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L’amore ai tempi degli algoritmi
Si sa, la primavera è da sempre la stagione dell’amore: con le giornate più lunghe e l’aria più leggera cresce la voglia di innamorarsi e condividere momenti speciali. Oggi, però, l’amore si celebra sempre più spesso con un post o una storia sui social. Guardiamo con nostalgia ai tempi in cui il corteggiamento era più lento e fatto di gesti semplici e romantici. Ci si può dunque chiedere: come è cambiato l’amore nel corso dei decenni e come è cambiato il modo di incontrarsi.
Secondo la Treccani, il termine dating indica un appuntamento fissato, spesso via Internet, a scopo sentimentale o sessuale. Oggi piattaforme come Tinder, Hinge e Bumble dominano il panorama degli incontri: se uno swipe a destra può dare una possibilità, quella a destra la nega. Da una parte le app ci fanno entrare in contatto con persone distanti e simili dall’altra la pratica è spesso legata alla sola esteriorità.
L’amore ai tempi degli algoritmi introduce dinamiche nuove. Parole come ghosting entrano nel vocabolario comune: scomparire improvvisamente dalla vita dell’altro, interrompere ogni contatto, diventare irreperibili. Questo provoca spesso incertezza e un senso di rifiuto.
Il dating contemporaneo appare così sospeso tra leggerezza e precarietà emotiva, tra accessibilità e superficialità, iperconnessione e solitudine. Se tutto questo sembra faticoso, forse vale la pena tornare indietro ma non troppo, e analizzare gli anni Sessanta. Un decennio di transizione, in bilico tra il corteggiamento tradizionale e la rivoluzione dei costumi. Un’epoca che precede l’amore libero degli anni Settanta ma già incrina le certezze del passato, segnando una cesura.
Gli anni Sessanta – Un mondo in rapida evoluzione
Gli anni Sessanta si aprono nel pieno di una fase di straordinaria crescita economica, una vera e propria congiuntura favorevole avviata già nel decennio precedente. In Europa occidentale e negli Stati Uniti si vive un’espansione industriale senza precedenti. In Italia si parla di “miracolo economico”: le fabbriche del Nord si espandono e milioni di persone migrano dal Sud verso le città industriali. I settori trainanti — autoveicoli, meccanica di precisione, elettrodomestici, materie plastiche — alimentano un aumento dei consumi che diventa finalmente di massa.
L’automobile si afferma come simbolo di libertà e di status sociale; la televisione entra stabilmente nelle case, insieme a nuovi oggetti domestici che promettono di semplificare la vita quotidiana e lasciare più spazio al tempo libero. Parallelamente aumenta l’istruzione: la scolarizzazione crescente contribuisce alla nascita di una generazione più consapevole, critica e culturalmente autonoma. I giovani iniziano a riconoscersi come gruppo sociale distinto, spesso controcorrente, legato a mode, gusti musicali e orientamenti ideologici propri. Nascono stagioni culturali vivaci e caleidoscopiche: dagli Swinging Sixties nel Regno Unito alla generazione beat negli Stati Uniti, fino alle molteplici controculture che attraversano l’Occidente.
Il vero punto di svolta è il 1968, apice di questo processo. Le proteste studentesche si trasformano in un movimento più ampio che coinvolge anche altre realtà come quella operaia. Non si chiedono soltanto riforme scolastiche, ma una radicale trasformazione della società e lo scardinamento dei vecchi costumi borghesi. L’autorità tradizionale viene messa in discussione; l’esaltazione della famiglia e dei ruoli rigidi lascia spazio alla ricerca di pace, diritti e libertà. Si protesta contro il razzismo e la guerra in Vietnam, si denunciano le condizioni delle carceri e dei manicomi, si rivendicano diritti civili e nuove forme di partecipazione politica. E, inevitabilmente, insieme alle istituzioni vacillano e vengono messi in discussione i vecchi costumi riguardo alla sessualità.
Dal modello “going steady” ad una sessualità più libera
All’inizio degli anni Sessanta domina ancora un modello di dating ereditato dal decennio precedente, che negli Stati Uniti prende il nome di “going steady”. L’espressione indica una relazione monogama e stabile, orientata fin dall’inizio verso il matrimonio. Le regole sono chiare e rigidamente ancorate ai ruoli di genere. È il ragazzo a fare la prima mossa: chiama, fissa l’appuntamento con anticipo, passa a prendere la ragazza a casa. Spesso deve confrontarsi con i genitori, concordare l’orario di rientro, rispettare il coprifuoco — una realtà concreta soprattutto per le giovani donne.
La coppia può “ufficializzarsi” attraverso un anello simbolico, segno visibile di esclusività in un’epoca in cui non era semplice dichiarare pubblicamente il proprio status sentimentale. Le uscite si svolgono in contesti controllati: cinema, sale da ballo, feste tra amici, circoli ricreativi. L’obiettivo implicito resta il matrimonio, che spesso arriva in età molto giovane. Il modello riflette ruoli di genere netti: l’uomo è attivo, guida la relazione e sostiene le spese; la donna è oggetto di corteggiamento, deve mostrarsi rispettabile, curata, “degna” di diventare moglie. La verginità prematrimoniale costituisce ancora un valore sociale centrale, soprattutto nei contesti cattolici come l’Italia.
Accanto agli spazi tradizionali di socializzazione, emerge però un nuovo protagonista: l’automobile. Con la sua diffusione nascono inediti luoghi di intimità. Negli Stati Uniti i drive-in diventano simbolo di questa trasformazione: film proiettati all’aperto, auto parcheggiate in fila, giovani coppie che possono ritagliarsi momenti di relativa privacy lontano dallo sguardo familiare.
Anche in Europa il cinema e l’automobile assumono una funzione simile. Le prime effusioni, il contatto fisico trovano spazio in questi ambienti semi-privati. Non si tratta ancora di una sessualità pienamente libera, ma il confine tra pubblico e privato inizia lentamente a spostarsi. Il vecchio modello monogamo non crolla improvvisamente, ma si incrina. Il sesso prematrimoniale resta minoritario fino alla metà del decennio e la conoscenza dei metodi contraccettivi è ancora limitata. Tuttavia, le nuove opportunità di incontro e la crescente autonomia giovanile preparano il terreno per una trasformazione più radicale.

La rivoluzione sessuale del 1968
Il 1968 non è soltanto l’anno delle proteste studentesche. È anche l’inizio di una profonda rivoluzione dei costumi. Si afferma l’idea che la sessualità non debba essere confinata esclusivamente al matrimonio né rigidamente vincolata alle norme tradizionali. Il corpo diventa terreno di libertà, sperimentazione e affermazione individuale. In questi anni aumentano anche le rivendicazioni della comunità queer, mentre prende forza la seconda ondata femminista. Le donne chiedono parità di diritti, accesso al lavoro, autonomia economica e controllo sul proprio destino.
Il loro ruolo non è più soltanto domestico: educazione e indipendenza diventano strumenti concreti di emancipazione. Molte delle conquiste legislative arriveranno nel decennio successivo — il divorzio nel 1970, l’istituzione dei consultori familiari nel 1975, la legalizzazione dell’aborto nel 1978 — ma le basi culturali vengono gettate proprio in questi anni di fermento. In questo contesto, anche il modo di vivere l’amore e il corteggiamento cambia radicalmente. L’incontro tra uomini e donne non è più necessariamente orientato al matrimonio: si apre uno spazio nuovo, in cui desiderio, scelta e autodeterminazione acquistano centralità.
La pillola contraccettiva: un primo passo verso la libera scelta
Un momento cruciale è l’anno 1960, in cui viene approvata negli Stati Uniti la prima pillola contraccettiva. Per la prima volta, la contraccezione ormonale consente una pianificazione efficace e relativamente sicura delle gravidanze. L’impatto è enorme. La pillola separa in modo sistematico sessualità e procreazione, introducendo una frattura storica nel modo di concepire le relazioni intime. Molti osservatori dell’epoca la paragonano, per portata rivoluzionaria, all’invenzione della stampa.
Non è soltanto un dispositivo medico: è uno strumento che ridefinisce i rapporti di potere all’interno della coppia. Per molte donne significa controllo sul proprio corpo e sul proprio futuro; per la società, un mutamento profondo delle norme morali. L’antropologo Ashley Montagu arrivò a sostenere che questa invenzione non solo avrebbe emancipato le donne e reso socialmente più accettabile il sesso prematrimoniale, ma avrebbe anche contribuito a superare l’atteggiamento “predatorio e sfruttatore” attribuito al maschio americano, favorendo una più ampia “riumanizzazione” del genere umano.
Il 1968 e il Meridione: una modernizzazione a due velocità
Abbiamo già visto come gli anni Sessanta abbiano prodotto profondi mutamenti culturali. Tuttavia, a livello territoriale — soprattutto in Italia — le differenze restano marcate. Al Nord i giovani sperimentano forme di maggiore libertà: il corteggiamento diventa più informale, la socializzazione si sposta fuori dall’ambiente domestico, le ragazze possono scegliere abiti e atteggiamenti più moderni. Al Sud, invece, tradizione e onore continuano a regolare rigidamente i comportamenti. La famiglia e la comunità sorvegliano ogni passo della giovane donna: uscire con il fidanzato richiede spesso la presenza dei parenti, e la verginità prematrimoniale rimane un valore centrale.
In questo contesto emergono figure e pratiche peculiari. Il bacialè, ad esempio, era un intermediario matrimoniale che combinava unioni tra contadini piemontesi e donne provenienti dal Sud, con l’obiettivo di contrastare lo spopolamento delle campagne. Un mestiere che si proponeva, idealmente, di “creare l’altrui felicità”, ma che rifletteva una visione del matrimonio ancora fortemente utilitaristica.
Ancora più emblematico è il fenomeno della fuitina, diffuso in alcune aree della Sicilia, come Ispica. In un contesto socioeconomico fragile, ragazze giovanissime — talvolta sotto i sedici anni — diventavano spose dopo una fuga con il futuro marito. A volte il gesto avveniva all’insaputa delle famiglie; altre volte era tacitamente accettato per evitare le spese di un matrimonio tradizionale. Come ammette il sindaco di Ispica in un documentario del 1965 questo fenomeno è dovuto a tre motivi: la giovane donna è percepita come un “peso” economico, soprattutto in una società in cui il lavoro femminile è poco valorizzato; il matrimonio diventa così uno strumento di sistemazione e, paradossalmente, una delle poche vie di autonomia. Sul piano morale, tutto ciò smaschera una società ancora chiusa, in cui il matrimonio rappresenta quasi l’unica possibilità socialmente legittima per una donna.
Eppure, anche nel Sud si avvertono segnali di cambiamento soprattutto da parte delle giovani donne. In alcune interviste del 1969 a giovani calabresi emerge un desiderio di emancipazione: molte ragazze dichiarano di voler costruire una vita diversa da quella delle madri, rivendicando libertà personali, perfino nella scelta dell’abbigliamento — come l’uso della minigonna — spesso criticato dagli uomini. Una di loro osserva con lucidità che il problema non è la modernità apparente, ma la mentalità: superficialmente aggiornata, ma ancora radicata in schemi tradizionali.
L’Italia raccontata da Pasolini- Comizi d’amore (1964)
Queste differenze emergono con forza nel documentario-inchiesta Comizi d’amore (1964) di Pier Paolo Pasolini. Il regista percorre l’Italia interrogando cittadini comuni su amore, sessualità, divorzio e morale, mettendo a confronto Nord e Sud. Il risultato è un mosaico disomogeneo, a tratti contradditorio, che rivela un Paese sospeso tra modernizzazione e tradizione.
Pasolini chiede ad esempio a giovani militari se siano — o desiderino essere — dei Don Giovanni. Molti rispondono di no, qualcuno ammette di non avere il physique du rôle. Un giovane osserva però che il Don Giovanni resta un modello sociale: chi non incarna quell’ideale rischia di essere considerato un fallito. Nelle campagne tra Bologna e Modena, una contadina sostiene che l’amore fosse migliore un tempo: oggi i giovani sono “troppo spudorati”. La figlia, invece, rivendica libertà: si sente libera “come un uomo”. Il padre interviene affermando che la donna dovrebbe essere “un po’ inferiore”; la ragazzina lo contraddice apertamente. In poche battute si consuma uno scontro generazionale che riassume l’intero decennio.
Un’anziana manovale offre un punto di vista opposto: oggi si vive meglio perché non ci sono più “cose brutte” nel mettere al mondo figli — un’allusione ai matrimoni combinati, alle gravidanze imposte, all’assenza di scelta. Nel Sud, la mentalità appare più legata all’onore e alla verginità femminile. Un contadino riconosce che le donne sono oggi più libere, ma insiste sull’importanza di arrivare vergini al matrimonio. Le giovani siciliane intervistate sembrano quasi inavvicinabili: alla domanda se una ragazza fidanzata abbia libertà con il partner, la risposta è netta — “No, e se esce ha sempre dietro i parenti, come una processione.”
Sulle spiagge milanesi emerge invece un linguaggio nuovo: il sesso viene definito quasi un “hobby”. Alcuni giovani affermano che il matrimonio non risolve i problemi sessuali, anzi talvolta li complica. Una donna sostiene apertamente che l’idea della verginità e dell’onore sessuale sia superata, e che a molti ormai non interessi più. Il 1968, dunque, non produce un cambiamento uniforme: la modernizzazione italiana procede a velocità diverse, e il modo di vivere il corteggiamento resta profondamente segnato dal contesto geografico e culturale.

Sex and the single girl: un best seller rivoluzionario
Se in Italia il cambiamento appare disomogeneo e stratificato, negli Stati Uniti lo scontro tra tradizione e modernità assume forme diverse e talvolta contrastanti. Nel 1962 la scrittrice americana Helen Gurley Brown pubblica Sex and the Single Girl, un libro destinato a diventare un caso editoriale e subito considerato scandaloso. Con tono ironico e brillante, Brown offre consigli pratici alle donne single per ottenere indipendenza economica e vivere relazioni — anche sessuali — al di fuori del matrimonio.
L’opera rompe uno schema consolidato: la realizzazione femminile non passa più esclusivamente attraverso il matrimonio e la procreazione, ma attraverso la libertà economica, professionale e affettiva. La donna non è più soggetto passivo in attesa di essere scelta: può avere successo nel lavoro, curare il proprio aspetto, coltivare ambizioni e vivere una sessualità soddisfacente. Il libro diventa un fenomeno editoriale straordinario: in poche settimane vende milioni di copie. Allo stesso tempo suscita polemiche, anche all’interno del mondo femminista, diviso tra chi vede nell’opera un manifesto di emancipazione e chi la considera ancora troppo legata a una visione seduttiva e competitiva della donna.
Helen Gurley Brown — che diventerà direttrice di Cosmopolitan per oltre trent’anni — promuove un’immagine femminile autonoma, pragmatica e consapevole, capace di scegliere la propria vita sentimentale senza rinunciare al piacere. Il manuale è strutturato in capitoli ricchi di esempi concreti e suggerimenti pratici: come essere sensuali, come costruire una carriera, come gestire il denaro e la casa. Particolarmente interessante è la classificazione degli uomini: gli “eleggibili”, i Don Giovanni, i divorziati, gli uomini sposati, i più giovani e altri innumerevoli casi. Brown mette in guardia dalle trappole dei seduttori seriali con cui si rischia di perdere rispetto e stabilità.
Il punto, sostiene, non è sapere dove trovare gli uomini, ma sapere dove trovare quelli giusti per sé. I luoghi possono essere i più disparati: il lavoro, feste, bar, appuntamenti al buio, in viaggio e tramite amici (anche se talvolta sembra ti vogliano “spedire in convento”. Con tono provocatorio arriva persino a suggerire di frequentare ambienti inaspettati come il ritrovo degli alcolisti anonimi.
Nel capitolo dedicato all’“affair” esprime idee che per l’epoca risultano dirompenti: una donna non dovrebbe sentirsi obbligata a restare vergine fino al matrimonio, e afferma senza mezzi termini che “non c’è nulla di particolarmente attraente in una donna vergine di trentaquattro anni”. Come luogo per un appuntamento consiglia casa propria in modo che per l’uomo “sarà difficile togliersi dalla testa te e il tuo appartamento”. Consiglia, inoltre, di non essere sempre disponibili e di mantenere una propria vita sociale: un pizzico di ansia per l’uomo, suggerisce con ironia, “gli farà bene”.
How to Succeed with Brunettes: tra corteggiamento e galateo
Nel 1967, la Marina americana produce un breve documentario educativo dal titolo How to Succeed with Brunettes. Con tono ironico e leggero, il film mostra ai giovani uomini come comportarsi correttamente con le donne, insegnando gesti, abitudini e norme sociali di corteggiamento dell’epoca. Il documentario mette in scena situazioni quotidiane: arrivare puntuali, aprire la portiera dell’auto, aiutare la donna a indossare il cappotto, scegliere per lei il posto migliore al ristorante o al cinema. L’uomo deve mostrarsi educato, sicuro, rispettoso — non solo verso la partner, ma anche nei confronti degli adulti e del contesto sociale.
Non si tratta soltanto di “conquistare”, ma di dimostrare attenzione, autocontrollo e raffinatezza: essere, in altre parole, un perfetto gentleman. Al ristorante, ad esempio, è l’uomo a guidare la scena: seleziona il tavolo con la visuale migliore, presenta la donna agli altri, si assicura che tutto sia impeccabile. How to Succeed with Brunettes riflette l’ideale di galateo e corteggiamento del tempo: un equilibrio tra rigore sociale e libertà emergente, tra rispetto dei ruoli tradizionali e piccoli spazi di autonomia per la donna. Pur oggi apparendo antiquato, il film offre uno sguardo prezioso su come gli anni Sessanta strutturassero l’incontro tra uomini e donne, prima che la rivoluzione sessuale e la cultura del dating moderno trasformassero completamente questi rituali.
Operation Match e Project TACT: dei Tinder ante litteram?
Nel 1965 nasce Operation Match, considerato il primo servizio di matchmaking computerizzato della storia. Ideato da tre studenti di Harvard, il progetto risponde a un’esigenza molto concreta: semplificare gli incontri tra universitari, spesso delusi da feste e appuntamenti combinati poco efficaci. Il funzionamento è sorprendentemente moderno. Gli iscritti pagano tre dollari e compilano un questionario di circa 150 domande: metà dedicate alla propria personalità, metà al partner ideale. Le risposte vengono elaborate da un computer IBM 1401, che restituisce una lista di potenziali abbinamenti con nomi e contatti.
Le domande spaziano dall’aspetto fisico alle preferenze culturali, dalle abitudini quotidiane all’atteggiamento verso il corteggiamento. Il successo è immediato: nel semestre primaverile del 1966 le richieste superano le centomila, e la rivista Look dedica la copertina all’esperimento, simbolo di una nuova frontiera dell’incontro amoroso. Con il tempo, però, l’effetto novità si attenua e il progetto si esaurisce, anche perché i fondatori si dedicano ad altri impegni accademici. Nello stesso periodo, a New York, nasce il Project TACT (Technical Automated Compatibility Testing), un servizio analogo ma più ambizioso.
Qui i questionari, elaborati con il contributo di psicologi, sono ancora più approfonditi. Gli utenti pagano cinque dollari e rispondono a centinaia di domande che esplorano gusti personali, valori, comportamenti e perfino scenari ipotetici. Alcuni quesiti risultano curiosi: alla donna, ad esempio, si chiede se preferirebbe incontrare il proprio uomo mentre taglia la legna nel bosco, dipinge una tela o utilizza un trapano in garage. L’obiettivo è selezionare partner compatibili su tre livelli: socio-culturale, psicologico e comportamentale. I questionari danno talvolta risultati peculiari: capita che vengano accoppiati fratelli o persone precedentemente fidanzate. Anche il Project TACT ottiene visibilità, pur divenendo centro di un’investigazione in quanto l’operazione era ritenuta “questionabile”.
Siamo davvero cambiati?
Gli anni Sessanta rappresentano un momento di svolta fondamentale per la società occidentale e per il modo di vivere l’amore e le relazioni. Sono stati la culla di rivendicazioni, dell’emancipazione femminile e di rivoluzioni culturali, sociali e sessuali. Un decennio che ha incrinato il passato, mettendo in discussione ruoli di genere, rituali di corteggiamento e il legame tradizionale tra sesso e matrimonio, aprendo la strada a una nuova centralità della libertà individuale.
Oggi, nell’epoca dell’iper-connessione e dell’iper-scelta, viviamo una realtà che appare facilitata ma che spesso nasconde una nuova forma di precarietà emotiva e di insoddisfazione. Swipe, match e algoritmi sembrano semplificare ciò che un tempo richiedeva attese, sguardi rubati, telefonate serali e rituali condivisi. Eppure, nella moltiplicazione delle possibilità, qualcosa si è trasformato: non il desiderio di amare, ma il modo in cui lo attraversiamo.
Se negli anni Sessanta la rivoluzione consisteva nel liberarsi da regole imposte, oggi la sfida sembra essere orientarsi nell’eccesso di scelta. Allora si lottava per poter scegliere; oggi dobbiamo imparare a scegliere davvero. Forse la nostalgia per il corteggiamento analogico non è un semplice rimpianto del passato, ma il bisogno di recuperare lentezza, intenzionalità e presenza, in un tempo in cui l’iper-scelta rischia di diventare paralisi, anche nei rapporti umani. Perché se cambiano i mezzi, non cambia il desiderio profondo: essere scelti, riconosciuti, amati.
Libri suggeriti
- Allyn, Make love, not war. The sexual revolution: an unfettered history, Routledge, Oxon, 2016.
- Bailey, From front porch to back seat. Courtship in Twentieth- Century America, Johns Hopkins University Press, London, 1989.
- Gurney Brown, Sex and the Single girl, Open road media, 2012 (Ebook).
Link Youtube
- Love Meetings – Comizi d’Amore – Full Movie Film Completo by Film&Clips
- Comizi d’amore (1964) è un documentario-inchiesta di Pier Paolo Pasolini. L’intellettuale gira l’Italia da Nord a Sud, intervistando gli italiani su tematiche legate al sesso e alla morale.
- La Fuitina, dal siciliano “fuga d’amore” – Ispica (Ragusa) 1965 – Minchia Sicilian Clothing
- Intervista agli abitanti di Ispica in merito al fenomeno della fuitina tra i giovani siciliani.
- The rocky 1960s origin of online dating | BBC Global
- Breve documentario sul dating computerizzato Project TACT (1966).
- Matrimoni combinati (1968) | 360 | RSI ARCHIVI
- Testimonianze in merito ai matrimoni combinati e alla figura del bacialè.
- Interviste alle ragazze calabresi (1969)
- I giovani calabresi rispondono ad alcune domande sulla modernizzazione e indipendenza femminile.







