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Home Medioevo Basso Medioevo

Storia di Eleonora d’Aquitania: vita e imprese della regina

Educata per governare il territorio più vasto del XII secolo, Eleonora d’Aquitania non accettò mai un ruolo subordinato. Regina due volte, prima di Francia e poi d’Inghilterra, partecipò alla Seconda crociata, sostenne trovatori e poeti e fu madre di dieci figli, tra cui Riccardo Cuor di Leone e Giovanni Senza Terra.

di Jessica Ravanelli
14 Maggio 2026
TEMPO DI LETTURA: 13 MIN
Queen_Eleanor_(Frederick_Sandys,_1858)

Eleonora d'Aquitania, dipinto di Frederick Sandys (1858).

CONTENUTO

  • Un ritratto di Eleonora d’Aquitania
  • L’infanzia di Eleonora in Aquitania
  • Eleonora regina di Francia
  • La strage degli innocenti
  • Eleonora e la seconda crociata
  • Eleonora e Raimondo di Poitiers
  • L’annullamento del matrimonio
  • Il secondo matrimonio di Eleonora d’Aquitania
  • Eleonora regina d’Inghilterra
  • Ribelle e prigioniera
  • Eleonora di nuovo in libertà

Un ritratto di Eleonora d’Aquitania

Eleonora d’Aquitania è il grande personaggio femminile del XII secolo: promotrice della letteratura dei trovatori, partecipante alla seconda crociata in Terrasanta, sposa di Luigi VII di Francia e poi di Enrico II d’Inghilterra, madre di Riccardo Cuor di Leone, istigatrice della cospirazione dei suoi figli contro il secondo marito, incarcerata per quindici anni…

Con la sua complessa personalità, Eleonora inizia a ispirare leggende quando ancora è in vita. Poi, con il passare dei secoli, prende piede la figura di un’Eleonora seduttrice, frivola, colta, machiavellica e appassionata. Le versioni cinematografiche e letterarie hanno consacrato il personaggio, ma è la storia della sua vita che ci svela chi sia stata realmente questa donna affascinante.

L’infanzia di Eleonora in Aquitania

Eleonora d’Aquitania nasce nel 1122 nel castello di Belin-Béliet, nei pressi di Bordeaux, figlia di Guglielmo X, duca d’Aquitania, e di Eleonora di Châtellerault. Il suo unico fratello, Guglielmo l’Ardito, muore prematuramente nella primavera del 1130. L’evento luttuoso lascia la piccola Eleonora, a soli otto anni, erede della contea di Poitou e del ducato d’Aquitania, un ampio territorio tra Poitiers e Bordeaux, ricco, coperto di vigneti, dotato di verdi pascoli e i cui porti – Bordeaux, La Rochelle, Bayonne – esportano lana, vino e sale.

Non si sa quasi nulla della sua infanzia, perché le fonti dell’epoca non la menzionano finché non entra nello scenario politico con il suo primo matrimonio, ma tutto sembra indicare che Eleonora abbia ricevuto una raffinata educazione, come si confà, da un lato, all’importante tradizione culturale della corte aquitana e, dall’altro, a un’erede che diventerà la signora feudale dei grandi baroni del ducato. Sotto lo sguardo attento del padre, Eleonora non solo impara a leggere e scrivere, cosa molto rara nell’educazione di una donna a quell’epoca, ma studia anche filosofia, letteratura e musica, e arriva a padroneggiare almeno tre lingue: il provenzale, il francese e il latino. Inoltre, è assidua nelle principali attività ricreative della corte aquitana: l’equitazione, la falconeria e naturalmente la poesia.

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Eleonora regina di Francia

Luigi VII matrimonio
Eleonora sposa Luigi VII di Francia (miniatura del XIV secolo)

Quando il 25 luglio 1137 Eleonora sposa il futuro re di Francia Luigi VII, la casa ducale d’Aquitania e la dinastia reale francese (i Capetingi) suggellano un accordo che apporta consistenti vantaggi a entrambe le parti. La corona francese incorpora nei suoi domini i territori feudalmente vincolati ai duchi d’Aquitania, rafforzando così il proprio potere di fronte ai sempre più ingombranti duchi di Normandia. Eleonora, invece, come duchessa d’Aquitania e pertanto signora feudale, deve ricevere omaggio e obbedienza dai molti signori dei suoi domini, che le sono vassalli, ma come donna non può esercitare la sovranità sui suoi possedimenti, pur detenendola, ed è necessario che la deleghi a un uomo attraverso il matrimonio.

A questo scopo, è lo stesso Guglielmo X a raccomandarsi, poco prima di morire sulla strada per Santiago de Compostela, che la figlia venga data in sposa al prossimo re di Francia. La giovane ereditiera, però, è cresciuta nell’ambiente caldo, disinvolto e colto che circonda i duchi d’Aquitania. Suo nonno, Guglielmo IX il Trovatore, è uno dei personaggi più singolari del suo tempo. Uomo colto ed esuberante, è famoso tanto per il comportamento libertino quanto per la bravura nel comporre e declamare versi. Attorno a lui fiorisce un ricco mondo di corte, i cui elementi identificativi sono poeti e trovatori, autori di canti d’amor cortese ispirati da dame leggendarie. Educata in questo ambiente, Eleonora se ne mostrerà degna nel corso della sua vita.

A questa brillante ragazza del sud, infatti, Parigi appare barbara e inospitale, mentre il marito la annoia a morte con le sue manie religiose e le abitudini quasi monastiche. Il nuovo re di Francia, nato secondogenito, è cresciuto sotto l’influenza dell’onnipotente Sugerio, abate di Saint Denis, che l’ha educato a sua immagine e somiglianza. Per un certo tempo ha persino desiderato farsi monaco e solo la sventurata morte del fratello maggiore, Filippo, lo ha costretto ad assumere le responsabilità di Stato. Luigi ha quindi un carattere austero, misurato e monacale, che fa a pugni con quello gaudente di sua moglie, cresciuta nella corte più raffinata d’Europa e amante della poesia, della musica, dei tornei e dei banchetti.

Dal canto suo, l’austera corte dei Capetingi, riunita intorno alla regina madre, Adelaide di Savoia, ricambia cordialmente l’antipatia di Eleonora. Le cronache dell’epoca sono in generale molto critiche verso la nuova regina: le sue maniere decise sono considerate poco femminili; il suo carattere aperto e gli abiti scollati e a colori vivaci fanno arrossire le pudiche dame del suo seguito e il desiderio di essere coinvolta negli affari di Stato è visto come un’offesa all’autorità del marito.

Luigi VII ammira senza comprendere questa donna dal carattere radicalmente opposto al proprio. Durante i primi anni di matrimonio, per compiacere questa moglie che lo affascina con il suo intuito politico e la sua attitudine al comando, il re intraprende in più di un’occasione avventure belliche più vantaggiose per gli interessi della casa d’Aquitania che per la corona francese. Anche se le fonti accusano Eleonora di utilizzare astutamente il suo fascino per manipolare il re e allontanarlo dalla benefica influenza dei suoi consiglieri, entrambi sono ancora troppo giovani e la loro esperienza politica è quindi molto limitata, tanto da tradursi in decisioni di governo non sempre felici. Una in particolare peserà molto su Luigi: la campagna intrapresa contro il conte di Champagne, Teobaldo II, nel 1143.

La strage degli innocenti

La sorella minore di Eleonora, Petronilla, si è innamorata perdutamente di Raul di Vermandois, appena nominato siniscalco, cioè primo maggiordomo principale della casa reale. Il problema non è il suo ruolo a corte né il fatto che abbia quasi vent’anni più di Petronilla, ma il fatto che sia sposato e che la moglie, Eleonora di Blois, è anche la nipote di uno dei vassalli più potenti del re, il conte di Champagne appunto. Sostenuti da Eleonora, Petronilla e Vermandois sfruttano la loro influenza su alcuni prelati per ottenere l’annullamento del matrimonio del siniscalco e potersi sposare. Questo irrita terribilmente il conte di Champagne, che non esita a rivolgersi al papa perché si occupi della faccenda.

La scomunica della nuova coppia, nonché dei prelati complici, aggrava ulteriormente la tensione tra Teobaldo II e Raul di Vermandois, che alla fine sfocia in un confronto armato. È allora che Eleonora, soffiando sul fuoco di certe questioni politiche che contrappongono la corona francese e il conte di Champagne, ottiene da Luigi di intraprendere una campagna militare contro Teobaldo. Le truppe del re attaccano il piccolo villaggio di Vitry-en-Perthois, fedele ai conti di Champagne, e lo radono al suolo, bruciando anche i raccolti. Gli abitanti, terrorizzati, cercano riparo in chiesa, convinti che l’esercito reale non profanerebbe mai un luogo sacro.

Tuttavia, il fuoco appiccato alle case non tarda a propagarsi anche sul tetto della chiesa, che cede, e la povera gente che si è rifugiata nell’edificio rimane uccisa dal rogo. La tragedia scuote nell’intimo Luigi VII, che rifiuta di mangiare, parlare e alzarsi dal letto per diversi giorni. È un giovane profondamente religioso e l’idea di essere responsabile della morte di un gran numero di cristiani rifugiati nella casa di Dio lo tormenterà fino alla fine dei suoi giorni. Quello di cui ha bisogno è un pellegrinaggio per lavarsi la coscienza e, fortunatamente per lui, all’orizzonte si profila proprio un viaggio in Terrasanta.

Eleonora e la seconda crociata

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La partenza per la Seconda crociata (miniatura del XV secolo)

Nell’autunno del 1145 papa Eugenio III chiama Luigi VII di Francia a condurre una crociata per proteggere il regno cristiano di Gerusalemme. Gli Stati latini d’Oriente, che costituiscono la barriera geografica e politica con cui i regni cristiani del Mediterraneo si difendono dalle mire del sultano ottomano, sono stati occupati dagli eserciti del primo crociato soltanto mezzo secolo prima, ma nel 1144 la contea di Edessa, il più esteso di quei territori, è caduta di nuovo nelle mani dei musulmani. Da allora il principato di Antiochia e la contea di Tripoli, vassalli del regno cristiano di Gerusalemme, sono rimasti senza protezione di fronte alla minaccia turca. Eleonora è preoccupata soprattutto per la situazione di Antiochia – governata da Raimondo di Poitiers, fratello minore di suo padre, – che si trova sotto la minaccia delle truppe comandate dal temibile Zengi, artefice della caduta di Edessa.

Per questo motivo, a Vézelay nella Pasqua del 1146, non è solo Luigi a prendere la croce per proclamare il suo impegno: con sorpresa di tutti, con indosso l’armatura e in sella a un cavallo bianco, lo fa anche Eleonora. Come signora d’Aquitania, non è disposta a separarsi dai suoi vassalli nella sacra impresa che li condurrà in Terrasanta e, prendendo la croce, lo afferma davanti a tutti. Scemato lo stupore iniziale, varie dame della nobiltà francese – tra le quali la contessa delle Fiandre e quella di Tolosa – si uniscono all’entusiasmo della regina e decidono di emularla e partire con lei per la Terrasanta.

Dal punto di vista militare, la seconda crociata è un vero fallimento, perché le truppe cristiane vengono ripetutamente sconfitte dai turchi. Anche se si spiegherà la disfatta con la mancanza di un appoggio deciso da parte di Bisanzio, in realtà vengono commessi importanti errori tattici. Inoltre, gli eserciti, formati da moltitudini di pellegrini, che in molti casi non hanno l’addestramento adeguato, non si rivelano efficaci quanto sarebbe necessario.

Anche la presenza femminile è oggetto di critiche, perché viene attribuita alle dame la lentezza dei convogli e si mormora che in molti dei carri che accompagnano la spedizione siano ammucchiati abiti, brocche, bacili, prodotti di bellezza, mobili, tappeti e gioielli, che le dame hanno ritenuto indispensabili ma che trasformano la missione religiosa in un viaggio di piacere. Luigi VII è cosciente delle critiche provocate dall’iniziativa di Eleonora, che lo mettono sempre più a disagio; contemporaneamente aumenta la delusione di Eleonora per le decisioni di Luigi. Ma il maggiore punto di frizione tra i due si produrrà ancora prima delle sconfitte militari, quando l’esercito francese arriva ad Antiochia.

Eleonora e Raimondo di Poitiers

Il principato di Antiochia è uno degli Stati fondati dai crociati circa mezzo secolo prima. Lo governa Raimondo di Poitiers, zio di Eleonora. Quando dopo un duro viaggio la spedizione militare francese giunge sulle coste della Siria nel marzo del 1148, Raimondo si mostra felice di rivedere la nipote e, soprattutto, spera di stabilire con Luigi VII una strategia di attacco alle posizioni turche.

Raimondo di Poitiers accoglie Luigi VII ad Antiochia (miniatura di Jean Colombe, 1473-1474)

Eleonora trascorre così tanto tempo con lui che ben presto si diffondono voci di una relazione illecita tra i due. Raimondo suggerisce di prendere Edessa, una roccaforte strategica turca in Terrasanta, mentre Luigi intende concentrarsi su Gerusalemme. Quando Eleonora sostiene la posizione dello zio, minacciando il marito di non seguirlo più con i suoi vassalli se non cambierà strategia, Luigi perde finalmente le staffe e allontana di prepotenza la regina dallo zio e da Antiochia, trascinandola con sé a Gerusalemme. Deve evitare a ogni costo il discredito che rappresenterebbero sia il sospetto di adulterio della moglie sia la divisione del contingente francese, nel caso lei mettesse in pratica le minacce. Eleonora, però, è convinta dell’errore tattico di Luigi e i fatti di Antiochia causano una frattura irrimediabile tra loro.

L’annullamento del matrimonio

Dopo il fallimento della spedizione, i cui errori, tra le altre cose, costeranno la vita a Raimondo di Poitiers, l’esercito francese torna in Europa a bordo della flotta inviata da Ruggero di Sicilia. Luigi ed Eleonora viaggiano separatamente ma, nell’ottobre del 1149, si ritrovano nella città italiana di Tusculum per presentarsi al papa. Eugenio III scopre allora dei dissapori tra loro e di quello che è successo ad Antiochia. Luigi ama sua moglie, nonostante tutto, e inoltre non può permettersi di perdere il potere che i territori patrimoniali di Eleonora rappresentano, uniti alla sua corona. Lei è delusa e forse rassegnata alla mancanza di comprensione del marito.

Il papa fa tutto il possibile perché Luigi ed Eleonora si riconcilino e, quando l’11 novembre 1149 i re di Francia giungono a Parigi, Eleonora è di nuovo incinta. La nascita nel 1150 della seconda figlia, Alice, non contribuisce però a ridurre le distanze tra Eleonora e Luigi. In quasi tredici anni la regina ha dato a Luigi solo due figlie femmine, di modo che la successione diventa una grave preoccupazione per il re e i suoi consiglieri.

Con decisione, Eleonora ricorre all’argomento della consanguineità con suo marito per ottenere l’annullamento. Il 21 marzo 1152 un concilio di vescovi riuniti a Beaugency dichiara formalmente nullo il matrimonio tra Eleonora d’Aquitania e Luigi VII di Francia. Tre giorni dopo, Eleonora rientra in possesso dei suoi territori e parte con un piccolo seguito per Poitiers.

Il secondo matrimonio di Eleonora d’Aquitania

Quando Eleonora arriva a Poitiers alla fine di marzo del 1152, è consapevole che i suoi possedimenti fanno gola a vassalli e signori, nobili e re che aspirano alla sua mano, perché contrarre matrimonio con la duchessa d’Aquitania, ora di nuovo libera, è il modo più facile per impadronirsi delle sue terre. Per questo, a soli due mesi dall’annullamento, sposa Enrico Plantageneto, conte d’Angiò e duca di Normandia, di undici anni più giovane.

Il nuovo matrimonio ha luogo con la maggior discrezione possibile, soprattutto alla luce di un dettaglio fondamentale che entrambi fino a quel momento hanno trascurato: in quanto vassalli del re di Francia, devono chiedere il suo permesso per sposarsi. Sanno infatti che Luigi VII non concederebbe mai l’autorizzazione necessaria: al di là delle ragioni personali, l’unione della Normandia e dell’Aquitania, considerate le loro dimensioni e la loro potenza economica, vanificherebbe il proposito del re francese di mantenere l’equilibrio di forze tra i territori suoi vassalli.

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Eleonora d’Aquitania ed Enrico II (vetrata nella cattedrale di San Pietro a Poitiers, XII secolo)

I domini di Enrico ed Eleonora sul continente superano quelli dei Capetingi, ma Enrico è inoltre disposto a lottare per i suoi diritti al trono d’Inghilterra, in quanto nipote di Enrico I, e non intende attendere a lungo. Quindi, dopo alcuni mesi trascorsi a visitare i territori di Eleonora, che in virtù del matrimonio dovrà amministrare, Enrico, appoggiato e incoraggiato dalla moglie, ritorna in Normandia per preparare l’invasione dell’Inghilterra. All’inizio del 1153 le truppe ai suoi ordini sbarcano nell’isola e si dirigono verso Londra. La guerra civile devasta il suolo inglese da decenni, perché i sostenitori della madre di Enrico, Matilda, si scontrano con i partigiani del re, Stefano di Blois, in una lotta che sembra non avere fine e che aveva trascinato il paese in una condizione di autentico caos.

Consapevole dell’enorme potere che Enrico ha accumulato e, pertanto, delle grandi ricchezze e della forza militare di cui dispone, Stefano opta per una soluzione negoziata del conflitto. Quando poi, a distanza di pochi giorni, muore il suo unico erede, il re inglese firma il trattato di Wallingford, secondo cui mantiene la corona per il resto della sua vita, ma riconosce Enrico come suo erede. Mentre Enrico discute per il riconoscimento dei suoi diritti in Inghilterra, Eleonora dà alla luce il primo dei loro numerosi figli: questa volta, come se si trattasse di uno schiaffo in faccia a Luigi VII, è un maschio, Guglielmo.

La successione dei Plantageneti è ormai assicurata, a dispetto di coloro che hanno sconsigliato il matrimonio a Enrico sostenendo che Eleonora, alla sua età e con due sole figlie femmine dalla precedente unione, non potrebbe mai dare un erede al nuovo consorte. Le cose non potrebbero andare meglio per la nuova coppia e l’anno 1154 conferma la tendenza positiva. Nel mese di ottobre muore Stefano di Blois e il 19 dicembre gli splendidi coniugi, vengono incoronati re e regina d’Inghilterra a Westminster dall’arcivescovo di Canterbury. Un vassallo del re di Francia diventa a sua volta re e un terzo della nazione si trasforma in una colonia inglese.

Eleonora regina d’Inghilterra

Data l’enorme estensione dei territori che devono governare, Enrico II ed Eleonora stabiliscono un sistema di divisione delle responsabilità: la regina si occupa degli affari del regno d’Inghilterra quando Enrico è sul continente, promuove gli scambi commerciali, ordina la redazione del primo codice di leggi marittime – della cui utilità si era resa conto durante il suo viaggio in Oriente –, fa restaurare e abbellire le dimore reali, che sono numerose perché i sovrani si devono spostare in continuazione per controllare i vassalli e mantenere l’ordine nei domini.

I suoi primi anni accanto a Enrico Plantageneto, uomo energico e dominatore, sono intensi, vivaci, ricchi di promesse e di speranze; la regina asseconda e sostiene le ambizioni del marito, la loro corte è frequentata da poeti, letterati, artisti. Nonostante le lunghe separazioni, hanno otto figli tra il 1153 e il 1166: Guglielmo – morto all’età di tre anni –, Enrico, Matilde, Riccardo, Goffredo, Eleonora, Giovanna e Giovanni. Attorno a loro fiorisce una corte molto prospera, in cui si esaltano gli ideali del mondo della cavalleria e della poesia dell’amor cortese.

Eleonora, però, non ha considerato che, essendo Enrico, a differenza del re di Francia, un uomo estremamente focoso, le infedeltà sono da mettersi sul conto di questo matrimonio. Per qualche anno le storie del Plantageneto sono fugaci e discrete, poi il re perde la testa per una giovane inglese, la bellissima Rosamund Clifford, che diventa la sua amante ufficiale. La regina, offesa, fa i bagagli e si trasferisce nelle sue terre assieme al figlio preferito Riccardo, il futuro Cuor di Leone.

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La regina Eleonora e la bella Rosamund, olio su tela (1880-1919)

Ribelle e prigioniera

Da Poitiers, dove ha creato una corte raffinata, Eleonora continua però a seguire le vicende inglesi. Nel 1173, alcuni dei figli rimasti con Enrico, che hanno ereditato l’orgoglio e la testardaggine della madre, entrano in grave disaccordo con il padre. Re Enrico, in effetti, manovra i figli come pedine degli scacchi, concedendo e togliendo potere quando gli aggrada, ed è soggetto a cambiamenti d’umore ed esplosioni di collera che esasperano Eleonora. Durante le trattative per il matrimonio di Giovanni senza Terra con la figlia del conte di Maurienne, Enrico stabilisce che al minore dei suoi figli – nonché il suo prediletto – sarà conferito il dominio dei castelli di Chinon, Loudun e Mirebeau, tre roccaforti strategiche nelle terre dell’Angiò e della Normandia, che di fatto gli assicurano una posizione di vantaggio sui possedimenti che spettano in eredità ai suoi fratelli.

Enrico il Giovane si reca segretamente in Aquitania e qui, forse incoraggiato dalla madre, insieme ai fratelli Riccardo e Goffredo decide di ribellarsi al genitore. Non ci sono prove che la mente dietro la ribellione dei principi fosse quella di Eleonora, che in quel momento si trova a Poitiers, ma la regina è certamente consapevole delle ritorsioni che Enrico non esiterà a mettere in atto contro i figli per essere stato sfidato in pubblico e si affretta a consigliare ai tre di accettare la protezione di Luigi VII di Francia, il suo ex marito, l’unico che in quel momento può frenare il re d’Inghilterra e arginare la sua ambizione.

Con l’appoggio di Luigi, si forma rapidamente una coalizione di forze intorno a Enrico il Giovane, e nel giugno del 1173 inizia lo scontro armato tra il re d’Inghilterra e i suoi eredi. La morte dell’arcivescovo di Canterbury, Thomas Beckett, del cui assassinio il re è indirettamente responsabile, ha indebolito in quegli anni il prestigio del sovrano, che però reagisce subito scatenando una vera e propria guerra familiare. La regina viene catturata una notte di novembre, mentre cerca di fuggire in Francia vestita da uomo, e viene rinchiusa prima nella fortezza di Chinon e poi, dal 1174, trasferita a Salisbury, un luogo sinistro, umido e buio da dove è autorizzata a uscire solo in rare occasioni.

Veduta aerea di Old Sarum
Veduta aerea dei resti del castello di Old Sarum (attuale Salisbury, Wiltshire, Pubblico Dominio)

Eleonora di nuovo in libertà

Eleonora deve aspettare la morte di Enrico, il 6 luglio 1189, per riconquistare la libertà e anche tutto il potere che desidera perché il nuovo sovrano Riccardo (i figli maggiori Enrico il Giovane e Goffredo sono morti rispettivamente nel 1183 e nel 1186) ha una sola idea in testa: riconquistare il Santo Sepolcro, e i suoi dieci anni di regno li passa quasi tutti lontano dall’Inghilterra.

A nome e per conto di Riccardo, Eleonora visita città e castelli, fa prestare ai vassalli giuramento di fedeltà al nuovo re, percorre avanti e indietro le sue terre. Ha 67 anni, ma è sempre bella, imponente e piena di energie. Al figlio amatissimo trova persino una moglie, Berengaria di Navarra, e nel pieno dell’inverno del 1191 oltrepassa le Alpi per accompagnare la principessa da Pamplona alla Sicilia, dove Riccardo attende di imbarcarsi per la crociata. Poi torna di corsa in Inghilterra dove l’ultimogenito Giovanni, il famoso Senza Terra, trama per prendere il posto del fratello.

Subito dopo la regina si deve confrontare con un nuovo dramma. Di ritorno dalla crociata, Riccardo cade nelle mani del duca Leopoldo d’Austria, con il quale ha avuto dei contrasti durante la crociata. Questi cede il reale prigioniero all’imperatore tedesco Enrico VI, che chiede per il rilascio una cifra folle. Eleonora raccoglie il denaro necessario e poi scorta di persona il convoglio fino in Germania, dove arriva nel gennaio 1194. La sovrana ha compiuto 72 anni, ma c’è ancora molto da fare, è lei a governare con mano ferma il regno inglese e le terre francesi fino alla morte improvvisa del figlio adorato durante l’assedio di un castello pressoché deserto nel 1199.

Benché Giovanni, il nuovo re, sia un uomo senza fede, cinico, sleale e molto impopolare, Eleonora lo sostiene in ogni modo e convince anche i feudatari più riottosi a giurargli fedeltà. L’ultimo viaggio la porta a Toledo, in Castiglia, dove a quasi ottant’anni va a prendere una delle sue nipoti, Bianca, promessa sposa dell’erede al trono di Francia e futura madre di san Luigi. Gli ultimi anni della sua vita sono sconvolti dalle lotte tra il figlio e uno dei nipoti, Arturo di Bretagna, e prima di morire il 31 marzo del 1204 nell’abbazia di Fontevrault dove si è ritirata viene a sapere che Château Gaillard, la residenza preferita di Riccardo, è caduta nelle mani del re francese. La Normandia, uno dei preziosi feudi di famiglia, è caduta definitivamente in mano francese.

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Tomba di Eleonora d’Aquitania nell’abbazia di Fontevraud, vicino a Chinon, Francia

Dei suoi dieci figli le sopravvivranno solo Giovanni ed Eleonora. Quella di Eleonora d’Aquitania è una figura controversa, spesso criticata per i suoi atteggiamenti troppo liberi e poco regali, ma di certo è stata una regina forte, capace di battersi con ogni mezzo per tutelare i suoi possedimenti e la sua famiglia.

Romanzi su Eleonora d’Aquitania

  • Elizabeth Chadwick, La regina ribelle (Il romanzo di Eleonora d’Aquitania, Vol. 1), Tre60, 2018.
  • Elizabeth Chadwick, La corona d’inverno (Il romanzo di Eleonora d’Aquitania, Vol. 2), Tre60, 2022.
  • Elizabeth Chadwick, Il trono d’autunno (Il romanzo di Eleonora d’Aquitania, Vol. 3), Tre60, 2022.
  • Carla Maria Russo, La regina irriverente, Piemme, 2015.

Consigli di lettura: clicca sul titolo e acquista la tua copia!

  • Regine Pernoud, Eleonora d’Aquitania, Jaca Book, 2012.
  • Giorgio Ravegnani, Dedo Di Francesco, Eleonora d’Aquitania e il suo tempo, Robin Edizioni, 2017.
  • Alison Weir, Eleanor of Aquitaine: By the wrath of God, Queen of England, Vintage, 2008.
  • Sara Cockerill, Eleanor of Aquitaine, Queen of France and England, Mother of Empires, Amberley Publishing, 2022.
Letture consigliate
Jessica Ravanelli

Jessica Ravanelli

Dopo la Laurea triennale in Relazioni internazionali presso l'Università degli Studi di Milano, ha conseguito la Laurea magistrale in Marketing e Comunicazione d'Impresa, sempre a Milano. Attualmente studia Scrittura creativa ed Editing, e spera di pubblicare presto i suoi romanzi storici. Appassionata di storia fin da bambina, ha un interesse particolare per la storia anglosassone, le biografie reali e la storia del Titanic.

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