. L’evento, durato tre settimane, è al centro dell’attenzione in Europa e viene chiamato Campo del Drappo d’Oro. Per l’occasione vengono allestiti padiglioni di stoffa dorata e un enorme palazzo temporaneo su fondamenta di mattoni. Si susseguono tornei, tra cui giostre, lotta e tiro con l’arco, oltre a banchetti e spettacoli pirotecnici.
I due re non dovrebbero sfidarsi durante l’incontro, ma una notte di festeggiamenti si interrompe bruscamente dopo che Enrico sfida Francesco a un incontro di lotta. Il sovrano inglese è destinato a pentirsi della sua mossa avventata, poiché perderà contro la controparte francese. Tuttavia, politicamente, contribuisce poco a unire i due paesi, e anche la politica di neutralità di Enrico è destinata a fallire, poiché il suo tentativo di separarsi da Caterina d’Aragona per sposare Anna Bolena solleva tensioni con Carlo V.
Per il resto della sua vita Enrico dovrà affrontare una delicata partita diplomatica con entrambi gli uomini: allearsi con uno creerebbe una forza combinata, ma inimicherebbe l’altro. Tuttavia, la prospettiva di un’alleanza tra Carlo e Francesco è ancora più preoccupante, soprattutto dopo la rottura dell’Inghilterra con la Chiesa cattolica di Roma. Più vicino a casa, anche la Scozia rappresenta una spina nel fianco per Enrico VIII. La battaglia di Flodden, nel 1513, è il più grande conflitto tra i due vicini. Nonostante la decisiva vittoria inglese e la morte in battaglia del re scozzese Giacomo IV Stuart, scontri e scaramucce lungo il confine settentrionale continueranno per tutto il regno di Enrico.
La riforma rivoluzionaria di Enrico VIII
I primi eventi della Riforma inglese si verificano parallelamente al clamoroso divorzio di Enrico VIII dalla prima moglie, Caterina d’Aragona. Il rifiuto del Papa di concedergli la separazione per sposare Anna Bolena spinge Enrico a far approvare al Parlamento l’Atto di Supremazia, in cui rifiuta l’autorità papale e si proclama Capo Supremo della Chiesa d’Inghilterra. Tuttavia, Enrico non è protestante, anzi, è fortemente contrario alla diffusione delle dottrine luterane e protestanti. Anche la grande maggioranza del popolo inglese rimane devota agli insegnamenti del cattolicesimo.
Nel luglio del 1536, il governo di Enrico emana i Dieci Articoli, che sostengono gli insegnamenti cattolici tradizionali sui sacramenti dell’altare, la penitenza e il battesimo. Nel 1539, il sovrano fa approvare dal Parlamento anche i Sei Articoli, che stabiliscono che la Chiesa anglicana sosterrà le dottrine tradizionali della transustanziazione, del celibato dei sacerdoti, dell’inviolabilità dei voti monastici, della legalità delle messe private e della necessità delle confessioni orali a un sacerdote.
Allo stesso tempo, l’obbedienza all’autorità della Chiesa romana è considerata tradimento, punibile con la morte. Tommaso Moro, che si è dimesso dalla carica di cancelliere nel 1532 perché non poteva più sostenere coscienziosamente le azioni scismatiche di Enrico, viene giustiziato per tradimento nel 1535. La stessa sorte tocca al vescovo Fisher, giustiziato nell’estate dello stesso anno insieme a sei monaci e diversi altri sacerdoti che non hanno giurato fedeltà al nuovo regime.
Il 1536 porta con sé lo scioglimento dei monasteri cattolici in tutta l’Inghilterra. Enrico ordina che i vasti appezzamenti di terra posseduti dai vescovi cattolici e dalle comunità religiose vengano acquisiti dal nuovo regime, e le terre vengono concesse sia a membri della nobiltà, sia a ecclesiastici conformisti che hanno abbracciato il nuovo ordine e rinunciato alla fedeltà al papa. Molti degli edifici monastici vengono distrutti, insieme ad alcune biblioteche e opere d’arte. Nel 1538, infine, Enrico ordina una campagna contro le reliquie e la tomba di Thomas Becket, a Canterbury, il santo più amato dell’Inghilterra medievale, viene distrutta.

Enrico e i suoi sudditi
L’arrivo al trono del giovane ed energico Enrico VIII nel 1509 viene accolta con entusiasmo dai suoi sudditi, stanchi dell’austerità del suo predecessore. Grandi festeggiamenti accompagnano l’ordine del nuovo re di giustiziare due degli odiati funzionari responsabili delle pesanti tasse imposte al tempo di Enrico VII: Edmund Dudley e Richard Empson. Tuttavia, le reazioni alla rottura di Enrico con la Chiesa cattolica dopo il forzato annullamento del suo matrimonio con Caterina d’Aragona, sembrano contrastanti. Caterina, al contrario della sua succeditrice, Anna Bolena, è molto amata dal popolo inglese, che l’ha conosciuta, provata ma coraggiosa, al suo arrivo in Inghilterra nel 1502, dopo uno spaventoso viaggio attraverso il tempestoso golfo di Biscaglia.
È opinione diffusa che la pia e virtuosa regina sia stata maltrattata, vittima degli intrighi e dell’opportunismo della fazione politica dei Bolena. Neppure l’esecuzione di Anna per tradimento e adulterio nel maggio del 1536 contribuisce a ristabilire la reputazione di Enrico, ulteriormente gravata dalle conseguenze della rottura con Roma del 1534 e dalla chiusura delle case monastiche, che nell’Inghilterra del XVI secolo svolgono ancora importanti funzioni educative, caritatevoli e di cura. Una protesta popolare del 1536, nota come Pellegrinaggio di Grazia, vede circa trentamila persone nel nord dell’Inghilterra ribellarsi alla rottura con Roma e al successivo scioglimento dei monasteri, nonché ad altre specifiche rivendicazioni contro le politiche economiche e sociali messe in atto dal primo ministro di Enrico, Thomas Cromwell.
Infine, le spese eccessive del monarca per finanziare i dispendiosi lussi della sua corte portano anche a diversi tentativi di svalutare la moneta inglese, soprattutto in concomitanza con la necessità di finanziare le costose guerre con Francia e Scozia. Questi tentativi fanno guadagnare a Enrico il soprannome di “Vecchio naso di rame”: lo strato d’argento sulle monete è diventato così sottile che si consuma in brevissimo tempo, rivelando il rame sottostante.
Gli ultimi anni del regno di Enrico VIII d’Inghilterra
La pacifica successione del principe Edoardo, l’unico erede maschio che Enrico ha avuto dalla sua terza moglie, Jane Seymour, è la principale preoccupazione del sovrano nei suoi ultimi anni. Nel 1543, lo stesso anno in cui Enrico sposa la sua ultima moglie, Caterina Parr, il Parlamento approva l’Atto di Successione, che nomina Edoardo, la principessa Maria (figlia di Caterina d’Aragona) e la principessa Elisabetta (figlia di Anna Bolena), in quest’ordine, eredi al trono.
Per tutti gli anni Quaranta del Cinquecento, la salute di Enrico è in costante declino. Soffre di mal di testa cronici e di un’ulcera alla gamba. Ingrassa enormemente e diventa irritabile e imprevedibile nel suo comportamento. La sua mente, tuttavia, rimane molto acuta. Anche se trascorre periodi sempre più lunghi rinchiuso nei suoi appartamenti, per non mostrarsi vecchio, debole e malato agli occhi dei suoi rapaci cortigiani, i suoi occhi porcini scrutano fin negli angoli più reconditi delle sale di rappresentanza dei suoi palazzi, fiutando tradimento e cospirazioni ovunque.
Quella di Enrico negli ultimi anni è una corte che cammina in punta di piedi: perfino la sua ultima moglie, Caterina Parr, arriva a un passo dall’essere arrestata e processata per le sue opinioni religiose tendenzialmente protestanti. Il compagno più fedele di Enrico, durante gli ultimi anni, è il suo buffone di corte, Will Somers, che al di fuori delle sue stanze private è i suoi occhi e le sue orecchie, nonché l’unico ad avere il permesso di parlargli con brutale onestà.
La morte di Enrico VIII
Re Enrico VIII muore nel suo letto a Whitehall Palace il 28 gennaio 1547. Ha cinquantacinque anni e fisicamente è un uomo molto anziano. Al momento del trapasso la sua mano è tra quelle dell’arcivescovo Thomas Cranmmer, l’uomo che quasi vent’anni prima gli ha consegnato su un piatto d’argento il premio più ambito: il potere assoluto sulla Chiesa d’Inghilterra. E che Enrico ha ricompensato con la carica di arcivescovo di Canterbury, la prima per importanza nella gerarchia della Chiesa anglicana.
La scomparsa di Enrico non viene annunciata subito; solo il 31 gennaio suo figlio di nove anni viene proclamato re Edoardo VI. Tutti e tre i suoi figli saliranno al trono come monarchi. Edoardo, malato forse di tubercolosi, morirà a soli 15 anni. Gli succederà la sorellastra Maria, la bistrattata figlia di Caterina d’Aragona, che cercherà di riportare il cattolicesimo in Inghilterra e passerà alla storia come Maria la Sanguinaria. Alla sua morte senza figli, nel novembre 1558, è Elisabetta, la principessa dalla volontà di ferro e dal temperamento focoso, a prendere il timone, che reggerà saldamente tra le sue mani fino al 1603. Nonostante l’ossessione di Enrico per un figlio maschio, sarà lei, la figlia dell’innominabile Anna Bolena, a raccogliere l’eredità paterna, traghettando l’Inghilterra verso un secolo di splendore. Dei tre figli, paradossalmente, Elisabetta è quella che gli somiglia di più.
Enrico VIII Tudor, riassunto della vita e del regno
Enrico VIII, nato nel 1491 come secondogenito di Enrico VII ed Elisabetta di York, non è destinato al trono, prerogativa spettante al fratello maggiore Arturo. Cresciuto in un ambiente colto e prevalentemente femminile, riceve un’educazione umanistica e religiosa d’alto livello, unita a un intenso addestramento fisico e cavalleresco. La morte prematura di Arturo lo rende erede al trono sotto il rigoroso controllo del padre, Enrico VII.
Alla salita al potere nel 1509, Enrico VIII incarna l’ideale del “principe rinascimentale”: giovane, colto, poliglotta, amante della musica, dello sport e del fasto, dà lustro alla monarchia inglese circondandosi di uomini di cultura, tra cui Tommaso Moro. Tuttavia, il suo regno (1509–1547) è caratterizzato da profonde contraddizioni: da un lato splendore e promozione delle arti, dall’altro tensioni interne e conflitti dinastici. La politica estera oscilla tra Francia e Impero asburgico, culminando nell’incontro del 1520 al Campo del Drappo d’Oro, ma i rapporti restano instabili, complicati anche dalla persistente ostilità con la Scozia.
Il nodo cruciale del suo regno è la questione matrimoniale: il mancato erede maschio da Caterina d’Aragona lo spinge a rompere con Roma. Con l’Atto di Supremazia (1534) si proclama capo della Chiesa d’Inghilterra, pur mantenendo dogmi cattolici. La decisione provoca esecuzioni illustri (come Moro), lo scioglimento dei monasteri, la confisca delle loro proprietà e diffuse tensioni sociali culminate nella rivolta del Pellegrinaggio di Grazia (1536). Le spese di guerra e di corte impoveriscono il regno, causando svalutazioni monetarie e crescente malcontento tra i sudditi.
Dal 1536, un grave incidente a cavallo accelera il declino fisico del sovrano: obeso, malato e sempre più sospettoso, Enrico VIII trasforma l’immagine iniziale di sovrano luminoso e umanista in quella di un monarca autoritario e temuto. Negli ultimi anni si concentra sulla successione, assicurando il trono al figlio Edoardo, seguito da Maria ed Elisabetta.
FONTI
Antonia Fraser, Le sei mogli di Enrico VIII, Mondadori, 2017.
Carolly Erickson, Il grande Enrico. Vita di Enrico VIII, re d’Inghilterra, Mondadori, 2010.
https://www.britannica.com/biography/Henry-VIII-king-of-England
https://www.hrp.org.uk/hampton-court-palace/history-and-stories/henry-viii/
https://www.treccani.it/enciclopedia/enrico-viii-re-d-inghilterra/
https://www.royal.uk/henry-viii
NARRATIVA
Alison Weir, Enrico VIII. Il cuore e la corona, Neri Pozza, 2022
TEATRO
William Shakesperare, Enrico VIII, Garzanti, 2010.
DOCUMENTARI SU ENRICO VIII
- A cura di Alberto Angela, Sei regine per Enrico VIII, in Ulisse: il piacere della scoperta, stagione 2021: https://www.raiplay.it/video/2021/04/Ulisse-il-piacere-della-scoperta—Sei-regine-per-Enrico-VIII-d34e1847-5553-48b9-84c2-69bf848ac613.html
- A cura di Tracy Borman, Henry VIII e gli uomini del Re, 2020, documentario in 3 puntate disponibile su ParamountPlus: https://www.paramountplus.com/it/shows/henry-viii-and-the-kings-men/
Consigli di lettura: clicca sul titolo e acquista la tua copia!
- Antonia Fraser, Le sei mogli di Enrico VIII, Mondadori, 2017.
- Carolly Erickson, Il grande Enrico. Vita di Enrico VIII, re d’Inghilterra, Mondadori, 2010.







